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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

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“Vietare l’uso degli animali in manifestazioni e spettacoli tradizionali, in considerazione della lunga lista di animali morti e feriti che non possono essere certamente giustificati dalla parola « incidente » e modificare “le prescrizioni, gli obblighi e i precetti vigenti che, benché correttamente applicati, evidentemente risultano insufficienti e non garantiscono in alcun modo l’incolumità dei cavalli”.

E’ quanto chiede in una recente interrogazione scritta ai Ministri della Salute e dell’Agricoltura il deputato Paolo Bernini (M5S). Bernini, dopo aver ricordato una pluralità di incidenti accaduti in una serie di Palii in cui sono stati gravemente feriti o sono morti dei cavalli, ricorda anche che la normativa in materia “vieta la partecipazione alle manifestazioni dei fantini e dei cavalieri che abbiano riportato condanne per maltrattamento o uccisione di animali, scommesse clandestine, spettacoli o manifestazioni vietate o competizioni non autorizzate e, infine, prevede controlli antidoping” (Fonte per approfondimento).

Ovviamente Paolo Bernini non è l'unico esponente del fronte animalista a chiedere l'abolizione, è semplicemente tra quelli che hanno sempre avuto la stessa posizione. Del resto, il suo partito non è d'accordo. Ed esponenti del M5s, particolarmente quelli senesi, prendono le distanze (Fonte di approfondimento).

La stessa cosa nella destra rappresentata dal Pdl. Mentre abbiamo l'onorevole Michela Vittoria Brambilla che chiede pubblicamente l'abolizione dei palii che producono morte di cavalli (Link di approfondimento), non si può dire che il partito per il quale milita, quando al potere, abbia calendarizzato o portato avanti con forza e coerenza quei progetti di legge dello stesso onorevole per la tutela dei cavalli.

Dunque, mentre il fronte animalista popolare pubblicamente avanza, alimentato dagli incidenti ai palii che funestano ogni stagione delle manifestazioni storiche con i cavalli, la coerenza di quei partiti politici e associazioni animaliste che partecipano al dibattito può lasciare a desiderare. 

Da una parte folleggiano i processi per edizioni di palii con cavalli morti, dall'altra i comunicati stampa di manifestazioni storiche che paventano la "garanzia" animalista - ma in forma pressoché anonima.

E' di questi giorni, ad esempio, il comunicato stampa della Quintana di Foligno, ove si apprende che quaranta cavalli sono passati al vaglio delle previsite per l'evento del 17 settembre prossimo venturo. Dai comunicati stampa diffusi si evince che il tutto si è svolto in un centro ippico alla presenza del presidente della Commissione Tecnica dell'Ente Giostra, della Commissione Veterinaria, di rappresentanti del Ministero della Salute e di quelli delle associazioni animaliste, concetto espresso al plurale (Fonte di approfondimento).

Poi però escono comunicati stampa in cui associazioni animaliste si dissociano (Fonte di approfondimento). E altri articoli a mezzo stampa di animalisti che sostengono di aver avuto un ruolo ufficiale nella Commissione avvallante (Fonte di approfondimento).

Il tema non è polemico tanto per esserlo.  

La Quintana di Foligno, con tutte le procedure vantate per la tutela del cavallo, è stata incapace di impedire la morte di Wind of Passion all'ultima edizione della manifestazione stessa, giugno 2017, su cui ora la Procura indaga sia per l'ipotesi di maltrattamento che di frode sportiva, con ben 11 avvisi di garanzia inviati che colpiscono esponenti della Commissione Veterinaria, funzionari ASL, responsabili tecnici della manifestazione (Fonte per approfondimento).

E quindi, se c'erano associazioni animaliste che avevano "garantito" la liceità dell'evento dal punto di vista del benessere animale, fuori i nomi. Non si vorrebbe che fossero poi le stesse che chiedono donazioni per abolire i palii. O che da una parte avvallano, dall'altra gridano allo scandalo e alle morti preannunciate se poi succede qualcosa ad un cavallo, per essere sempre dalla parte del giusto, qualsiasi cosa succeda e tirare unicamente ad aumentare il numero di tifosi, esattamente come fa la politica, senza alcun obbligo di coerenza.

Quest'ultima non è da dare per scontata, beninteso. Anzi, è pressoché impossibile.

Non bisogna aspettarsela né da parte dei partiti politici che si dotano di un rappresentante animalista, per non rinunciare a 600.000 voti potenziali rappresentati - più o meno - dai teneri di cuore con gli animali in Italia, né da parte delle associazioni animaliste, specialmente di quelle orientate a un consenso sociale vasto, che esclude di per sé la possibilità di coerenza perché richiede la capacità di tenere i piedi in più staffe e cavalcare qualsiasi corrente. 

La Quintana di Foligno non è stato l'unico palio che ha fatto parlare di sé nell'estate 2017.

Tre fantini del Palio di Siena ed un veterinario di Viterbo sono stati rinviati a giudizio per maltrattamento di animali, falso ideologico e violazione dei sigilli a vario titolo in concorso. E' quanto stabilito in questi giorni dal gup del tribunale di Siena, Roberta Malavasi, che ha accolto le richieste di rinvio a giudizio della procura di Siena secondo cui i quattro imputati avrebbero sostituito i microchip ad alcuni cavalli per 'camuffarli' da mezzosangue al fine di eludere il regolamento sull'iscrizione degli animali all'albo del Comune di Siena che dà accesso al Palio. L'accusa riguarda poi la somministrazione ad alcuni cavalli di un cocktail di farmaci, per lo più antinfiammatori e antidolorifici, per mantenere il loro sangue al di sotto della soglia di rilevanza. I fatti risalgono al 2015 e riguardano presunti maltrattamenti a cavalli durante fasi di addestramento in vista del Palio di Siena a cui peraltro questi esemplari non hanno mai partecipato. (Fonte per approfondimento).

Contemporaneamente, sempre a luglio di quest'anno, si assiste al dibattimento del processo per l'edizione 2015 della Giostra dell'Orso di Pistoia. Anche lì più imputati tra tecnici, veterinari, proprietari di cavalli e quanti altri ritenuti potenzialmente colpevoli della morte per abbattimento di due cavalli gravemente infortunati durante la manifestazione. (Fonte per approfondimento ).

Insomma, tra animalisti abolizionisti che reclamano titoli di giornali e i collaborazionisti che invece chiedono di nascondersi dietro l'anonimato, tra edizioni di palii a processo ed edizioni di palii rinnovati, con regole che dovrebbero essere sempre più rigorose e volte a prevenire quella parte di infortuni che non possono essere attribuiti al caso, quanto alla negligenza umana, si fa fatica a racappezzarsi e a comprendere se le mosse sulla scacchiera sono guidate da una visione e un senso del percorso o è piuttosto il caso di una carrozza che va allo sbando guidata da un vetturino ubriaco. Manca buon senso, manca visione, manca progettualità strutturale che impegni veramente tutti gli attori coinvolti in un percorso credibile. 

Certo che i cavalli sono destinati, nel giro di qualche decennio, a ridursi a ben poca cosa in Italia se si continua a volerli abbinare in modo precipuo a richiami del passato, memorabilia storiche e quanto altro. I giovani d'oggi sono attratti da ben altro. E quello che andrebbe offerto loro, nell'ottica di appassionarli ai cavalli, è soprattutto una visione al passo con i tempi attuali e stimolante per il futuro.

I palii sono un pò come gli antichi circhi. Nell'antica Roma, il circo era il luogo nel quale si disputavano le gare di corsa dei cavalli. Il nome deriva dal latino circus,"cerchio", perché il percorso di gara aveva la forma di un anello. Possibile che le piazze italiane abbiano ancora tutto questo bisogno di circhi per ritrovare l'adesione sociale?

La tradizione del cavallo circense può avere una sua connotazione, purché non corrisponda a cavalli che muoiono nelle piazze italiane con tanto di investimenti pubblici per lo spettacolo.

Ma, al bivio tra tradizione e innovazione, speriamo che l'ago della bilancia vada nella direzione del rinnovamento di forma e contenuti delle manifestazioni popolari con equidi.