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Wind of Passion a terra

Morì in nome della Quintana di Foligno in data 18.06.17, per l'esito di una caduta avvenuta durante la Giostra il giorno precedente.

Wind of Passion, questo il nome del cavallo morto durante la manifestazione di monta storica, si era infortunato nel corso della seconda tornata della "sfida", riportando una lesione all'apparato di sospensione del nodello degli arti anteriori. Ricoverato in clinica, lì è morto. Dapprima 11 indagati ufficiali per possibili imperizie o negligenze. Poi, i periti di parte della Procura avevano contestato le condizioni della pista e l'utilizzo di una sostanza dopante. Diverse le associazioni animaliste costituite parte lesa in attesa di un reinvio a giudizio.

Dopo oltre un anno di indagini, il sostituto Procuratore Patrizia Mattei del Tribunale della Repubblica di Spoleto archiviava le indagini.

L'opposizione di associazioni animaliste all'archiviazione

Scagionati da ogni accusa Domenico Metelli e altri dieci per la caduta e dalla morte di Wind of Passion, il cavallo del rione Giotti. Sui fatti risalenti alla Giostra della Quintana del 17 giugno 2017 il gup del tribunale di Spoleto, Paolo Mariotti, ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Patrizia Mattei e a cui si sono invano opposte le associazioni animaliste, che con gli esposti depositati quasi tre anni fa avevano dato il via all’indagine.

Il doping con Lidocaina archiviato per assenza di responsabile

Pm e gup: «Lidocaina prima della gara, non trovato il responsabile». 

L’udienza preliminare risale al 25 febbraio scorso, ma lunedì il giudice ha decretato la fine del procedimento per maltrattamenti e frode sportiva derivanti dalla somministrazione della sostanza dopante, che pur c’è stata.

Nel provvedimento di tre pagine, il gup Mariotti ricostruisce anche quando emerso durante le indagini, nell’ambito delle quali è stato accertato che a Wind of Passion è stato effettivamente «somministrato un farmaco anestetico con principio attivo di lidocaina». In base al consulente tecnico del pm, «è da considerarsi una pratica vietata in gara ed è definibile come somministrazione di sostanza dopante». Il farmaco, sempre secondo la ricostruzione dei periti, ritenuta condivisibile dal gup, «ha indotto l’animale a non recepire nessun segnale di problemi muscolo-scheletrici agli arti inferiori, in modo che non manifestasse segni ciclici premonitori, come la zoppia, che avrebbero consentito al personale veterinario presente di fermare il cavallo» prima della Giostra della Quintana.

Gli inquirenti non sono riusciti a individuare chi materialmente ha somministrato la lidocaina, nonostante siano stati «sentiti i soggetti che avevano partecipato alla preparazione del cavallo, compiute indagini nelle farmacie della zona e acquisite e osservate le immagini delle telecamere di sicurezza presenti nelle aree in cui si trovava il cavallo nelle ore immediatamente precedenti la gara» come si legge nell’ordinanza del gup.

Scagionati dunque da ogni accusa, oltre al presidente dell’Ente anche Lucio Cacace, Marco Pepe, Rodolfo Gialletti, Maria Teresa Ferretti, Gianmario Corsalini, Marco Terzarede, Tomas Luzi, Massimo Elisei, Francesco Pandolfi e Francesco Carlini.

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