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Il 5xmille a Horse Angels

Codice 92169370928

Volevano montare cavalli con problemi fisici: squalificati tre cavalieri della Sartiglia

La decisione della Commissione disciplina 

Mentre ancora si respira un’aria di incertezza sulla Sartiglia 2020, la Commissione disciplina della giostra equestre ha emesso un verdetto di squalifica per una pariglia di cavalieri. L’accusa è di aver utilizzato un cavallo non idoneo alla corsa per problemi fisici.

La Commissione ha deciso che Peppino Pinna non potrà correre per due anni, mentre sono stati squalificati per un solo anno Peppe Frau e Roberto Pau. È stato il presidente della Fondazione La Sartiglia di Oristano, Angelo Bresciani, a comunicarlo ai cavalieri.

Palio d'Asti 2014, ventuno imputati tra fantini del Palio di Asti e proprietari di cavalli accusati dal pm Laura Deodato di maltrattamento di animali perché sospettati di aver somministrato sostanze farmacologiche con modalità potenzialmente pericolose.

La vicenda del presunto doping emerse con i controlli a sorpresa dei carabinieri e dei veterinari dell’Asl, incaricati dalla Procura.  

Il giudice Andrea Carena aveva respinto, su richiesta della controparte, la costituzione di parte civile delle uniche due associazioni animaliste che si erano presentate a inizio processo, l'Ata-Pc onlus e Horse Angels ODV, per addotti motivi di territorialità.

Dal processo in corso, erano emersi comunque nuovi sospetti su cui la Procura sembrava indagasse. Due cavalli dopati avrebbero corso nell'edizione del palio di Asti del 2018.  A far emergere il nuovo particolare era stato sempre il Pubblico Ministero, Laura Deodato, durante l'interrogatorio di uno dei testimoni.

In data 12 settembre 2019 si è svolta l'ultima udienza del processo, il pm ha chiesto condanne di circa due mesi di reclusione per 19 dei 21 imputati per doping sui cavalli in gara al Palio di Asti 2014.

Gli imputati per i quali è stata richiesta la condanna sono Antonio Villella, Laura Coda Zambetta, Dino Pes, Giuseppe Piccinnu, Livio Vedele, Valter Pusceddu, Maurizio Farnetani, Mario Cottone, Andrea Farris, Patrizio Serra, Alessio Scaglione, Giuseppe Zedde, Enrico Bruschelli, Luigi Bruschelli, Sebastiano Murtas, Alessandro Chiti, Silvano Mulas, Gianluca Fais, Antonio Binello.

Per Alessio Migheli e Paolo Pierino il pubblico ministero ha chiesto l'assoluzione.

Per i 19 l'accusa è di maltrattamento di animali sotto il profilo di somministrazione di antidolorifici e prodotti cortisonici nei giorni prima del Palio per renderli più performanti per la corsa.

Il metodo usato per le analisi

I campioni sono stati analizzati dall’Istituto Zooprofilattico di Asti su urine e altri reperti biologici acquisiti dalla task force di veterinari nelle stalle astigiane in cui erano ricoverati i cavalli alla vigilia del Palio. Il tecnico di laboratorio che ha materialmente eseguito le analisi e che ha poi riportato gli esiti nel documento ufficiale in mano alla Procura, ha specificato che, seppur il documento risulti codificato con il metodo E.L.I.S.A., in realtà al suo interno contiene delle analisi fatte anche con altre metodologie come la spettrografia.

Le contestazioni della difesa

La protesta dei difensori contesta l’utilizzo del metodo E.L.I.S.A. - perchè non accreditato - oltre ad altri protocolli non meglio specificati.

Inoltre, gli avvocati degli imputati hanno ricordato che il Palio di Asti si corre su autorizzazione regionale, e che va in deroga perciò ad alcune norme alle quali invece si rifa il capo di accusa.

La risposta dell'accusa

Il pm Deodato difende la sua indagine e la validità e l’attendibilità dei risultati in atto. Secondo il pm, il fatto che un metodo non sia accreditato non significa affatto che gli esiti cui si perviene siano nulli o inutilizzabili.

E poi ha specificato in udienza come non ci sia stato un solo difensore che abbia presentato risultati diversi da quelli prodotti in atti, per confutarli.

La sentenza è reinviata al 28 novembre.

Al Sindaco Mengoni di Ronciglione,

All'Associazione Amici del Palio di Ronciglione,

epc Commissione Veterinaria,

epc Prefetto di Viterbo,

Horse Angels ODV, associazione riconosciuta dal Ministero della Salute per l'affido di equidi da sequestro, maltrattamento, confisca, chiede l'applicazione della giustizia sportiva "paliesca" rispetto all'ultima edizione delle corse a vuoto di Ronciglione disputate in data 25 agosto 2019, in particolare per un avvenimento accaduto durante la terza batteria di qualificazione. 

Quello che si chiede è l'applicazione dell'articolo 33 del Regolamento delle corse a vuoto di Ronciglione, ovvero la squalifica del Rione Campanone e del "lascino" impiegato da essa per la prossima edizione del Palio, poiché il "lascino", prima della partenza, con il canape ancora teso e non ancora sganciato dal mossiere, ha spinto la cavalla Queen King ad avanzare, con noncuranza nei confronti del regolamento, e mettendo a grave rischio l'incolumità dell'animale.

In realtà, tutte le partenze appaiono fin troppo pericolose, sia per i cavalli sia per le persone che svolgono il ruolo di lascino, denotando mancanza di controllo per via dell'irascibilità e paura nei cavalli che si divincolano, rampano e calciano.

ronciglione2Articolo 33 Operazione di partenza - Mossa - Validità

Le operazioni di partenza ,disciplinate a discrezione del mossiere, il quale all'uopo si assume ogni relativa responsabilità... Il cavallo che altresì forza il canapo, durante il conteggio dei secondi “contenuti” nella busta, è squalificato ipso iure.... Il Mossiere è il solo giudice inappellabile del momento in cui la mossa è da darsi e della sua validità e può infliggere, sia prima della partenza che a partenza avvenuta, qualunque provvedimento (al lascino, al rione, al cavallo o a tutte queste entità) riguardante il mancato rispetto delle regole....

Come si vede dalle foto allegate, non solo il "lascino" ha sospinto la cavalla Queen King a forzare il canape, ma come risultato di ciò la cavalla si è ritrovata inginocchiata sui nodelli anteriori, con grave rischio per la sua incolumità.

Il mossiere sarebbe dovuto intervenire testé con un provvedimento disciplinare.

La commissione di giustizia avrebbe dovuto proporre la sanzione corrispondente.

Non ci risulta ad oggi che nulla di tutto questo sia successo, in violazione del regolamento paliesco per come noi lo leggiamo.

Di conseguenza, la sanzione non applicata per l'anno in corso, ingiustamente, chiediamo sia applicata dalla giustizia paliesca per l'anno venturo, proponendo la squalifica del Rione che si è reso colpevole della forzatura del canape e dei possibili danni ai nodelli alla cavalla Queen King.

Ricordiamo che il canape è stato già il motivo di decesso di più cavalli alle manifestazioni popolari con equidi di rilevanza storica in Italia, ovvero ai palii. E che sbagliare le mosse al canape non è dunque affare di poco conto, perché può pregiudicare la salute e la vita degli animali. Ci aspettiamo di conseguenza la massima serietà da parte delle istituzioni che debbono vigilare la corretta applicazione dei regolamenti, e non comprendiamo come questi possano essere trascurati a fronte dei rischi concreti che si materializzano di incolumità per i cavalli, dando inoltre adito ad un lassismo che può essere male interpretato dai rioni come pretesto per prendersi ogni libertà desiderata rispetto al regolamento.

In attesa di giusto riscontro, di giusto provvedimento di giustizia paliesca,

Horse Angels ODV

Nell'esplorare la posizione privilegiata del cavallo nella nostra società, rispetto ad altri animali allevati solamente come "bestiame", ciò che emerge è quanto sia stato significativo questo animale nel processo di identità di alcune comunità e, in particolare, con collegamento al mondo dei palii italiano (le uniche manifestazioni "popolari" con i cavalli nel nostro paese), come diventi una rivendicazione di uomini rurali per il mantenimento delle tradizioni.

Attorno al cavallo nel mondo dei palii (giostre, quintane, sartiglie e altri nomi locali per definire la manifestazione di equitazione storica legata a santi e patroni) sembra riunirisi una nicchia di uomini che tentano di recuperare - adornandosi di contenuti simbolici - un'essenza maschile perduta - o solo immaginata - dell'epoca dei cavalieri che rappresentavano l'elite guerriera della propria comunità. A tal scopo, più è cruento e temerario il palio, espressi in termini di quella che può essere definita iper-mascolinità/iper fisicità, maggiore il beneficio espressivo.

Scompiglio jonatan bartoletti palio di siena 2 luglio 2018Le nuove strutture della vita sociale lavorano spesso per contrastare tali espressioni, in un mondo che non solo rivendica la parità di genere, dove l'eccesso espressivo di una forma tradizionale di sessualità è considerato obsoleto, ma anche maggiori diritti per gli animali, in particolare l'incolumità di quelli impiegati per sport e diletto, con il risultato delle contestazioni alle attitudini esagerate della mascolinità nei palii più cruenti, che mettono a rischio l'incolumità di cavalli e persone.

L'ipermascolinità, definita come tradizione, viene però difesa strenuamente, anche quando non coincide con l'interesse dei fantini alla propria sicurezza, oltre a quella dei cavalli. Più il palio è pericoloso, più si contraddistinge per la 170478fd0bf1b1140d655aeb7318eeb8temerarietà e l'ardimento dei cavalieri, più attesta in maniera inequivocabile l'amore per la tradizione e la devozione religiosa intrinseca come "sacrificio".  I palli sono infatti competizioni legate ai patroni o santi, che non possono che essere espressioni di un passato nostalgico che non si vuole dimenticare o superare, e che tende a ricreare la mascolinità perduta di un mondo rurale a matrice patriarcale.

Per comprendere la relazione tra ruralità, mascolinità, palii, religione e tradizione, dobbiamo far ricorso a sovrastrutture culturali, sociali ed economiche a valenza locale, popolare e storica che possono anche esprimere contraddizioni, nonché forme di pensiero non sempre razionali e consapevoli.

I significati associati al modello popolare di mascolinità variano storicamente e culturalmente, con il risultato che in ogni momento esistono molteplici significati della mascolinità, molti dei quali sono ambigui. Il desiderio di competere nei palii - o di tenere viva la tradizione dei palii - non può essere inteso necessariamente come espressione individualizzata di un deficit, ma potrebbe essere storicamente interpretato come espressione di lotte sociali, spesso contraddittorie, per potere e significato nella società in transizione.

Ad esempio, i palii sono definiti le uniche manifestazioni popolari con i cavalli in Italia, per tre ordini di motivi.

  • In primo luogo, si svolgono nei paesi, per strade e piazze, coinvolgono la gente locale (anche chi non va a cavallo) nell'organizzazione e sostegno economico, coinvolgono le autorità religiose e politiche locali nella premiazione, coinvolgono i paesani come pubblico e tifoseria, coinvolgono lo stato come finanziamenti.
  • In secondo luogo, promuovono la mobilità sociale come poche altre discipline equestri. Questo si esplica attraverso la figura del fantino, spesso un nullatenente che si costruisce una carriera, un successo sociale ed economico, un riscatto, rischiando la salute e la vita in queste manifestazioni, al soldo del rione, contrada, quartiere ed elite economica locale che lo sostiene, gli mette a disposizione il cavallo, lo paga per le sue prestazioni.
  • In terzo luogo, sono originali italiane, rispetto ad altre discipline equestri globalizzate o di importazione che non caratterizzano il nostro paese, né sono una sua espressione a valenza turistica. I palii attirano gente anche da fuori, attirano persone non di cavalli, sono una calamita per il turismo, le altre discipline equestri è più difficile che abbiano anche questa connotazione.

C'è poi una questione di genere che merita maggiore studio nelle manifestazioni dei palii. Oggi, la destabilizzazione dell'architettura della vita rurale, l'evoluzione dei tempi, le mode, stanno sfidando i ruoli rurali maschili della tradizione che elevano la mascolinità rurale tradizionale come l'essenza della virilità, della forza e della fisicità.

ardia2In tali circostanze socio-culturali, le espressioni di mascolinità in equitazione possono compensare il senso di perdita dell'egemonia dell'uomo sulla donna, ribaltandolo sul cavallo, in comunità di provincia ancora legate a tradizioni culturali del tempo antico.

Certo, queste strategie compensative complesse, che possono avere valenza turistica, storica, economica, religiosa, oltre che sociologica, possono essere collettive, oltre che individuali, cozzano con la richiesta, da parte di animalisti, ma più spesso di animaliste, di modernizzazione della disciplina dei palii, in senso protezionistico per i cavalli.

Esecuzione di atti e rituali che esagerano la fisicità maschile e la forza bruta, come il dominio di un cavallo nervoso, agitato, fuori controllo, sono una strategia disponibile per difendere il posizionamento degli uomini nei campi tradizionali della mascolinità in pericolo di estinzione. L'articolazione di una ARDIA 1 604x270mascolinità desiderata a volte trova espressione in attività ad alto rischio, non necessarie ma frutto di una scelta, come nel caso della decisione di competere nei palii, chi a livello amatoriale, nelle sagre di paese, chi come mestiere, nel caso dei fantini che ambiscono a diventare dei professionisti pagati.

Si tratta di attività, alle volte, che compromettono la sicurezza e incolumità di uomini e cavalli. Quindi, l'espressione iper-maschile, non premia necessariamente coloro che la mettono in atto e può effettivamente comportare una serie di costi associati alla mascolinità, come tassi più elevati di incidenti e mortalità, di uomini e cavalli.

La difesa della tradizione a tutti i costi nei palii può essere letta come espressione della fragilità del potere patriarcale tradizionale che si sta sgretolando nella società contemporanea. In questo senso, il legame tra tradizione rurale, cavallo, religione cattolica e mascolinità è forse meglio compreso nel contesto della transizione - non come espressione di egemonia - ma di fragilità di un'espressione di mascoliità in estinzione.

Certamente il tutto meriterebbe maggiore attenzione e studi. Dei cavalli si è ormai detto e scritto di tutto, trascurando alcune connessioni "zooantropologiche e socio culturali" contemporanee che sono fondamentali sia nella lettura e interpretazione di alcune manifestazioni, sia nell'approccio più giusto per tentare un dialogo costruttivo su strategie di maggiore protezione per l'incolumità di persone e cavalli coinvolti.

Nelle foto: Ardia di Sedilo, i fantini Scompiglio e Tittia.

Il canape è un sistema di partenza pericoloso, che può portare a incidenti con mortalità evitabili.

canapeMolti, tra coloro che seguono i palii, ricorderanno la morte di Mamuthones al Palio di Asti 2013, guidato dal fantino Jonathan Bartoletti. Al processo, in giustizia ordinaria, Bartoletti fu assolto, ma in giustizia paliesca è stato squalificato dal partecipare al Palio di Asti per 10 anni.

Pochi, tra gli stessi che seguono i palii, perché l'amnesia volontaria è diffusa, ricorderanno della morte di Terribile da Clodia per infortunio al canape alle prove per il Palio di Siena nel giugno 2019, guidato da Enrico Bruschelli, soprattutto perché i media hanno tacitato l'infortunio, avvenuto lontano dalle telecamere.

Ormai - ad ogni Palio - si assiste con sempre maggiore frequenza al problema del canape avvolto alle gambe dei cavalli.

Ebbene, si è svolta pochi giorni fa l'ultima edizione agostiana del Palio di Siena, quello dell'Assunta, e si è rischiata un'altra tragica fatalità al canape.

L' inconveniente si è verificato sia nelle batterie di prova, sia nella mossa del Palio, dove l’Aquila, scattata per prima, ha rischiato un incidente potenzialmente mortale, a causa del canape avvolto alle gambe del cavallo e trascinato per molti metri. Secondariamente, l'incidente ha compromesso la potenzialità della contrada per la carriera. palio2019

Il canape, come dettame di partenza, è stato istituito in un passato quando a correre i palii erano per lo più cavalli da "carne", in particolare per quanto riguarda Siena i maremmani, cavalli che stavano nei campi a pascolare per la maggior parte del tempo, improvvisati cavalli da corsa per i palii e condotti da butteri che si improvvisano loro stessi fantini per un giorno. Chiaro che tutto si svolgeva con più lentezza dilettantesca.

Oggi vengono impiegati per i palii cavalli mezzosangue anglo arabi condotti da fantini professionisti. I cavalli sono assai più veloci e hanno nelle corse la loro attività economica primaria, che crea in loro l'automatismo indotto dai frequenti allenamenti, per cui sanno quei cavalli di dover correre a tutta potenza quel circuito, e i fantini contemporanei sono assai più motivati a vincere per le stesse identiche ragioni: fanno quello di mestiere e dal vincere o perdere dipendono i loro incarichi e appannaggi.

Tra parentesi, un tempo il palio dei cavalli non si correva nella Piazza del Campo, ma fuori dalle mura. Non solo, un tempo il palio di Siena era un percorso rettilineo, non circolare, si correva "alla lunga", cioè in linea su un percorso che andava da fuori le mura al Duomo; a sinonimo che le tradizioni non sono affatto sempre le stesse, ma hanno avuto nei secoli una loro evoluzione che non preclude a futuri cambiamenti. Anzi, potremmo anticipare che ogni cambiamento è nel pieno solco della tradizione, più volte cambiata. Incluso che il palio potrebbe essere ritrasferito altrove, per risolvere la criticità della curva di San Martino, se non ci sono altre soluzioni. E nulla "di tradizionale" vieta che torni a essere una giostra in linea, come la maggior parte delle manifestazioni storiche popolari con i cavalli. Il tutto sempre allo scopo, onorevole, di preservare una festa comunale a valenza storica, ma risolvendo le criticità di incolumità per fantini e cavalli.

Ad oggi, appare chiaro che il canape così sciolto non è più un meccanismo adatto alle partenze e necessita di un accorgimento nel pieno solco della tradizione, cioè di un adattamento alle necessità contemporanee.

Oramai la dinamica sociopolitica è chiara. Se muore un cavallo, parte un processo per reinvenire le potenziali responsabilità legate a negligenze. Poco importa se il processo spesso si conclude con il nulla di fatto: richiede un notevole dispendio di energie e risorse.

Non solo gli incidenti al canape sono evitabili, ma è un dovere farlo agendo per la prevenzione.

Occorre quindi innovare la modalità di partenza, e farlo senza ulteriori ritardi e tentennamenti nel pieno solco della tradizione, cioè di quel modus operandi che ha profilato e riprofilato il palio, di volta in volta nei secoli, secondo le necessità storiche dettate dal momento.

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