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Urlo dei Venti, un campione del trotto italiano, vincitore quest’anno di tre grandi corse - Il Prix de Luxembourg a Parigi, il Gran Premio Lotteria di Agnano e l’Oslo Grand Prix - è stato trovato positivo al doping in Norvegia, anche alle seconde analisi di rito.

Gli ispettori norvegesi, in occasione di un Gran Premio corso da loro, hanno rintracciato presenza di cortisone, un anti infiammatorio che se somministrato, poiché toglie dolore, e quindi può falsificare i risutati delle corse, spingendo un cavallo oltre le sue possibilità, va smaltito dall'organismo prima che un cavallo possa partecipare a delle gare.

Se un cavallo si è fatto male o sente dolore, dovrebbe rallentare e essere messo a riposo, è questo il senso di mettere gli anti infiammatori tra il doping. Non dovrebbe cioè continuare a correre o ad essere allenato.

Ma evidentemente, nel mondo agonistico, the show must go on. 

I proprietari del cavallo si giustificano dicendo che la terapia antiinfiammatoria era stata somministrata tramite infiltrazione ad un arto l’11 maggio, qualche giorno dopo la vittoria del Gran Premio Lotteria di Agnano. Considerato che i tempi sospensioni dichiarati anche in Norvegia sono di 28 giorni, i proprietari hanno deciso di farlo correre a Oslo 29 giorni dopo la cura, ma evidentemente la sostanza era ancora nell'organismo, visto che è stata rilevata. Secondo i proprietari si è trattato di una leggerezza, un'inezia, e non di un frode.

Ora il cavallo è sospeso dalle corse per tre mesi in attesa delle controanalisi e sono a rischio gli oltre 150mila euro del premio di Oslo. 


Al di là di questo caso specifico, allargando il tema all'andazzo generale. Dal punto di vista di Horse Angels, tutela equina significa che se un cavallo si fa male, o è in sofferenza per qualsiasi motivo, tale per cui va curato, al di là dei tempi di sospensione dei farmaci, si ferma e basta, per riprendersi al 100%. Non gli si somministra un antidolorifico perché possa continuare ad allenarsi e gareggiare.

Quanti cavalli, infatti, vengono semplicemente curati con farmaci tampone nascondi dolore, magari rispettando i tempi di sospensione, per poi rompersi definitivamente, perché quello di cui avevano bisogno era smettere di fare allenamento intensivo, e gare, per tutto il tempo occorrente a togliere non il sintomo del dolore, ma ridurre le cause dello stesso?

Nell'agonismo il cavallo è spesso poco più di una macchina, della sua vita e del suo benessere nel lungo periodo non importa niente a nessuno. Per questo, secondo noi, i tempi di sospensione dovrebbero essere molto più lunghi, tali per cui sono sospesi anche gli allenamenti, non solo le gare. Quello che va preservato è il diritto alla vita del cavallo, il diritto alla salute, il diritto al rispetto del benessere prima di ogni altra considerazione. Utopie certo, ma se nessuno si sofferma su quello che è la tutela del cavallo, l'ippica rimarrà sempre quella che è, un'attività ammazza cavalli, perché di preservare la vita fino a morte naturale importa a ben pochi.

Nel frattempo, chiederemmo al Mipaaf di aggravare le sanzioni per doping in Italia, non tanto o già quelle che pesano sul cavallo, con le sospensioni, giacché il cavallo è privo di colpe, ma su allenatori, fantini, driver... loro sì che andrebbero sospesi e nei casi limite, come succede all'estero, radiati per sempre.

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