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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

Codice 92169370928

Decreto di citazione diretta a giudizio davanti al Tribunale di Napoli Nord per I.A. e D.V.U. per doping su cavalli da corsa.

I due, in qualità di proprietario e allenatore, devono rispondere per la positività al doping di un cavallo alla competizione ippica denominata Premio Laghi svoltasi in data 4 gennaio 2017 all'Ippodromo di Aversa. Le sostanze incriminate sono la Teobromina e la Caffeina e sono state ritrovate su una cavalla destinata alla produzione di alimenti.

Teobromina e Caffeina

Questi principi, derivati della xantina, sono considerati doping, perché se assunti ad alti dosaggi hanno proprietà eccitanti.

Queste sostanze hanno effetti rilassanti sulla muscolatura liscia, in particolare su quella bronchiale, per cui ad esempio nella farmacopea equina possono trovarsi in sciroppi broncodilatatori utilizzati contro l'asma, o per bronchiti. 

L’assunzione del prodotto farmaceutico non è del tutto proibita in specifici casi con patologia conclamata e ricetta veterinaria.

I cavali destinati alla macellazione devono tenere un registro dei farmaci, a differenza dei non destinati alla macellazione.

Se l'assunzione è stata intenzionale a scopo di doping o meno, può deciderlo solo il magistrato a seguito del processo, dove Horse Angels è costituita parte civile lesa, difesa dall'Avv. Laura Mascolo del Foro di Napoli.

Per Horse Angels, in via generale, non esiste l'assunzione non intenzionale. Se le analisi antidoping rivelano sostanze illecite, in qualche modo sono state somministrate e, nel caso di principi farmacologici ammessi, il rispetto dei tempi di sospensione coincide con il rispetto del cavallo, della sua incolumità e della sua vita.

Articolo da aggiornare con l'esito.

Decreto di citazione a giudizio per A.F. e C.C., rispettivamente proprietario e driver, per il doping al testosterone sul povero trotter Perno Axe, per il Premio Adige, presso l'Ippodromo di Aversa l'11 gennaio 2017.

Il cavallo poco dopo il test positivo ha cambiato di ubicazione, è stato venduto? Ultima movimentazione tracciata sulla parte del BDN visibile al pubblico 25 gennaio 2017, 14 giorni dopo il prelievo antidoping positivo.

L' ingiustizia sportiva ippica prevede per la somministrazione di testosterone 2 anni di sospensione dalle corse per il cavallo. Ovviamente l'ingiustizia sportiva ippica non si occupa di trovargli un posto dove possa riabilitarsi dalle droghe che è stato costretto a ingerire. 

Una vera giustizia, prevederebbe 2 anni di sospensione per gli umani colpevoli di aver dopato il cavallo.

Con il regime di ingiustizia sportiva ippica che vige in Italia, vista la pochezza delle pene per gli umani, la quasi inesistenza dei controlli antidoping direttamente negli allevamenti, il fatto che nessuno si preoccupi della fine che fanno i cavalli, la reiterazione del reato non solo è possibile, ma forse persino conveniente per gli atleti umani.

Se dopano, hanno più chance di vincere, il fatto che sia sleale potrebbe non costituire alcun problema morale per gli atleti umani, e il rischio materiale è evidentemente percepito basso. Se l'ingiustizia sportiva ippica li scova, gli fa una multa banale (euro 1000 per il doping al testosterone, più 4 mesi di sospensiva per l'umano colpevole, e si tratta della sostanza che ha la penalità più grave), tutt'altro che esosa, più che ben compensata dalle vittorie sleali ottenute. E per quanto riguarda la giustizia ordinaria, laddove vi è un reinvio a giudizio, abbiamo spesso notato, essendo costituiti in diversi procedimenti giudiziari per doping, che non di rado ci sono vizi di forma nel modo in cui sono state registrate le analisi del doping, tali per cui, sembra fatto apposta, gli imputati se la cavano.

Seconde analisi fatte nei paesi offshore, prive di quelle formalità da acclarare definitivamente il reato e permesse dallo stato italiano, indeboliscono il giudizio di positività al doping in sede processuale, dove tra corsi e ricorsi, in processi che arrivano quasi sempre alla prescrizione, i dopatori tendono a cavarsela. E così si consuma l'inconsistenza delle forme di repressione italiane a contrastare e punire questi crimini. (Emblematica in questo senso la storia di Ultima Chance)

Cosa rischiano? Una contravvenzione? In quanti sono stati radiati dall'ippica italiana per profilo etico inadeguato? 

Come dimostra il caso di Perno Axe, e di tanti come lui, le uniche vittime sono i cavalli, per i quali l'allontanamento significa quasi sempre la condanna a morte.

Certo, se si fosse infortunato o avesse smesso di fare i tempi, il povero Perno Axe sarebbe finito nel dimenticatoio altrettanto, in assenza di un fondo dedicato alla riabilitazione dei cavalli infortunati, dopati e fermati dalle corse, a termine della carriera.

Purtroppo chi fa accanimento agonistico con i cavalli non vuole assumersi responsabilità sul destino ultimo del cavallo impiegato per il proprio unico e solo tornaconto. 

Di certo quell'accanimento agonistico non equivale ad un trattamento termale di salute e benessere per i cavalli.

E non ci sono misure di legge che obblighino i proprietari alla coerenza con il destino ultimo che hanno scelto per la registrazione anagrafica del cavallo. Anzi, quando il cavallo non serve più si può scaricare da internet il formulario furto o smarrimento, se non si è in grado di fatturare, anche a zero euro, l'uscita del cavallo dall'allevamento, e con ciò appianare qualsiasi ipotesi di reato o responsabilità per il proprietario per ciò che sarà il destino infausto del cavallo.

Perno Axe era non macellabile. Ora dove è?

Il Mipaaf si è preoccupato di tenerlo tracciato? Ha mandato qualcuno a verificare se è ancora vivo dal 26 febbraio 2017, data della sua ultima corsa regolare presso l'ippodromo di Napoli?

Dopo, potrebbe essere finito nel racket delle corse clandestine, un business da 2 miliardi di euro l'anno secondo le ultime stime, che coinvolge molti cavalli da corsa a fine carriera negli ippodromi. Ma mai, ad oggi, c'è stato un reinvio a giudizio per gli ultimi proprietari in anagrafe dei cavalli coinvolti nelle corse clandestine, perché lo stato italiano non riconosce responsabili i proprietari di cavalli per gli affidi incauti. Tutto il sistema sembra essere costruito apposta per legittimare la fine ingiuriosa dei cavalli italiani che fanno agonismo, qualsiasi circuito, e poi finiscono vuoi nelle corse clandestine, vuoi nella macellazione abusiva.

L'ultimo viaggio di Perno Axe, come di tanti altri suoi consimili, potrebbe essere stato uno dei macelli italiani dove i cavalli non macellabili possono tranquillamente entrare dall'ingresso sul retro. Contrariamente a quanto alcuni credono, non c'è alcun bisogno di spedire i cavalli nel profondo sud, per avviarli alla macellazione abusiva, si trovano in abbondanza macelli compiacenti ovunque e ci vogliono anni e anni, reiterazione a iosa, e un servizio di sanità animale coraggioso (che è l'eccezione non la norma) per arrivare alla chiusura dell'impianto, come dimostra il caso del macello di Busto Arsizio (VA).

Chi conosce il destino di Perno Axe, e vuole farcelo sapere, aiuterebbe a reprimere con una pena esemplare questa tipologia di reati e a cambiare lo stato di iniquità in cui persiste il cavallo atleta in Italia: non da macello, e martoriato con ogni genere di porcheria chimica fino a che fa comodo, e carne da macello il secondo dopo con totale disprezzo nei confronti della sanità pubblica, del resto inerme di fronte all'insostenibilità dell'industria equina "sportiva".

Horse Angels parte lesa nel procedimento giudiziario che si aprirà ad ottobre prossimo presso il Tribunale di Napoli Nord.

La difesa è affidata per Horse Angels all'Avv. Laura Mascolo del Foro di Napoli.

Articolo da essere aggiornato con gli esiti processuali.

Così ha deciso il tribunale Federale della FISE per l'accertamento di doping sul cavallo Romeo in occasione del concorso CDNA svoltosi a fine novembre, inizi dicembre, presso la Società Sportiva Paradiso di Caselle di Sommacampagna, nel veronese.

La deferita Sofia Fontana, infatti, si è scagionata in parte presentando attraverso i propri legali un esposto denuncia contro ignoti, depositato presso la Procura della Repubblica di Venezia. A suo dire, in qualche modo, altri avrebbero somministrato del ketaprofene (sostanza a medicazione controllata) al suo cavallo Romeo.

Il ketaprofene è un farmaco antinfiammatorio non steroideo, derivato dell'acido propionico e simile all'ibuprofene, con azione analgesica, antipiretica e di antiaggregazione piastrinica. È usato nel trattamento di artriti reumatoidi e osteoartriti.

La stessa atleta ha prodotto richiesta di copia delle registrazioni effettuate dalle telecamere a circuito chiuso dalla Società Sportiva Paradiso per aiutare a individuare il reale colpevole. Richiesta rimasta inevasa. Dunque copia di tali registrazioni non è stata fruibile per il giudizio.

Per il Tribunale della FISE, quindi, rimane la responsabilità di custodia in capo all'atleta sul proprio cavallo. Infatti, cita la sentenza, "non essendo necessario dimostrare il dolo, la colpa, la negligenza, o la consapevolezza, ed essendo, invece, sufficiente il riscontro analitico sui campioni analizzati".

Pena minima edittale, due mesi di sospensione e 1.000 euro di sanzione. Con lo sconto per la "fattiva collaborazione" nell'individuazione di un colpevole, ancora non noto, 1 mese di sospensione e 500 euro di sanzione.

Così deciso in Roma, il giorno 26 giugno 2019.

Due sono le possibili interpretazioni ed entrambe sottintendono scenari grigi:

  • In mancanza di un colpevole alternativo, l'atleta deferita è la responsabile e lo "sconto" ingiustificabile, altrimenti come prassi chiunque sia trovato con un cavallo "positivo" può dichiararsi innocente, depositare una denuncia contro ignoti e richiedere lo "sconto", avviando un regime generale di deresponsabilizzazione
  • I concorsi non sono luoghi sicuri per i cavalli, se chiunque può aggirarsi con sostanze dopanti e somministrarle ai cavalli altrui

La sentenza così come disponibile online sul sito della FISE

Leggi anche: Doping acuto, paradossale, di frontiera, accidentale, tanti nomi per definire un male difficile da eradicare

L’utilizzo della trementina è finalizzato, ove non formalmente prescritto e autorizzato, a rendere ipersensibili gli arti del cavallo con la conseguenza di rendere più dolente la parte trattata al contatto con le barriere, così inducendo il cavallo ad essere ancora più attento e rispettoso degli ostacoli per evitare il dolore.

E' chiaramente un comportamento doloso e fraudolento.

Il procedimento trae origine dalla trasmissione, in data 15 ottobre 2018 da parte della Segreteria O.d G. della segnalazione del Presidente di Giuria, Mariuccia Grandinetti, datata 11 ottobre 2018, relativa ai fatti accaduti durante la Finale Circuito Classic Mipaaf/ Finali Campionati Giovani cavalli Fise, presso le strutture di Arezzo Equestrian Center in data 9 ottobre 2018, che hanno interessato il cavallo Mylord Carthender dei Folletti di proprietà della SOCIETA’ COOPERATIVA SOCIALE DEI FOLLETTI, con il cavaliere Ernesto Vacirca ed il comportamento del tesserato Salvatore Vacirca.

PRIMO GRADO SENTENZA:

- SALVATORE VACIRCA, sospensione dall’ autorizzazione a montare e da ogni tesseramento federale per mesi 12; da detrarre quanto già eventualmente scontato;
- ERNESTO VACIRCA, sospensione dall' autorizzazione a montare e da ogni tesseramento federale per mesi 10; da detrarre quanto già eventualmente scontato;
- pone definitivamente a carico dei tesserati Salvatore Vacirca ed Ernesto Vacirca, in solido tra loro, le spese sostenute dalla Fise per le analisi sui campioni di materiale sequestrati.
- dichiara l’improcedibilità dell’azione e la conseguente archiviazione nei confronti della SOCIETA’ COOPERATIVA SOCIALE DEI FOLLETTI.

In allegato la sentenza integrale

APPELLO SENTENZA:

In appello, assolto Ernesto Vacirca, ritenuto colpevole Salvatore Vacirca. Pena edittale: 2 anni di sospensione dall'attività agonistica, da ogni carica federale, come istruttore, tecnico, operatore, ufficiale di gara, più ammenda di euro 10.000

In allegato la sentenza integrale

In certi comparti del mondo del cavallo è troppo facile che ci sia cocaina a disposizione e che gli atleti possano sviluppare dipendenza.

E' sufficiente guardarsi intorno per scoprire che ci sono dipendenti alla cocaina a tutti i livelli, specie quelli alti: atleti, ma anche istruttori e altri operatori che circolano intorno al mondo del cavallo.

La tossicodipendenza è una malattia ed è curabile con l'aiuto professionale e la riabilitazione. Ma un tossicodipendente ha anche bisogno di assistenza da parte di tutti, inclusa la comunità di cui fa parte, che anziché incoraggiarlo a perseguire nel vizio, dovrebbe fare campagne stampa affinché se ne esca.

Perché gli sport equestri presentano questa problematica? Qui a seguire 3 ordini di possibili cause:

  • facile accesso al denaro, perché gli sport equestri richiedono persone ricche,
  • stress da eccesso di competizione, non solo sportiva, ma anche per come ci si veste, ci si presenta, l'aspetto fisico con una diffusa "grassofobia", la macchina che si guida e per la quale si è giudicati in un ambiente snob, razzista, esclusivo e impietoso per chi non rappresenta determinati standard di apparente successo sociale (apparenza e non sostanza, questo è il problema),
  • sport pericoloso, dunque il coraggio che serve e che manca compensato con le droghe, per non sentire fatica, dolore e paura.

Alle volte le droghe cui gli umani ricorrono per sentirsi meglio sono legali. Ogni dipendenza dal farmaco che controlla il dolore, piuttosto che anfetamine per dimagrire o non sentire fatica, ingenuamente dispensate da un medico, possono trasformarsi in un'altra dipendenza e l'utente si rivolge all'eroina o alla cocaina quando non può più permettersi di acquistare altro o perché trova più facilmente quelle, già in maneggio grazie al pusher locale.

Il problema è reale, diffuso, e ci sono persone che sono affette da questa dipendenza e che rovinano se stesse, la propria vita e la propria famiglia, perseguendo nell'uso e abuso. Altroché cavalli terapeutici che risolvono qualsiasi problema: in questo caso ci sono famiglie che potrebbero dire che i cavalli, e non per colpa loro, hanno rovinato completamente il proprio figlio o la propria figlia, gettandoli nel baratro della dipendenza, in un ambiente malsano, orientato a tutto tranne che al benessere reale di persone e animali.

A chi non crede che il problema sia diffuso, rifletta su questo fatto: esiste in Italia una soglia di contaminazione ambientale da cocaina che non è doping ai fini della giustizia sportiva ippica. Viene considerato dunque normale - non un problema - che la cocaina sia presente e registrata anche negli esami antidoping dei cavalli. Sotto una certa soglia non c'è irregolarità. Ma non è così nella giustizia ordinaria, dove non esiste una soglia ambientale di cocaina considerata normale per i cavalli.

Ci sono stati anche casi di violenza su animali dove è venuto fuori che l'atleta era cocainomane, per non parlare dei decessi in maneggio: fece scalpore qualche anno fa il caso del groom trovato morto di overdose nel van cavalli parcheggiato nell'apposito spazio durante un concorso. Quanti maneggi sono stati indagati negli ultimi anni per presenza di droghe nascoste nell'infrastruttura?

E a chi sottostima. Può darsi che non sia subito evidente, la persona può sembrare funzionale, ma è un tossicodipendente e per lui o lei esiste solo la discesa dove prima o poi si tocca il fondo se non smette di drogarsi. Quindi chi circonda questi tossicomani avrebbe il dovere morale di incoraggiarli ad uscirne.

Gli enti di promozione, privati o pubblici, degli sport con i cavalli dovrebbero fare campagne stampa contro l'uso di droghe nei maneggi, scuderie e ippodromi, anziché infischiarsene e sottostimare il problema.

Non solo, al pari dell'antidoping ai cavalli, andrebbe fatto più di sovente e per più categorie di gare anche quello agli umani. Chi non è d'accordo sostiene che l'antidoping ai cavalieri farebbe aumentare i costi di iscrizione e solleverebbe molte questioni legali.

Maggiore informazione, campagne stampa specifiche che allontanino gli atleti da questo rischio, come un elenco di opzioni di aiuto (dalle linee telefoniche per la dipendenza alla riabilitazione) sono fondamentali, e la loro diffusione obbligatoria negli ambienti a maggiore rischio.

Va curato anche l'ambiente. Innanzitutto moralmente. Togliendo tutto quell'anflatto ad un'apparente perfezione che manca completamente di sostanza.

Non importa solo raggiungere i risultati, ma anche come.

Non importa solo essere belli fuori, ma anche dentro. Non importa solo essere snelli, ma conta saper stare in equilibrio sul cavallo. Non importa solo con quale macchina si raggiunge il maneggio, ma se si pagano regolarmente le tasse per aiutare i più poveri della comunità. Non contano solo i soldi, ma anche i meriti individuali. Se l'ambiente sociale è pessimo, non dobbiamo stupirci di abuso di cavalli, abuso di minori, doping e tossicodipendenze. Occorre mettere dei punti fermi di valori etici all'intero comparto per il suo "rinascimento".

Occorre una terapia collettiva che soccorra l'allenatore, l'istruttore, il partner... perché la droga negli sport con i cavalli è un problema sociale oltre che individuale. Se la persona vuole disintossicarsi, ma continua a frequentare un ambiente tossico, dove gli offrono droga ad ogni gara o concorso, farà più fatica ad uscirne.

Campagna stampa Horse Angels per un mondo del cavallo migliore.

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