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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

Codice 92169370928

Decreto di citazione a giudizio per A.F. e C.C., rispettivamente proprietario e driver, per il doping al testosterone rinvenuto sul cavallo Perno Axe, Premio Adige, Ippodromo di Aversa 11 gennaio 2017

Il cavallo poco dopo il test positivo ha cambiato di ubicazione. La pena sportiva, infatti, prevede 2 anni di sospensione dalle corse per i cavalli in caso di testosterone.

E' quasi una condanna a morte. Certo, poco si può dire, non vi è alcuna differenza a questo proposito, infatti, tra una pena di sospensione, un infortunio, il calo di redditività e qualsiasi altra motivazione che rende il cavallo di troppo.

Il problema è il medesimo per tutti. La mancanza di provvidenza per il fine carriera.

9fc5e2a09509b5613281f31393bb0737Per questo da anni Horse Angels propone un programma ad hoc di riabilitazione, ma di certo non a costo zero per l'ippica, perché i soldi per riabilitare i cavalli non crescono dagli alberi, da qualche parte devono arrivare, e se non interessa farli arrivare neppure a chi vive di cavalli, figuriamoci al resto della popolazione.

Meno soldi per cavolate nell'ippica, e autotassazione piuttosto che investimento pubblico da togliere ad altro e da inserire in questa partita, per programmi convenzionati di riabilitazione e ricollocamento.

Una micro soluzione cui è possibile pensare, che doni almeno la speranza di una qualche giustizia. Dimodoché, qualsiasi cavallo che prenda una punizione, non meritata dal cavallo, che lo esclude per due anni dal circuito, possa in automatico accedere al programma di riabilitazione. Lo stesso per i cavalli che si infortunano in corsa o allenamento.

Se no la positività al doping diventa per il cavallo, che non ha scelto di doparsi, una condanna a morte.

Perno Axe era non macellabile, come destinazione ultima anagrafica. Ma chissà dove è ora.

La difesa del cavallo presso il Tribunale di Napoli Nord è affidata per Horse Angels all'Avv. Laura Mascolo del Foro di Napoli.

Articolo da essere aggiornato con gli esiti processuali.

L’utilizzo della trementina è finalizzato, ove non formalmente prescritto e autorizzato, a rendere ipersensibili gli arti del cavallo con la conseguenza di rendere più dolente la parte trattata al contatto con le barriere, così inducendo il cavallo ad essere ancora più attento e rispettoso degli ostacoli per evitare il dolore.

E' chiaramente un comportamento doloso e fraudolento.

Il procedimento trae origine dalla trasmissione, in data 15 ottobre 2018 da parte della Segreteria O.d G. della segnalazione del Presidente di Giuria, Mariuccia Grandinetti, datata 11 ottobre 2018, relativa ai fatti accaduti durante la Finale Circuito Classic Mipaaf/ Finali Campionati Giovani cavalli Fise, presso le strutture di Arezzo Equestrian Center in data 9 ottobre 2018, che hanno interessato il cavallo Mylord Carthender dei Folletti di proprietà della SOCIETA’ COOPERATIVA SOCIALE DEI FOLLETTI, con il cavaliere Ernesto Vacirca ed il comportamento del tesserato Salvatore Vacirca.

PRIMO GRADO SENTENZA:

- SALVATORE VACIRCA, sospensione dall’ autorizzazione a montare e da ogni tesseramento federale per mesi 12; da detrarre quanto già eventualmente scontato;
- ERNESTO VACIRCA, sospensione dall' autorizzazione a montare e da ogni tesseramento federale per mesi 10; da detrarre quanto già eventualmente scontato;
- pone definitivamente a carico dei tesserati Salvatore Vacirca ed Ernesto Vacirca, in solido tra loro, le spese sostenute dalla Fise per le analisi sui campioni di materiale sequestrati.
- dichiara l’improcedibilità dell’azione e la conseguente archiviazione nei confronti della SOCIETA’ COOPERATIVA SOCIALE DEI FOLLETTI.

In allegato la sentenza integrale

APPELLO SENTENZA:

In appello, assolto Ernesto Vacirca, ritenuto colpevole Salvatore Vacirca. Pena edittale: 2 anni di sospensione dall'attività agonistica, da ogni carica federale, come istruttore, tecnico, operatore, ufficiale di gara, più ammenda di euro 10.000

In allegato la sentenza integrale

In certi comparti del mondo del cavallo è troppo facile che ci sia cocaina a disposizione e che gli atleti possano sviluppare dipendenza.

Guardatevi intorno, ci sono persone che è palese che siano proprio tossicodipendenti a tutti i livelli: atleti, ma anche istruttori e altri operatori che circolano intorno al mondo del cavallo.

La tossicodipendenza è una malattia ed è curabile con l'aiuto professionale e la riabilitazione. Ma un tossicodipendente ha anche bisogno di assistenza da parte di tutti, inclusa la comunità di cui fa parte, che anziché incoraggiarlo a perseguire nel vizio, dovrebbe fare campagne stampa affinché se ne esca.

Perché gli sport equestri presentano questa problematica? Qui a seguire 3 ordini di possibili cause:

  • facile accesso al denaro, perché gli sport equestri richiedono persone ricche,
  • stress da eccesso di competizione, non solo sportiva, ma anche per come ci si veste, ci si presenta, l'aspetto fisico con una diffusa "grassofobia", la macchina che si guida e per la quale si è giudicati in un ambiente snob, razzista, esclusivo e impietoso per chi non rappresenta determinati standard di apparente successo sociale (apparenza e non sostanza, questo è il problema),
  • sport pericoloso, dunque il coraggio che serve e che manca compensato con le droghe, per non sentire fatica, dolore e paura.

Alle volte le droghe cui gli umani ricorrono per sentirsi meglio sono legali. Ogni dipendenza dal farmaco che controlla il dolore, piuttosto che anfetamine per dimagrire o non sentire fatica, ingenuamente dispensate da un medico, possono trasformarsi in un'altra dipendenza e l'utente si rivolge all'eroina o alla cocaina quando non può più permettersi di acquistare altro o perché trova più facilmente quelle, già in maneggio grazie al pusher locale.

Il problema è reale, diffuso, e ci sono persone che sono affette da questa dipendenza e che rovinano se stesse, la propria vita e la propria famiglia, perseguendo nell'uso e abuso. Altroché cavalli terapeutici che risolvono qualsiasi problema: in questo caso ci sono famiglie che potrebbero dire che i cavalli, e non per colpa loro, hanno rovinato completamente il proprio figlio o la propria figlia, gettandoli nel baratro della dipendenza, in un ambiente malsano, orientato a tutto tranne che al benessere reale di persone e animali.

A chi non crede che il problema sia diffuso, rifletta su questo fatto: esiste in Italia una soglia di contaminazione ambientale da cocaina che non è doping ai fini della giustizia sportiva ippica. Viene considerato dunque normale - non un problema - che la cocaina sia presente e registrata anche negli esami antidoping dei cavalli. Sotto una certa soglia non c'è irregolarità. Ma non è così nella giustizia ordinaria, dove non esiste una soglia ambientale di cocaina considerata normale per i cavalli.

Ci sono stati anche casi di violenza su animali dove è venuto fuori che l'atleta era cocainomane, per non parlare dei decessi in maneggio: fece scalpore qualche anno fa il caso del groom trovato morto di overdose nel van cavalli parcheggiato nell'apposito spazio durante un concorso. Quanti maneggi sono stati indagati negli ultimi anni per presenza di droghe nascoste nell'infrastruttura?

E a chi sottostima. Può darsi che non sia subito evidente, la persona può sembrare funzionale, ma è un tossicodipendente e per lui o lei esiste solo la discesa dove prima o poi si tocca il fondo se non smette di drogarsi. Quindi chi circonda questi tossicomani avrebbe il dovere morale di incoraggiarli ad uscirne.

Gli enti di promozione, privati o pubblici, degli sport con i cavalli dovrebbero fare campagne stampa contro l'uso di droghe nei maneggi, scuderie e ippodromi, anziché infischiarsene e sottostimare il problema.

Non solo, al pari dell'antidoping ai cavalli, andrebbe fatto più di sovente e per più categorie di gare anche quello agli umani. Chi non è d'accordo sostiene che l'antidoping ai cavalieri farebbe aumentare i costi di iscrizione e solleverebbe molte questioni legali.

Maggiore informazione, campagne stampa specifiche che allontanino gli atleti da questo rischio, come un elenco di opzioni di aiuto (dalle linee telefoniche per la dipendenza alla riabilitazione) sono fondamentali, e la loro diffusione obbligatoria negli ambienti a maggiore rischio.

Va curato anche l'ambiente. Innanzitutto moralmente. Togliendo tutto quell'anflatto ad un'apparente perfezione che manca completamente di sostanza.

Non importa solo raggiungere i risultati, ma anche come.

Non importa solo essere belli fuori, ma anche dentro. Non importa solo essere snelli, ma conta saper stare in equilibrio sul cavallo. Non importa solo con quale macchina si raggiunge il maneggio, ma se si pagano regolarmente le tasse per aiutare i più poveri della comunità. Non contano solo i soldi, ma anche i meriti individuali. Se l'ambiente sociale è pessimo, non dobbiamo stupirci di abuso di cavalli, abuso di minori, doping e tossicodipendenze. Occorre mettere dei punti fermi di valori etici all'intero comparto per il suo "rinascimento".

Occorre una terapia collettiva che soccorra l'allenatore, l'istruttore, il partner... perché la droga negli sport con i cavalli è un problema sociale oltre che individuale. Se la persona vuole disintossicarsi, ma continua a frequentare un ambiente tossico, dove gli offrono droga ad ogni gara o concorso, farà più fatica ad uscirne.

Campagna stampa Horse Angels per un mondo del cavallo migliore.

Associati a Horse Angels, aiuta a sostenere questa visione per uno sport pulito.

Così ha deciso il tribunale Federale della FISE per l'accertamento di doping sul cavallo Romeo in occasione del concorso CDNA svoltosi a fine novembre, inizi dicembre, presso la Società Sportiva Paradiso di Caselle di Sommacampagna, nel veronese.

La deferita Sofia Fontana, infatti, si è scagionata in parte presentando attraverso i propri legali un esposto denuncia contro ignoti, depositato presso la Procura della Repubblica di Venezia. A suo dire, in qualche modo, altri avrebbero somministrato del ketaprofene (sostanza a medicazione controllata) al suo cavallo Romeo.

Il ketaprofene è un farmaco antinfiammatorio non steroideo, derivato dell'acido propionico e simile all'ibuprofene, con azione analgesica, antipiretica e di antiaggregazione piastrinica. È usato nel trattamento di artriti reumatoidi e osteoartriti.

La stessa atleta ha prodotto richiesta di copia delle registrazioni effettuate dalle telecamere a circuito chiuso dalla Società Sportiva Paradiso per aiutare a individuare il reale colpevole. Richiesta rimasta inevasa. Dunque copia di tali registrazioni non è stata fruibile per il giudizio.

Per il Tribunale della FISE, quindi, rimane la responsabilità di custodia in capo all'atleta sul proprio cavallo. Infatti, cita la sentenza, "non essendo necessario dimostrare il dolo, la colpa, la negligenza, o la consapevolezza, ed essendo, invece, sufficiente il riscontro analitico sui campioni analizzati".

Pena minima edittale, due mesi di sospensione e 1.000 euro di sanzione. Con lo sconto per la "fattiva collaborazione" nell'individuazione di un colpevole, ancora non noto, 1 mese di sospensione e 500 euro di sanzione.

Così deciso in Roma, il giorno 26 giugno 2019.

Due sono le possibili interpretazioni ed entrambe sottintendono scenari grigi:

  • In mancanza di un colpevole alternativo, l'atleta deferita è la responsabile e lo "sconto" ingiustificabile, altrimenti come prassi chiunque sia trovato con un cavallo "positivo" può dichiararsi innocente, depositare una denuncia contro ignoti e richiedere lo "sconto", avviando un regime generale di deresponsabilizzazione
  • I concorsi non sono luoghi sicuri per i cavalli, se chiunque può aggirarsi con sostanze dopanti e somministrarle ai cavalli altrui

La sentenza così come disponibile online sul sito della FISE

Leggi anche: Doping acuto, paradossale, di frontiera, accidentale, tanti nomi per definire un male difficile da eradicare

Nel panorama sportivo, il reato di doping può essere commesso anche da  soggetti diversi dagli atleti Ebbene, ad esempio, rientra in questo ambito l’ipotesi di procacciamento, somministrazione, assunzione o favoreggiamento dell’utilizzo di farmaci o sostanze dopanti di cui all’art. 9 comma 1 della legge 376/2000, il quale dispone: “Salvo che il  fatto costituisca piu’ grave reato, e’ punito con  la  reclusione da tre mesi a tre anni e con la multa da euro 2.582 a  euro 51.645 chiunque procura ad  altri,  somministra,  assume  o favorisce comunque l’utilizzo  di  farmaci  o  di  sostanze biologicamente  o  farmacologicamente  attive,   ri-compresi nelle classi previste all’art. 2, comma 1,  che  non  siano giustificati da condizioni patologiche  e  siano  idonei  a modificare  le   condizioni   psicofisiche   o   biologiche dell’organismo,  al  fine  di   alterare   le   pre-stazioni agonistiche degli atleti, ovvero siano diretti a modificare i risultati  dei  controlli  sull’uso  di  tali  farmaci  o sostanze.”  Ne consegue che nella sfera penale,  vi è una comparazione tra l’assunzione della  sostanza dopante da parte dell’atleta e il favorire l’uso delle stesse da parte di soggetti terzi, prevendo un’equiparazione  legislativa affine a quella per i reati in materia di sostanze stupefacenti.

L’ipotesi della somministrazione, invece, comprende infatti ogni tipo di consegna, distribuzione o vendita a qualsiasi titolo, sia oneroso che gratuito, di una sostanza con il fine di un consumo o utilizzo immediato da parte dell’atleta.

Altra condotta prevista dall’art. 9 di cui sopra è quella di chi “favorisce comunque l’utilizzo” di sostanze o farmaci, in altre parole chi materialmente ma anche psicologicamente facilita l’utilizzo e la diffusione del doping.  Nell’ambito di questa fattispecie si rinvengono i comportamenti del medico che mette a disposizione dell’assuntore un locale o un vano medicinali, o il gestore di un impianto sportivo che, non pur non fornendo direttamente le sostanze, predispone alcuni locali per poter fare uso di determinate sostanza in tranquillità e sicurezza.

Come ampliamente esposto nei casi che interessano l’accusa dell’atleta perché sussista il reato è, senza dubbio, necessario che la sostanza in questione abbia la concreta capacità di alterare le condizioni psicofisiche dell’atleta con il fine di migliorare prestazione agonistica dello stesso oppure di alterarne i risultati del test antidoping.

Ad ogni buon conto, per questo tipo di reato esistono circostanze aggravanti (art. 9 comma 3)  che stabiliscono l’aumento della pena fino ad un terzo, ovvero: 1) se dal fatto deriva un danno per la salute dell’atleta, 2) se il fatto è commesso ai danni di un minorenne, 3) o se il soggetto accusato risulta essere un dipendente del CONI o di una federazione sportiva nazionale o di associazione, ente o società riconosciuta dallo stesso CONI, o ancora se l’incolpato è esercente una professione sanitaria.

Scritto dall'Avv. e Procuratore Sportivo Valentina Porzia

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