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Il Senato del Canada ha approvato un disegno di legge che vieta la detenzione, l'importazione e l'esportazione di cetacei in cattività.

L'atto S-203 “Ending the Captivity of Whales and Dolphins”, progettato per emendare il codice penale al fine di tutelare i mammiferi marini, era stato proposto la prima volta nel dicembre 2015 dal senatore Wilfred Moore. Dopo un lungo iter costellato da aspri dibattiti, ostruzionismi e ritardi è arrivata l'approvazione con un voto a sorpresa. Per diventare esecutivo servirà anche l'approvazione della Camera dei Comuni, ma i sostenitori della legge sono ottimisti sull'esito della prossima, decisiva consultazione.

Come si è arrivati a ciò?

L'opinione pubblica ha iniziato a scagliarsi con veemenza contro delfinari e altre strutture che detengono cetacei soprattutto dopo l'uscita del film documentario Blackfish (2013), che ha portato sotto i riflettori tutto il dramma vissuto da questi animali – in particolar modo delle orche – imprigionati per il divertimento pubblico.

In Canada le strutture che detengono cetacei al momento sono solo due, l'Acquario di Vancouver e il Marineland a Niagara Falls, che ovviamente non hanno accolto di buon grado l'approvazione del disegno di legge.

Secondo i dirigenti delle strutture potrebbero sorgere problemi col salvataggio e la riabilitazione di animali feriti, oltre che ostacoli alla ricerca scientifica, tuttavia l'atto S-203 prevede specifiche deroghe per gli animali in difficoltà e quelli già detenuti nei parchi acquatici. L'obiettivo è comunque quello di creare un santuario dei cetacei nella Nuova Scozia, nello stato di Washington o nella British Columbia dove trasferire tutti quelli tenuti prigionieri.

I senatori canadesi nella stessa notte hanno approvato anche l'atto S-238, destinato a vietare l'importazione e l'esportazione di tutti i prodotti a base di pinna di squalo. Gli squali, infatti, sono a rischio di estinzione per l'uso indiscriminato delle pinne il cui valore "curativo" contro i tumori, piuttosto che per sanare artriti o artrosi, è tutt'altro che affermato in modo scientificamente sicuro.

I pescatori senza scrupoli li rigettano in mare dopo averli mutilati e li lasciano morire sul fondale dopo ore di agonia; un'atrocità al quale il Canada ha deciso di porre fine.

In tutto questo in Italia si discute in questi giorni se abolire o meno il Palio di Siena, soprattutto dopo l'ultima edizione in cui un cavallo, RAOL, si è fratturato una zampa in diretta... immagini non trasmesse dalla RAI, ma trasmesse in onore della cronaca vera, e non mediata da ragioni commerciali, sui social. Ebbene, alla data attuale, a distanza di una settimana dall'incidente, oltre 80.000 persone hanno firmato la petizione per abolire il Palio di Siena, in nome di tradizioni che si devono adeguare alla crescente sensibilità e favorire il rispetto della biodiversità. Petizione presente a questo link.

Appare evidente, che quello che la gente comune, contemporanea, che sia italiana o canadese chiede, è che lo spettacolo per umani non corrisponda a maltrattamento, morte, sacrificio o priginia di animali innocenti per motivi del tutto futili. E, altrettanto, che non ci possano essere motivi irragionevoli, ingiustificati scientificamente, per distruggere una specie.

L'essere umano si mette in discussione, perché da lui dipende salvare il pianeta, stabilire dei paletti allo sfruttamento, specialmente a quello per motivi futili come il mero divertimento, ben diverso dalla sopravvivenza. 

Una tendenza, questa, che non può essere ignorata da equitazione e ippica, la cui offerta di cavalli, per divertimento, quando ciò corrisponde a eccesso di prigionia, sacrificio con la morte, o altre brutture, decisamente non incontra il parere favorevole di un'opinione pubblica contemporanea "sensibile" alle tematiche di tutela animale e ambientale che è sempre più diffusa.

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