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la Svizzera risulta essere una delle nazioni più evolute in tutela degli animali, tanto è che ivi esistono norme per vietare la produzione e la commercializzazione di prodotti ottenuti attraverso la crudeltà.

Tra le norme già in essere, il divieto di fabbricazione dei prodotti contenuti della tabella sottostante, mentre le associazioni animaliste premono per il divieto di importazione degli stessi, per eliminare la contraddizione del divieto di produzione ma non di commercializzazione all'interno dello stato.

Prodotti ottenuti infliggendo sofferenze agli animali, la cui produzione è vietata in Svizzera e che potrebbero essere affetti, nel prossimo futuro, da un divieto di importazione:

- Uova da allevamenti in batteria, per via della sofferenza impartita alla galline, costrette ad una vita contraria all'etologia animale.

- Foie gras: le oche e le anatre vengono fatte ingrassare tramite alimentazione forzata più volte al giorno. L’utilizzo di un tubo metallico infilato nell’esofago provoca sovente delle ferite. 

- Cosce di rana: le zampe vengono spesso strappate senza che l’animale venga prima stordito. 

- Pellicce: gli animali sono costretti a vivere in gabbie strette con fondo grigliato. Sono continuamente sottoposti a stimoli esterni e non hanno la possibilità di ritirarsi. Gli animali prelevati dall’ambiente naturale tramite la caccia sono solitamente catturati con delle trappole, le quali infliggono sovente sofferenze e ferite mortali.

- Uova di quaglia: per la produzione di uova di quaglia, gli uccelli migratori, che di solito vivono in piccoli gruppi, vengono stipati in gabbie in batteria nelle quali non si possono praticamente muovere. 

- Macellazione di animali senza previo stordimento.

 

Oltre alla lista di cui sopra, ci sono anche altri prodotti attualmente in discussione per il divieto di produzione/importazione degli stessi e/o dei derivati, tra i quali: pinne di squalo, cuccioli di foca (uccisi sia per venderne le pelliccia che per il grasso, ma anche i genitali dei maschi hanno una diffusione nel mercato asiatico come afrodisiaci), pellame di rettili, carne halal e kosher (nel caso in cui l’animale non sia stordito prima della macellazione). 

Ed è proprio quest'ultima questione, l'importazione di prodotti da macellazione rituale, che non prevede stordimento anticipato dell'animale, che fa particolarmente discutere. 

In Svizzera la macellazione senza stordimento è proibita dal 1893. L’animale può essere sgozzato e dissanguato soltanto dopo essere stato stordito. Questo confligge, almeno in linea di principio, con le libertà religiose, anch'esse garantite in Svizzera, laddove per islamici ed ebrei la macellazione deve essere di tipo rituale perché il cibo sia "puro".

Cosa è più importante, la protezione degli animali da sofferenze evitabili o la libertà religiosa? Questo interrogativo sarà uno degli aspetti più controversi durante la prossima campagna elettorale, dal punto di vista delle istanze animaliste/ambientaliste, vedendo il fronte animalista unito a introdurre il divieto di importazione di qualsiasi prodotto ottenuto mediante maltrattamento animale, inclusi i prodotti di carne halal e kosher.

Il caso della Danimarca

Dal 2014 la macellazione rituale è vietata in Danimarca. Il cambiamento non è avvenuto in modo indolore, causando una polemica accesa da parte delle comunità ebraica e islamica, ma altrettanto perentoria è stata la risposta del Ministero dell'Agricoltura danese: “i diritti degli animali vengono prima della religione”.

L'Italia

L’Italia non è tra i paesi più avanzati in Europa per la protezione animale e tende a seguire l'andazzo generale, piuttosto che farsi portavoce di progresso sul fronte dei diritti degli animali. Dunque, segue la normativa vigente nei paesi appartenenti all’Unione Europea ove gli operatori alimentari deputati alla macellazione degli animali devono applicare le direttive procedurali e gli standard strutturali (vedi Regolamento CE 1099/2009). Ovvero, nel nostro paese la macellazione rituale è consentita, a patto che avvenga seguendo un protocollo che prevede la supervisione di autorità certificate a livello internazionale e che l’operatore deputato sia un “funzionario religioso”.

In cosa consiste la macellazione rituale

Chiamata halal e kosher, a seconda della religione cui fa riferimento, prevede una “iugulazione diretta” (recisione dei grossi vasi sanguigni fra collo e mandibola) degli animali, per permettere un dissanguamento rapido e completo, senza la precedente fase di stordimento mediante pistola a proiettile captivo o elettronarcosi prevista dalle procedure ordinarie. E’ sicuramente una metodica che va a cozzare contro il principio di evitare agli animali sofferenze inutili, ma le comunità islamica ed ebraica contrappongono l'argomentazione che operatori ben formati siano in grado di recidere a fondo, e in maniera veloce, i grossi vasi interessati, tanto da far defluire per gravità tutto il contenuto ematico causando una perdita dei sensi immediata e di conseguenza riducendo dolore e sofferenza. 

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