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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

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Un nuovo studio, presentato a Fieracavalli 2017, mostra il volto dell'equiturismo italiano, un business in crescita ma ancora indietro rispetto ad altre nazioni che puntano su questo orientamento.

L’analisi elaborata da Ciset (Centro internazionale di studi sull’economia turistica), Università Ca’ Foscari e Regione Veneto, evidenzia che il settore è trainato da nuovi appassionati non esperti, che considerano il cavallo anche un vettore per il trekking alla scoperta di paesaggi e dell’enogastronomia locale.

Tre cavalieri su quattro italiani, interessati all'equiturismo, non sono definibili tra i soggetti esperti e dunque prediligono passeggiate in sicurezza, semplici e suggestive e magari con qualche fermata per eventi o degustazioni.

Sempre secondo questo nuovo studio, per la sua attività il turista a cavallo spende in media 55 euro al giorno, a cui si aggiungono i costi di altri servizi come la ristorazione e l’alloggio. Costi non eccessivamente elevati visto che solo il 22% degli intervistati da Ciset, ritiene la questione economica un ostacolo per la pratica. È piuttosto la sottovalutazione del turismo equestre da parte dell’offerta italiana a impedire lo sviluppo ulteriore del comparto (78%), seguita dalla scarsità dei percorsi attrezzati (46%) e dalla ridotta percezione del nostro Paese come meta del turismo equestre (44%).

I dati sono emersi nel corso della presentazione del Master europeo di “Turismo Equestre”, un percorso realizzato in collaborazione con Ciset-Cà Foscari Università di Venezia e E.A.R.T.H. (European Academy for Rural Territories Hospitality).

  • Anche nell’ottica dei programmi U.e. di sviluppo territoriale 2020, il master citato verte sulle sequenti tematiche: 

    come puntare su prodotti di nicchia come il turismo equestre per sviluppare economicamente alcune comunità
    gli investimenti pubblici/privati per una nuova economia attraverso lo sviluppo del turismo equestre
    le fattorie didattiche come vettore del turismo equestre
    le buone pratiche  per favorire lo sviluppo e il potenziamento del turismo equestre
    le comunità di appassionati sul web: blog, gruppi nei social media, etc. come canale di diffusione e promozione

Non va in ogni caso dimenticato, secondo Horse Angels, che l'equiturismo perché lanci l'Italia come meta appettibile a livello internazionale non deve dimenticare la responsabilità e l'etica. Troppo spesso, ancora, secondo la nostra personale opinione, questo tipo di attività dura da maggio a settembre e produce la morte per macellazione dei cavalli a fine stagione... perché mantenerli nella stagione "morta" sarebbe troppo oneroso per parte degli addetti (gli stagionali).

Se l'Italia è ancora indietro come turismo equestre rispetto ad altre nazioni più gettonate, va anche confrontato il fatto che in quelle nazioni il cavallo è un animale prevalentemente d'affezione e la sua macellazione è tabù. Chi spende soldi per viaggi a cavallo non vuole trovarsi davanti cavalli deperiti, scarti di altri impieghi e prossimi alla macellazione a fine stagione.

A dimostrazione di ciò, possiamo riferire la nostra esperienza: Horse Angels riceve abitualmente, durante la stagione estiva, le lamentele dei turisti stranieri, specialmente di matrice anglosassone, su alcune realtà di equiturismo italiane ancora non improntate al benessere integrale degli equidi e alla considerazione dei valori che stanno dietro al turista straniero disposto a spendere per viaggi a cavallo.

 

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