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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

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Premessa Horse Angels doverosa. Viste le criticità da sempre legate all'anagrafe equidi italiana, che non può essere di certo considerata la fotografia attendibile del censimento equidi in Italia, dato che sono ancora troppi gli utenti a non registrare nascite, morti, passaggi di mano; visto inoltre che un gran numero di persone lavora in nero nel settore equestre ed ippico, e che dunque pare improbabile fare una conta esatta degli addetti, può essere interessante valutare i numeri sugli equidi in Italia, secondo un nuovo studio di Confagricoltura Veneto/Cgia di Mestre, diffusi a Fieracavalli 2017, per lo stato dell'arte del settore in Italia. 


Negli ultimi dieci anni il numero degli equidi sarebbe cresciuto del 45,4%, passando dai 318.136 del 2006 ai 462.539 del 2016. Un boom di crescita legato in buona parte alle attività legate all’universo agricolo, che da un lato ha proceduto al recupero e alla salvaguardia del patrimonio zootecnico, e dall’altro ha registrato una grande riscoperta del cavallo in ambiti come quelli dell’agriturismo, dell’ippoterapia e del turismo equestre in generale.

Sono i dati che emergono dalla ricerca “Il cavallo: una realtà poliedrica”, realizzata dall’ufficio studi di Confagricoltura Veneto con l’ufficio studi della Cgia di Mestre.

2Secondo i numeri dell’Associazione italiana allevatori, che confluiscono nell’anagrafe degli equidi, ad aumentare proporzionalmente in modo maggiore sono stati soprattutto gli asini, riscoperti, il cui impiego è purtroppo (secondo noi) legato alla macellazione dei maschi (è probabilmente economicamente assai più facile e vantaggioso - in Italia - allevare asini per il macello, piuttosto che cavalli), al settore fiorente del commercio delle pelli d'asino, quello in crescita dei palii con gli asini e all'impiego di latte d'asina per vari prodotti di consumo, alimentare ed estetico, senza trascurare il lancio del'onoterapia e similari nelle fattorie didattiche per aumentare "il giro" delle possibilità di impiego di questi animali.  

Gli occupati nell'industria degli equidi, incluso tutto l’indotto, sarebbero tra i 40.000 e i 50.000, suddivisi in realtà poliedriche ma con una linea ascendente soprattutto nelle attività legate all’agricoltura, dunque l'allevamento non lo sport.

Di questi, tra 8.000 e 10.000 sono artieri, stallieri e addetti all’allevamento.

Conteggiate in 2.861 le aziende agricole dedicate prevalentemente all’allevamento di cavalli e altri equidi.

Conteggiati in 1470 i veterinari ippiatri.

A completare la conta tutti gli altri addetti: operatori professionali o tecnici necessari al settore. 

Va considerato l'universo sportivo del cavallo che produce un suo indotto con la vendita di prodotti e con l'esercizio di professioni dedicate: allenatori, istruttori, giudici di gara e altri professionisti dei servizi al cavallo agonista.

Accanto all’equitazione, come attività sportiva da condurre in maneggio, vi sono poi le attività naturalistiche di gite e trekking a cavallo (equiturismo) e di fattoria didattica, pet therapy e altre attività ludico ricreative mediate dal cavallo.

L'interesse è dunque eterogeneo, dall'allevamento per il macello all'impiego dell'equide per la crescita personale, così come i valori alla base che portano alla relazione con l'equide. 

Visto che il Veneto è da sempre una regione in cui il cavallo conta, a completamento della diffusione dello studio, viene fatto sapere che in commissione Agricoltura Veneto è licenziato un progetto di legge che prevede la messa a disposizione del settore di strumenti che possano contribuire al sostegno economico delle attività legate al cavallo. Il progetto di legge sarebbe prossimo al completamento del suo iter di approvazione.