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Il 5xmille a Horse Angels

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L'allarme lanciato da Coldiretti: "Rischiano l'estinzione 130 razze allevate tra le quali 38 di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini e 10 di maiali".
Per la Coldiretti, sono scomparsi dalle campagne italiane quasi 2 milioni di animali allevati per le carni negli ultimi 10 anni.

A rischio ci sarebbero le stalle italiane.

Un addio che ha riguardato soprattutto la montagna e le aree interne più difficili dove mancano condizioni economiche e sociali minime per garantire la permanenza di pastori e allevatori, spesso a causa dei bassi prezzi pagati per il latte e per la concorrenza sleale dei prodotti importati dall'estero.

"Quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado spesso da intere generazioni" ricorda il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini.

Ridotti anche i pascoli

Con mucche e pecore sono scomparsi anche i pascoli e i prati e il risultato è che negli ultimi 25 anni è andato perso oltre ¼ della superficie agricola (-28%), secondo un'analisi Coldiretti su dati Ispra, e, con esso, la capacità di assorbire le emissioni inquinanti ma anche di assicurare il riempimento delle falde acquifere. "Ma con la chiusura delle stalle cala anche la produzione di letame e liquami indispensabili per fertilizzare i terreni e aumentare la capacità di trattenere l'acqua da parte del terreno, alla base dell'agricoltura biologica con l'Italia che - riferisce la Coldiretti - detiene la leadership europea in termini di numero di aziende".

Comparto da 17,3 miliardi

Gli animali custoditi negli allevamenti italiani, evidenzia ancora la Coldiretti, "rappresentano dunque un tesoro unico al mondo che va tutelato e protetto anche perché a rischio c'è il presidio di un territorio dove la manutenzione è garantita proprio dall'attività di allevamento, con il lavoro silenzioso di pulizia e di compattamento dei suoli svolto dagli animali". L'allevamento italiano, continua, "è poi un importante comparto economico che vale 17,3 miliardi di euro e rappresenta il 35 per cento dell'intera agricoltura nazionale, con un impatto rilevante anche dal punto di vista occupazionale dove sono circa 800mila le persone al lavoro".

Quintuplicati gli asini

"In netta controtendenza rispetto all'andamento degli altri animali della tradizione, ci sono invece gli asini, che nel giro di dieci anni sono praticamente quintuplicati (+377%)", ha precisato la Coldiretti.


Considerazioni nostre sui dati Coldiretti

Purtroppo, i dati positivi sull'allevamento di asini, non riguardano la diffusione in Italia dell'onoterapia, attività promossa. Più probabile che il business siano i cinesi, con la richiesta di pelle di asini per il viagra della medicina tradizionale cinese (vedi link). Contemporaneamente all'aumento di allevamento di asini, si è registrato l'aumento di palii di asini in Italia negli ultimi 10 anni. I maschi sono tutti destinati al macello, tranne i riproduttori. Le femmine servono per la riproduzione e per il latte. E fino a che sono produttive, sfuggono al macello. Per mettere in luce gli allevamenti, sono fioriti i palii di asini come attività "sportiva" abbinata all'allevamento per il macello.

Al di là degli asini, nei riguardi di tutti gli animali allevati.

Se l'Italia, anziché puntare alla quantità, puntasse all'allevamento certificato (non autocertificato) di maggior benessere animale, allevamenti estensivi anziché intensivi, macellazione attenta ad evitare la sofferenza evitabile, forse i dati negativi della Coldiretti potrebbero avere una controtendenza. Se invece è solo il prezzo a farla da padrone, che tira verso il basso, l'Italia non ha chance rispetto ai paesi dell'est Europa: Estonia, Lituania, Lettonia, Ungheria, Bulgaria, Romania, Cechia e Slovacchia, paesi che si prestano all'allevamento a basso costo in ampie lande desolate che sono già il granaio d'Europa, e che per decenni hanno preso i finanziamenti europei per diventare gli allevatori di bestiame europei.

Da segnalare che non è ancora stata vinta, in Europa, nonostante la raccolta di milioni di firme, la battaglia per il massimo di 8 ore di trasporto per gli animali da avviare al macello, che avrebbe tutelato animali e allevatori a km zero. Camion stipati di animali, in condizione di estrema sofferenza, continuano ad arrivare dall'est Europa per essere macellati in ogni dove.

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