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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

Codice 92169370928

Guerra per le affiliazioni dei circoli, tra equitazione agonistica e amatoriale.

La competizione ha prodotto un processo presso l'Antitrust italiano su interpello di enti di promozione sportiva equestre dedicati al mondo dell'equitazione non orientato alle selezioni olimpiche per gli sport equestri.

Sentenza della AGCM

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), nella riunione del 8 ottobre 2019, ha concluso il procedimento nei confronti della Federazione Italiana Sport Equestri (FISE) accertando il mancato rispetto degli impegni resi obbligatori con provvedimento del giugno 2011 e un abuso di posizione dominante nei confronti di organizzazioni sportive concorrenti, in violazione dell’art. 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.

In particolare, FISE  ha posto in essere una strategia abusiva volta a limitare l'ambito dell'organizzazione delle competizioni amatoriali equestri, con particolare riferimento alle specialità Attacchi e Salto a Ostacoli.

Nello specifico, l’Autorità ha accertato che la strategia anticoncorrenziale si è realizzata mediante l’adozione di nuovi regolamenti maggiormente restrittivi, l’invio di lettere di diffida - a circoli, EPS, associazioni e, in generale, operatori del settore- volte ad impedire lo svolgimento di manifestazioni amatoriali di cui la Federazione asserisce la natura agonistica - e la mancata stipula di convenzioni con gli EPS e le altre società ed associazioni sportive, con cui regolare lo svolgimento dell'attività amatoriale e/o agonistica. In tal modo FISE ha ristretto in maniera sostanziale la possibilità di svolgere l'attività amatoriale, limitando fortemente l'ambito di operatività degli altri concorrenti ed ampliando la propria sfera di attività.

Il mancato rispetto degli impegni, finalizzati ad assicurare lo svolgimento di attività amatoriale in ambito equestre, e l’abuso accertato nei confronti delle organizzazioni concorrenti di FISE sono stati ritenuti violazioni gravi della concorrenza; pertanto, l’Autorità ha irrogato alla Federazione una sanzione pari a circa 450.000 euro.

Nel corso del procedimento, l’Autorità si è avvalsa dell’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

La risposta della FISE

La Federazione Italiana Sport Equestri ha ricevuto oggi, mercoledì 16 ottobre, comunicazione del provvedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che ha irrogato una sanzione pari a circa 450 mila euro. 

La Federazione prende atto della decisione dell’Antitrust nella consapevolezza che i provvedimenti sanzionatori, come le sentenze, non si commentano, ma – ove non condivisi - si impugnano. 

I legali della Federazione, infatti, sono già a lavoro per presentare ricorso presso le sedi giudiziarie competenti, poiché ritengono che nel provvedimento siano presenti diversi profili e interpretazioni non condivisibili, che penalizzerebbero la professionalità degli istruttori e dei tecnici federali e che non tutelano gli enti affiliati alla Federazione.

Si allega qui il provvedimento ricevuto

Blitz dei carabinieri in un maneggio con attività di coltivazione e produzione di marijuna.

Secondo i carabinieri che hanno curato l'operazione, i due titolari avevano allestito un tendone in un maneggio e lavoravano (essiccamento e confezionamento) la marijuana. In un area dello stesso maneggio, vicino ai recinti per cavalli frequentati dai clienti del maneggio, la coltivazione della droga.

Due italiani, di 42 e 47 anni, abitanti a Cinzano, titolari dell'attività di maneggio, sono stati arrestati dai carabinieri della Stazione di Castiglione Torinese con l’accusa di detenzione e produzione di marijuana.

La perquisizione della cascina e di un tendone allestito all'interno del maneggio ha permesso di sequestrare 40 kg di marijuana e un defogliatore utilizzato per dividere le foglie dalle infiorescenze.

Preoccupati ora i frequentatori per la sorte dei cavalli che lì vivevano pacifici, sereni e in benessere.

Purtroppo c'è ancora chi li tiene così. Con le pastoie in detenzione fissa.

Il codice per la buona gestione degli equidi emanato dal Minsal ammette posta e pastoie solo come detenzione "una tantum", quando non si può fare altrimenti.

In questo caso il maltrattamento è stato riconosciuto. Aggravato dalla morte di alcuni soggetti. Il tutto è avvenuto in Piemonte, in provincia di Biella.

3 asini sono sopravvissuti e sono stati sequestrati all'allevatore, che dovrà rispondere in giudizio di maltrattamento, aggravato dalla morte di animali.

Il caso è del giugno scorso, quando inizialmente gli asini sopravvissuti sono stati affidati all'indagato, ma poiché la gestione non è migliorata, in un momento successivo sono stati affidati a Horse Angels.

Horse Angels non è un rifugio o santuario di cavalli, noi lavoriamo come network di volontariato, stallando gli equini a noi affidati in maneggi che aderiscono al network, in questo caso il maneggio di monta americana sito a Cumiana, in prov. di Torino, Hisbareth Ranch, dove da oggi le 3 asinelle verranno educate all'approccio corretto con l'essere umano.

Per chi li volesse adottare a distanza, fintantoché a nostra volta non avremo trovato le situazioni potenzialmente candidate a divenire la nuova casa definitiva per loro, concordata con le autorità di competenza: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

I capi di accusa sono associazione a delinquere, furto in abitazione, violazione di domicilio, violenza privata, sostituzione di persona, falsità ideologica

Avviso di conclusione di indagine – notificato in base all’articolo 415 bis del codice di procedura penale -per dodici guardie zoofile della Kronos, operanti sia in Versilia che a Lucca: i capi di accusa sono associazione a delinquere, furto in abitazione, violazione di domicilio, violenza privata, sostituzione di persona, falsità ideologica.

L’inchiesta, seguita in prima persona, fin dall’inizio, dal Procuratore capo di Lucca dottor Pietro Suchan – in pensione da pochi giorni –  con indagini della sottosezione della Polizia Gudiziaria reati ambientali e territoriali, è iniziata quasi due anni fa, dopo la sottrazione di un maremmano in lucchesia, col proprietario accusato da Kronos di maltrattarlo.

Poi, da questo caso, la Procura ne ha scoperti altri: alcuni appartenenti alle guardie zoofile dell’Associazione Accademia Kronos Sez. di Lucca durante i controlli sui maltrattamenti di animali d’affezione, secondo la Procura, ponevano in essere atteggiamenti vessatori al fine di ottenere dai legittimi proprietari la consegna del cane mediante la sottoscrizione di un atto di cessione volontaria, nel caso in cui per vari motivi non fosse stato possibile portare avanti tale modus operandi lo stesso veniva sottratto nei giorni successivi anche prelevandolo abusivamente su aree di proprietà privata.

“In particolare – si legge nell’atto a firma della Procura di Lucca – il sodalizio criminoso costituito nell’ambito dell’Associazione Accademia Kronos avente ad oggetto attività di prevenzione e repressione in materia di maltrattamento di animali, ha agito con le modalità illecite meglio precisate, oltre al fine di rafforzare tale attività associativa ed il prestigio e la considerazione in ambito territoriale della stessa, organizzando controlli e verifiche sui maltrattamenti di animali d’affezione ma costringendo in realtà, almeno in parte i proprietari a farsi consegnare l’animale controfirmando un atto di passaggio di proprietà avverso la minaccia di sanzioni amministrative in larga misura eccessive e non applicabili, e/o denuncie penali infondate, in particolare ponendo in essere una serie di comportamenti atti a condizionare e precisamente a cedere ed far perdere le tracce dell’animale illecitamente sottratto”.

I fatti contestati sono relativi al periodo dal 2017 ad aprile 2019. Le guardie zoofile Kronos, secondo l’accusa, agivano “in assenza dei titoli necessari, nello specifico del Decreto Prefettizio, effettuando controlli e verifiche nell’ambito dei maltrattamenti sugli animali d’affezione e attribuendosi abusivamente mediante l’utilizzo di divise, distintivi e stemmi, il falso stato ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici”. In un caso, sempre secondo la Procura, “mediante minaccia di elevate sanzioni amministrative e/o ingiustificati deferimenti all’Autorità Giudiziaria” avrebbero costretto un proprietario di un 4 zampe a “sottoscrivere un atto di cessione del proprio cane, pastore maremmano di nome Oliver”.

“Sebbene non più in possesso di Decreto Prefettizio di Guardia Zoofila sospeso da provvedimento emesso dalla Prefettura di Lucca – si legge ancora nell’avviso di conclusioni di indagini – una guardia zoofila ha continuato ad operare abusivamente come tale indossando divise, mostrine e placche riconducibili alle Guardia Zoofile dell’ Associazione Accademia Kronos indossando anche abusivamente un’arma contundente quale il manganello/sfollagente, sottraendo a Massarosa il cane di nome Chicchino, introducendosi abusivamente nella sua proprietà e altri due in località Capezzano Pianore”.

Gli indagati, che hanno nominato i propri difensori, tra i quali l’avvocatessa Valentina Tognocchi e l’avvocato Fabrizio Miracolo, hanno ora 20 giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore, presentarsi dal pm per rendere dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposti ad interrogatorio.

Respinto il ricorso presentato da un allevatore di San Benigno Canavese, condannato nel 2018 dalla Corte d’Appello di Torino a un anno di reclusione per aver provocato la morte di un giovane puledro e sottoposto a sevizie 3 asini, 4 cani e altri 25 cavalli.

La Procura aveva pertanto deciso di disporre il «sequestro degli animali presenti nella struttura (cavalli, asini, pony e cani)». Per i giudici della Cassazione, che hanno quindi confermato il verdetto pronunciato il 24 aprile di un anno fa al termine del processo di secondo grado, «la maggior parte degli animali si trovava in condizioni insopportabili, tali da mettere a repentaglio la loro sopravvivenza». «A fronte del pessimo stato in cui erano ridotti gli animali — aggiunge quindi la Suprema Corte —, le considerazioni sulla professione di commerciante» dell’imputato «e sugli interessi personali sottostanti sono destinate a rimanere sullo sfondo».

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