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Il 5xmille a Horse Angels

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CATANIA. Tre denunce in stato di libertà per maltrattamenti di animali in concorso sono state effettuate, a seguito di accertamenti, da personale della Squadra a Cavallo della Questura di Catania.

I poliziotti, avendo appreso che nella zona di Palagonia, lo scorso 19 gennaio, si era svolta una corsa clandestina, hanno svolto alcuni accertamenti, allo scopo di risalire ai responsabili.

Gli agenti, quindi, hanno indagato il ventisettenne G.S. e il quarantunenne C.M., entrambi catanesi, oltre al misterbianchese S.S. del 1997: gli stessi si sono resi responsabili dell’utilizzo dei cavalli, per la citata corsa clandestina di Palagonia.

Sono stati sequestrati e affidati in giudiziale custodia 2 cavalli, entrambi trovati dentro due distinte stalle di San Cristoforo. Altresì, sono stati sequestrati diversi finimenti, alcuni calessi e comminate diverse sanzioni amministrative per un valore di 16 mila euro.

L'industria dei giochi è un mega business in Italia, generando 102 miliardi di euro come raccolta complessiva, coinvolgendo 6.500 aziende e un numero di addetti prossimo ai 300mila (dati 2017 di Agenzia delle Dogane e Monopoli).

Praticamente tra le top 5 industrie del Paese.

Ciò di cui la gente potrebbe non rendersi conto è che le slot machine, le macchine da video poker e altri dispositivi di gioco elettronici costituiscono il grosso di quell'attività economica.

Nel gioco d'azzardo si perde sempre

Ci sono piccole vincite di incoraggiamento, qualche vincita media e poche vincite forti (di incoraggiamento), ma si gioca contro un cervello informatico che è stato programmato per far perdere gli utenti.

Consideriamo l'utente tipo "pinco pallino", che ha appena ottenuto la busta paga e si dirige nel locale Slot a giocare i suoi 50 o 80 euro. Ci sono fondamentalmente tre risultati: perde tutto, colpisce un jackpot considerevole e vince alla grande, o guadagna o perde un pò, ma riesce a scappare prima che le probabilità si trasformino decisamente contro di lui.

Ovviamente, il primo risultato è molto più comune degli altri due: deve essere il distributore di slot a mantenere il vantaggio. I fondi per pagare grandi jackpot provengono da perdenti frequenti (che vengono spazzati via). Senza tutti questi perdenti, non ci possono essere grandi vincitori - motivo per cui così tante persone giocano in primo luogo sperando di poter essere quegli "eletti" che godono di grande fortuna.

E' un sistema Ponti, pochi vincono e quasi tutti perdono.

In particolare, la somma di tutte le perdite individuali viene utilizzata per finanziare i grandi jackpot. Pertanto, per fornire jackpot allettanti, molti giocatori devono perdere e continuare a sperare tramite piccole vincite (che non compensano le perdite).

Alla fine, il mondo slot sta vendendo l'eccitazione, che è composta dalla speranza, ma anche dalla depressione.

Tutti quei soldi sarebbero meglio riposti in altri investimenti, che danno un maggiore ritorno per la propria (e dei propri cari) felicità, salute, sicurezza economica.

La Ludopatia

E' stato coniato un termine per la dipendenza da gioco d'azzardo: ludopatia.

Non esiste target per chi gioca d’azzardo: anziani, studenti, lavoratori o disoccupati, delusi dalla vita, puntano alla vincita miliardaria o a quella anche minima che dia però quel brivido di cui si ciba il giocatore d’azzardo. Una delle peggiori droghe del ventunesimo secolo, una vera piaga sociale che rovina molte famiglie italiane.

Il problema principale del gioco d’azzardo, o quanto meno uno dei principali, è la facilità con la quale una persona può reperire un punto fisico dove giocare o, peggio ancora, la facilità con la quale può giocare comodamente da casa con il proprio computer.

Lo Stato Italiano anziché difendere i cittadini da questa malattia, ci lucra sopra. Le politiche di contrasto sono deboli, così come le misure per "curare" chi è caduto nel tunnel della dipendenza.

Ma uno Stato che si finanzia con il gioco d'azzardo è uno stato destinato a rimanere sempre nel cono d'ombra della stagnazione.

A tutto questo si aggiunge l’altro lato della medaglia, il gioco illegale, ormai ben radicato su tutto il territorio nazionale, su cui lucrano principalmente le mafie.

Sempre più giovani si perdono nelle vie tortuose del gioco d’azzardo, annullando la propria vita e tralasciando le cose importanti.

Nel nostro piccolo, garantiamo il nostro sito, e le nostre politiche, sul tema NO SLOT.

Condanna esemplare per maltrattamenti e uccisione di animali, la vicenda a San Clemente di Rimini relativa ad una situazione accertata nel 2015, di cui si è chiuso ora il processo di primo grado.

Il Tribunale di Rimini ha condannato in primo grado a un anno e 6 mesi di reclusione, a fronte di una richiesta di 2 anni formulata dalla pubblica accusa, un 57enne di San Clemente (RN), nella cui proprietà, fu trovato un cane impiccato e diversi equini che versavano in condizioni di salute precaria.

Difeso dall'avvocato Andrea Muratori, che ha annunciato ricorso in appello per chiedere piena assoluzione, l'uomo doveva rispondere di uccisione e maltrattamenti di animali, macellazione clandestina e omessa custodia di armi, nella fattispecie un fucile da caccia e munizioni regolarmente detenuti, ma lasciati in una roulotte senza le cautele necessarie per evitare che terzi se ne potessero impossessare.

Il blitz delle guardie ecozoofile di Fare Ambiente, nel luglio 2015, portò al rinvenimento di quello che fu ribattezzato un allevamento lager: un cane spinone femmina chiuso in un box stretto in condizioni precarie, un asino tenuto legato sotto il sole cocente, cavalli detenuti in gabbie con misure non regolamentari e ovini in stato di disidratazione.  

Inoltre fu rinvenuta la carcassa di un altro cane spinone, maschio. Una morte accidentale, secondo l'allevatore, che si difese dicendo che l'animale si era strozzato con la catena nel tentativo di saltare la recinzione.

L'accusa di macellazione clandestina, invece, sorse a seguito del rinvenimento di ossa riconducibili a equini.

I carabinieri del Nas di Padova nelle scorse settimane hanno sequestrato un cavallo nella stalla di un allevatore di Pojana Maggiore in provincia di Vicenza.

Dalla documentazione risultava un esemplare femmina, e invece era un cavallo maschio. Con l’ipotesi che tutti i documenti fossero contraffatti, hanno fatto scattare i sigilli ed hanno denunciato un vicentino di 41 anni per falso. Quest’ultimo ha però ottenuto la restituzione dell’animale da parte del tribunale.

Nel frattempo continuano le indagini fra stalle e macellerie per ipotesi di contraffazione di documenti allo scopo di macellazione abusiva.

Colmare lacune e superare le incongruenze delle linee guida sulle IAA. Chiarire l'ambito sanitario, predisporre una formazione universitaria e protocolli standard di intervento. Sono iniziate in parlamento le audizioni informali sul riordino della pet therapy. In particolare sono due le risoluzioni in esame, ed entrambe affiderebbero in esclusiva ai veterinari le attività di pet terapia.

La risoluzione dell'On Doriana Sarli (M5S) si focalizza su alcune lacune da colmare nella gestione degli interventi assistiti con gli animali (IAA), i quali "fanno tutti parte della sanità pubblica veterinaria".  La materia non è normata per legge, ma dalle linee guida del 2015, in seguito alle quali "la comunità scientifica ha fatto notevoli progressi" ma che oggi presentano "alcune incongruenze".

L'ambito di queste attività secondo la Sarli è "strettamente sanitario" e solo veterinari possono sostenere la mansione. La figura del conduttore dell'animale, se non rappresentata da un professionista della salute animale, non ha la formazione adatta e nemmeno la competenza per svolgere il compito che gli viene assegnato, continua la risoluzione. Senza contare un rischio zoonosico "non facilmente prevedibile". Le IAA richiedono quindi figure professionali responsabilizzate e che rispondano a un codice deontologico e "il medico veterinario è sottoposto a responsabilità civile in quanto esercente la professione sanitaria e a responsabilità disciplinare in quanto soggetto al codice deontologico"- fa notare la Sarli.

La formazione, secondo la risoluzione Sarli, per l'erogazione di terapie e di servizi "riferibili a prestazioni sanitarie di tipo specialistico" può essere solo universitaria.

Per ridurre il rischio epidemiologico, sarebbe necessario adottare dei protocolli sanitari specifici standardizzati. Per quanto attiene in particolare alla scelta dell'animale, ad esempio per il coniglio e altri pet non convenzionali "non sono ancora noti etogrammi definiti in tutto il loro corredo comportamentale e, quindi, non è conosciuto nemmeno il loro effettivo potenziale di rischio zoonosico".
  
Su toni simili la risoluzione dell'On Paolo Siani (PD) che sostiene che la pet therapy  "rientra a pieno titolo in quelli che sono dei veri e propri percorsi di alta formazione e quindi erogati dall'università". Al contrario, a questo tipo di formazione post laurea, si sommano una serie di formazioni di tipo diverso disciplinate dalle singole regioni che hanno creato una sovrapposizione di ruoli nel mercato del lavoro generando, tra gli utenti, non poca confusione.

Secondo Siani, le linee guida non danno indicazioni sugli standard dei criteri di scelta delle specie e degli individui animali e delle tecniche di educazione, là dove la standardizzazione di questi criteri renderebbe più sicuri gli interventi, abbassando nel contempo lo stress dell'animale e la possibilità che si realizzino le condizioni per zoonosi sia infettive che comportamentali; inoltre, nelle linee guida non sono state indicate le modalità di gestione degli animali coinvolti soprattutto se gli interventi sono realizzati nelle strutture sanitarie verso le quali gli animali stessi possono rappresentare dei fattori di rischio epidemiologico come possibili vettori in entrata ed in uscita di importanti germi patogeni.

Secodo Siani, urge uniformare i comportamenti degli operatori, consentire la realizzazione di esperienze confrontabili dal punto di vista dell'efficacia terapeutica, rafforzando un approccio scientifico all'impiego degli IAA. La risoluzione, se approvata, prevederebbe una revisione delle linee guida nazionali affinché:

  • le terapie con gli animali possano essere utilizzate per interventi abilitativi di carattere sanitario,
  • la conduzione dell'animale sia effettuata esclusivamente da veterinari,
  • la formazione sia solo universitaria,
  • vi sia una distinzione esplicita tra le attività che non si inseriscono nel contesto degli IAA (escludendo dunque fattorie didattiche o attività nei maneggi/centri equestri che non rientrano negli interventi abilitativi di carattere sanitario),
  • previsione di adeguate risorse finanziarie, volte ad inserire nei livelli essenziali di assistenza (Lea) alcune tipologie di terapie assistite con gli animali (Taa), già previste da alcune regioni.

Pet therapy esclusiva veterinaria, una specificità italiana

All'estero i veterinari non sono così interessati ad avere l'esclusiva sulle pet therapy. La ragione di questa particolare attenzione in Italia, potrebbe risiedere nel precariato della figura del veterinario nel nostro Paese.

Oggi in Italia ci sarebbero 33mila veterinari, contro i 18mila della Francia. Questo perché l’Italia ha 13 facoltà di veterinaria contro le 4 francesi. Un rapporto fra domanda e offerta “sbilanciato, che produce come prima conseguenza un esercito di liberi professionisti per necessità, almeno 20mila, precari, senza nessuna tutela né stabilità, con un reddito professionale medio che è fra i più bassi in Italia, sotto i 15mila euro all’anno”. A denunciarlo è il Sindacato Veterinari liberi professionisti (Sivelp).

Il mercato della medicina veterinaria italiana non riesce ad assorbire tutti i professionisti che annualmente escono dalle università, circa 1.100, e che si trasformano quindi sempre più spesso in precari sottopagati, oppure emigrano in altri Paesi affidandosi alla sorte.

In questa situazione, trovare uno sbocco per i veterinari laureati e precari, è chiaramente una missione nobile per il Ministero della Salute, che ha messo a punto le linee guida per la pet therapy nel 2015.

Dovessero queste risoluzioni passare, qualche veterinario in più troverebbe lavoro, sacrosanto, ma sarebbe una brutta notizia per tutti gli altri precari che hanno fatto i corsi per gli interventi assistiti con gli animali, spendendo fior di soldi, sperando di poter lavorare con gli animali.

Purtroppo anni e anni di corsi selvaggi in tutta Italia sulle pet therapy, hanno prodotto formazione inutile, se non a scopo personale (imparare l'arte e metterla da parle), poiché se non c'è lavoro come veterinari, ancora meno ce ne è come pet terapisti, a fronte di una moltitudine di corsi che sono stati attivati in Italia dall'istituzione delle linee guida del 2015. Corsi non gratuiti.

La "bolla" ha finito per produrre reddito solo per i formatori e rischia di diventare una sorta di truffa consumata su precari animalisti che hanno ottenuto, a pagamento, i vari diplomi.

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