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Altrimenti detto, Un cavallo è più simile a una mucca o ad un cane?


Il contenuto esamina il ruolo del cavallo come animale che fa da ponte tra cultura urbana e rurale.

Informazioni di base: i cavalli nella società odierna godono di una posizione unica che fa da ponte tra la zootecnia, ovvero l'allevamento rurale di animali prede per l'essere umano, e gli animali da compagnia. Mentre molti cavalli sono ancora allevati per la carne in spazi ampi, soprattutto pascoli demaniali, altri sono tenuti esclusivamente come animali da ricreazione e compagnia per i loro proprietari.

E' più facile per la gente urbana avere contatti con i cavalli, che con i bovini, e questa familiarità, anche occasionale, può portare le persone a considerare il cavallo come se fosse un grande cane.

I cavalli hanno in effetti caratteristiche speciali che li hanno resi tra gli animali più amati al mondo, soprattutto per la loro flessibilità, che li rende versatili a sport, terapia, lavoro e anche compagnia.

Di fatto però sono più simili a bovini che a cani. In particolare hanno caratteristiche quali:

  • l'istinto della mandria
  • il desiderio di stare sempre con propri simili
  • l'istinto alla fuga delle prede
  • la predilizione per grandi spazi aperti
  • la necessità di ampi spazi per potersi muovere
  • l'impossibilità a salire su un mezzo di locomozione domestico ad uso umano (l'automobile)
  • l'impossibilità a vivere in una casa umana, richiedendo stabulazione ad hoc (a differenza del cane, un cavallo non può vivere in appartamento e neppure nel piccolo giardinetto di casa)
  • l'impossibilità a essere nutrito con gli avanzi della tavola domestica
  • la necessità di competenze tecniche che richiedono diverso tempo per essere acquisite per una buona gestione

Tutte caratteristiche tipiche anche del bovino, ma non del cane domestico, che può preferire la compagnia del proprio proprietario a quella dei suoi simili, può dormire nel letto del suo proprietario, salire in macchina con lui, accontentarsi degli avanzi della tavola, e non richiedere particolare formazione tecnica per essere gestito.

Un cane è per tutti, un cavallo no.

Come la nostra società è diventata più meccanizzata, il numero di persone che hanno contatti diretti con i cavalli è assai diminuito. Per molte famiglie l'ultimo contatto con il cavallo, anche solo come mezzo di trasporto, risale a parecchie generazioni antecedenti. Ne consegue che la conoscenza diretta di come prendersi cura dei cavalli e delle loro caratteristiche uniche è oramai settoriale, e appartiene ai pochi che frequentano cavalli per lavoro o per sport. 

Oggi le idee di molte persone sul comportamento dei cavalli sono modellate da film e pubblicità; dove l'immagine del cavallo è romanticizzata e quasi mai rappresenta la realtà. 

Questo può illudere che prendersi un cavallo abbia le stesse specifiche del prendersi un cane, niente di meno vero.

A parità di disinformazione sui cavalli, chi ha dimestichezza con bovini riuscirà meglio a gestire un cavallo, rispetto a chi ha dimestichezza solo con i cani.

Checché la si pensi singolarmente, gli equini in Europa sono classificati esclusivamente come bestiame. Prova ne è, in Italia, che per portarsi a casa 1 equino, fosse anche un pony, è obbligatorio per legge aprire un codice di stalla come allevatore presso il servizio veterinario pubblico, che sottintende che l'equino sarà stabulato su terreno agricolo, essendoci il divieto di ospitare cavalli su terreni residenziali.

Non c'è invece alcun particolare requisito per portarsi a casa un cane, che può vivere in campagna come in città, in una villa come in un appartamento.

E ancora, non ci sono obblighi sanitari per il cane, ce ne sono parecchi per i cavalli. Mentre un cane può circolare liberamente, per un cavallo è prevista la tracciabilità (documento di trasporto) che da luglio 2019 in Italia è elettronica e serve a prevenire la diffusione di malattie endemiche nel bestiame, oltre che a tentare di prevenire la macellazione abusiva.

E ancora, mentre non ci sono contributi per allevare cani, ce ne sono per allevare i cavalli come specie zootecnica.

Ora, nulla vieta, anzi generalmente si incoraggia, il possesso del cavallo come animale da compagnia, particolarmente per chi ha scelto di registrare l'equino come non macellabile. Ma va compreso che questa è una responsabilità individuale che a nessun titolo, oggi come oggi, è sostenuta dalla comunità.

Ovvero, non esistono attualmente fondi pubblici per salvare dal macello i cavalli indesiderati. Non esistono equili di diritto per cavalli abbandonati, come esistono invece per i cani.

Da ciò ne discende una particolare conseguenza che non va sottovalutata: al fine di non incorrere in errori pregiudizievoli, sia per la propria e altrui incolumità, sia per evitare la tipologia di maltrattamento equino causata dall'ignoranza di gestione, sia per evitare il possesso incauto con tutte le conseguenze dannose che ne possono derivare, e in definitiva per la maggiore tutela di persone ed equini, il cavallo non va paragonato ad un carnivoro come il cane, ma ad un erbivoro da mandria come il bovino, senza che questo costituisca motivo per non garantirgli il giusto trattamento dignitoso, in benessere, con gli spazi adeguati e le competenze tecniche di gestione sviluppate, dall'inizio alla fine della sua vita.

Per chi pensa che la casa è dove sono i cavalli, potrebbe essere facile indulgere nel desiderio di portarsi i cavalli presso la propria abitazione.

Magari si comincia a ragionare sul fatto che nei maneggi si paga un fisso mensile per il box e due pasti al giorno, ogni extra costa dei soldi. Tenere il cavallo in un bel maneggio, con tanti servizi, rischia di costare quanto l'affitto di un piccolo appartamento in campagna.  Inoltre, il maneggio costringe a compromessi, se non tutti hanno le stesse idee o interessi intorno ai cavalli. 

Per chi ha un pezzetto di terra a casa, o è disposto a trasferirsi in campagna, pur di avere i cavalli fuori dall'uscio, ecco un insieme di considerazioni delle quali però occorre tenere conto. 

E' più conveniente tenere il cavallo in maneggio o a casa?

Nel lungo periodo, è più economico tenere i cavalli a casa, semplicemente perché non si deve pagare il conto mensile di affitto stalla. Ma ciò che si risparmia in soldi di affitto, si spende in tempo da dedicare ai cavalli. A meno di non potersi permettere un operario, se si hanno diversi cavalli, servirà parecchio tempo per curare sia gli animali che lo spazio che abitano. Le questioni di nutrizione e igiene diventeranno prioritarie, assorbendo tanto tempo che prima veniva impiegato per l'attività di equitazione.

Inoltre, serve un investimento iniziale per costruire recinti, stalle, fienile, concimaia, quest'ultima obbligatoria se si superano i 3 cavalli. 

Ma quanto si spende esattamente a cavallo, tenendoli a casa?

Innanzitutto, parliamo di animali sociali che mal si addicono a vivere senza loro simili. Un cavallo da solo non sta bene, va abbinato quanto meno ad un altro erbivoro preda (capra, mucca, pecora etc).

Per le cure di base, è lecito mettere in conto una spesa medica minima di 300 euro annuali, che fanno una media di 25 euro mensili. Questo fino a che il cavallo è in salute e non svolge attività agonistica. Si potrebbe arrivare a spendere decisamente tanto di più se il cavallo si ammala, si infortuna o se deve partecipare a gare che determinano spostamenti, iscrizioni, affitti di stabulazioni temporanee.

Se è facile calcolare i costi minimi, ben altro paio di maniche diventa calcolare quelli massimi. Non c'è un limite, se non nelle proprie tasche, nelle spese che si potrebbe arrivare ad affrontare. Un cavallo con gravi problemi di salute, che richiedono intervento in clinica, scarpe speciali, medicazioni particolari, può necessitare di un investimento in cure mediche veterinarie di migliaia di euro annui.

I cavalli si ammalano e soffrono molto più spesso di quanto farebbe comodo ai loro proprietari, il che significa che si sarà costretti a chiedere l'intervento del veterinario più di una volta l'anno. In un maneggio, si potrebbe avere una cifra di prestazioni veterinarie ordinarie più bassa, in quanto lo stesso veterinario tenderà a seguire più cavalli nello stesso maneggio, abbattendo i costi di diaria. Quando i cavalli sono a casa propria, il veterinario verrà apposta, ed essendo un libero professionista, nella sua prestazione metterà, gioco forza, anche i costi di trasferta.

Per il maniscalco, occorre mettere in conto, se il cavallo ha bisogno di essere ferrato, una spesa dai 50 agli 80 euro ogni 45 giorni circa, specialmente se il cavallo fa esercizio, ovvero è impiegato in qualche disciplina equestre per la conduzione della quale è richiesta la ferratura. Ma ci sono interventi podologici speciali che possono incidere per diverse centinaia di euro, quando il piede è a rischio e va tentato il tutto per tutto per recuperarlo. La cura degli zoccoli è importante tanto quanto l'assistenza veterinaria. Anche se il cavallo è sferrato, perché non necessita di scarpe per l'attività che fa, occorre mettere in conto un 300 euro annui di cure podologiche per il pareggio del piede e i prodotti di pulizia e di manutenzione dello zoccolo. Occorre infatti pensare che il maniscalco, come il veterinario, se deve muoversi per un solo cavallo, farà pagare anche la trasferta e quindi non si potrà spendere per il pareggio quanto si spendeva in maneggio, dove il maniscalco si recava cadenzato per fare i piedi di una moltitudine di cavalli suoi assistiti.

A ciò vanno aggiunte le spese delle medicazioni. La somma di denaro che si spende per i farmaci/parafarmaci/integratori varia da cavallo a cavallo, ma incide anche quella sul portafoglio.

Occorre considerare i costi della lettiera, perché i cavalli, se sono scuderizzati, non possono stare su superficie dura. Qualsiasi sia la lettiera scelta comporta dei costi che possono aggirarsi fino ai 50 euro al mese, dunque all'incirca 600 € l'anno per una lettiera bella soffice e rinnovata quotidianamente. Poi va calcolato il peso dello smaltimento delle fiande, nel caso si debba ricorrere a qualcuno che prelevi periodicamente la massa di letame. 

A ciò va aggiunto il costo dell'alimento principale del cavallo, il fieno, quando non si dipone di pascolo in proprio, con costi stagionali variabili, se non si è in grado di fare l'acquisto all'ingrosso e stoccare il fieno per le stagioni carenti in un magazzino apposito. Poiché il costo del fieno può variare durante l'anno, così come varia a seconda della qualità (primo taglio, secondo taglio, conservato bene, conservato alla peggio), a ballone, a ballette, piccole quantità, grandi quantità, è saggio mettere in conto una spesa mensile di 100 euro per un cavallo di dimensioni medie che si vuole alimentare correttamente con fieno qualitativo quando non si dispone né di pascolo, né di possibilità di stoccare grandi partite di fieno (il che consentirebbe un risparmio notevole).

Occorre ricordarsi che se il cavallo non è alimentato correttamente, ne risentirà di salute, il che peserà sulle spese mediche. Quindi non si può lesinare su quantità e qualità di fieno, specialmente se non si possiede pascolo.

Se poi si somministrano anche le granaglie, per un cavallo che lavora poco si può calcolare una spesa di 15 euro al mese. 

Infine, la manutenzione dei recinti, della stalla di accoglienza, dell'eventuale pascolo, la cura dei fondi, sono un costo fisso una tantum che non può essere trascurato per la sicurezza, l'igiene e il benessere.

Tutto quanto sopra esposto considerato, al mese si rischia di spendere quasi quanto in un maneggio con pochi servizi (occorre tenere conto che il prezzo del maneggio può variare dai 230 euro mensili ai 700 euro mensili, a cavallo, a seconda delle tipologia di maneggio, servizi che offre, ubicazione). 

Il discorso è questo, è più economico mantenere i cavalli a casa ma, generalmente, non è economico avere dei cavalli e si dovrebbe sempre pianificare una spesa maggiore, a quella minima necessaria, per prepararsi agli inconvenienti che, con i cavalli, possono appostarsi dietro l'angolo.

I cavalli sono animali imprevedibili, che è parte del loro fascino per chi ne è innamorato. Ciò significa che qualcosa può andare storto, tanto da fare accumulare le spese più velocemente di quanto si pensasse. Quindi, se portarsi i cavalli a casa era solo per risparmio, potrebbe non essere la soluzione compatibile con tutti, perché occorre molta esperienza in cavalli e molto studio su di essi, per essere in grado di prevenire e fronteggiare i problemi a basso prezzo, pur non rinunciando alla salute e benessere degli equini. 

Conclusioni: tenere i cavalli a casa è più economico, ma il mantenimento in benessere dei cavalli, la loro educazione e avviamento alle discipline equestri, potrebbe non essere a buon mercato, né a casa, né in maneggio. 

Se il budget a disposizione è veramente limitato, magari è più saggio limitarsi a frequentare i cavalli dei maneggi, optando per una fida, semi fida (condivisione del cavallo con il proprietario dello stesso) o delle lezioni di equitazione a pacchetto, per pianificare la spesa mensile con più facilità e sostenibilità.


Costi preventivati secondo studi di settore. Costi minimi per chi non dispone di pascolo:

€ 1.800 all'anno a cavallo tenuto a casa

€ 3.600 all'anno a cavallo tenuto in maneggio

 

Saman è colui che sa

Sciamanesimo è un termine che indica una pratica spirituale antica che si rifa ad elementi della natura. Nella forma tradizionale è un sistema di credenze e comportamenti presente all'interno di diversi tipi di culture e legata a fauna e flora selvatici come spiriti di guarigione.

Lo sciamanesimo in Italia rispecchia il concetto degli spiriti del luogo antico. I romani – grandi condottieri a cavallo - davano parecchia attenzione al mondo spirituale naturale, e tale tradizione è persistita e nel mondo del cavallo italiano ed è ancora tangibile oggi.

Se si pensa che generalmente si attribuiscono al cavallo poteri taumaturgici, poiché l’animale viene definito spirito guida per la guarigione, capace di alterare lo stato di coscienza quotidiano, sia in vigilanza (si pensi a tutta la filosofia empatica di trasfigurazione del binomio persona/cavallo in un essere solo) sia, in caso di viaggio introspettivo, nei casi più positivi, per portare alla guarigione del “paziente”.

Semplicemente, i cavalli in natura sono collegati tra di loro empaticamente, telepaticamente si potrebbe dire, il che li porta a collaborare gli uni con gli altri per la miglior sopravvivenza del branco. Non soffrono del pregiudizio della scarsità e quindi non si uccidono l’un l’altro per un pezzettino di pascolo verde, laddove basta spostarsi un poco più in là per trovare altra erba. I cavalli non accumulano pascoli in esclusiva, sono spiriti nomadi votati alla condivisione degli spazi. Tanto è che spesso si trovano a vivere in branchi contigui sia di altri cavalli, sia di altre specie animali, in pacifica convivenza. Certo, se il pascolo è confinato, le risorse scarse, sale la competitività anche tra di loro.

Tra i cavalli comanda il saman, il più capace, non il più forte inteso come esclusiva forza fisica. Il comando nei cavalli è il traguardo complessivo di vita delle qualità meritocratiche dell'individuo, che significa saper fare, per sé e per la comunità.

Quando incontriamo i cavalli in libertà, allora si fa più evidente il loro messaggio "ecologista" e di "democrazia partecipativa" per noi. Ma anche di collaborazione basata sulla volontarietà e di conquista della fiducia non tramite l'inganno, bensì tramite il merito e l'autorevolezza.

Infine, la fiducia è fondamentale tra i cavalli. Ci si fida del saman, maschio o femmina che sia, perché conosce i pascoli migliori. I cavalli hanno paura dell’ignoto, perché lì può annidarsi il predatore. E si fidano dell'essere umano che si pone nella veste di saman, di guida autorevole, nei loro confronti.

L’essere umano è di base un predatore nei confronti del cavallo. Imparare a fidarsi dell’umano per il cavallo è un percorso. Se quell’umano è poi un soggetto pauroso dei cavalli, contagia il disagio. La paura si trasmette in modo empatico tra prede: se uno fugge, fuggono tutti.

Per lavorare con i cavalli è fondamentale imparare a tenere a bada la paura per non spaventare l’animale e indurlo alla fuga. Parte del lavoro con il cavallo consiste nello sviluppare adeguata confidenza in sé, e nella propria tecnica ed esperienza equestre, per potersi proporre come guida sapiente (cioè colui che decide dove e come e quando andare) nei confronti dell'animale.

Per comprendere meglio la natura intima del cavallo l’approccio più sciamanico, ovvero più sapiente, è quello dell’equitazione naturale.

In natura i cavalli corrono solo per fuggire dai predatori, per il resto i loro spostamenti sono lenti, un passo uguale a un ciuffo d’erba. In natura i cavalli non fanno gare di velocità, di resistenza o di precisione. Se qualcuno vuole farle, nel rispetto del cavallo, va bene, ma non è possibile definire codeste discipline come declinazioni naturali del cavallo.

Equitazione naturale è ciò che farebbe un cavallo in natura ma con qualcuno sul dorso.

Cioè per lo più camminare per sentieri nel verde senza fretta di andare in alcun posto, a meno che non ci sia un pericolo, godendosi il paesaggio e curiosando in esso.

Ai fini di equitazione naturale può essere considerato solo un impiego mirato al più ampio rapporto collaborativo con il cavallo, tale che l’animale sia il più possibile mansueto, fiducioso in se stesso, sapiente di dove mettere i piedi e come comportarsi per portare se stesso e l’equestre in sicurezza alla meta, senza paura, tanto meno dell’umano che conduce in sella, con un’ottica all’amore per la natura tutta e in particolare per tutto ciò che è locale e lento.

L’equitazione naturale, o equitazione lenta, si pone come scopo, oggi, la conoscenza approfondita del territorio e consente alle persone interessate alla vita all’aria aperta di condividerne gli aspetti più segreti e sorprendenti e le emozioni che offre promuovendo la partecipazione sportiva - non competitiva - e il piacere di fare movimento nell’incontro diretto con il cavallo e la sua etologia e psicologia animale.

La salute vien mangiando

Il cavallo ha una digestione delicata perché la natura lo ha progettato come erbivoro a digestione lenta, ovvero poco alimento - erba - ma continuativo.

Il cavallo in natura mangia fino a 18 ore al giorno. Da lì a pretendere che finisca i suoi pasti giornalieri nel giro di un paio di ore somministrando concentrati si capisce che tutto l'approccio è snaturante, sbagliato e potenzialmente pericoloso per la salute e il benessere del cavallo.

L’alimentazione del cavallo deve essere lenta e a base pascolo - dove il cavallo si procaccia da solo l'erba di cui ha bisogno - oppure foraggio essiccato. Pascolo e foraggio possono essere divisi in 2 grandi categorie in base alle essenze erbose predominanti: graminacee o leguminose.

Graminacee: in linea di massima quasi tutti i prati naturali possono essere considerati un valido alimento per i cavalli, ad esclusione di quelli pelosi o pungenti. La validità nutritiva è proporzionale alla quantità delle foglie (dove c'è la concentrazione maggiore dei principi nutritivi) rispetto agli steli. Le graminacee da pascolo più consumate dal cavallo sono: gramigna, orzo selvatico, logliarella, erba dei fossi, paleo, paleino odoroso, panico selvatico, avena maggiore, avena sativa, festuca dei prati, segale, miglio, grano, frumento.

Leguminose: il fieno da leguminose è altamente proteico, contiene calcio e fosforo, ma poche fibre. Questo tipo di fieno dev’essere dato in misura minore rispetto al primo perché il basso valore di fibre e l’alto valore di proteine potrebbero determinare delle coliche. Le principali piante sono: erba medica, trifoglio, veccia, sulla, lupinella e lupino, ma anche meliloto, fava, soia.

Per non sbagliare l'alimentazione, se non si dispone di pascolo naturale, meglio somministrare fieno da prato naturale polifita, non contaminato da veleni chimici e privo di muffe e polveri. Stare più contenuti con le leguminose e ancora più contenuti nella somministrazione di altri alimenti.

Particolarmente le granaglie concentrate, nell'ambito di un progetto di gestione naturale, vanno date ai cavalli solo se ne hanno effettivo bisogno, vuoi per il lavoro, o per delle condizioni particolari di vita e di salute. Ad esempio, disporre di un prato povero di nutrienti, o non riuscire a prendere in un determinato periodo di tempo del fieno di qualità, potrebbe far optare per integrare l’alimentazione con granaglie. Lo stesso se si ha la cavalla gravida o in lattazione, o per altre problematiche che via via emergono.

In generale si può dire che un cavallo di 500kg debba mangiare almeno 15kg di fieno al giorno, anche se le quantità possono aumentare di molto per soggetti in lavoro o cavalle in gravidanza. Cavalli che abitualmente mangiano del buon fieno ricco - e a cui non è richiesta alcuna attività fisica impegnativa - potrebbero fare a meno dei concentrati e alimentarsi solo a foraggio.

Il fieno può essere di prato stabile o coltivato. Vediamone le differenze.

Un prato stabile è un prato che non ha subito alcun intervento di aratura o dissodamento, non coltivato e lasciato a vegetazione spontanea nel tempo: è mantenuto esclusivamente attraverso lo sfalcio e la concimazione. Un'importante distinzione all'interno dei prati stabili vuole quelli di pianura, solitamente gestiti in regime irriguo e quelli in zone collinari o montane, solitamente gestiti in regime non irriguo. Per quanto riguarda l'altura, i tempi sono ovviamente posticipati rispetto alla pianura per lo sfalcio e il numero dei tagli di fieno è minore. Molti dei luoghi che un tempo venivano sfalciati, anche in alta quota, oggi sono destinati al solo pascolo di mandrie e greggi. Il fieno di altura è sicuramente più sano rispetto a quello di pianura, meno contaminato da smog e inquinanti vari. Pensiamo solo all'acqua con cui si irriga e cosa può contenere come metalli pesanti.

Tradizionalmente gli sfalci vengono chiamati maggengo, agostano, terzuolo. Il maggengo, come detto, è il primo e viene fatto nella prima metà del mese di maggio. Gli altri cadono a distanza variabile dai 35/40 giorni per i prati irrigui e fino a 50/60 giorni per quelli asciutti. Il primo e l'ultimo sfalcio forniscono un foraggio ricco di graminacee, mentre le leguminose prevalgono nei mesi estivi.

Si contrappongono ai prati stabili i prati avvicendati ossia utilizzati per coltivare mais, frumento, soia e altre coltivazioni in un regime di rotazione. I prati stabili presentano una varietà di specie molto più elevata rispetto ai prati avvicendati sui quali in genere crescono erba medica, trifoglio e graminacee seminate. Ne discende che i prati coltivati tendono a essere più proteici quando non mono proteici.

A prescindere dal tipo di essenze erbose, un singolo sfalcio d’erba può essere dato immediatamente al cavallo, ma già nel giro di qualche ora comincia la fermentazione e - a quel punto - non può più essere somministrato fino alla completa essiccazione perché il cavallo non abbia coliche (potenzialmente mortali).

Gli sfalci sono solitamente organizzati in rotoballe, quadriballe o ballette, e devono essiccare bene perché non ci sia fermentazione. Una volta acquistato il fieno, soprattutto se fresco, è bene conservarlo per almeno un mese, meglio ancora due: la conservazione del fieno ideale è all'aperto, riparata sotto una tettoia per evitare le piogge, e non a contatto con il terreno dal quale potrebbe assorbirne l'umidità. Chi ha un fienile è fortunato perché può acquistare molto fieno subito dopo la sua raccolta, quando costa meno, e lasciare che completi la maturazione lì. Chi non dispone di fienile, o può comperare solo poco fieno per volta, si troverà in inverno a pagare fino al doppio o il triplo per del buon fieno, rispetto a quello che l'avrebbe pagato prendendolo in massa dal produttore diretto subito dopo la raccolta. Per questo, nell'ambito della gestione naturale, l'approvigionamento di fieno, se non si dispone di pascolo a sufficienza, dovrebbe essere tra le priorità. Se una balla appena tagliata rivela calore al suo interno, vuol dire che il fieno è ancora in fermentazione e non va somministrato al cavallo, ma lasciato riposare fino a che non ha terminato l’essiccazione.

Un discorso a parte meritano le esigenze particolari di fieno per questioni di salute. Cavalli bolsi, se non possono vivere al pascolo (la bolsaggine viene per eccesso di scuderizzazione abbinata a inalazione di polveri, muffe e quanto altro di tossico, per periodi prolungati fino all'irreparabile perdita della salute broncopolmonare), devono mangiare fieno precedentemente bagnato perché siano rimosse polveri e muffe; oppure, e lo stesso dicasi per cavalli anziani con dentizione compromessa, fieno depolverizzato e agglomerato in "crocchette", distribuito in sacchi, precedentemente ammollato per essere più digeribile. Il fieno in crocchette costa di più. Essendo agglomerato con melasse è più sostanzioso e quindi ne serve di meno come razione quotidiana. Non è definibile un alimento naturale e semplice con tutta la lavorazione che richiede, ma quando ci sono di mezzo la salute e le esigenze particolari del cavallo, occorre fare di necessità virtù.

I cavalli sono nati per mangiare erba, se manca allora il fieno. Il pascolo o il foraggio essiccato sono fondamentali perché permettono loro di masticare lungamente, come farebbero in natura. Gli animali carnivori hanno una digestione che si attiva solo quando masticano, e quindi possono ingozzarsi tutto di un botto e poi stare del tempo a digiuno. Al contrario negli erbivori come i cavalli gli acidi digestivi non vanno a riposo. Se il cavallo non può pascolare, o non ha fieno a disposizione da sbocconcellare a piacimento, tenderà a sviluppare vizi comportamentali compensativi, come masticare a vuoto o peggio ancora a sviluppare coliti e ulcere gastriche. Non si può rinunciare ai foraggi, alle granaglie invece sì.

Le granaglie concentrate, ai fini dell'alimentazione naturale del cavallo, rientrano negli "altri alimenti", quelli utilizzabili come integratori. Esse consistono in sacchi di mais, grano, farro, orzo, avena in chicchi o estrusi, in monocereale o in combinazione mista. Nel caso se ne voglia o debba fare uso, meglio comperare sacchi dove le granaglie sono al massimo schiacciate o frantumate, ma non le strutture granulate, pellettate, formellate con l’aggiunta di tanto altro che va dalle melasse a olii e grassi di vario tipo. Nei sacchi di mangime misto, oltre ai cereali bilanciati, possono esserci semi oleosi come quelli di girasole, piuttosto che semi di zucca, carrube spezzate, piuttosto che polpe di barbabietola. L’aggiunta di altri alimenti serve a creare complessi più o meno ricchi di vitamine, minerali e proteine per cavalli con esigenze differenziate. Sicuramente è meglio che siano presenti i semi di girasole, piuttosto che la vit. E di estrazione chimica. I mangimi naturali - essendo più qualitativi - hanno un prezzo maggiore, ma il cavallo li assimila meglio.

Infine gli spuntini o premi dall'orto: carota, lattuga, radicchio, cicoria, tarassaco, sedano, finocchio, semi di girasole, mela i più noti e graditi, innocui a basso dosaggio. Questi "spezzagiornata", graditissimi ai cavalli, vanno utilizzati con parsimonia - e recano tutte le vitamine, minerali e proteine di cui il cavallo può avere bisogno aggiuntivo rispetto ad un prato o fieno non sufficienti per quantità e qualità per apportare i nutritivi essenziali.

In pillole, ai fini di una gestione naturale:

  • Il cavallo deve poter mangiare idealmente erba a volontà, in sua assenza fieno a volontà, in sua assenza o in integrazione una dose equilibrata giornaliera di fieno (tanto) e granaglie (poche) ma specifiche per cavallo e per tipologia di impiego (cavallo a riposo, cavallo al lavoro, cavallo con problemi metabolici etc..), niente mangimi per bovini o altri animali da cortile per evitare avvelenamenti (ci sono stati parecchi casi di cavalli morti perché era stato somministrato loro mangime medicato per bovini o mangime da pollame; se non è specifico per cavalli, il mangime evitatelo del tutto e se è specifico per cavalli, attenetevi alle dosi giuste per tipologia di impiego del cavallo);

  • Il cavallo deve poter bere a volontà;

  • Somministrare prima il fieno e poi i concentrati,

  • Non effettuare repentini cambiamenti di dieta;

  • Non somministrate farine;

  • Affettate sempre il fresco integrativo onde evitare ostruzioni;

  • Evitate di somministrare al cavallo alimenti che non c’entrano nulla con la sua dieta equilibrata e in caso di dubbi consultate il veterinario.

Non voler capire, significa non voler risolvere

I cavalli raggiungono la loro massima felicità se hanno l'occasione di stare all'aperto e magari anche pascolare.

Ci sono una serie di motivi per cui il cavallo dovrebbe stare fuori quanto più è possibile, specialmente con il bel tempo. E' veramente importante per la sua salute. Ci possono essere circostanze in cui il confino in stalla è necessario ma, per la maggior parte dei cavalli, una sana vita all'aria aperta, per gran parte della giornata, rappresenta l'opzione migliore. Ecco perché.

La circolazione del sangue è essenziale per la salute degli zoccoli e viene compromessa se i cavalli sono costretti a stare in piedi per lungo tempo, con scarso movimento, in stalle umide dove possono sviluppare artriti/artrosi precoci. In piedi, costretti a soggiornare nel proprio nel letame e urine, quando la stalla non è pulita con frequenza giornaliera e la lettiera non adeguata, possono determinarsi problemi di marciume al fettone o tarlo allo zoccolo, che altro non sono che patologie infettive dovute alla scarsa igiene, ovvero all'ambiente non sufficientemente salubre. La crescita dello zoccolo, e la sua robustezza, possono essere compromessi quando i piedi permangono nello sporco umido per anni.

Il massimo beneficio per la circolazione sanguigna periferica del cavallo si ha con le camminate lente, ripetendo poi il movimento che il cavallo farebbe in natura: pascolare fino a 17 ore al giorno, che significa muoversi poco ma in modo continuo. Il box non solo non consente di emulare il comportamento in natura, ma spesso è sottodimensionato, tale da non consentire neppure al cavallo di stendersi e rialzarsi in sicurezza.

Il cavallo eccessivamente scuderizzato soffre di noia e depressione, tanto da sviluppare i cosiddetti vizi di stalla; ballo dell'orso, ticchio d'appoggio, ad esempio. L'eccesso di stabulazione, in ambienti scarsamente aerati e igienizzati, insieme a un’alimentazione polverosa, favoriscono le patologie a carico dell'apparato respiratorio. Chiaramente se il cavallo sta molto tempo all’aperto esala meno polveri e ammoniaca (quest’ultima deriva dalla decomposizione della lettiera sporca in ambiente chiuso, che fermenta).

I box singoli e una scarsa affluenza ai recinti di socializzazione non sono in linea con l'etologia del cavallo, che è un animale da branco e ha bisogno di continuo contatto, sia visivo sia tattile, con suoi simili, altrimenti possono manifestarsi tutta una serie di psicopatologie e squilibri da stress: da un comportamento aggressivo generato dalla noia, a resistenze di vario tipo che altro non sono che autodifese da gestione non etologicamente corretta (il cavallo non ha la parola, ma segnala il suo disagio manifestandolo con nervosismo e irritabilità). I cavalli che hanno una gestione più rispettosa delle loro esigenze sono normalmente più rilassati e disponibili.

Infine, i cavalli che vivono fuori tendono ad avere un minor numero di episodi di coliche rispetto a quelli che vivono solo in box, come dimostra anche uno studio condotto da Kelly Yarnell, esperta in benessere equidi dell’Università di Trent-Nottingham. Le difficoltà digestive discenderebbero da una minore motilità dell’intestino, con conseguente possibilità di stipsi. La colica però può essere determinata anche da fattori di stress che notoriamente, nel cavallo come nell’umano, possono complicare la digestione.

Le condizioni metereologiche o il tipo di disciplina equestre praticata, piuttosto che l’impossibilità di reperire in zona un maneggio costruito secondo i dettami contemporanei sul benessere del cavallo, possono costringere alla scuderizzazione eccessiva. Nel caso, il proprietario si ritrova con una discreta responsabilità di movimentazione e socializzazione che pesano sulle sue spalle, piuttosto che su qualcuno pagato per occuparsene. Questo se al proprietario la felicità del cavallo interessa.

Link allo studio