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Il 5xmille a Horse Angels

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I tunnel agricoli sono speciali coperture ad arco progettate per tenere al riparo rotoballe di fieno, attrezzi, trattori, animali e prodotti dell’agricoltura.

La struttura a tunnel si distingue per la configurazione arrotondata e per la possibilità di essere installata su terreno accidentato, per costruire stalle e fienili dove non è possibile erigere in muratura né le pareti né il fondo.

Sotto il tunnel agricolo si possono riparare i cavalli durante la stagione fredda o le piogge.

Il tunnel agricolo viene costruito in acciaio strutturale.  Il rivestimento di copertura è fatto di robusto telo in PVC che offre protezione da agenti atmosferici. La struttura ad arco impedisce il depositarsi sul "tetto" di neve e pioggia.

Inoltre la membrana dei tunnel agricoli riceve un trattamento ignifugo per prevenire grandi roghi in aperta campagna o vicino a stalle e tettoie, che possono devastare i fienili.

I tunnel agricoli sono disponibili di molte dimensioni e sono conosciuti da tempo in zootecnia, quindi sicuri.

Non solo un hangar agricolo, ma fungono anche da copertura per stalle o allevamento: vengono usati per galline allevate libere, bovini e cavalli.

tunnel2Caratteristiche:

  • Copertura modulare e amovibile;
  • Robusta, ignifuga, impermeabile;
  • Veloce da realizzare;
  • Misure e telo PVC personalizzabili;
  • Prezzi più bassi rispetto a capannoni e prefabbricati;
  • Permessi per tunnel agricoli snelli, anche un semplice certificato di inizio attività (SCIA).

Costi

Per quei maneggi privi di fienile di stoccaggio capiente, i costi si ammortizzano in poco tempo, con il risparmio di acquisto del fieno. Invece di ordinare il fieno tutti i mesi, si può infatti acquistarlo in gran massa nelle stagioni di mezzo, con notevole risparmio dei costi.

Non solo, ci sono forme di acquisto in leasing.

A seconda della stabilità della struttura, della capienza, della qualità dei materiali, della garanzia di durata, si può spendere dai 400 euro a qualche migliaio per tunnel agricolo.

L'utilizzo del lotto secco (fondo stabile) in zootecnia serve per conservare i pascoli e ridurre il potenziale di depauperamento del terreno.

Una gestione impropria dei pascoli dei cavalli durante l'inverno e l'inizio della primavera può influire negativamente sulla qualità delle essenze erbose disponibili per i cavalli e provocare inquinamento ambientale.

In determinate zone d'Italia le stagioni umide danno fango a volontà nei recinti di cavalli. L'effetto collaterale negativo è che i piedi dei cavalli possono infradiciarsi, indebolirsi, essere colpiti da ascessi, da infezioni e assotigliamento della suola. Per non parlare dell'increscioso effetto anti estetico di cavalli che affondano nella fanga e che sono perennemente sporchi.

L'equilibrio nell'ambiente (evitare ad esempio il sovraffollamento) aiuta a sviluppare un piede più sano e a prevenire problemi di salute, di funzionalità e di estetica ambientale.

Nella gestione naturale, è importante costruire un lotto secco, con un fondo a base asciutta.

Un lotto secco è un paddock di qualsiasi dimensione, grande o piccolo, che non ha erba e fango!

Per costruirlo, occorre farlo nella bella stagione, perché ha bisogno di stabilizzarsi prima che i cavalli vi possano entrare.

I materiali per la costruzione del lotto secco variano e hanno costi diversi (che influiscono su qualità e durata del fondo stabilizzato), dunque vantaggi e svantaggi, a seconda delle scelte che si fanno.

I vantaggi:

  • Capacità di controllare la quantità e qualità di alimento consumato dal cavallo durante un determinato giorno, stagione, ecc.
  • Conservazione del pascolo quando non è adatto al foraggiamento (in corso di concimazione o semina, fangoso, depauperato, ecc.).
  • Capacità di regolare l'umidità in eccesso e i suoi effetti negativi sui piedi del cavallo.

Preparazione del lotto secco

Rimuovere lo strato superficiale del fondo con scavatrici. Dopo lo scavo:

  • livellare
  • prevedere alternativamente una pendenza per il drenaggio
  • prevedere eventualmente vie di scolo
  • adagiare eventualmente un tessuto geotessile sul suolo esposto
  • in alternativa al tessuto geotessile, depositare sul fondo telai a griglia ad incastro progettati per trattenere il materiale e combattere l'erosione

Procedere poi al riempimento con uno dei materiali che seguono o una loro composizione a strati:

  • Polvere di pietra 
  • Detriti: un materiale che è il sottoprodotto dell'industria siderurgica. È composto principalmente da minerali importanti, ed è un prodotto colato a sassolini fini e arrotondati. Occorre essere selettivi, perché le scorie possono contenere tossine che non sono ecologiche e tanto meno fanno bene ai cavalli.
  • Sabbia
  • Ghiaia

Costi

A seconda di cosa si sceglie, da 8 a 40 euro a metro quadro di lotto secco per i materiali, occorre poi considerare i costi di manodopera per gli operai che scavano e mettono in posa. Più si spende, meno si deve manutentare in seguito per ripristinare il lotto secco nella lotta al fango.

Manutenzione

Rimuovere frequentemente le deiezioni dei cavalli. Evitare il sovraffollamento del lotto secco.

La bella stagione si presta per l'escursionismo a cavallo, attività non per tutti, specialmente spalmata su più giorni, dove è richiesta maggiore competenza nella gestione del cavallo, per la sicurezza dei partecipanti.

Livello di competenza, assicurazione e certificati del cavallo

Prima di prenotare un'escursione a cavallo, occorre essere certi del proprio livello di competenza e comunicarlo alla guida escursionistica.

Il trekking può essere condotto con i cavalli di un'associazione sportiva dilettantistica dedicata, nel qual caso provvedono loro ad assicurazione (obbligatoria e compresa nel prezzo di adesione all'escursione, iscrizione e registrazione), nonché alla responsabilità sul fatto che il cavallo sia idoneo, sia dal punto di vista della preparazione, sia da quello sanitario. Oppure con proprio cavallo, nel qual caso, occorre garantire di  essere in regola con il test dell’Anemia infettiva equina (AIE) per l'anno in corso (si tratta di una malattia virale propria degli equidi, che si diffonde attraverso la puntura di insetti che succhiano il sangue); nonché sincerarsi che il cavallo sia adatto e assicurato per danni contro terzi.

Scelta del percorso

La durata dell'escursione dipende da alcuni fattori: preparazione dei cavalli e degli equestri, itinerario disponibile, volontà e capacità di spesa.

Tra i fattori che incidono sulla difficoltà e quindi sul livello di competenza necessario: il dislivello delle salite, la presenza di percorsi scoscesi, il passaggio per strade accidentate, l'attraversamento di strade asfaltate e simili.

Per questo è importante affidarsi ad una guida escursionistica a cavallo locale, che conosca bene i sentieri e sappia determinare il percorso tenendo conto di tutte le variabili.

Solitamente per i principianti un'escursione di un'ora in piano, con cavalli affidabili, è il massimo che si possa chiedere. Per trekking di più giorni occorre essere competenti o affidarsi a servizi ben collaudati e garantisti che cavalli e itinerario, tabella di marcia, siano realmente adatti a turisti con gradi di preparazione differenziata.

Non avventurarsi da soli, senza guida, su itinerari sconosciuti e lunghi, perché il cavallo fa una media di 6km orari e ha bisogno di abbeverarsi se il tragitto è lungo. Non solo occorre sapere dove abbeverarsi, ma essere certi di non dover affrontare terreno scivoloso e scosceso e altri ostacoli senza averne le competenze e il cavallo l'attitudine e la preparazione necessari.

Vacanze di più giorni a cavallo

Queste sono solitamente organizzate da associazioni specializzate, che conoscono gli itinerari, i punti di sosta adatti per abbeverata o ricovero notturno, e hanno cavalli abituati e adatti.

Il trekking di più giorni a cavallo non può essere improvvisato. Niente fai da te allo sbaraglio con i cavalli, specialmente se non si è più che esperti, perché altrimenti il rischio di farsi male è elevato.

Cavalli per l'escursionismo equestre

Non tutti i cavalli sono adatti. Cavalli mai usciti dal rettangolo di allenamento e competizione di maneggi e circoli ippici, difficimente sono cavalli affidabili per le escursioni in natura.

In genere le razze ideali per questo genere di disciplina sono cavalli a sangue freddo, resistenti, adatti al lavoro, da montagna e campagna come - per quanto riguarda le razze italiane - maremmano, avelignese, bardigiano, norico, catria, cavallo del Delta e simili.  Ovvero, cavalli non troppo alti ma piazzati. Devono avere coraggio, intelligenza, piede sicuro, docilità e addestramento ad hoc per essere meglio definiti "idonei".

Il carattere del cavallo conta molto. L’animale deve essere equilibrato, rispettoso dei comandi e del cavaliere. Perché lo sia, occorre una preparazione per le passeggiate all’esterno, desensibilizzazione ai rumori improvvisi, ai botti, al passaggio di auto, moto e bus. Il cavallo deve essere abituato ai torrenti, alle buche, ai tronchi a terra, alle strade asfaltate, ad incontrare altre specie di animali come cani, mucche, pecore, maiali, lepri e via dicendo. Al passaggio di biciclette.

Ci vogliono anni per formare un buon cavallo da trekking, per questo è assurdo alle volte che la gente pensi di poter trovare il bravo cavallo da passeggiata in regalo o adozione, come se qualsiasi cavallo a fine carriera negli sport equestri sia automaticamente riconvertibile per le passeggiate. Tutt'altro.

La preparazione per la campagna e la montagna non tutti la sanno fare, ma soprattutto richiede anni, non mesi.

Un cavallo sano e abituato all'escursionismo ha un discreto valore economico (per un cavallo garantito da campagna, sano e non troppo vecchio, il prezzo corrente è a partire da €3.000). Un cavallo così non si trova "gratis", perché i cavalli bravi da passeggiata (sani e in età desiderabile) sono i più richiesti in assoluto proprio dai principianti. Un cavaliere esperto, infatti, forse il cavallo da passeggiata se lo sa formare da solo avendo a disposizione tempo e pazienza; il principiante no.

Cavalli non abituati possono non avere il fiato e la resistenza necessari. Possono mettere i piedi in falla. Spaventarsi per un nonnulla. Scartano, indietreggiano, vogliono tornare indietro, sgroppano, mordono, si mettono in competizione, strappano le redini per mangiare l'erba e tanti altri comportamenti che possono diventare tanto più pericolosi quanto più l'equestre manca di esperienza per reagire prontamente e in modo adeguato a contrastare le ritrosie del cavallo.

Equipaggiamento da escursionismo a cavallo

I cavalli da escursionismo di norma hanno ferrature apposite almeno ai posteriori, antiscivolo.

Le selle preferibili sono quelle da campagna, da monta da lavoro, da monta americana.

Se il trekking è di più giorni, importante che qualcuno del gruppo sappia mettere un ferro d'emergenza e abbia il kit necessario. Servono poi bisacce, tasche da soma, e forse anche cavalli in più che portano esclusivamente l'attrezzatura da campeggio e le vivande se si intende campeggiare in natura.

Esistono appositi corsi per uscire in passeggiata. Li si trova nei maneggi dedicati all'escursionismo equestre, dove si possono anche conseguire i patentini: patente A per il turismo equestre. Di solito la patente è associata ad un'assicurazione, entrambe vanno rinnovate annualmente attraverso l'iscrizione all'ente erogatore.

Il movimento del cavallo scalzo indica una scuola di pensiero, relativamente recente, nata negli Stati Uniti e poi diffusa nel mondo occidentale, basata su un nuovo (o "molto vecchio") punto di vista sulla cura e sulla gestione del cavallo domestico.

Origini del movimento

Nasce a seguito della diffusione delle idee di Jaime Jackson, maniscalco statunitense, elaborate dopo alcuni anni di osservazione della vita del cavallo selvatico (chiamato mustang) delle praterie americane in libertà, nel suo ambiente naturale, e della conformazione degli zoccoli degli esemplari catturati nel corso del programma per il contenimento della loro popolazione, a cura del BLM, durante gli anni ottanta.

Sulla base di quelle osservazioni, Jackson cominciò a sperimentare un nuovo stile di gestione del cavallo domestico, basato sulla naturalizzazione delle condizioni di vita e della dieta e su un pareggio dello zoccolo a sostituzione della ferratura, che prendeva a modello la conformazione dello zoccolo del cavallo selvatico.

I ferri di cavallo, infatti, sono stati inventati durante il Medio Evo in Europa per proteggere e rendere utilizzabili dei cavalli i cui zoccoli si erano indeboliti dall'impossibilità di muoversi liberamente a causa della stabulazione forzosa.

Prima di allora, non sembra che i cavalli domestici, compresi quelli usati dalle cavallerie greche, babilonesi, egiziane ecc., fossero ferrati.

A riprova che il cavallo scalzo, ma domato, non è una nuova scoperta, ma semmai una rivalorizzazione, occorre pensare che i cavalli attualmente utilizzati dai popoli di cavalli, si pensi ai cavalieri Mongoli o ai gauchos Argentini, vivono liberi, sono addomesticati, impiegati per lavoro, e tuttora sferrati in base alla tradizione che tali persone di cavalli perseguono.

Dopo alcuni anni di esperimenti Jackson, incoraggiato dai risultati ottenuti, abbandonò definitivamente la pratica della ferratura e quindi la propria qualifica professionale di maniscalco.

Convertito alla tutela del cavallo, per la nuova attività professionale che praticava creò il termine di "Natural hoof care practitioner", praticante della cura naturale dello zoccolo.

Il movimento del cavallo scalzo da allora (fine anni '90) si è diffuso mediante la comunicazione web e il passaparola fra proprietari di cavalli, trovando seguito in Europa, Australia e Sudafrica.

Diffusione in Italia

A causa della natura informale del movimento, non vi sono dati esatti sulla sua diffusione nelle comunità equestri dei vari paesi.

In Italia i l'associazione di riferimento è la BHI (Barefoot Horse Italia) che fa riferimento alle linee guida di Pete Ramey e della sua AHA - American Hoof Association.

L'uso del cavallo scalzo si è diffuso inizialmente nell'equitazione escursionistica di campagna, e molti proprietari hanno imparato a pareggiare da soli i loro cavalli, poiché il pareggio dev'essere rinnovato anche ogni due - tre settimane in alcuni contesti. Man mano che i vantaggi sulla salute e sulla deambulazione sono diventati evidenti nei cavalli che avevano completato il periodo di transizione, i cavalli sferrati hanno cominciato ad essere utilizzati in campo agonistico da alcuni attivisti del movimento, anche con ottimi piazzamenti attribuibili al miglioramento della resistenza di cui gode il cavallo scalzo.

Alcuni maneggi/proprietari sono passati al cavallo sferrato sia per risparmio, sia per convinzione che fosse la cosa giusta anche per i cavalli.

Nel corso degli anni il movimento è cambiato e si è diffusa sempre più la percezione che quella del cavallo scalzo fosse una filosofia di vita, visto che non basta sferrare il cavallo per ottenere i risultati desiderati, occorre tutto un contorno di gestione naturale, alimentazione naturale e via dicendo.

Gli obiettivi

  • un miglioramento della salute generale, della vigoria e della longevità del cavallo
  • un miglioramento dello stato di salute degli zoccoli e delle strutture interne del piede, tale da consentire al cavallo di muoversi senza disagio, a qualsiasi andatura, su ogni tipo di terreno
  • una riattivazione dei meccanismi naturali di guarigione delle malattie e dei traumi ai piedi

Punti a sostegno

  • i cavalli selvatici se la cavano benissimo senza scarpe e i loro piedi sono per lo più esenti dalle patologie che affliggono i cavalli scuderizzati
  • le patologie che affliggono molti cavalli domestici, con particolare riferimento a laminite, navicolite, tarlo, sono più facilmente superate dai cavalli selvatici che hanno il piede libero
  • l'artificializzazione della gestione del cavallo (stabulazione) e la pratica della ferratura sono relativamente recenti (Medioevo). Prima di allora, il cavallo era stato allevato all'aperto e utilizzato scalzo con ottimi risultati (dimostrati, ad esempio, dalle imprese delle antiche cavallerie macedoni, greche, romane ecc)
  • alcune popolazioni, note per la loro altissima "cultura del cavallo" , come i Mongoli, tuttora non applicano la ferratura, né la stabulazione

Il metodo da applicare per aderire alla scuola di pensiero

  • la naturalizzazione delle condizioni di vita del cavallo
  • l'eliminazione della stabulazione fin dal momento della nascita
  • il mantenimento dei cavalli all'aperto, in ampi spazi con terreno variato, comprendente zone dure e punti di abbeverata naturali o simili ai naturali
  • l'eliminazione completa o quasi completa dell'alimentazione con cereali, e l'adozione di una dieta basata su fieno secco a volontà, e sul pascolo in aree naturalizzate
  • la revisione delle pratiche di grooming (ad esempio non tosare i cavalli e non utilizzare coperte artificiali al posto del mantello naturale)
  • l'eliminazione della pratica della ferratura
  • l'esecuzione di un pareggio naturale a intervalli regolari
  • l'adozione di un programma di lavoro che assicuri al cavallo un adeguato movimento quotidiano, anche con libero sgambamento

Punti deboli alla diffusione ulteriore

  • la mancanza di dati scientifici pubblicati e verificabili sulle patologie equine guarite
  • la difficoltà di verificare la preparazione professionale di chi si propone come "pareggiatore naturale" (ma questo è identico per i maniscalchi che ferrano, non esistendo la figura del maniscalco professionale con obbligatorietà di diploma riconosciuto da un ordine, almeno in Italia)
  • l'impossibilità di reperire maneggi con ampi spazi per la gestione naturale, almeno nelle città
  • la limitatezza quantitativa delle persone che mettono il benessere del cavallo al di sopra della disciplina sportiva che praticano
  • l'opposizione ideologica di chi sente il movimento come minaccia economica al proprio modo di vedere il cavallo

Legami con altri movimenti e teorie

L'affermazione dell'ecologia e dell'etologia come scienze autonome, l'aumento della sensibilità alla tutela animale e ambientale, la percezione che gli animali sono "depositari di diritti" in proprio, in particolare il riconoscimento che le 5 libertà (tra cui la libertà di movimento) sono diritti imprescendibili di ogni creatura senziente accumunano i seguaci del cavallo sferrato al mondo animalista preso nel suo insieme.

Il movimento del cavallo scalzo origina da questo contesto animalista e ha relazioni con i Movimenti per i diritti animali, con la doma gentile (coloro che promuovono l'educazione positiva contro l'addestramento coercitivo), con il movimento Bitless (quelli che promuovono la monta senza ferri in bocca), con il Clicker training, con il Balanced riding e l'uso delle selle Treeless (selle senza arcione, per il benefit maggiore del cavallo e non del cavaliere), con l'applicazione di principi di Medicina alternativa e olistica per il cavallo e via dicendo. Ovvero con tutto ciò che è nato e che si diffonde con lo scopo di maggiorare la tutela e prolungare la vita al cavallo.

Conclusioni

Non è detto che ogni cavallo possa vivere meglio sferrato, dipende dal cavallo, da come è gestito, da cosa gli si chiede di fare, dal contesto in cui vive e dalle patologie di cui soffre. Ma sicuramente si può riconoscere al movimento del cavallo scalzo di diffondere una filosofia in cui è necessario mettere il benessere e la vita del cavallo sopra la disciplina perché ciò che il movimento predica non è la massimizzazione dei profitti intorno al cavallo, ma del rispetto di come madre natura ha fatto l'animale come fonte ed esempio di come il cavallo debba vivere ed essere trattato.

Bibliografia sul cavallo scalzo

The Natural Horse, J. Jackson, Star Ridge Company
Horse Owners Guide to Natural Hoof Care, J. Jackson, Star Ridge Company
Founder: Prevention & Cure the Natural Way, J.Jackson, Star Ridge Company
Guide to Booting Horses for Hoof Care Professionals, J. Jackson, Star Ridge Company
Care and rehabilitation of the Equine Foot, P.Ramey, Hoofrehab

Sulle cause forse non c'è assoluta certezza, ma sul cambiamento climatico in atto non si discute.

Comprendere il cambiamento significa prevenirne, nel proprio piccolo, i disagi più nefasti nel breve e medio periodo.

Cosa significano i cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici significano alterazioni che cambiano il modello del clima per un luogo. Essenzialmente, per quanto riguarda questo periodo storico, si dovranno affrontare: estati più calde, inverni più freddi, tempeste più gravi, inondazioni più frequenti, siccità più lunghe. Questi cambiamenti possono essere molto stressanti, scomodi e persino dannosi per tutti: persone, animali, piante, economia di un paese. In pillole, adattarsi o soffrire.

I cambiamenti climatici come influiscono sui cavalli

  • Estati più calde: i cavalli che sono abituati a condizioni più fredde possono rapidamente surriscaldarsi durante estati più lunghe e più calde e i loro mantelli possono necessitare di tosatura per affrontare meglio l'estate. Per aiutarli a regolarsi, fornire ombra adeguata e acqua fresca e abbondante. Piantare grandi alberi intorno a un recinto chiuso o dentro lo stesso può aiutare a mitigare il calore con l'ombra naturale, e rasare il mantello di un cavallo può aiutarlo a soffrire meno la calura.
  • Inverni più freddi: inverni più rigidi con temperature medie più fredde sono un'altra conseguenza del cambiamento climatico. Per mantenere caldi i cavalli e proteggerli dalle tempeste invernali, è fondamentale disporre di un buon riparo che riduca al minimo correnti d'aria e umidità, sia in un fienile, sia fornendo di un buon ricovero il recinto dove vive il cavallo. Ci sono poi le coperte per i cavalli, se necessario, sia quelle da uso interno sia quelle da uso esterno. Importante anche regolare la dieta per i cavalli per fornire più calorie in modo che possano mantenere un adeguato calore corporeo anche nei giorni più freddi.
  • Alluvioni maggiori: se le piogge accresciute e l'umidità in eccesso fanno parte del cambiamento climatico in alcune zone a rischio, assicurati che recinti e campi abbiano un adeguato drenaggio in modo che i cavalli non si trovino nel fango che può causare problemi ai piedi e allo zoccolo. Il drenaggio dei fondi è fondamentale, come il fatto che nel terreno ci sia un'area asciutta di riparo.
  • Siccità più forti: mentre alcune aree possono subire inondazioni durante i cambiamenti climatici, altre aree sono più suscettibili alla siccità. La scarsità d'acqua può disidratare i cavalli e trasformare pascoli rigogliosi in polveriere le cui polveri sottili, inalate, possono dare problemi respiratori. Fornisci ai cavalli molta acqua fresca e pulita da bere e aiuta i campi a rimanere verdi piantando essenze erbose specifiche per zone aride.
  • Insetti e parassiti: quando le estati sono più lunghe e umide, le popolazioni di insetti mordaci possono aumentare notevolmente, il che può provocare malattie più dilaganti. Se necessario, adotta misure di lotta biologica ai parassiti. Inoltre, nelle zone a rischio, vaccina i cavalli per proteggerli dalla trasmissione di malattie come quella da puntura di zanzare infette dalla febbre del Nilo occidentale (Westnile).
  • Stress: i rapidi cambiamenti climatici possono essere stressanti per i cavalli, rendendoli più sensibili alle malattie. E' auspicabile adottare delle misure per mantenere i cavalli liberi dallo stress, come il rispetto della routine, una buona movimentazione, socializzazione soddisfatta: tutto ciò che può influire positivamente sul sistema immunitario.

 

→Costi: meno pascoli, desertificazione, possono incidere sul costo del fieno e rendere il possesso del cavallo ancora di più una questione per persone benestanti e agiate. Se non hai potere d'acquisto illimitato, metti da parte il fieno nelle stagioni di raccolta, quando ha un prezzo più abbordabile.

→Fa la cosa giusta: riducendo il consumo di combustibili fossili e altri inquinanti che contribuiscono al cambiamento climatico darai una mano a contrastare il fenomeno.

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