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Quando giovedì scorso siamo stati contattati per gestire la situazione di un gruppo di quattro cavalli (uno stallone, una fattrice gravida e le sue due puledre) arrivati nel paese di Temossi (GE) e lì custoditi nel campo da bocce per evitare che creassero disordini circolando liberi per le strade carrabili, sapevamo di poter contare sulla preparazione del nostro team di tecnici nello spostamento di branchi di cavalli. Attività, questa, che fa parte del programma dei percorsi formativi avanzati della Scuola di Equitazione Etica. Questa era però la prima volta che si presentava l'occasione di condurre cavalli rinselvatichiti e non abituati all'interazione con gli umani a distanza ravvicinata.

logoSEELa SEE (Scuola di Equitazione Etica) ha accettato di impegnarsi in questa sfida a condizione che i cavalli fossero riportati nei pascoli di altura da cui provenivano e che l'operazione fosse condotta dai propri tecnici. Per nessuna ragione, infatti, avrebbe dato il proprio contributo ad una operazione non sicura con il rischio che i cavalli potessero ferirsi, come già accaduto in precedenti catture in cui si sono registrate anche delle morti, o, peggio ancora, per destinare a privati o al macello la famiglia equina.

Sentite le autorità competenti (polizia municipale, corpo dei carabinieri forestali, veterinari dell'ASL), abbiamo scritto una relazione per l'ASL per pianificare lo spostamento.

Nel decidere come attuare l'intervento abbiamo optato per realizzarlo a piedi e non in sella ai nostri cavalli, poiché lo stallone del gruppo fuggiaschi avrebbe potuto percepire la presenza di altri cavalli come una minaccia. 

Si è inoltre esclusa l'ipotesi di incapezzare uno o anche tutti gli elementi per ovvie ragioni legate alla loro sicurezza nello spostamento. Un'altra linea guida che ci siamo dati nell'interagire con la famiglia equina era evitare di creare troppa confidenza verso gli umani per tutelare la sicurezza di specie e per evitare in futuro spiacevoli incidenti con incauti visitatori del lago di Giacopiane dove questi cavalli vivono allo stato brado in un gruppo di oltre quaranta individui.

Abbiamo pertanto scelto di interagire con lo scopo di lasciare intatte le loro soglie prossemiche, utilizzando proprio queste per gli spostamenti.
L'intento era quello di attuare tutti gli spostamenti al passo, mantenendo uno stato di calma nei soggetti, in modo che non si spaventassero, evitando così inutili rischi. 
Ci siamo avvalsi di alcuni stick leggeri e di quattro lazi: i primi per creare movimenti ritmici nell'aria in modo da tutelare la nostra zona personale nell'eventualità di un cavallo che ci corresse incontro; il lazo, lungo 14 metri, tenuto a ciascuna estremità da uno di noi, creava una sorta di recinzione mobile utile ad accompagnare i cavalli nello spostamento e ad impedire il passaggio dei cavalli in vie secondarie.

Nei due giorni precedenti i tecnici SEE Laura e Riccardo hanno impostato con i quattro cavalli spaventati un intervento sulla calma, la tranquillità e la rassicurazione, in modo da abituarli alla presenza degli umani quel tanto che fosse stato sufficiente per condurli senza spaventarli, garantendo così la massima sicurezza possibile in questa situazione piena di criticità.

Come da prassi, l'intervento è iniziato con un briefing tra i tecnici e gli allievi avanzati della SEE Laura C., Riccardo, Franco, Laura A., Sara, Lino ed Andrea in cui i primi due aggiornano gli altri sui sopralluoghi effettuati nei giorni precedenti a quando si è avuta notizia del gruppo di cavalli nella bocciofila di Temossi. 

Esplorato insieme al vigile Claudio il primo tratto di sentiero, si decide di affidarsi ad una guida locale (Maurino) per le indicazioni del percorso, nel caso i cavalli avessero preso vie alternative, come poi è accaduto.

Dopo alcune prove di spostamento all'interno del campo da bocce, con l'intento anche di radunare gli elementi in un unico gruppo, si è aperto il cancello per iniziare ad avviarci nel primo tratto di strada temporaneamente interdetto al traffico in auto per favorire il nostro passaggio. 

Già all'uscita dal campo di bocce si riscontra il primo punto critico, come si può cogliere chiaramente nel video. L'ostacolo era rappresentato da una griglia metallica che avrebbe dovuto essere calpestata al passaggio. Se in questo delicato passaggio si fossero spinti i cavalli, si sarebbe probabilmente persa la loro calma con il rischio di vederli fuggire via, magari sparpagliati o, peggio, di creare incidenti con la staccionata di ferro.

Percorso un tratto di strada ed imboccato il sentiero, la famiglia equina si viene a trovare faccia a faccia con un'altra che stava scendendo a valle, spinta come la prima dalla ricerca di cibo che in altura tende a scarseggiare dopo un inverno che ha visto la neve fino ad una decina di giorni fa. I due stalloni, dopo un breve alterco, si allontanano in direzioni opposte e i restanti membri dei due gruppi si disperdono, corredo sparpagliati nel bosco. 

Lo stallone del branco che stavamo conducendo resta sotto i nostri sguardi giusto il tempo di annusare le feci dell'altro gruppo e marcarle con le proprie, comportamento questo che siamo riusciti a cogliere nel video.

Rimasti solo noi umani, non ci restava altro da fare che seguire le tracce fresche, sperando ci conducessero al piccolo branco riunito. La fortuna in questa giornata memorabile era dalla nostra parte. Li abbiamo trovati dopo pochi minuti. Dal poggio erboso accanto al fiume in cui si trovavano a pascolare, i cavalli vengono condotti attraverso ampi pascoli fino all'imbocco del sentiero alternativo per la risalita alla località Giacopiano fino a circa 1.300 metri di altitudine, dove, liberi, presso il lago dell'omonima diga, risiedono cinque branchi di cavalli rinselvatichiti.

Molti gli ostacoli incontrati nel percorso: svariati guadi e ancor più pericolosi ponti, alberi caduti da scavalcare, grandi rocce a formare stretti passaggi obbligati e continui fuori-pista perché i cavalli sceglievano il percorso attratti più dall'erba che incontravano via via che dalla facile percorribilità del sentiero.

L'ultimo tratto è stata una bella prova più per noi che per loro: particolarmente ripido, proprio in corrispondenza del cambio di andatura dei cavalli che ormai iniziavano ad avvertire la presenza a breve distanza dei propri compagni e così acceleravano il passo, nonostante fosse probabilmente la prima volta che affrontavano questo sentiero essendo molto probabilmente scesi dall'altro, dal momento che su questo è presente un cancello che impedisce ai cavalli di scendere verso il paese.

Ed eccoci alla fine anche noi al cancello, aperto qualche ora prima da Mauro proprio per favorire il rientro del gruppo di fuggitivi. Lo chiudiamo alle nostre spalle e non possiamo fare a meno di riflettere su quanto sarebbe semplice evitare disagi agli abitanti dei paesi a valle e rischi ai cavalli e a chi percorre le strade, ponendo un cancello simile anche sul sentiero alternativo che presenta un'ottima possibilità in corrispondenza di uno stretto passaggio obbligato tra una parete rocciosa ed uno strapiombo. A quel punto immaginiamo sarebbe sufficiente delimitare anche la strada asfaltata che conduce al lago per impedire il passaggio dei cavalli che però non dimentichiamo essere causato dalla ricerca di cibo durante i mesi più rigidi. E visto che i "Cavalli Selvaggi dell'Aveto" sono ormai una risorsa turistica importante per questi territori altrimenti dimenticati, è nell'interesse locale provvedere al sostentamento di questi animali quando la neve impedisce di trovare cibo, portando qualche balla di fieno.

Auspicando una maggiore attenzione alle potenzialità di questa risorsa, si ringraziano per la sensibilità e la lungimiranza, i veterinari dell'ASL, il gruppo horsewatching I Cavalli Selvaggi dell'Aveto Wildhorsewatching, Tiziano Pellegrini che ha provveduto ad abbeverare e nutrire i cavalli e a tenere pulito durante la sosta, Maurino Cuneo per averci guidati ed accompagnati lungo il sentiero, il vigile municipale Claudio ed i carabinieri forestali.

Ed ora godetevi il VIDEO dello spostamento.