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L'analisi del Dna fa riscrivere l'origine dei cavalli domestici: il loro progenitore non veniva dalle steppe dell'Asia centrale, bensì dalla Mongolia e aveva i colori dei dalmata. È quanto emerge dalla ricerca pubblicata su Science, coordinata da Alan Outram e dallo studioso franco-italiano Ludovic Orlando, rispettivamente dell'Università britannica di Exeter e dell'Università danese di Copenaghen.

imagesAttraverso le analisi genetiche fatte su 88 cavalli antichi e moderni, provenienti da luoghi ed ere diverse dell'Eurasia, i ricercatori hanno dimostrato che il progenitore dei cavalli domestici era un antenato del cavallo di Przewalski, conosciuto anche come pony della Mongolia. Dalle analisi emerge, ad esempio, che molti dei primi cavalli di Przewalski non erano marroni chiari come quelli attuali, ma avevano un mantello simile ai dalmata, cioè bianco a macchie scure.
"Il nostro studio - ha spiegato Orlando - ribalta letteralmente i modelli attuali sulle origini dei cavalli.

Quello che era considerato l'ultimo cavallo selvatico sulla Terra, il cavallo di Przewalski, è in realtà il discendente dei più antichi cavalli domestici". Il riferimento dello studioso è ai cavalli della civiltà Botai, originari delle steppe dell'Asia centrale nell'attuale Kazakistan, i primi ad essere stati addomesticati circa 5.500 anni fa. Questi cavalli - ha concluso - nel corso degli ultimi millenni sono riusciti a sfuggire alla pressione umana e sono ridiventati selvatici".

Attualmente vivono nel mondo circa duemila cavalli di Przewalski, quasi tutti in Mongolia. Anche questi animali furono condotti sull'orlo dell'estinzione a causa della caccia, ma si sono salvati perché un esploratore circa cento anni fa decise di catturarne alcuni esemplari da donare agli zoo. Da quei 15 esemplari in cattività sono derivati tutti quelli oggi viventi, tornati in natura grazie a un progetto di reintroduzione. Nonostante non si tratti di “veri” cavalli selvatici, i cavalli di Przewalskida restano comunque un patrimonio da tutelare e proteggere. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Science: https://science.sciencemag.org/content/early/2018/02/21/science.aao3297