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I cavalli domestici sono cavalli tenuti in cattività, nulla altro.

Evidenze scientifiche pubblicate a livello accademico mostrano infatti che i geni dei cavalli domestici e degli omonimi selvatici sono identici. Ciò significa che il cavallo che vive nel cortile o in una stalla del maneggio ha lo stesso patrimonio genetico di quello che si è evoluto in natura e di quello che vive allo stato brado. 

Se i cavalli sono stati "programmati" da madre natura per vivere in ampi spazi aperti, dove fuggono dai predatori, mangiano erba circa tutto il giorno, si spostano regolarmente camminando, hanno i piedi nudi, vivono in branchi per la sicurezza e lo svago, sono in grado di operare da soli le scelte alimentari, è palese che controvertire tutto quanto madre natura ha programmato è una deviazione umana che non porta del bene al cavallo, a meno che i proprietari non siano in grado di vedere il benessere del loro cavallo rapportandosi alla natura e facendo le scelte più opportune per ricalcarne il modello.

Una tipologia comune di proprietario di cavalli non sa nulla del loro benessere e si appresta all'acquisto per praticare una disciplina, dopo che operatori poco qualificati e con bassa etica lo spingono all'acquisto solo per maggiorare i propri profitti. I cavalli si ritrovano a vivere in box spesso sotto dimensionati, con un'alimentazione stantia e polverosa, quando non ammuffita, i piedi ferrati, isolati dai propri simili e per muoversi solo comandati. Poi ci si stupisce se la colica è la prima causa di morte, se tanti cavalli sono mentalmente squilibrati, se diventano fisicamente e psicologicamente fragili.

Provi l'essere umano a vivere anni della sua vita in prigione, con l'ora d'aria di movimento comandato con fruste, speroni e ogni altro genere di contenimento forzoso, alimenti solo secchi che fanno inacidire la digestione, poi forse la coscienza si aprirà alla comprensione di quanto male l'essere umano possa fare agli altri, solo per perseguire una idea di business e di sport contro natura.

Alla fine si scoprirebbe, o la persona sensibile almeno sarebbe in grado di farlo, che c'è un differenziale enorme tra l'ideale di gestione in benessere del cavallo e la pratica e come questo finisca per influenzare la struttura fisica, la digestione, il respiro, la salute dei piedi e della psiche, sostanzialmente tutto il discorso del benessere, che va oltre la salute, cioè la diagnosi di una malattia evidente, in quanto contempla il cavallo come un tutt'uno mente e corpo.

Partiamo dalla dieta del cavallo che può essere oggi molto sbagliata. Si somministrano zuccheri e melasse che sono la cosa peggiore che si può fare, specialmente con cavalli confinati in box.

I cavalli sono geneticamente programmati per mangiare erba fino a 18-20 ore al giorno. La pancia del cavallo rilascia l'acido digestivo tutto il giorno, acido funzionale per la digestione di erba, non di zuccheri, erba medica, pellet, carote, mele o altro.

Quando quell'erba non entra regolarmente nella pancia del cavallo, l'acido non ha nulla su cui lavorare, ma rimane nello stomaco. A differenza degli umani il cui acido digerente si accende e si spegne a seconda che il cibo sia presente, l'acido digestivo del cavallo non si ferma mai. Quindi l'ideale, se il cavallo non vive al pascolo, è che ci sia fieno presente 24 ore al giorno.

E poi c'è il discorso della vita sociale. I cavalli scuderizzati in stalle non attive, non possono entrare in comunione con altri cavalli e hanno un livello di stress più alto da sopportare. Lo scopo della mandria di erbivori è quello di massimizzare la sicurezza e dunque di minimizzare lo stress da pericolo. Il cavallo non è nato per vivere solo e isolato e non ci si trova bene di conseguenza. 

Purtroppo, fino a poco tempo fa del benessere del cavallo non si parlava e solo persone con il desiderio quasi ossessivo di trovare il meglio per il proprio beniamino hanno cominciato a diffondere una cultura equestre alternativa, fatta di gestione naturale, stalle attive, alimentazione consona, mascalcia naturale, doma etologica, discipline equestri nate per soddisfare il bisogno naturale del cavallo di leadership autorevole ma non autoritaria e di movimento in sintonia con la psiche del cavallo.

Ora le informazioni sono facilmente disponibili e si trovano anche gratuitamente su siti specializzati. Dunque i proprietari sono messi di fronte alla possibilità di scegliere il compromesso giusto per sé e per il cavallo.

Sono le scelte che facciamo che ci definiscono. C'è chi ama i cavalli e pensa in primo luogo al loro benessere e chi ama sottometterli e ridurli ad oggetto di servizio. A ognuno il proprio percorso, con le conseguenze del caso.

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