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I cavalli selvatici del Delta del Danubio vivono in Romania, nel delta formato dal fiume chiamato Foresta di Letea. Questa appare come una stranezza essendo l'unica foresta del settentrione a presentare certe caratteristiche mediterranee. La natura del luogo è per metà una linea di costa e per l'altra foresta, presenta sabbie mobili e in parte viene allagata ogni estate quando il Danubio si gonfia raggiungendo i 3/4 metri sopra il livello del mare.

La foresta di Letea è custodita dagli ufficiali dell'Autorità della Riserva della Biosfera del Delta del Danubio, l'istituzione che amministra quest'area dove il Danubio si getta nel Mar Nero. I turisti in visita devono seguire alcuni itinerari prefissati in compagnia delle guide. Tuttavia le cose non sono più com'erano una volta. Le inondazioni cicliche della foresta sono state alterate dagli argini eretti nei tardi anni Ottanta per proteggere i villaggi nelle vicinanze. Il suolo sarebbe cambiato e la sua fertilità diminuita dopo l'intervento umano per proteggere i villaggi, a discapito della natura.

Un posto speciale

La Riserva del Delta è un'area di 5700 chilometri quadrati di giunchi, canali di acqua, pellicani, alberi di betulla e salici. Non c'è nessuna strada a collegare i villaggi e i trasporti avvengono per lo più su barche. Sono state qui identificate negli ultimi anni oltre 27 specie di piante ed insetti totalmente sconosciuti alla scienza. L'UNESCO nel 1991 ha aggiunto quest'area nella sua lista dei siti protetti definendola "Il più esteso e il meglio conservato tra i delta dei fiumi europei". Costituisce una zona di riproduzione per decine di migliaia di uccelli e talvolta diventa habitat per molte specie minacciate di estinzione.

Qui vivono liberi da centinaia di anni anche branchi di cavalli selvatici che si sono evoluti per essere rustici e resistenti e per sapere trarre il meglio dal luogo. Sono piccoli, scuri e senza macchie, raggiungono un massimo di altezza di 1,50mt al garrese.  

Sono arrivati a essere a migliaia dopo la chisura delle fattorie collettive post era comunista, nel 1990, quando la gente se ne è andata è ha liberato il bestiame nell'area, tanto da dare luogo a speculazioni su eccesso di popolazione equina rispetto alle risorse disponibili e dunque a un ventennio di catture a più riprese per la macellazione, non essendo questi animali percepiti come fauna selvatica da proteggere ma bensì come bestiame reinselvatichito e in esubero. 

La documentazione mediatica delle catture per la macellazione ha sollevato obiezioni internazionali, attivando le associazioni animaliste per la ricerca di soluzioni alternative. Le ultime stime parlano di circa 700 equini rimasti a contendersi il pascolo con mandrie di bovini anch'essi abbandonati a vivere allo stato brado e formalmente "di nessuno".  E' stata documentata anche la presenza dell'anemia infettiva equina e dunque, secondo la normativa rumena e internazionale, questi animali non potrebbero essere più catturati vivi per portarli al macello fuori dalla loro zona di vita che funge fatalmente anche da quarantena.

Tra i progetti di conservazione sperimentali, va citata la somministrazione, partita nel 2014, alle cavalle in età fertile, di un vaccino contraccettivo sviluppato in USA e mai usato prima in Europa. In dieci anni di contraccezione si potrebbe far scendere il numero dei cavalli di Letea a quota 300. Un numero compatibile con il delicato ecosistema del delta. Il problema, come sempre, è economico. Mentre il vaccino in USA è relativamente a buon mercato, non altrettanto si può dire dell'import; se poi il vaccino non viene sparato con dardi a distanza, ma va somministrato da veterinari, preceduto da anestesia, magari al fine di censire le cavalle a cui è stato iniettato, certamente c'è un aumento dei costi totali per la protezione e conservazione della colonia.

I cavalli tendono inoltre a spostarsi se ne hanno modo, specialmente se il loro pascolo arriva a scarseggiare e questo alza il livello di sfida per la protezione. La riuscita del programma contraccettivo, al momento gestito dalla multinazionale FourPaws, unita ad un programma di contenimento per i confini, potrebbe fare da apripista ad altri progetti di conservazione europea di colonie di cavalli selvatici. 

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