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Da una ricerca che ha coinvolto 121 scienziati e che rappresenta il più ampio studio sul genoma mai realizzato sui non umani, è emerso che i cavalli non sono nati veloci e che nel corso dei secoli c'è stato un drastico calo della diversità genetica, con il conseguente aumento di difetti congeniti nelle razze maggiormente allevate in regime di consanguineità. Link

I CAVALLI NON SONO NATI VELOCI
Una conseguenza dell'indagine operata sul DNA di circa 278 razze equine è che la proverbiale velocità dei cavalli risulta essere una caratteristica dovuta alla selezione operata dagli esseri umani a partire dal VII secolo d.C. per ottenere soggetti adatti alle corse e gare di velocità.

Ludovic Orlando, archeologo molecolare coinvolto nello studio, sostiene che in antichità la caratteristica genetica predominante dei cavalli era quella della resistenza.

Certo, i cavalli "naturali" non hanno nulla a che fare con le razze create a tavolino dall'essere umano per rispondere a poche funzioni, magari usa e getta. In particolare i cavalli "come natura comanda" tendono ad essere soggetti a sangue freddo, non particolarmente alti e soprattutto rustici.

IL PERICOLO DELLA SELEZIONE UMANA E' L'IMPOVERIMENTO GENETICO E L'INSORGENZA DI TARE GENETICHE

Attualmente esistono due lignaggi di cavalli al mondo, quello domestico e il cosiddetto cavallo di Przewalski o pony della Mongolia (che è in pericolo d'estinzione). Altri lignaggi sarebbero già andati perduti secondo gli scienziati.

Questo dato, unito alle moderne pratiche di allevamento, che puntano a privilegiare determinate caratteristiche (in primis la velocità), ha determinato un crollo della diversità genetica. Per fare un esempio: tutti e venti i purosangue inglesi che hanno disputato sabato 4 maggio 2019 il Kentucky Derby hanno un cromosoma Y che deriva da un singolo stallone nato nel 1700 e chiamato Darley Arabian. Di più: il 95% dei purosangue inglesi odierni discende da lui.

CONCLUSIONI

Quando si riduce così tanto il patrimonio genetico di una razza, avvisano gli scienziati, c'è da aspettarsi una contropartita in difetti genetici congeniti. La consanguineità è un rischio non solo per gli umani, ma anche per gli animali, e dunque anche per i cavalli.

Per un allevatore l’obiettivo principale è in qualche modo la “ricerca della perfezione”, ossia del soggetto che rispecchi i parametri dello standard ed il “concetto di tipo”, con la conseguente ricerca quindi della “omogeneità di tipo” che si ottiene più facilmente ed economicamente con la consaguineità.

L’uomo con la sua selezione è in grado di “giocare” con la genetica, sia in termini più invasivi (biogenetica, micro-genetica di laboratorio, ecc..), sia in termini più semplici come nel caso della normale selezione di un allevamento.

Bisogna tenere sempre in mente che il concetto di “razza” in natura non esiste, ed è quindi puramente artificiale. Ogni razza da noi conosciuta è il frutto della manipolazione umana attuata per fissare determinati caratteri fenotipici e/o genotipici; risultato ottenuto grazie al'“inbreeding” (consaguineità).

Tutto ciò che è “razza” è lontano dalla “selezione naturale”, la quale punta esclusivamente alla “sopravvivenza della specie”, favorendo unicamente due criteri: fertilità e resistenza.

Gli allevatori operano in qualche modo contro la natura, poiché forzano quelli che sono i normali equilibri di una selezione naturale. Incluso il fatto che se un puledro risulta più debole, anziché lasciarlo morire, come succederebbe in natura, gli allevatori possono decidere di aiutarlo a sopravvivere attraverso la medicalizzazione.

Ogni soggetto che andrebbe scartato per difetti, che viene lasciato in produzione, attraverso il meccanismo della consaguineità degli allevamenti, tende a rafforzare la tara genetica di cui è portatore.

In pratica,“la tipicità è inversamente proporzionale alla funzionalità”, e quindi anche alla salute dei cavalli.

Si indica con il termine di coefficiente di consanguineità il grado di responsabilità di un allevatore. In poche parole, il troppo storpia, portando a difetti di motricità, difetti della vista, scarsa resistenza, scarsa fertilità e quanto altro. Un allevatore responsabilie è colui che non esagera nella consaguineità dell'allevamento e che scarta dal processo riproduttivo i cavalli deboli o che presentano tare trasmissibili.

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