Traduci

Italian Afrikaans Albanian Arabic Armenian Azerbaijani Basque Belarusian Bulgarian Catalan Chinese (Simplified) Croatian Czech Danish Dutch English Estonian Filipino Finnish French Galician Georgian German Greek Haitian Creole Hebrew Hindi Hungarian Icelandic Indonesian Irish Japanese Korean Lithuanian Norwegian Persian Polish Portuguese Romanian Russian Serbian Slovak Slovenian Spanish Swahili Swedish Thai Turkish Ukrainian Welsh Yiddish

Da una ricerca che ha coinvolto 121 scienziati e che rappresenta il più ampio studio sul genoma mai realizzato sui non umani, è emerso che i cavalli non sono nati veloci e che nel corso dei secoli c'è stato un drastico calo della diversità genetica, con il conseguente aumento di difetti congeniti nelle razze maggiormente allevate in regime di consanguineità. Link

I CAVALLI NON SONO NATI VELOCI
Una conseguenza dell'indagine operata sul DNA di circa 278 razze equine è che la proverbiale velocità dei cavalli risulta essere una caratteristica dovuta alla selezione operata dagli esseri umani a partire dal VII secolo d.C. per ottenere soggetti adatti alle corse e gare di velocità.

Ludovic Orlando, archeologo molecolare coinvolto nello studio, sostiene che in antichità la caratteristica genetica predominante dei cavalli era quella della resistenza.

Certo, i cavalli "naturali" non hanno nulla a che fare con le razze create a tavolino dall'essere umano per rispondere a poche funzioni, magari usa e getta. In particolare i cavalli "come natura comanda" tendono ad essere soggetti a sangue freddo, non particolarmente alti e soprattutto rustici.

IL PERICOLO DELLA SELEZIONE UMANA E' L'IMPOVERIMENTO GENETICO E L'INSORGENZA DI TARE GENETICHE

Attualmente esistono due lignaggi di cavalli al mondo, quello domestico e il cosiddetto cavallo di Przewalski o pony della Mongolia (che è in pericolo d'estinzione). Altri lignaggi sarebbero già andati perduti secondo gli scienziati.

Questo dato, unito alle moderne pratiche di allevamento, che puntano a privilegiare determinate caratteristiche (in primis la velocità), ha determinato un crollo della diversità genetica. Per fare un esempio: tutti e venti i purosangue inglesi che hanno disputato sabato 4 maggio 2019 il Kentucky Derby hanno un cromosoma Y che deriva da un singolo stallone nato nel 1700 e chiamato Darley Arabian. Di più: il 95% dei purosangue inglesi odierni discende da lui.

CONCLUSIONI

Quando si riduce così tanto il patrimonio genetico di una razza, avvisano gli scienziati, c'è da aspettarsi una contropartita in difetti genetici congeniti. La consanguineità è un rischio non solo per gli umani, ma anche per gli animali, e dunque anche per i cavalli.

Per un allevatore l’obiettivo principale è in qualche modo la “ricerca della perfezione”, ossia del soggetto che rispecchi i parametri dello standard ed il “concetto di tipo”, con la conseguente ricerca quindi della “omogeneità di tipo” che si ottiene più facilmente ed economicamente con la consaguineità.

L’uomo con la sua selezione è in grado di “giocare” con la genetica, sia in termini più invasivi (biogenetica, micro-genetica di laboratorio, ecc..), sia in termini più semplici come nel caso della normale selezione di un allevamento.

Bisogna tenere sempre in mente che il concetto di “razza” in natura non esiste, ed è quindi puramente artificiale. Ogni razza da noi conosciuta è il frutto della manipolazione umana attuata per fissare determinati caratteri fenotipici e/o genotipici; risultato ottenuto grazie al'“inbreeding” (consaguineità).

Tutto ciò che è “razza” è lontano dalla “selezione naturale”, la quale punta esclusivamente alla “sopravvivenza della specie”, favorendo unicamente due criteri: fertilità e resistenza.

Gli allevatori operano in qualche modo contro la natura, poiché forzano quelli che sono i normali equilibri di una selezione naturale. Incluso il fatto che se un puledro risulta più debole, anziché lasciarlo morire, come succederebbe in natura, gli allevatori possono decidere di aiutarlo a sopravvivere attraverso la medicalizzazione.

Ogni soggetto che andrebbe scartato per difetti, che viene lasciato in produzione, attraverso il meccanismo della consaguineità degli allevamenti, tende a rafforzare la tara genetica di cui è portatore.

In pratica,“la tipicità è inversamente proporzionale alla funzionalità”, e quindi anche alla salute dei cavalli.

Si indica con il termine di coefficiente di consanguineità il grado di responsabilità di un allevatore. In poche parole, il troppo storpia, portando a difetti di motricità, difetti della vista, scarsa resistenza, scarsa fertilità e quanto altro. Un allevatore responsabilie è colui che non esagera nella consaguineità dell'allevamento e che scarta dal processo riproduttivo i cavalli deboli o che presentano tare trasmissibili.

Due dozzine di equini lasciati a se stessi a Valle Lepri, tra Comacchio e Ostellato, provincia di Ferrara, sono vissuti in un'area di circa 28 ettari, delimitata per due lati da cancelli e per altri due da corsi d'acqua invalicabili per questi animali. Lì, per diversi anni, si sono reinselvatichiti, sono nati e morti, non crescendo mai di numero in modo sostanziale, perché le risorse disponibili non permettevano loro altro che la sopravvivenza degli individui più forti. Il tutto al riparo di occhi indiscreti, poiché il terreno che li accoglieva non ha alcun accesso pubblico.

Erano ciò che restava di un allevamento fallito, che li commercializzava anche a carne. Il terreno su cui pascolavano è stato pignorato e messo all'asta per pagare i creditori.

Decimati negli anni da fame e malattie tipiche di palude, da annegamenti nei corsi navigabili di acque del Po che li cintavano, questi cavalli fluviali, dall'attitudine rustica, sono rivenuti alla luce nell'autunno del 2018, quando una serie di decessi documentati, a dare l'allarme agli animalisti sono stati pescatori locali, li ha portati alla ribalta nazionale, occupando pagine di giornali e notiziari.

Horse Angels ha denunciato alla Procura della Repubblica di Ferrara l'abbandono dei cavalli, che si configura in ipotesi di maltrattamento secondo il codice penale italiano. I cavalli sono stati sequestrati e affidati in custodia giudiziale a Horse Angels.

AGF EDITORIAL 2389028Si tratta in gran parte di cavalli del Delta del Po (i Camargue nostrani), più qualche soggetto che con essi non c'entra nulla.

Il Progetto iniziale di Horse Angels è stato quello di un'Oasi a essi dedicata in terreni limitrofi, dovendoli sgomberare dal terreno pignorato dalle autorità consone e successivamente venduto dalle stesse all'asta ad un acquirente non interessato ai cavalli.

L'Oasi su terreno demaniale presupponeva l'interessamento di diversi attori, includendovi la Regione Emilia Romagna. Per mesi è andato avanti lo studio di fattibilità, che comportava analisi della superficie di calpestio necessaria a mantenere gli animali in una sorta di semi selvaticità, l'esame del rischio e dei benefici visto l'investimento necessario, etc. La progettazione purtroppo è terminata negativamente. A Ostellato, su un terreno limitrofo demaniale libero da altri impegni e vincoli, non c'era sufficiente terreno per creare un'oasi di cavalli semi selvatici significativa. Al massimo si sarebbero potuti tenere 4 o 5 cavalli senza farli riprodurre. Un numero troppo ridotto per diventare fenomeno turistico o naturalistico e quindi per giustificare la spesa pubblica per un'oasi di cavalli.

A malincuore, si è passati al piano B: il ricollocamento dei cavalli presso terzi che avessero un progetto compatibile con la storia di questi cavalli.

Esigenza di Horse Angels, in questa fase, era quella di distaccarli dalle sorti del processo giudiziario per evitare che l'allevamento fallito, avesse vinto in tribunale, potesse vantare la restituzione dei cavalli oramai privi di un terreno su cui stare. Cavalli di cui la proprietà si era disinteressata per anni, con il rischio che venissero venduti a un commerciante, caricati su un bilico, e non si sapesse più nulla di loro.

Horse Angels ha dunque proposto la confisca dei cavalli come misura protezionistica sul loro destino, anche a tutela degli interessi di chi fosse stato disposto a mantenere i cavalli in nostra vece, che avrebbe subito un danno affettivo e patrimoniale a doverli poi restituire senza rimborsi spese nel caso di vittoria processuale della controparte.

Contestualmente è iniziato l'iter per le candidature, che ha dato scarsi esiti. Persone interessate ai puledri se ne sono trovate, ma quasi nessuno disposto a prendersi anche i cavalli anziani, o zoppi, o con abitudine alla selvaticità oramai parte del patrimonio comportamentale, e quindi di difficile domesticazione per impieghi produttivi.

Non solo, per poterli confiscare, prima ancora dell'esito del procedimento penale, occorreva stabilirne un valore di mercato e una "vendita", predisposta dal tribunale, con annesso deposito cauzionale (in mano al Tribunale) a garanzia che in caso di vittoria dell'indagato, sull'ipotesi di abbandono e maltrattamento, non fosse prevista la restituzione dei cavalli. A tal proposito la commissione veterinaria per la valutazione economica del branco è stata predisposta dai servizi pubblici di sanità animale di Ferrara e della Regione Emilia Romagna. Mentre la Procura, a fronte di una candidatura valida, disposta a versare il deposito cauzionale e ad assorbire i costi di prelievo e trasporto e messa in regola dei cavalli, ha avvallato la procedura di assegnazione definitiva prima dell'esito processuale.

Il lieto fine

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ferrara ha disposto il vincolo sanitario della non macellabilità dei cavalli.

A questo limite, per altro obbligatorio per legge per cavalli allevati precedentemente senza alcun controllo sanitario, si sono aggiunte le verifiche parallele del servizio pubblico di sanità animale di partenza e di destino sull'idoneità ad una gestione responsabile degli animali. Horse Angels ha visionato essa stessa il sito candidato all'accoglienza. A ciò si è aggiunta la richiesta, a garanzia di tutti, di un'impegnativa scritta sugli intenti di impiego.

Dove vanno e l'horse telling

Al momento non siamo titolati ad informare il pubblico su chi siano gli acquirenti, in ogni caso un benefettare allevatore di cavalli del Polesine, quindi il trasferimento è a breve distanza da dove sono i cavalli attualmente.

Entro un paio di mesi la nuova proprietà farà una grande festa di inaugurazione con tanto di taglio del nastro in presenza di varie autorità, giornalisti, telecamere, poiché Horse Angels ha consegnato il testimone della gestione dei cavalli a chi ha pensato di prendere la buona idea che aveva avuto Horse Angels e di svilupparla dal proprio punto di vista, con le proprie risorse, attitudine mentale, competenze e di metterla a profitto per la sostenibilità economica.

I cavalli dunque faranno se stessi, racconteranno la propria storia e vivranno raccontandola: una storia di smarrimento e di ritrovamento, di fuga dall'urbano e di libertà. Di riconnessione con gli umani e di collaborazione in partnerariato salvaguardando la propria identità unica.

Ci saremo anche noi all'inaugurazione e ve la documenteremo. Per intanto, la nostalgia è un lusso che Horse Angels non può permettersi, perché soffocherebbe il nostro legittimo interesse ad andare avanti. Non poteva essere niente altro, soprattutto non poteva essere un'oasi selvatica gestita direttamente da Horse Angels in quel di Ostellato, altrimenti lo sarebbe stata. Ma niente è perduto, abbiamo inserito in statuto il compito di contribuire a creare progetti e oasi di cavalli, anche eterodirette, mettendo nello zaino l'esperienza di gestione dei cavalli di Valle Lepri e rendendola costruttiva per il futuro.

Grazie a tutti coloro che ci hanno aiutato e sostenuto, ma soprattutto a coloro che hanno supportato l'interesse dei cavalli a ricostruirsi una vita come animali non destinabili alla macellazione e con una identità speciale, riconoscibile, unica, che creasse per loro un valore aggiunto molto superiore a quello mero di mercato per cavalli sdomi della loro età, indole e stato di salute, sulla base della quale potranno vivere e mantenersi onorevolmente negli anni a venire.

Link ai nuovi proprietari dei Cavalli di Valle Lepri

Un siberiano riesce a condurre un cavallo senza problemi su un lago ghiacciato, estrema prova di fiducia

Con il termine sciamanesimo si indica, nella storia delle religioni, in antropologia culturale e in etnologia, un insieme di credenze, pratiche religiose, tecniche magico-rituali, estatiche ed etnomediche riscontrabili in varie culture e tradizioni. Si tratta soprattutto di un fenomeno religioso della Siberia e dell'Asia Centrale, dove lo sciamano svolge il ruolo di ponte tra la vita e la morte e di guaritore se non del corpo, dello spirito, spesso di entrambi. 

Sciamano è, indifferentemente, una donna o un uomo capace di entrare in uno stato alterato di coscienza - a volontà - per contattare e utilizzare una realtà ordinariamente nascosta per acquisire conoscenza, potere e per aiutare altre persone.

Questa persona può viaggiare dal mondo ordinario a quello straordinario, e viceversa, solitamente abbandonandosi in uno stato di trance coadiuvato dal ritmo ripetitivo del tamburo. 

Gli sciamani si servono spesso di animali come "energizzatori" spirituali dei viaggi medianici, ovvero non fisici, ma dello spirito. Per questo si dice "entrare nello spirito dell'orso", piuttosto che "dell'alce" o di qualsiasi altro animale che possa fungere da ponte per la coscienza universale. 

In questo articolo si esaminerà il ruolo del cavallo nei viaggi sciamanici. Esso funge da viaggio del risveglio, specialmente legato a trarre informazioni sul rispetto del mondo naturale, che è un oceano illimitato di saggezza.

Anche senza bisogno di conoscere i "cavalli spirituali" attraverso viaggi di trance, è facile che salti all'occhio che i cavalli sono collegati tra di loro in una sorta di consapevolezza sensoriale, maturità emotiva e abilità sociali di auto-responsabilità, tese a sostenere il bene superiore dell'intera comunità e onorando l'ambiente. Ebbene, il messaggio dei cavalli sciamanici non è diverso da quello di cui possono farsi portavoce i cavalli selvatici nella loro Epifania.

Attraverso l'osservazione dei branchi di cavalli salvatici, nella loro vita quotidiana, mai banale, si può carpire un senso più profondo dell’esistenza. Lo si potrebbe dire per l'osservazione di qualsiasi animale in natura, ma è indubbio che i cavalli abbiano un fascino particolare con la loro maestosità e bellezza, liberalità, e per l'elevata "telepatia" nella mandria, movimenti sottili che solo l'osservatore più acuto può rilevare. Tutto ciò, insieme alle loro ampie capacità intuitive, consente ai cavalli liberi di autogestirsi in un ordine sociale equilibrato e pure dinamico, che potrebbe essere un buon esempio di democrazia partecipativa con un ruolo chiave delle femmine nella conduzione.

Forse proprio per questo gli uomini cercano di distruggere quel modello, di asservirlo, di ridurlo in cenere per preservare l'idea del cavallo come cavalcatura per guerrieri che vogliono conquistare mezzi e risorse, in un'accezione tipicamente maschilista, tradizionale, di dominio e accentramento delle risorse in poche mani. 

La nostra specie ha una lunga strada da percorrere per deporre stili di vita irresponsabili e anti ecologici, che vanno dal disprezzo del diverso e del debole, alla distruzione ambientale, agli squilibri sociali ed economici dettati dallo sfruttamento di schiavitù manodoperiale, al pregiudizio della scarsità in tutti i settori, incluso quello affettivo, che porta a comportamenti i più aberranti.

Il pregiudizio della scarsità è del tutto alieno ai cavalli. I cavalli liberi non combattono per un pezzettino di pascolo verde, nella loro testa il mondo è un pascolo sconfinato, basta spostarsi un poco più in là. I cavalli non accumulano pascoli in esclusiva, sono spiriti nomadi votati alla condivisione degli spazi. Tanto è che spesso si trovano a vivere in branchi contigui sia di altri cavalli, sia di altre specie animali, in pacifica convivenza. 

I cavalli possono essere dei mentori se solo lo si vuole. Se si vuole incorporare in sé "lo spirito del cavallo", occorre abbandonare quegli atteggiamenti di dominio e di controllo che interferiscono con la capacità di ascoltare, di fidarsi e d'apprendere attraverso l'intelligenza emotiva. Pochi vorrebbero essere dominati e controllati da un'altro, eppure nel mondo degli impieghi dei cavalli tanti sentono il bisogno di domare e controllare i cavalli, anche con la coercizione, per rafforzare l'autostima.

Quando incontriamo i cavalli in libertà, allora si fa più evidente il loro messaggio "ecologista" e di "democrazia partecipativa" per noi. Ma anche di collaborazione basata sulla volontarietà e di conquista della fiducia non tramite l'inganno, bensì tramite il merito e l'autorevolezza. 

Non si può avere una relazione positiva con alcun essere vivente se si è bloccati da modelli di paura e controllo.

La fiducia è fondamentale in tutte le relazioni di successo, siano esse d'amicizia, d'amore, di lavoro, di rappresentanza sociale o politica.

La paura uccide la fiducia. I cavalli sono animali estremamente paurosi dell'ignoto, è per questo diffidenti verso tutto ciò che non riescono a codificare e comprendere. Quando imparano a fidarsi, perché considerano l'umano che li guida degno di questa fiducia, danno il cuore. 

La paura impedisce d'amare generosamente. La paura ci mette in pericolo con i cavalli, perché li agita e li porta ad avere paura di noi e dell'ambiente intorno. La paura è infatti contagiosa.

Uno dei primi insegnamenti che possono derivare dal lavorare con i cavalli è imparare come fare amicizia con la propria natura emotiva e ad aprirsi a nuovi modi di ascoltare la coscienza. Per fare questo con successo, si può beneficiare del mettere un piede nel solido realismo, mentre si mette l'altro piede nel mondo degli spiriti, sperando che nel mare d'erba della coscienza collettiva dei cavalli, ci sia uno spirito equino volenteroso di collegarsi telepaticamente a noi.

Foto di Irma D'Amaro

È pronto a partire, con un finanziamento di 105.500 euro, il piano di monitoraggio sanitario per la tutela dei cavalli selvaggi presenti in alcune zone del Parco dell’Aveto, con l’obiettivo di garantire da un lato il benessere dei branchi e, dall’altro, impedire la diffusione di malattie infettive. Il piano, predisposto dall’Istituto tra Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta – con la collaborazione dell’Università degli Studi di Genova, della Asl4 e del Parco Regionale Nazionale dell’Aveto – è stato oggetto di una specifica convenzione tra l’Istituto e il ministero della Salute e sarà attuato in via sperimentale per un anno, rinnovabile per un ulteriore anno, in vista dell’adozione di un piano permanente per la gestione naturalistica degli habitat tutelati tramite il pascolo di cavalli selvatici.

“Si tratta di un percorso condiviso di monitoraggio sanitario e di governance locale del fenomeno – sottolinea la vicepresidente e assessore alla Sanità di Regione Liguria Sonia Viale – che costituirà una best practice a livello nazionale, considerato che la presenza di cavalli selvaggi inizia ad essere diffusa anche in altre aree montane, anche appenniniche, a seguito dell’abbandono dell’allevamento. Questo piano – aggiunge Viale – vuole anche essere una risposta agli amministratori locali per trovare un equilibrio tra due esigenze contrapposte: salvaguardare i cavalli, per mantenere i benefici turistici e ambientali legati alla loro presenza, oppure contenerli, per tutelare la sicurezza e le proprietà dei cittadini e la salvaguardia della salute degli altri cavalli presenti negli allevamenti locali”.

Nell’ambito dell’attività sanitaria, sarà verificato il benessere dei cavalli e verrà effettuato un monitoraggio anche attraverso l’uso di droni con il posizionamento di telecamere per verificare gli spostamenti del branco. “Questo progetto – afferma Angelo Ferrari, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico di Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta – fornirà dati ed esperienza necessari ad instaurare un piano permanente di gestione dei branchi. Il monitoraggio sanitario prevede la ricerca dell’incidenza di determinate malattie che colpiscono i cavalli, quali l’anemia infettiva equina, l’arterite virale equina e la ‘West Nile disease’. Il piano prevede anche la valutazione dello stato di benessere dei cavalli tramite la ricerca di indicatori biochimici e analisi parassitologiche”. Verrà parallelamente realizzata una mappatura dei terreni adibiti a pascolo, con l’individuazione di particolari tipologie di flora o fauna, di cui il progetto dovrà garantire il mantenimento attraverso la gestione dei branchi di cavalli e forme di difesa attiva (ad esempio piccole recinzioni) delle aree di maggior pregio, se a rischio. Nell’ambito dello studio verranno monitorati anche altri piccoli gruppi di animali, indicatori ambientali del buono stato di salute degli habitat.

Sono intervenuti anche il direttore generale della Asl4 Bruna Rebagliati, il professor Sebastiano Salvidio dell’Università degli Studi di Genova, il presidente del Parco dell’Aveto Michele Focacci insieme ai sindaci dei Comuni di Borzonasca, Giuseppino Maschio, di Mezzanego, Danilo Repetto e all’assessore Giuseppe Nobile del Comune di Ne.

La caratteristica che appare più clamorosa degli animali selvatici, rispetto ai domestici, è la capacità di spostarsi nell’ambiente in cui vivono a libero arbitrio.

In realtà non tutti gli animali sono dotati di grande capacità di movimento, i cavalli sì, possono spostarsi di più di una dozzina di kilometri al giorno, solo per inseguire i pascoli migliori e per non farsi localizzare dai predatori, ma anche per scegliere il compagno con cui accoppiarsi.

Gli equidi sono in grado di convivere pacificamente con le altre specie, con le quali in natura condividono frequentemente habitat e risorse, quasi a formare branchi misti, che hanno anche lo scopo di difesa da predatori comuni: anche in questo caso l’unione fa la forza. Basti pensare a come le zebre, in Africa, si muovano con le gazzelle, giraffe e altri animali. 

I cavalli in natura non girano in branchi di grandi dimensioni, per questo sono favorevoli a condividere l'habitat con mandrie diverse, dalle quali si tengono a relativa distanza. Possono essere branchi di altri cavalli, o di altri animali, a seconda di cosa offre l'habitat.

Le fattrici strette da legami parentali vivono con la loro prole, formando il nucleo del branco, cui gravita intorno lo stallone alpha. Più lontano c'è il branco degli scapoli che funge da satellite desideroso di attirare nella propria orbita una fattrice magari espulsa, o fuggitiva, con la quale lo scapolo dominante comincerà un nuovo branco.

I membri di un branco di cavalli non sono semplicemente animali di gruppo con mentalità da gang. I ricercatori hanno scoperto che, come per gli esseri umani, i singoli legami all'interno delle bande possono essere più importanti dell'identità di gruppo. Questi legami sono talvolta basati su consanguineità, ma spesso si basano solo su preferenze individuali. Queste preferenze possono cambiare e variare nel tempo: le amicizie vanno e vengono, i puledri crescono e partono per vivere altrove, le relazioni maschio/femmina a volte funzionano e altre volte no. Di conseguenza, la vita sociale dei cavalli è altamente dinamica e per nulla statica.

In effetti, l'osservazione a lungo termine di questi animali in natura è più esaltante di una telenovela. C'è un sottofondo costante di discussioni, di manovre per posizione e potere, di lotta sullo spazio personale, di lealtà e tradimento.

Le ultime indagini etologiche - vale a dire studi obiettivi sul comportamento in condizioni naturali - mostrano che queste dinamiche di potere sono più complicate di quanto si pensasse in precedenza. Il punto di vista convenzionale che un branco corrisponda ad un harem consistente in uno stallone dominante, maschi e femmine adulti subordinati e prole, è oramai stato superato.

Le ricerche più recenti hanno dimostrato che questa visione stallone-centrica è sbagliata. Lungi dall'essere subordinate allo stallone, le fattrici decidono da sole il da farsi, tutt'al più seguendo le direttive della matriarca. Gli stalloni sono spesso poco più che "impiegati" per la difesa esterna. Le giumente possono tranquillamente ignorare lo stallone, che torna comodo nel periodo riproduttivo. 

Le cavalle hanno talvolta preferenze di stallone. Resistono ai maschi che non amano con persistenza, anche quando quel maschio si è affermato come stallone alpha del branco di giumente. Quando uno stallone si indebolisce o invecchia, le femmine non si fanno scrupolo ad escluderlo per sostituirlo con uno più aitante. 

Per questo il branco degli scapoli sta sempre intorno satellite e attento alle dinamiche del gruppo delle femmine. Ci vuole poco perché una o più femmine baldanzose decida di lasciare la propria sorority per mettersi in proprio con uno stallone alternativo.

Tutto questo è assai funzionale al mantenimento della specie, e alla sua forza, perché limita la consaguineità. Il diverso attira e attizza, e le giumente non si fanno scrupolo ad abbandonare il loro branco per un bel playhorse che individuano non troppo distante e che lancia messaggi di disponibilità. 

Fino a quando gli scienziati non hanno applicato tecniche di ricerca etologica ai cavalli, pochi osservatori hanno creduto che le giumente fossero capaci di tanti inganni, tradimenti, indipendenza.

Osservando più da vicino, e senza paraocchi di voler fornire una narrativa maschilista come si faceva comunemente nei tempi passati, ove era obbligo sociale, politco ed economico, farlo, si è scoperto che le cavalle, a differenza degli stalloni, non hanno bisogno di chissà quali lotte per ottenere quello che vogliono. Trovano ampiezza di maschi disponibili e scelgono a piacimento. Non sono necessariamente monogame e negli anni possono cambiare beniamino. Studiando da vicino i cavalli selvatici, si è scoperta anche la persistenza di amori di lunga data, con femmine che abbandonano il branco principale per ricercare il loro amore di gioventù, non più maschio dominante ma affluito oramai nel branco degli scapoli. 

Le femmine, apparentemente, sono abbastanza libere di scegliere il maschio che vogliono.

Ben poco può fare lo stallone dominante per impedire che esse si allontanino. La sua funzione di guardiano esterno del branco, gli impedisce di andarsene a inseguire una femmina ribelle che ha voglia di farsi le sue avventure. Inoltre, poco potrebbe un maschio alpha a fronte di un branco di cavalli maschi scapoli satellite che ben volentieri accompagna la fuga di una cavalla dal suo branco di origine. Sarebbe uno scontro impari, e per che cosa? Finché ci sono femmine che lo vogliono, il maschio alpha non si risente particolarmente che una abbia preferenze diverse. 

In ogni caso la regola è che non esistono regole. I ricercatori sul campo hanno scoperto il flusso e riflusso delle alleanze, un sistema sociale che fino a poco tempo fa si riteneva proprio solo dei primati, ma in realtà accomuna anche i cavalli e li rende assai più vicini all'essere umano, il cui modus operandi tipico è dettato da una buona dose di individualismo.

Reality "Grande Sorella" addio, molto meglio l'horse-watching per scoprire tresche, tradimenti, amori di lungo corso, flusso e riflusso di alleanze, il tutto in chiave molto moderna, con femmine eroine astute, coraggiose e sognatrici, tutt'altro che sottomesse o sesso debole.  

Leggi anche "Vita segreta degli stalloni", tra gli articoli correlati per tag.

Iscrizione alla newsletter Horse Angels

Grazie per l'adesione|

Dona online

Considera di sostenerci!

Offerta libera:
 EUR

Sei arrivato fino a qui, perché non sostenere il network?

Pubblica il tuo manoscritto con Horse Angels!

Partecipa al concorso letterario annuale