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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

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Non vediamo il mondo per quello che è, ma con il paraocchi della nostra cultura ed esperienza. 

La vita è un processo cognitivo e se non lo è, ovvero si vive una vita senza apprendere nulla, semplicemente sommando i giorni l'uno all'altro, con il mero obiettivo della sopravvivenza, inutile pensarsi "migliori degli animali", con chissà quale dignità e scopo esistenziale, perché si è persa l'occasione - che è data ad ogni creatura vivente - di fare qualcosa di buono per se stessi e per gli altri. Se non si impara nulla, non si ha nulla da insegnare.


L'esperienza vissuta è il punto di partenza di ogni conoscenza.

Ciò significa che persona e cavallo compiono le proprie esperienze filtrate anche dall'ambiente dove sono inseriti. Se è vero che soggetti diversi rispondono in maniera diversa ad uno stesso stimolo, chi, come, dove, quando e perché sono variabili fondamentali per influenzare il processo cognitivo.

Ovvero, ogni tecnica di allenamento e comunicazione con i cavalli produce successo o fallimento a seconda dei soggetti coinvolti e della loro forma mentis pregiudicante.

Quindi, nessuna tecnica è universalmente efficace.

Prima di tutto, se pensiamo che i cavalli sono ignoranti, esseri inferiori, oggetti, se pensiamo che non hanno le capacità cognitive per la comunicazione a due vie con un essere umano, allora non avremo una connessione profonda, emotivamente empatica, di simbiosi, con alcun cavallo.

Se pensiamo invece che il cavallo abbia una dignità superiore, pari almeno all'essere umano, allora, con la formazione in etologia di comunicazione con il cavallo, una connessione profonda può diventare la realtà.

Poiché il cavallo è un animale erbivoro preda, il che significa che non mangia altri animali, è consapevole che i carnivori possono mangiare lui e ha grandi antenne che scansionano costantemente il suo ambiente per identificare i predatori e stare in allerta in loro presenza. Il cavallo capisce subito che l'essere umano è generalmente un carnivoro predatore. Su questo non ha dubbi, gli basta sentirne l'odore, che trapela dal sudore, dall'alito, dall'odore della pelle. Vivere circondato da predatori, per il cavallo domestico, può non essere semplice. Per un cavallo c'è solo la paura o la fiducia in chi lo circonda. Si fida solo delle persone che lo fanno sentire al sicuro e non lo spaventano.

Chiaro dunque, che l'obiettivo primo di ogni tecnica di allenamento con i cavalli dovrebbe essere improntata sul conquistarne la fiducia, convincendo gli animali che sono in sicurezza.

Solo se la persona che vuole avere a che fare con il cavallo è in grado di trasmettergli queste emozioni positive, fiducia e sicurezza, il cavallo accetterà quell'umano come leader autorevole. Altrimenti, non avendo alternative, instaurerà un rapporto conflittuale, di sottomissione involontaria, che può ledere a ogni genere di incidente e comportamento di fuga o tensione. 

Sappiamo bene che l'equitazione è uno sport qualificato come pericoloso, per la natura stessa del cavallo. Diventa ancora più pericoloso se le emozioni che prova il cavallo, nei confronti di chi lo gestisce, sono negative. 

L'equitazione consapevole, ragionata, basata sulla psicologia dell'equino, è l'unica che rappresenta veramente la possibilità di un legame di collaborazione volontario, pacifico, profondo, interspecie umano/equino.

I sentimenti di sicurezza contano per il cavallo quanto il cibo, acqua e il riparo. E si tratta di un suo status mentale che deriva non solo dalla condizione attuale, ma anche dal passato del cavallo, dai precondizionamenti o precedenti abusi. Un cavallo può essere recuperato alla fiducia ma, innanzitutto, andrebbe educato sin dall'imprinting con l'essere umano a non perderla, in base alla regola aurea che prevenire è meglio che curare.

Se il cavallo si sente al sicuro, non è preoccupato per la sopravvivenza, può concentrarsi meglio sulle richieste e il suo apprendimento essere più rapido e più efficace.

Come trasmettere allora al cavallo quella fiducia e sicurezza a cui lui anela?

Ebbene, se di fondo c'è paura nei confronti dei cavalli, o di un particolare cavallo, è impossibile. Con i cavalli non si può mentire. Loro la paura, il timore, il disagio, lo sentono da tutta una serie di parametri soprattutto fisici, che coinvolgono tutti i sensi. 

Ogni volta che si giudica male un cavallo, definendolo cattivo, ignorante, qualsiasi altra cosa negativa, quello che si sta facendo è una proiezione della propria paura o impotenza.

Ovvero, non si ha controllo delle situazioni che coinvolgono se stessi alle prese con quel determinato cavallo.

Ci sono umani nel mondo del cavallo, incapaci di relazionarsi positivamente con questi animali, perennemente circondati da cavalli paurosi, irascibili e reattivi. Non dobbiamo stupirci, gli esseri umani sanno circondarsi di relazioni sentimentali e familiari violente e abusive. Figuriamoci con i cavalli. Queste persone, contribuendo attivamente a fare dei loro cavalli degli animali paurosi, diffidenti o ribelli, hanno poi la scusa per punire o dominare con la violenza una creatura vivente, che è ciò a cui anelano per le proprie psicosi interiori. Purtroppo, la legge non punisce tali proprietari di cavalli, come non punisce, spesso, genitori o coniugi abusivi. La condizione umana è piena di persone psicotiche che si sentono - interiormente - piccole e inferiori, ma non vogliono che traspaia. Anzi, per compensazione, aspirano a dominare altre creature, per vincere il senso di inferiorità. Sentono quindi il bisogno di ferire creature innocenti (come loro stessi sono stati feriti dalla vita), umani o animali (e con i secondi si ha maggiormente la possibilità di farla franca con le leggi), per sentirsi meglio con se stessi, almeno temporaneamente, in un circolo vizioso per cui alla fine si sentono sempre più miserabili. Queste persone avrebbero bisogno di essere guarite e purtroppo la cura non sono i cavalli, anche ingiustamente promossi come guaritori dell'anima, dove non guariscono affatto le persone abusive che possiedono cavalli solo per sfogare le proprie zone grigie represse. Il cavallo non possiede alcuna magia redentoria automatica e innata, altrimenti non sarebbe uno degli animali più sfruttati al mondo, ma siederebbe nell'olimpo degli animali d'affezione, con leggi che lo tutelano molto di più di quanto non lo sia oggi. 

Cosa fare per cambiare lo stato delle cose?

C'è ben poco da fare per gli altri. Si può cominciare da se stessi.

Se si ha paura dei cavalli, o di un cavallo, piuttosto che abusarli, scegliere uno sport diverso, senza animali. Oppure, comprendere che si sta sbagliando e rivolgersi a professionisti della relazione positiva con il cavallo per cominciare a superare i blocchi interiori che impediscono di tessere una relazione positiva.

Il normale trainer di cavalli è in grado di sciogliere questi blocchi? Spesso no. Ritornando a capo di questo articolo, nessuna tecnica è universalmente efficace, poiché filtrata dalla forma mentis del praticante. Cambiare è la cosa più difficile per un essere umano, molto più che per un cavallo. Non è il seminario con un "educatore etologico" di cavalli che può guarire una persona dalle sue ferite interiori per le quali non è in grado di rapportarsi positivamente all'equino. Il primo passo, però, per il cambiamento è comprenderne la necessità, poi lavorare sulla motivazione, e infine sedimentarsi sulla determinazione al mutamento.

Si comincia, in ogni caso, dal vedere l'equitazione non tanto come una finalità ludica, il cui beneficio non è maggiore che dedicare qualche ora a qualsiasi attività motoria. Nell'accezione di "ludico, sportivo, ricreativo", l'equitazione consiste solo nell' usare una creatura vivente per rompere la propria monotonia, infischiandosene di quell'essere, da cui si prende per restituire ben poco. Il cavallo, nell'equitazione e ippica convenzionali, è solo un mezzo, non il fine. 

Cominciamo a vedere l'equitazione diversamente. Se si desidera stare insieme ai cavalli per fare del bene, ed essere cambiati in meglio, allora:

Il cavallo non è una destinazione ludico sportiva, ma un viaggio dello spirito.

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