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Il cavallo è un animale molto curioso e il suo bisogno di soddisfare la curiosità può essere la porta per un'educazione diversa dell'animale. Il limite di questa curiosità, che in tanti cavalli viene sopita innaturalmente, è l'eccesso di confino, che sia legato all'ambiente di vita o alla disciplina cui è sottoposto regolarmente, senza mai avere tempo da dedicare ai suoi istinti naturali di socievolezza con altri equini e al soddisfacimento della curiosità naturale. 

Ovviamente l'enfasi maggiore del cavallo va nella direzione della ricerca di sicurezza, dunque qualsiasi cosa nuova, benché lo incuriosisca, se non è catalogata immediatamente come potenziale minaccia, il cavallo la iperscruta con gradualità, un passetto alla volta, come volersi accertare che nulla di sgradito possa venire da quella direzione. Il cavallo mette in moto tutti i suoi sensi per comprendere la novità nel suo contesto: vista, udito, tatto, odore sono il vettore di avvicinamento. Qualsiasi cosa nuova deve essere identificata e catalogata prima di essere accettata.  Se gli viene negato di scrutare la novità per accettarla, il cavallo potrebbe presentare un risentimento e andare in opposizione. 

Sbagliano dunque quegli umani che vogliono imporre la novità bruscamente senza tollerare che la curiosità del cavallo sia prima soddisfatta e possono aspettarsi che quell'animale non abbia con costoro una relazione di fiducia costruttiva, se le maniere di relazione sono sempre brusche e impazienti, senza consentire al cavallo di esprimere la sua natura animale. 

Se il cavallo è incapace o impossibilitato, su base quotidiana, di fare le sue associazioni mentali per classificare persone, ambiente, attività, novità, diventerà un cavallo ombroso, diffidente nei confronti di tutto e tutti, con facile propensione al panico e all'irascibilità ingiustificata. 

Lasciare che la curiosità del cavallo agisca come vettore di conoscenza, di socializzazione, di educazione alla novità e di accettazione di essa, è la strategia migliore per elaborare una relazione il più possibile collaborativa con il cavallo, dove la sua volontà, i suoi istinti naturali, possono avere una parte in causa.

Relazione significa due o più esseri viventi che si mettono in gioco, esprimendo ciascuno la sua individualità. Troppi cavalli sono resi disequini da gestori interessati solo a se stessi e incapaci di costruire relazioni autentiche, ma solo rapporti di schiavitù con l'animale oggetto.  

I cavalli tendono a catalogare anche le persone. Quelle con cui è possibile relazionarsi e quelle che sono costretti, spesso di malavoglia, a tollerare per la sopravvivenza. Peccato che non possano essere aboliti tutti gli impieghi di cavalli, o radiati tutti i detentori, ove non c'è rispetto dell'animale e della sua natura intima. Quello che si può fare, invece, è educare le persone a comprendere la differenza tra rispettare e non rispettare la psicologia equina e le conseguenze: i rapporti cioè di causa ed effetto.

Il cavallo giudica e dà valore alle persone per quello che meritano dal suo punto di vista e si comporta differentemente a seconda di chi ha davanti. Anziché gare al cavallo più schiavo, sarebbe interessante lanciare gare al proprietario più apprezzato dal cavallo. I cavalli non mentono e sono il miglior giudice di quanto valga un essere umano dal punto di vista dell'apprezzamento equino.   

In qualsiasi ambiente sia immesso il cavallo, tutti i suoi sensi entrano in aperta vigilanza e tutto il suo corpo e il suo spirito rispondono allo stimolo dato. Ne consegue che anche il posto ha la sua rilevanza per il benessere psico-fisico del cavallo. Cosa vede l'animale intorno a sé? A quali stimoli uditivi è sottoposto? Quali sono gli odori che imperversano nella sua casa abituale? Tanti sono gli accorgimenti possibili per migliorare l'habitat del cavallo e la sua risposta agli stimoli, per evitarne lo stress eccessivo, per circondarlo di bellezza e armonia e perché possa rispondere agli stimoli positivi diventando un cavallo sereno ed equilibrato, quale ogni proprietario desidererebbe ma non ogni proprietario è in grado di conquistare, se non fa attenzione a tutto quanto circonda il cavallo e alle relazioni cui è il cavallo è costretto a soggiacere, con piacere o suo malgrado, visto che non è dato al cavallo scegliere dove vivere e con chi vivere.

Un test che si può fare è questo. Portare un cavallo in un paddock e lasciarlo libero in esso, ponendosi però l'umano all'interno del paddock stesso con un oggetto nuovo (ad esempio una palla da gioco per cavalli). Se il cavallo non vi è mai stato in quel paddock, affinerà i sensi per comprendere la situazione. Se è un cavallo che soffre di contenimento eccessivo potrebbe darsi allo sfogo per qualche minuto, ma se si sente sicuro e il posto gli piace, se il paddock non ha erba a distrarlo con altre priorità, dovrebbe infine procedere in direzione dell'umano, se quell'umano gli regala pace e sicurezza. Se decide di non farlo e rimane sulle sue, anche chiamato, potrebbe averne avuto abbastanza di esperienze negative con gli umani o essere un cavallo al quale la curiosità è stata sopressa con un tipo di gestione disequina, mirata unicamente a soddisfare i bisogni del detentore e indifferente alla felicità del cavallo. 

Un cavallo non curioso è disequino. La misura della curiosità di un cavallo è direttamente proporzionale alle capacità dell'umano suo proprietario di relazionarsi all'animale nel rispetto etologico della specie. Attraverso la disamina dello stato dell'arte della curiosità in un equino possiamo comprendere il suo passato e capire quanta pazienza ci vorrà per recuperarlo e riabilitarlo, nel caso si vagliasse l'ipotesi di riscattare l'animale. Certo, gli si farebbe un immenso favore, specialmente se il cambio di mano va verso una relazione completamente diversa che poggia su basi relazionali dalla parte del cavallo.

Un cavallo ombroso, disequino, in cui la curiosità è stata soppressa e repressa a lungo, non va trattato come un cavallo stupido o ignorante, né punito. E' un cavallo spiritualmente ferito e reso incapace, da umani stupidi, ignoranti o cattivi, piuttosto che da persone che vedono quella creatura vivente solo come un oggetto da sfruttare per il proprio tornaconto, di dare il meglio di sè dal punto di vista relazionale. E' il caso di prenderselo quel cavallo? Se si vuole salvarlo sì, ma occorre sapere che non sarà un percorso semplice quello della riabilitazione. Non si tratta di un cavallo da portarsi a casa e a cui chiedere... ma di un cavallo da portarsi a casa e a cui dare.

Quando a un cavallo è stato tolto molto, per controbilanciare bisognerà dargli molto per riportarlo in equilibrio. Riabilitare spiritualmente un equino non è nelle capacità e competenze di tutti, ma è possibile farsi aiutare da persone qualificate in psicologia e relazioni positive con equini. 

Scegliete un buon posto dove tenere il vostro cavallo, perché anche l'ambiente conta e difficilmente una persona è abbastanza forte da essere il faro che da solo spazza via tutte le ombre nella vita di un cavallo, tanto da annullare qualsiasi influenza negativa che deriva dall'ambiente in cui il cavallo abitualmente vive. 

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