Traduci

Italian English French Spanish

Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

Codice 92169370928

Lettera aperta sulla fiducia

Diciamoci la verità, cavalcare è un'attività rischiosa. Ci vogliono il coraggio, il desiderio, il coordinamento e l'equilibrio per montare un cavallo. Non c'è da stupirsi se molte persone perdono la fiducia nel cavalcare quando qualcosa va storto. Non ci vogliono troppe cadute, talvolta ne basta una, o anche la paura delle conseguenze di essa, per creare un ambiente di paura, di diffidenza e di dubbi quando si tratta di gestire un cavallo a sella di esso.

Ogni cavaliere/amazzone, sia novizio sia avanzato, ha vissuto i sentimenti di paura, instabilità, i dubbi, la mancanza di fiducia e l’insicurezza come parte del proprio cammino con i cavalli. Tutti conoscono gli aspetti pericolosi dei cavalli generati dalla loro dimensione, peso, istinti naturali di fuga e/o di lotta per l’autoconservazione. Visto che sappiamo che i cavalli possono essere imprevedibili, sappiamo anche che possono verificarsi incidenti.

A volte è possibile superare la caduta ed uscirne rafforzati - più esperti e preparati per la prossima volta. Altre volte, l'incidente può avere l’effetto duraturo di decimare la nostra fiducia e capacità di cavalcare.

La mancanza di fiducia in se stessi può trasparire in diverse modalità, a cavallo come nel resto delle nostre vite. Avere queste sensazioni d’insicurezza dentro, mentre si sta cavalcando, può limitare l'efficacia, farci pensare troppo ed esitare al punto di non incedere nel modo giusto, inviare messaggi contradditori al cavallo, tanto che equitare diventa una lotta più che un piacere. Questo non solo infonde disagio, ma limita la possibilità di amare l’equitazione e il desiderio di proseguire con essa.

La mancanza di fiducia non è solo legata alla paura di farsi male. Può anche essere il frutto dell'incapacità di lasciarsi andare all'altro, infondersi in esso. Infine, c'è la paura del giudizio altrui che può essere fortemente limitante al punto da renderci più imbranati del dovuto, o d'azionare atteggiamenti eccessivi di controllo che finiscono per limitare la capacità d'apprendimento, che richiede un atteggiamento aperto alla messa in discussione, la disponibiltà a fallire, sbagliare, rialzarsi.

Certamente, non vogliamo cadere e ferirci, ma non vogliamo neppure sembrare goffi, inesperti, incapaci di tenere le redini della situazione, specialmente di fronte ad altri, suggerendo di non essere all’altezza e magari sottoponendoci alla critica e allo sbeffeggio altrui ma, purtroppo, non c'è possibilità di crescere senza la disponibiltà al fare errori, la presa di consapevolezza sulla responsabilità personale in essi, la disponibiltà ad aggiustarsi per il cambiamento.

Quando si verifica un incidente può essere una sorpresa se, in quel momento, non si era consapevoli e concentrati su quello che si stava facendo. Da quel momento in poi, però, c'è la perdita dell'innocenza (o ingenuità) e si avrà sempre presente che la caduta è dietro l’angolo. La paura per i danni collaterali può moltiplicare se l’evento viene rivissuto e ripensato tante volte senza strumenti creativi e terapeutici per superare l’impasse. Il ripensamento può diventare uno schema ossessivo generante ansia da prestazione, fino a perdere la fiducia nella propria capacità di gestire un cavallo a sella. Ciò può avvenire a livello consapevole o inconsapevole, che è anche peggio, perché si può finire per accampare giustificazioni che allontanano dalla risoluzione: come che il cavallo sia pazzo, sbagliato, da cambiare, tutta colpa sua, senza aver fatto una congrua valutazione di se stessi, delle dinamiche relazionali di causa ed effetto e della situazione che ha potenzialmente creato la dinamica fallimentare.

Prima di tutto occorre capire cosa sia veramente successo per svalutare la fiducia in se stessi e/o nell'altro e perché ciò sia un processo costruttivo, occorre la disponibilità a mettersi in discussione perché magari la risposta indica dei nostri limiti non edificanti, non solo dei limiti dell'alterità. Risulta fin troppo semplice dare sempre la colpa all'altro e così facendo non cambierà mai nulla. Per avviare il cambiamento occorre partire dalla consapevolezza di sé, la consapevolezza dell'altro, la consapevolezza degli schemi che si avviano nella reciproca relazione.

Uno dei casi più banali che può verificarsi, è quello di aver fatto l'errore di sopravvalutare la propria formazione equestre. Se non si è in grado di guardarsi allo specchio e di riflettere su se stessi in modo lucido, si finisce in circoli viziosi in cui si commettono più e più volte gli stessi errori, a cavallo come nella vita, senza riuscire a correggerli. A proposito, non è cambiando il cavallo che si risolvono tutti i problemi. Spesso, anzi, ce li si porta dietro e li si trasferisce sul nuovo compagno di cavalcate.

Una formazione non adeguata, superficiale, è sempre associata con la mancanza di sicurezza, comfort, efficacia ed equilibrio sulla schiena del cavallo: formazione non solo del cavallo, ma anche del cavaliere. E' più facile dare la colpa al cavallo che tenerselo e migliorare la propria capacità relazionale con esso attraverso adeguata formazione.

I casi spensierati di giovani che imparano ad andare a cavallo da soli nei campi aperti con il cavallo di famiglia che vive nell’aia sono diventati rari. La maggior parte dei bambini e degli adulti che fanno oggi equitazione imparano in un ambiente urbano, con un programma di lezioni controllato, “il pacchetto”, che dipende dall’istruttore. Esso stesso alle volte non è adeguatamente formato a insegnare. A seconda della qualità degli istruttori e della loro consapevolezza delle dinamiche d'insegnamento, l’ambiente può essere più o meno adatto a creare cavalieri consapevoli e fiduciosi in se stessi. Se l'istruttore è solo un commerciante, qualcuno che vede nell'allievo il distributore di soldi, e nei cavalli gli oggetti dell'equitazione, difficile che si possa imparare ad avere una relazione vera e simpatetica con il cavallo, o che si possa fare dell'equitazione un'arte. 

Molti aspiranti cavalieri iniziano a perdere la fiducia presto, esattamente quando un cavallo o un pony cui sono abbinati non corrisponde al loro livello d'apprendimento, oppure i finimenti non sono quelli giusti e provocano sbilanciamento, altrimenti non sono pronti a cavalcare mancando di formazione base sull’animale cavallo e la relazione con esso, hanno una postura non adatta che non viene corretta, un atteggiamento errato che non viene sottolineato in modo consono...  solo per citare alcune cause di approccio errato dagli esiti fallimentari.

La prima volta che ci sente precari, che si perde l’equilibrio, che si cade a terra, può essere la volta fatidica in cui si forma un blocco che, sottovalutato, nel tempo può creare un’ansia tale da rendere qualsiasi successivo apprendimento più difficile.

Anche l’atteggiamento conta. Non esisterà mai il cavallo perfetto, come non esiste il cavaliere perfetto. Occorre imparare dagli errori e già questo è un atteggiamento di apertura che va ben oltre il semplice apprendimento di una disciplina equestre, si tratta infatti di una scuola di vita.

Se è vero che ciò riguarda ogni disciplina sportiva, la sfida mentale, emozionale e fisica può essere ancora più potente quando si tratta di relazionarsi ad un altro essere vivente con il quale occorre apprendere un linguaggio nuovo, diverso da quello a cui si è abituati. Per talune persone il fatto che l’alterità sia un animale rende in realtà più semplice la comunicazione, perché s'innesca la vocazione. Per altri, non già predisposti in modo naturale a comprendere il cavallo e ad amarlo, la paura può diventare un ostacolo potente, inconsapevole, involontario, che arriverà a controllare la relazione e a connotarla in modo ambiguo, se non apertamente negativo e basato sulla violenza e sull’abuso come modo per sconfiggere ansie, paure, mancanza di controllo, di sensibilità e di comprensione.

Occorre allora fare tabula rasa di pregiudizi, stereotipi, blocchi emotivi e psicologici e ripensare dalle radici il proprio rapporto con gli altri, non solo cavalli.

Collegati spesso all’home page di Horse Angels per visionare nuovi articoli pubblicati.

Sei arrivato fino a qui, perché non sostenere il network?