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Comprendere le dinamiche del branco è importante per essere un leader consapevole del cavallo. Se impariamo la sua lingua, e i suoi comportamenti istintivi, avremo più strumenti per conquistare la sua fiducia e lavorare con lui.

Un branco è un gruppo di cavalli che vivono insieme. I branchi di cavalli tendono a non essere troppo numerosi. Lo scopo principale della vita in branco è la ricerca di sicurezza. Un cavallo, in gruppo, ha più probabilità di sopravvivere al predatore e può contare sulle conoscenze collettive, del gruppo nel suo insieme, per trovare cibo, acqua e riparo. Altri fattori per la preferenza della vita di gruppo, includono l’accesso alla riproduzione e il piacere della compagnia.

Che cosa è un ordine gerarchico?

Tutti gli animali che vivono in gruppi, istintivamente, creano una gerarchia o scala di dominanza. L’ordine gerarchico è, anche nei cavalli, piramidale. Al vertice c’è l'animale dominante del branco, detto l'alpha, la matriarca nelle femmine, il riproduttore nei maschi. L'ordine continua fino alla base. Nella maggior parte dei branchi di cavalli l'ordine gerarchico è definito dall’età, dalla salute e dalle capacità. Il leader rimane tale fino a che, per sopraggiunta età, infortuni, malattia, l'arrivo di un cavallo più capace, non perde il suo ruolo. 

bottoneSottomissione e dominanza

Questi concetti sono accettati pacificamente dai cavalli. Un cavallo sottomesso, non è scontento di esserlo, e non smania per essere lui il capo. La gerarchia porta conforto al branco. I cavalli sottomessi hanno meno responsabilità e più tempo per rilassarsi e giocare con i conspecifi. Godono della compagnia costante del gruppo di pari e non hanno le pressioni cui è soggetto il leader. In un branco di cavalli i dominanti sono due e con ruoli distinti: la matriarca e lo stallone alpha. Tutti gli altri cavalli hanno un ruolo gerarchico inferiore. Non tutti hanno l’indole da soggetto alpha, e se non hanno quell’indole, non provano invidia per il ruolo dominante.  Anzi, per natura i cavalli cercano un “alpha” da seguire, perché avere “un alpha” significa ricevere protezione, sapere cosa fare, dove andare, etc…  L’alpha fornisce la sicurezza e la direzione ottimale per la comunità, in cambio chiede obbedienza. E lo scambio per i cavalli è equo.

Il branco in natura

In natura, il branco è formato da un cavallo maschio alpha, diverse cavalle femmine di cui solo una è la matriarca dominante, più i puledri e i puledroni giovani. Il maschio alpha si occupa della protezione del perimetro del branco, tiene sempre l'occhio sull'esterno, per captare i predatori, potremmo definirlo il ministro degli affari esteri. La matriarca, di solito una femmina matura, si occupa degli affari interni, ovvero dell’amministrazione ordinaria del branco. E’ lei che guida verso il cibo e l’acqua, mentre il maschio alpha pattuglia il branco e sta in guardia per i predatori. Ci sono poi i branchi satelliti fatti da gruppi di scapoli, che sono maschi adulti allontanati dal branco principale dal riproduttore dominante e che devono competere per poter accedere al processo di riproduzione. Tra di loro, si formerà il futuro maschio alpha, che si conquisterà un branco in proprio. Gli altri sono per sempre esclusi dal processo riproduttivo e non se ne preoccupano. Non tutti i maschi hanno accesso alla riproduzione in natura ed è evidente che possano vivere tutta la loro intera esistenza da esclusi al sesso se non hanno i geni del maschio alpha, da cui è irrazionale pensare che castrare un cavallo significhi di privarlo di chissà quale diritto, perché in natura di maschio se ne riproduce uno e gli altri stanno a guardare. Questo fatto è importante da capire, perché la castrazione dei maschi, specialmente i non alpha, non causa alcun “danno mentale” o "danno fisico" al cavallo. La cosa più importante per un cavallo, anche nato di sesso maschile, è l’accesso al cibo, all’acqua, alla compagnia e alla sicurezza. La riproduzione è solo per i maschi alpha.

Il branco domestico

Il branco domestico di solito è separato per sesso e per età. Gli stalloni sono tenuti isolati dalle femmine. E non si riproduce l'alpha dominante, si riproduce il soggetto deciso dall'uomo. Oppure, avvengono accoppiamenti casuali perché i cavalli non sono contenuti adeguatamente, nessun maschio alpha è in circolazione a vietare, e dunque si riproduce il cavallo che riesce a raggiungere la femmina in calore. Tutti i ruoli naturali sono scombinati dall’intervento dell’uomo che decide chi sta con chi. Nel branco domestico, privato di guide alpha selezionate secondo i criteri di madre natura, il leader del branco può diventare chiunque: maschio, femmina, castrone, persona. Alle volte, anche un animale di altra specie. Il cavallo seguirà la figura che il suo istinto gli indica come quella più autorevole nei paraggi nell’offrire quello di cui ha bisogno: cibo, acqua, sicurezza, compagnia, svago. 

Aggressività e dominanza

In natura la dominanza non è data dall’aggressività. Non diventa alpha il cavallo più cattivo, ma il cavallo più capace. Questa cosa è importante da capire per stabilire i ruoli tra cavallo e persona. Nei cavalli domestici l’aggressività può essere sinonimo di disfunzione comunicativa, cioè di cavalli non allevati/educati correttamente che sviluppano ansia, paura, insicurezza e stanno sulle difensive. Un cavallo aggressivo non è un cavallo alpha. E’ solo un cavallo da rieducare. La rieducazione non deve partire dalla violenza, che genera solo altra paura, ma dalla pazienza. La migliore terapia è il tempo maturato in un ambiente positivo. Se il cavallo viene inserito in una situazione dove le sue paure sono desensibilizzate nel tempo, dove intorno a lui cavalli e persone sanno comunicare positivamente, recupera un comportamento normale per un cavallo. E la normalità è la collaborazione pacifica. La dominanza non è dunque violenza. E in natura, come nell’educazione del cavallo all’attività sportiva, la dominanza serve solo a stabilire i confini e le regole. Un cavallo che conosce i confini e le regole è un cavallo che ha meno paura. Se il sistema di dominanza del leader è coerente, e mirato a offrire riparo, cibo, acqua, sicurezza, compagnia, intrattenimento, il cavallo gregario accetta volentieri la dominanza. Se la dominanza è fine a se stessa, o sconfina nella violenza gratuita, il leader non è coerente, e il rapporto diventa complesso e contradditorio. Diventare il leader del proprio cavallo richiede non solo di impostare le situazioni in cui il cavallo si sente dipendente, ma anche quelle situazioni in cui la dipendenza discende dalla fiducia. Quando si dice leader saggio, o leader naturale, si pone l’accento sul rapporto di fiducia che si viene a creare tra cavallo e cavaliere.  Senza fiducia non c’è leadership positiva.

Sottomissione

Per i cavalli, sottomissione significa protezione e sicurezza offerte dall’alto. I cavalli insubordinati vengono allontanati dal branco, e questo significa un rischio per la loro sopravvivenza. In natura, succede spesso che i cavalli riottosi vengano allontanati dal branco. Se si tratta di una femmina che non accetta la gerarchia, viene immediatamente catturata dallo stallone più capace del branco di scapoli, e da quel momento si crea una nuova mandria dalla neo coppia. Se si tratta di maschi, devono poi riuscire a confluire nel branco di scapoli, altrimenti la loro sopravvivenza è segnata. I branchi di scapoli sono come le bande dei teen-agers. Uno scapolo può fare tutta la sua vita nel gruppo di pari satellite al branco principale. 

Nei cavalli domestici, se i soggetti sono vissuti in isolamento, gli istinti naturali possono essere repressi, e causare comportamenti disequini (non tipici da cavallo). Un comportamento disequino è un problema, e mette il cavallo a rischio di sopravvivenza. Chi non è capace a educare correttamente i cavalli può causare loro danni che possono compromettere la vita degli animali, andando a formare dei soggetti poco collaborativi che poi non riescono a trovare una collocazione come compagni di sport o di vita. Quando si parla di maltrattamento bisognerebbe contare in questa casistica anche quei domatori/addestratori/allevatori che fanno danni ai cavalli gestendoli in modo scorretto per l’etologia di questi animali.

bottone2Amore e Dominanza

L’amore e la dominanza non sono incompatibili. Il termine che definisce meglio l’amore dominante è la compassione generata dall’empatia. Il leader migliore è quello motivato da compassione ed empatia per il gruppo che domina. La dominanza è un “dovere” più che un "diritto" per il leader compassionevole, perché significa offrire protezione, prime necessità (acqua, cibo), comfort a soggetti più deboli che ne hanno bisogno. Il leader compassionevole si mette al servizio della comunità che ne ha bisogno, in cambio chiede sottomissione alle sue regole. Questo è l’ideale di dominanza da perseguire nel rapporto con i cavalli e nelle comunità di persone. Il leader non compassionevole è un semplice dominatore di soggetti più deboli che sfrutta a piacimento. Bisognerebbe imparare dai cavalli a scegliere meglio i propri capi per avere una storia politica dignitosa e benessere il più possibile diffuso nella comunità. 

La leadership positiva

Ai cavalli non importa la loro posizione nella gerarchia quando non sono leader dominanti, gli importa solo sapere come stanno le cose e quali sono le regole da seguire. Fino a che non capiscono le regole del branco si sentono a disagio. Comportamenti di sfida alla leadership non significano che il cavallo vuole diventare a tutti i costi il capo, o che ha le capacità per esserlo, ma che prova disagio. Va capito se questo disagio è di natura fisica… ci sono lesioni, dolori, problemi di salute di cui prendersi cura, o è di natura psicologica perché non ha fiducia di chi si prende cura di lui. Se poi il soggetto è giovane, magari sta solo giocando. I giochi di dominanza/sottomissione sono una via di apprendimento dei ruoli in natura.

Alcuni cavalli sono leader naturali ma i più sono gregari naturali. Tra le persone alcuni soggetti sono leader naturali, ma i più sono gregari naturali. Vogliamo farcene un cruccio? Sarebbe meglio imparare dai cavalli a fregarsene delle gerarchie e a badare solo a stare bene con se stessi e con gli altri, scegliendo capi compassionevoli ed empatici per la comunità. Leader in grado di procurare sicurezza e benessere al branco. Del resto chi se ne frega. Essere un capo non è facile. Significa solitudine e grandi responsabilità. Se non si è in grado di gestire quella solitudine e quella responsabilità, perché risentirsi di non essere un capo?

Un gregario naturale che non trova il capo, può assumere atteggiamenti di leadership, ma spesso si tratta di una leadership nervosa, che manca di autostima e compostezza. Succede così quando un soggetto si trova a dover fare il leader suo malgrado, o per caso, perché non c’è nessuno di più autorevole nei paraggi da seguire, e a qualcuno tocca per forza occuparsi di “sicurezza” e “strategia”. Un cavallo costretto a fare il leader, quando non è nella sua natura, può essere un cavallo ansioso. E’ sicuramente un cavallo che ha bisogno di lavorare sulla fiducia e sul rispetto per vincere l’ansia. Va bene ugualmente. Nella vita tutto è possibile. 

Facciamo un esempio. Un bambino che ha genitori disadattati e violenti e finisce per non rispettarli. Può sviluppare comportamenti difensivi, tipo diventare un bullo perché deve provvedere a se stesso e non ha gli strumenti per essere un leader positivo della propria vita. Per quel bambino sarebbe stato meglio avere genitori che fossero leader positivi, che gli dessero amore e sicurezza e regole e disciplina, e gli assicurassero un futuro di benessere in tutti i sensi. Ma oramai è andata come è andata, e quel bambino dovrà fare un percorso di vita difficile, ma non è detto che non riesca a costruirsi un futuro in cui starà bene, lavorandoci sopra.

Per i cavalli non è diverso. Dover dipendere da persone inaffidabili è per un cavallo uno svantaggio. Non avere un leader autorevole da seguire e un branco stabile in cui vivere non è il top della gamma. Ma ci si può lavorare sopra. Con tutti i passaggi di mano che fa nella vita un cavallo, gli può sempre capitare la fortuna di andare a stare in meglio. O che la comunità equina in cui l'animale vive compensi a quel che manca nel rapporto con l'umano con cui ha a che fare.

Per quanto riguarda i conduttori, ci sono appositi corsi e tecniche per imparare la leadership positiva. Questi corsi sono impostati su concetti fondamentali: coerenza,  prevedibilità, disciplina, routine, empatia, in poche parole struttura. Epppure, non basta un corso o anche più corsi per costruire le basi per il possesso, le fondamenta della struttura.

Bisogna distinguere bene tra gestione e possesso. Si possono/dovrebbero imparare le tecniche di leadership positiva per la gestione, che sono una delle competenze a cui mirare. Altra cosa è possedere un cavallo. Oltre alla struttura tecnica (le competenze), occorrono le fondamenta materiali, cioè la capacità di prendersi cura adeguatamente dell'animale e provvedere alle sue esigenze di alimentazione, cura e ricovero. 

Non basta saper comunicare, occorre anche saper provvedere, per essere un leader positivo per il cavallo domestico. 

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