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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

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Un bel giro a cavallo rilassante in una piacevole giornata, cosa ci potrebbe essere di meglio?

Detto così sembra molto facile, ma coincide con qualche insidia. Il cavallo potrebbe rifiutarsi di attraversare il torrente, diventare ombroso, darsi alla fuga per una lepre che gli attraversa il cammino, rifiutarsi di lasciare il maneggio, mettere a dura prova il cavaliere.

Quando i cavalli e chi vorrebbe guidarli in passeggiata non sono sufficientemente preparati a lasciare la tranquillità e comodità del rettangolo di lavoro, l'equitazione di campagna può trasformarsi in un incubo. La disconnessione tra aspettative e realtà inizia spesso con la scelta sbagliata del cavallo o con un'insufficiente preparazione all'equitazione di campagna.

La maggior parte delle persone fa scelte sbagliate. L'equitazione di campagna per un cavallo è anche una "professione" e come tale ha un suo valore. Ad esempio, chi vuole saltare ostacoli in gara e non sa addestrare un cavallo al salto, compera un cavallo che gli garantisce certe prestazioni. Ebbene, anche nell'equitazione di campagna il cavallo non nasce già "imparato".

Ci vuole tanto tempo ed esperienza per "fare" un cavallo da passeggiata affidabile, e si tratta risorse che hanno un valore preciso sul mercato. Il cavallo da passeggiata affidabile non corrisponde ad un cavallo qualsiasi uscito da altre discipline perché anziano o in esubero o infortunato. Un buon cavallo da passeggiata costa svariate migliaia di euro, se sano e relativamente giovane, esperto e montabile da chiunque in un trekking.

Il cavallo da passeggiata bravo, è un cavallo mestierante delle passeggiate.

Nell'allenamento per i trekking e le passeggiate, occorre molto più coraggio che nell'allenamento in rettangolo. Un bravo addestratore per cavalli da trekking, combatte contro gli istinti potenti di fuga del cavallo, che vorrebbero fare evitare a quest'ultimo ogni potenziale pericolo sconosciuto e l'abbandono del branco di pari alle sue spalle (nel caso di uscita in solitaria, cui un bravo cavallo da trekking deve essere abituato). Superare gli istinti naturali, riuscire a far uscire su un percorso sconosciuto, da solo, un cavallo in addestramento da trekking, richiede persone di cavalli di notevole abilità, esperienza e coraggio.

Ci sono buoni cavalieri di discipline in rettangolo che non riuscirebbero minimamente a gestire il tipo di tensione, ad avere il tipo di coraggio, disprezzo del pericolo, amore per la libertà, che necessitano al trainer di cavalli da trekking.

Quindi se siete principianti, e vorreste un cavallo da passeggiata, non pensate che si possa trovare nel mercatino del regalo, riuso, ricicla, perché qualsiasi cavallo può fare equitazione di campagna. Al contrario, un buon cavallo da passeggiata è un tesoro, tutti lo vogliono ed è difficile che sia ceduto, se non al giusto prezzo. Quanto più siete principianti, tanto più serve un cavallo affidabile per le passeggiate, che non corrisponde affatto alla serie C dei cavalli.

Un buon cavallo da passeggiata è generalmente un cavallo rustico, a sangue freddo, allevato all'aperto e gestito in gestione naturale, uscito tante volte in passeggiata, con la vista buona e i piedi infallibili.

Altri cavalli possono diventare nel tempo equiparabili ad un buon cavallo da passeggiata, ma il top è una tipologia di cavallo selezionata per inclinazione, resistenza, rusticità proprio a quella mansione.

Gli ostacoli più importanti per addestrare un cavallo alle passeggiate

 

Fobia dell'acqua

Cause: La ragione più comune per una riluttanza ad attraversare l'acqua è la paura dell'ignoto, in generale o in particolare. Un cavallo che non ha mai visto l'acqua, ne avrà più paura. Gli animali prede, inclusi i cavalli, sono cablati per essere in allerta alle pozze d'acqua, un luogo di ritrovo preferito per i predatori, quindi l'ambiente circostante, i suoni, gli odori e i movimenti spingono i pulsanti di allarme innato.

L'allarme è moltiplicato dalla mancanza di esperienza personale. I cavalli verdi (termine per definire gli inesperti) non sanno necessariamente che quello che hanno di fronte è una pozza o corso d'acqua a pericolo zero per loro. Una brutta prima esperienza in acqua può lasciare un cavallo cronicamente sospettoso e pauroso. Serve un buon trainer, con buona conoscenza dell'etologia equina, per convincere con le buone un cavallo a superare le sue paure.

Spesso nell'addestramento dei cavalli da trekking si utilizza un cavallo guida esperto, perché i cavalli imparano anche per emulazione.

Il lavoro di addestramento procede in due direzioni, desensibilizzazione e abituamento progressivo.

Ansia di leadership

Cause: il temperamento innato separa i leader dai gregari nella comunità equina. Tale predisposizione emerge anche nei cavalli domestici. I cavalli che sono riluttanti a guidare il gruppo sono bassi nella gerarchia della mandria e naturalmente timidi. Al contrario, i cavalli che si preoccupano di guidare il branco, che vogliono primeggiare, di solito hanno l'audacia dei leader naturali. Ogni qual volta che i cavalieri pretendono di ignorare il temperamento naturale del cavallo, affidandogli un ruolo non congruo, l'esito è problematico.

Anche la personalità del cavaliere influenza la preferenza di piazzamento di un cavallo nelle uscite di gruppo. Cavallo e cavaliere vanno visti come binomio.

Per addestrare bene un cavallo da passeggiata, occorre avere una personalità audace, proporsi come guida al cavallo, ed essere credibili nei suoi confronti. Ne discende che un principiante, timido e spaventato dall'uscire in passeggiata, difficilmente riuscirà ad abituare un cavallo non mestierante in equitazione di campagna ad essere una cavalcatura affidabile nelle passeggiate, ovunque si vada. Il principiante ha bisogno di un cavallo già addestrato da altri alle passeggiate: quindi non un cavallo qualsiasi, ma il cavallo adatto.

Quando si esce in passeggiata con più cavalli, occorre una certa esperienza anche per settare il posizionamento, tenendo conto delle inclinazioni naturali ed esperienza dei vari binomi.

Istinto di fuga

Cause: autoconservazione nelle prede. Il riflesso di girarsi e darsi alla pazza fuga tornando verso la stalla è un meccanismo di auto-conservazione equino finemente levigato, con cavalli a sangue caldo che mostrano generalmente più reattività dei sangue freddo di fronte a qualsiasi situazione nuova e, per il cavallo, potenzialmente pericolosa. Quando un cavallo è in preda al terrore, come in tutti gli animali preda, lo trasmette a tutti gli altri, anche se razionalmente non c'è nulla di cui essere spaventati.

I cavalli da passeggiata devono avere buona vista e buoni piedi per evitare che vedano e sentano pericoli ovunque. Ed è necessario che vivano a contatto con la natura, in modo che gli elementi naturali, suoni, odori, rumori, non siano per loro una novità. Un cavallo che ha sempre vissuto in box, può spaventarsi anche per il fruscio di un ramo mosso da una folata di vento.

Reagire all'istinto di fuga rimanendo saldamente in sella e convincendo il cavallo a proseguire nel cammino, richiede un cavaliere esperto. Se si cede alle paure del cavallo è peggio, potrebbe diventare incontrollabile. Una ragione in più perché un principiante che vuole uscire in passeggiata debba preoccuparsi di prendere un cavallo mestierante delle passeggiate, che è già uscito centinaia di volte con vari tipi di cavaliere sopra, e che quindi difficilmente si spaventerà per un nonnulla.

E' buona cosa prendere apposite lezioni di equitazione di campagna, per aumentare la propria abilità e destrezza a gestire le varie situazioni che si potrebbero presentare; e uscire con guide esperte, in modo da affinare l'abilità cammin facendo, attraverso il processo di emulazione.

Tensioni

Cause: disagio vero o percepito. Un cavallo teso che combatte contro l'imboccatura, sembra a disagio, potrebbe avere un problema fisico o un problema con l'attrezzatura inadeguata. E' importante che il cavallo abbia la sella giusta, e tutto l'equipaggiamento adeguato per il suo comfort, come che il cavaliere non infastidisca troppo il cavallo in bocca o ai fianchi, rendendolo nervoso per i messaggi contrastanti che riceve. Nelle passeggiata, l'atteggiamento rilassato e non teso del cavaliere è importante. Le redini dovrebbero essere lasse a meno che non ci sia bisogno di richiamo per direzione o altro. 

Se il cavallo mostra tensione e disagio, occorre capire quale è il problema. Combattere il cavallo con la forza è peggio. Stringendo le redini si tende il proprio corpo e questa tensione peggiora la situazione.  Rispondere al primo segno di tensione nell'azione del cavallo respirando profondamente e rilassando le mani, le gambe e il bacino è la cosa migliore da fare. Qualcuno deve rilassarsi per primo e difficilmente è il cavallo. Capire qual è il problema richiede esperienza.

Se è un problema fisico, la soluzione richiede probabilmente il veterinario o il maniscalco. Se è un problema meccanico, sella inadeguata, etc... occorre agire sull'equipaggiamento. Se è un problema relazionale o psicologico, occorre agire sulla preparazione di cavallo e cavaliere alle passeggiate, in modo da togliere quelle tensioni. Se è il cavaliere che dà costantemente messaggi contraddittori che irritano e mettano a disagio il cavallo, occorre tornare in rettangolo e prendere serie lezioni di base in equitazione.

Cambiare cavallo, come se fosse sempre il cavallo il problema, potrebbe non essere la soluzione. Un temperamento ansioso o un'educazione all'equitazione insufficiente, richiedono un deciso ampiamento nella formazione di base della persona.


In conclusione, prima di comperare un cavallo da passeggiata, formarsi all'equitazione di campagna e poi scegliere attentamente, non un cavallo qualsiasi o quello che costa di meno, ma quello adatto al proprio temperamento, stazza, età, tasca e livello di esperienza.

Ikigai  (生き甲斐) è un termine giapponese che, tradotto in italiano,  significa  “qualcosa per cui vivere” o “una ragione per esistere”. Un  ikigai  è essenzialmente un motivo per alzarsi la mattina.

I giapponesi lo hanno tradotto in uno schema che è una sorta di fior di loto, dove per avere successo sul lavoro occorre trovarsi al centro.

Il concetto è semplice e può essere applicato a qualsiasi settore professionale.

Se si desidera lavorare nel mondo dei cavalli, occorre amare il proprio mestiere, altrimenti prima o poi ci si troverà a fare altro, perché è difficile ingranare e resistere alle sfide del mondo odierno, trovando un proprio terreno fertile dove sedimentarsi e crescere. Ci possono volere anni per trovare la gratificazione - anche economica - nel mondo del lavoro con i cavalli.

Il talento e la predisposizione per determinate mansioni, l'amore per i cavalli, portano a non sentire il peso delle ore passate lavorando, quasi come se fosse un passatempo.

Ciò non di meno, il mercato - per quanto saturo di figure medie che si dedicano ai mestieri sui cavalli - ha sempre bisogno di figure altamente qualificate, che coniughino la passione e il talento per una determinata professione, alle competenze e alla tecnica per svolgerlo al meglio, che si acquisicono negli anni, attraverso la formazione e l'esperienza sul campo.  

  Trovarsi al centro di questo schema, vuol dire aver trovato il proprio IKIGAI, un primo passo verso il successo professionale nel mondo del cavallo.

Esercizio per trovare il proprio IKIGAI

1. Per definire ciò che ami rifletti su queste domande:

C'è un sogno che facevi da bambino?

Se potessi fare un'unica cosa tutto il giorno, cosa faresti?

C'è un'attività che ti fa perdere la cognizione del tempo mentre la svolgi?

2. In che modo puoi contribuire al mondo?

Hai mai fatto qualcosa che può rendere felici le persone attorno a te?

Ti capita che le persone ti chiedano aiuto per svolgere un compito?

C'è stata un'occasione in cui ti sei sentito veramente utile?

3. In che cosa puoi fare la differenza?

In che cosa le altre persone pensano che tu sia speciale?

Quali problemi sei in grado di risolvere alle persone della tua comunità?

Di che cosa sei veramente fiero di te stesso?

4. Cosa ti riesce bene?

Cosa ti riesce dignitosamente anche sotto stress?

Per che cosa ti fanno i complimenti?

Hai un difetto che può essere trasformato nella tua forza?

Se sei riuscito a rispondere a tutte queste domande e a fare una sintesi delle risposte, hai trovato il tuo IKIGAI.

Inutile girarci intorno, la scelta dell'istruttore fa la differenza per il divertimento, il benessere, la salute e anche il successo in equitazione, per te e per il tuo cavallo.

Sceglierne uno o un altro può aprire o chiudere un mondo. E' importante trovare la giusta commistione tra integrità, etica del lavoro e speranze per il futuro, il più possibile a km zero e al prezzo equo per la propria tasca. E lo è il doppio se si affida a questa persona un minorenne, sperando che quella persona lo protegga, come tuteli il cavallo, ai fini di non dover buttare via dei soldi in cure o per cambiare l'animale, con rischi affettivi per la pace mentale del proprio pupillo, per non parlare di rischi di incidenti, con tutto ciò che comportano.

Un cavallo per qualcuno è solo un animale di servizio, ma anche in questo caso non gli dovrebbe mancare nulla per il benessere, perché un cavallo che sta bene è una cavalcatura più sicura per l'incolumità dell'equestre e per la gioia dell'equitazione. L'istruttore giusto guida al cavallo giusto e aiuta a tenerlo in salute.

VARIABILI DA CONSIDERARE PER VALUTARE LA PROFESSIONALITA' DI UN ISTRUTTORE


1. La maggior parte degli istruttori sono squattrinati, ma non è l'abito che fa il monaco

Considerate il costo per mettere su una struttura funzionale per l'equitazione con personale attivo 365 giorni l'anno. Quella dell'istruttore non è oggi una professione particolarmente redditizia, tranne che in un settore di lusso che è l'eccezione, non la regola dei maneggi. Un istruttore si giudica dalla puliza dei box, dalle condizioni di salute ed equilibrio mentale dei suoi cavalli, dalla sua capacità di insegnare a persone e a cavalli, e dalla sua capacità di evitare il più possibile infortuni, non dalla sua macchina, dalla firma sulla sua maglietta o dal costo dei suoi stivali. 

2. Personale all'opera in maneggio

Gestire un maneggio è un mestiere difficile, solo per veri appassionati, perché tra rischi, ore di lavoro, reddito scarso quando si amano veramente i cavalli e si fa gli istruttori, non i commercianti di bestiame, i margini sono risicati. Tuttavia, perché ci sia un buon servizio, occorre che in maneggio ci sia chi fa i box, chi prepara i cavalli, chi forma gli equestri. Un bravo istruttore generalmente lavora in una struttura funzionale, dove - che ci siano due o più persone a lavorarci - bastano per il numero di cavalli presenti a far sì che tutto funzioni correttamente.

3. Impegno affinché gli allievi imparino veramente

Un bravo istruttore si impegna perché i suoi allievi imparino, compatibilmente con le ambizioni, talenti e rirsorse individuali, al loro meglio. Se non si impara nulla, se dopo mesi e mesi si è sempre fermi allo stesso punto, forse all'istruttore manca la motivazione, o la competenza, per favorire un apprendimento di successo. O forse il ramo di equitazione scelto non è quello giusto per le proprie attitudini.

4. Specializzazione verso obiettivi particolari

Generalmente gli istruttori si specializzano e vantano i loro brevetti, occorre vedere se si sono specializzati nella direzione dei propri bisogni. C'è chi è bravo nell'addestrare, chi prepara alle competizioni in una determinata disciplina, chi si occupa di equiturismo e via dicendo. Occorre trovare l'istruttore giusto per le proprie aspettative, tasca, inclinazioni.

Aspettative e valutazioni congrue

Sport equestri agonistici: in questi ambienti l'istruttore, se l'allievo è motivato e ambizioso, potrebbe dire che il cavallo non è adatto e spingere verso l'acquisto di un cavallo che ritiene aumenti le possibilità di vincita. Addebiterà il proprio tempo per trovare e provare i vari cavalli, e vorrà ricevere una commissione dalla vendita. Non solo, negli sport equestri i giudici non valutano solo la performance, ma esprimono giudizi anche politici, per i quali sono pagati. Se un allievo con il suo reddito sostiene un maneggio, quindi un sistema economico, forse riceverà valutazioni migliori a parità di prestazione rispetto a chi si allena indipendentemente a casa propria con un cavallo salvato dal macello che non ha arricchito nessuno. Se questo modo di essere degli sport equestri agonistici non ti piace, forse gli sport equestri ad alto livello non sono l'ambiente giusto per te. Può sembrare un'affermazione cinica, ma l'equitazione si divide tra agonismo e amatoriali, e nell'agonismo vige un modo di pensare, di agire e di relazionarsi iper specifico, che non fa sconti al romanticismo.

Istruttori per giovani leve: è un mestiere difficile. I giovani non sono in grado di comprendere la complessità del sistema cavallo, che va dalle abilità personali dell'equestre, a quelle del cavallo, ai vincoli economici. Un buon istruttore per giovani allievi fa del suo meglio per evitare il bullismo in scuderia, per far sentire tutti inclusi, per formare persone, non per sfruttarle. E sicuramente evita rapporti troppo intimi o amicali con le giovani leve.

Autovalutazione: conosci te stesso e saprai quale istruttore fa per te. Trova la disciplina in cui puoi dare il tuo meglio relativo divertendoti e in quell'ambito cerca l'istruttore, lasciando perdere tutto il resto. Visita il maneggio, osserva l'istruttore al lavoro, fai domande e discuti sui metodi di allenamento in modo da sapere in anticipo se sarai a tuo agio a lavorare con quella persona. Riconosci i tuoi limiti, anche come abilità e attitudini. Non pretendere che il cavallo o l'istruttore facciano per te l'impossibile. Tutto si può migliorare, ma un coniglio non può diventare un leone e una capra non può diventare una gazzella.

Settare i limiti: anziché farti trascinare chiarisci gli obiettivi. Decidi a quale livello vorresti partecipare e lavora per raggiungere l'obiettivo. Comunica all'istruttore cosa ritieni inaccettabile per tracciare le linee di confine per te e per il tuo cavallo. Sii realistico su quanto vuoi o puoi investire economicamente e comunicalo a scanso di equivoci.

Pippe mentali: gli equestri tendono a portare in maneggio le loro fisime e a trasferire sui cavalli i propri problemi. E' il peggio che si possa fare per progredire nella vita e con i cavalli. Renditi conto che per costruire veramente una partnership valida con un cavallo, occorre rispettare i suoi parametri e lasciarlo vivere a suo modo, al suo meglio, secondo le sue specificità di razza, temperamento, età, condizioni di salute.

Localizzazione: l'occhio del padrone ingrassa il cavallo. Generalmente parlando, meglio trovare un istruttore locale, tenere il cavallo frequentemente sott'occhio, assistere al suo addestramento a scanso di abusi. La localizzazione è ancora più importante quando il portafoglio detta legge e la disponibilità non è illimitata. Quindi occorre valutare l'istruttore migliore - relativamente alle proprie esigenze - nella zona in cui si vive, relegando a workshop occasionali la formazione particolare con istruttori itineranti.

Leggi anche: distinguere un buon trainer e diventare coach di se stessi

Tolstoj: ogni passo in avanti verso l'intelligenza si deve a degli eretici.

Il processo di apprendimento è generalmente il nucleo dell'attività educativa. Ciò richiede quindi non solo un'attenzione speciale, ma anche la creazione di un ambiente adatto che supporti i partecipanti a non limitarsi alla parte di sperimentazione pratica in modo passivo, bensì ad impegnarsi pienamente - cognitivamente - per ottenere l'equitazione fatta bene: a beneficio di equestre e di cavallo.

Per rafforzare la dimensione di apprendimento delle attività educative è importante analizzare e confrontare i diversi contorni, situazioni e possibili scenari in cui si verifica il processo di apprendimento sia del cavallo, sia del cavaliere, perché nell'equitazione i partecipanti sono sempre due.

Un processo di apprendimento che è stato attentamente considerato - ma che non include la cura per il suo ambiente e ciò che offre - ha un impatto sul modo in cui i partecipanti si impegneranno con la loro esperienza di apprendimento. Svolge un ruolo, per quanto riguarda la motivazione ad apprendere, la fiducia nell'impegnarsi nel processo, il senso di benessere, di appartenenza, di avere spazio per le emozioni in termini di sicurezza, sia personale sia di gruppo. Questo è il motivo per cui è importante curare sia l'approccio umano, sia l'approccio sull' animale, sia la tecnica, sia l'ambiente in cui si deve svolgere l'apprendimento equestre.

Lo scopo principale di questo post è far comprendere agli operatori equestri che essi devono arricchire e differenziare gli ambienti di apprendimento per la formazione per migliorarne la fruizione da parte di equestri e cavalli, rendendo tali set di formazione più coinvolgenti, stimolanti e più affidabili.

Obiettivi da porsi:

    - scambiare con altri operatori nel proprio target di equitazione, e anche oltre, pratiche e approcci per creare ambienti di apprendimento ideali in un contesto di formazione,
    - esplorare quali siano i fattori che supportano la creazione di un ambiente di apprendimento affidabile, stimolante e coinvolgente (ad esempio sicurezza, autocoscienza, fiducia, motivazione, lealtà, etica ...),
    - fornire opportunità per ulteriori attività di formazione per raggiungere buone pratiche e per ampliare la soddisfazione economica che deve derivare dall'aver investito in questa professione,
    - collegare l'esperienza in campo e in stalla con feedback motivazionali sull'apprendimento, per correggere gli errori e motivare alla crescita di esperienza e relazione, dunque alla fidelizzazione dell'utenza,
    - stare connessi agli obiettivi per non fare errori di superficialità che poi possono costare caro alla professione.

Agli istruttori e formatori vari. Sieti sicuri di avere già un'esperienza a lungo termine con la formazione nel campo della gioventù? Non si tratta - unicamente - di stabilire un numero minimo di anni di esperienza o di limitarsi a ottenere i brevetti a seguito di una serie di corsi di formazione, ma occorre anche concentrarsi sulla necessità per i candidati di avere la capacità di riflettere sulla propria pratica di formatori, che in genere richiede diversi anni d'esercizio. Essere capaci di relazionarsi ai cavalli, di formare cavalli, di equitare, non significa necessariamente essere in grado di trasferire l'apprendimento alle pratiche nel lavoro con gli utenti, e in particolare con i giovani, in modo corretto, secondo la sensibilità contemporanea della platea di potenziali interessati.

Il successo di un'attività di maneggio passa anche attraverso la capacità di relazionarsi alla platea di potenziali interessati nel modo giusto, nell'ambiente consono.

Non basta una struttura, magari fatiscente, e cavalli rimediati, magari squilibrati, per avere successo nell'attività. Più si investe nell'ambiente di formazione, fatto da strutture, dai cavalli, e anche dai rapporti interpersonali gestiti correttamente, maggiore il ritorno. Sostenere lo sviluppo delle competenze dei formatori è un aspetto importante per garantire l'alta qualità della formazione e dunque la sopravvivenza o successo dell'attività rivolta al pubblico di offerta di equitazione.

Normalmente gli enti di promozione sportiva offrono un sistema modulare di apprendimento, definendo una serie di competenze essenziali che possono essere acquisite in corsi specifici e servono a costituire un gruppo di operatori certificati. Purtroppo, i brevetti non bastano, specialmente come sono rilasciati al giorno d'oggi, per garantire successo nell'attività. Tutto ciò che i corsi di formazione non offrono, deve arrivare mediante l'esperienza in campo e l'autoformazione, che richiede continuo aggiornamento.

La ricerca dimostra che un casco da equitazione omologato per la sicurezza può ridurre drasticamente il rischio di lesioni alla testa.

Quando un cavaliere cade, la testa di solito è la prima cosa a colpire il terreno. Il cranio umano può essere frantumato ad un impatto di 7-10 chilometri all'ora, e i cavalli sono in grado,  in fuga, di raggiungere la velocità di 60 km / h. Secondo stime internazionali, tre decessi su cinque con i cavalli sono causati da lesioni cerebrali e il rischio di mortalità è quattro volte superiore per coloro che non usano l'elmetto da equitazione. I cavalli sono responsabili di oltre la metà di tutti gli infortuni causati da animali di grandi dimensioni e circa un terzo di questi infortuni sono caratterizzati da lesioni cerebrali o alla testa.

Dunque è fondamentale indossare il casco, o farlo indossare specialmente ai più piccoli, ai minorenni, a coloro che dipendono per la loro sicurezza e formazione dagli adulti che li circondano.

Tieni conto di quanto segue:

1. Ci sono elmetti da equitazione di tutti i colori, materiali, fogge e costi oggi. L'importante è che si tratti di un elmetto omologato e della misura giusta per la testa.

2. Il casco non è obbligatorio per tutte le discipline equestri, ma questo succede perché il mondo del cavallo è una giungla scarsamente regolamentata. Si tratta di un errore da correggere, non di cui approfittarsi per liberarsi da incomodi, specialmente quando si tratta di bambini e minori ancora in formazione in equitazione, non dunque di cavalieri o fantini professionisti.

3. Nella monta western - ancora - non si usano elmetti, ma è una "tradizione" da correggere, specialmente per i minorenni. I mandriani di un tempo non usavano l'elmetto perché allora non c'era. Non c'era neppure il casco per i ciclisti, oggi però tutti i ciclisti professionisti indossano l'elmetto da bicicletta, e anche i bambini che devono imparare ad andare in bicicletta, perché non dovrebbero indossarlo gli equestri stile western?

4. I caschi disponibili oggi in commercio sono molto comodi, leggeri, e quelli con materiali innovativi sono per giunta lavabili. Dunque non danno fastidio, e sono dotati di ventilazione per il flusso d'aria per quanto riguarda i modelli estivi.

5. Alcune assicurazioni non rimborsano se l'equestre ha deciso di omettere le protezioni e dunque di essere incauto volontariamente.

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