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Quando si incoraggia al gente ad espandere la consapevolezza e la sensibilità, ci si dimentica che non tutti sono così attratti dalla cosa, in quanto la società moderna gira sullo stress e sulla fretta, tanto da mettere a strenua prova uno stile di vita basato sulla coscienza e l'introspezione.

Cercare la quiete interiore può isolare socialmente dal percorso seguito dai più, laddove l'essere umano - nella maggioranza - è un animale sociale, quanto i cavalli almeno, e non ama trovarsi solo, né sentirsi diverso.

I ritiri di meditazione sono in netto contrasto con il trambusto della vita quotidiana e quando si torna a casa si rischia di perderne tutti i benefici, perché la collettività porta in un'altra direzione, che è quella della scarsa introspezione e del fare come tutti gli altri, senza farsi troppe domande sul senso più profondo della vita.

Eppure, il disagio mentale, nella società attuale, è uno dei problemi principali a cui la colletività dovrebbe far fronte, soprattutto come prevenzione.

La vita di ognuno è un impegno ai doveri e alle esigenze del lavoro e della famiglia e, oggettivamente, ci possono essere molti momenti di stanchezza, in cui occorrerebbe rigenerarsi staccando dalla quotidianeità della vita reale, senza per questo sentirsi dei diversi o rischiare il giudizio sociale negativo.

La mente è piena del rumore di un'attività costante solo per stare al passo con tutto. Di per sé, una sessione di meditazione o due non è sufficiente per contrastare l'allontanamento dal silenzio interiore e dall'autocoscienza.

Servirebbero, andrebbero stimolati e promossi, più spazi di condivisione sociale - senza bisogno di ritiro o stigmatizzazione nella malattia - per persone attratte dal mondo interiore, svincolati da protocolli educativi eccessivamente burocratizzati e da tutti gli altri impigli del sistema produttivo, dove l'aspetto ludico di piacevolezza diventa la costante ispirazione per crescere ed evolversi, ovvero la motivazione per vincere tristezza, stanchezza, depressione, senza alcun protocollo terapeutico, sistemi aperti, non chiusi.

Gli spazi di autoguarigione liberi, principalmente ludico ricreativi, possono riorientare l'attenzione dalle situazioni esterne a quelle interne, invogliando le persone a una pausa di rigenerazione, ed è ciò che fondamentalmente offre oggi lo yoga per tutti, non come disciplina rigida di inquadramento, ma come attività sociale, dove il cavallo può essere un elemento dell'insieme trainante nell'immaginifico, se vissuto in modo rilassato, non competitivo, nell'ambiente adeguato a stimolare il senso di libertà e socialità, inverso a quello di reclusione.

Possiamo prendere la vita di ciascuna creatura come metafora di una funivia, dove un cavo porta in cima e l'altro a terra.

Il mondo reale è il cavo che porta a terra. Le necessità quotidiane della vita possono indurre a:

  • Sentirsi insicuri, costantemente vigili per proteggersi dalla prossima minaccia dall'esterno.
  • Un senso di insignificanza di fronte alle forze titaniche che muovono il mondo, incontrollabili dal singolo.
  • Pressione per proteggersi conformandosi alle norme e al comportamento sociale.
  • Un costante bisogno di piacere agli altri e ottenerne il consenso, anche sacrificando parti importanti di sé.
  • Paura di malattie, invecchiamento e morte.

Il mondo immaginario è il cavo per porta in cima. Non essendo fatto di necessità, ma di sogni liberi, può portare a:

  • Essere centrati e silenziosi all'interno, dove non si può essere scossi dagli accadimenti esterni.
  • Visualizzare la gioia e la realizzazione cui tutti ambiscono.
  • Non temere il cambiamento, perché tutto nell'immaginario è fluido, non statico.
  • Percepire l'invecchiamento e la morte come irrilevanti, in quanto parte del cambiamento.
  • Creatività e possibilità rinnovate senza limiti.
  • Assenza di conflitti in assenza di giudizio.

Qualsiasi esperienza che attiri l'attenzione a sviluppare il mondo interiore è fomentata dalla necessità di sentirsi sicuri e protetti, di percepire la vita come bella e serena, dalla volontà di sentirsi liberi da colpe, rimpianti, rimorsi, liberi dal passato e dai brutti ricordi, facilitati a trovare apprezzamento nella vita insieme a esseri viventi non proni al giudizio spicciolo, per una più vasta accettazione e inclusione.

Gli esseri umani non sono robot il cui cablaggio può essere cambiato semplicemente collegando il cervello alla meditazione positiva, alla preghiera, a percorsi di guarigione spirituale una tantum. In assenza dell'ambiente giusto, accessibile, dove rigenerarsi anche no cost, fuori da protocolli di guarigione che stigmatizzano alla malattia, semplicemente essere insieme, accettati e inclusi, in un ambiente aperto e non chiuso, collegarsi al mondo interiore per rigenerarsi potrebbe essere più difficile, quanto un percorso ad ostacoli.

L'aspetto positivo è che un diverso mondo del cavallo si sta facendo strada per favorire la messa in opera di questi spazi, dove i cavalli, mantenuti attraverso esperienze di horse-sharing, cavalli di gruppo dunque, sono i mediatori culturali per spazi di libertà all'immaginazione. Non essendo neppure i cavalli, in queste esperienze, sottoposti alla rigidità di dover essere produttivi, di dover performare, di dover essere giudicati, gareggiare, ottenere un voto, sono in questi contesti al loro meglio per poter esercitare quei famosi benefici da tutti promessi nel conttato con il cavallo: imparare a volare, ma con le proprie gambe, nel mondo immaginario dove tutto è possibile. 

Se non avete mai provato la meditazione e il rilassamento con i cavalli, scoprirete un mondo diverso, non competitivo, dove ognuno è libero di essere se stesso e non ci sono vincoli di prestazione per dividere i bravi dai meno bravi, chi ha tanto da chi ha di meno, un mondo dove i cavalli non hanno limiti di età, passati i quali non sono più buoni a nulla, e neppure le persone, e tutti possono quindi possono essere inclusi, indipendetemente dai soldi in tasca, dal peso ponderale, dall'età biologica, dall'abbigliamento, dalla conoscenza specifica sui cavalli, dalle capacità sportive.

E se non è meditazione con i cavalli, o stretching con loro, lo troverete sotto tanti altri nomi, perché quel che conta non è l'etichetta, ma il principio di staccarsi dal fuori per andare nel dentro, di elevarsi dal basso e contingente per esplorare l'alto, ciascuno a modo suo.

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