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A.P. -Da dove è nata la sua passione per la mascalcia e come mai ha deciso, nella vita, di fare il maniscalco?

Ferruccio Blengio -Ho iniziato ad amare i cavalli da ragazzino, grazie a mio zio. In seguito, durante il servizio militare, sono stato aiuto maniscalco nell'artiglieria da montagna, all'epoca in cui ancora venivano usati i muli. Da lì, poi, il passaggio è stato breve: ho seguito, tra alti e bassi, il maniscalco nel paese durante il suo lavoro e, negli anni successivi, ho seguito vari stage, sia in Italia che all'estero, per cercare di perfezionarmi.

A.P. -Quali sono, per lei, i valori alla base di questo mestiere spesso considerato una vera e propria arte?

F.B. -Alla base, secondo me, ci deve essere il rispetto del benessere dell'animale. In fondo il nostro mestiere implica questo: permettere al cavallo di deambulare secondo la sua conformazione e, in caso di difetti, comunque nel miglior modo possibile. Chi pensa di poter cambiare o modificare quello che la natura ha creato, inevitabilmente creerà dei danni. Per cui ogni intervento di mascalcia che viene messo in atto deve essere, secondo me, volto prima di tutto a tutelare e preservare il benessere del cavallo (anche se, purtroppo, mi rendo conto che spesso è un'utopia).

A.P. -Negli ultimi anni sono nate correnti di pensiero che vorrebbero il cavallo "scalzo", imputando alla ferratura più danni che benefici. Come mai, secondo lei, molte persone sono convinte di questo e che cosa vorrebbe dire loro in difesa della mascalcia e della ferratura?

F.B. -Personalmente non ho nulla contro il cavallo scalzo, tutto deve essere in funzione del lavoro, dell' ambiente in cui vive, della gestione che se ne fa e della conformazione genetica dello stesso. Se una persona riesce a gestirlo scalzo, senza che lo stesso debba soffrire, perché no! I miei cavalli non lavorano, stanno liberi al pascolo, sono scalzi da anni e stanno benissimo! Quello che non amo a prescindere sono gli estremismi, né di un tipo né dell' altro, anche perché in molti -e lo dico a malincuore- hanno deciso di tenere il cavallo scalzo per colpa di danni creati da noi maniscalchi. Non accetto chi si ostina a tenere il cavallo scalzo a tutti i costi, anche quando lo stesso soffre, e si nasconde dietro il paravento del "periodo di adattamento" iniziale al cambio di vita: questo vuol dire non volere bene al cavallo! In sintesi: scalzo o ferrato, l' importante è sempre e solo il benessere del cavallo: piuttosto di vederlo soffrire, tenetelo ferrato, ma, ovviamente, fatelo ferrare da maniscalchi competenti!

A.P. -Ci esponga un pensiero, anche breve, sul cavallo: come animale, compagno di vita, amico... chi è per lei il cavallo?

F.B. -Il cavallo, parlando da maniscalco perché non monto più da qualche anno e non posso farlo, quindi, come cavaliere, "è un gran chiacchierone se lo si sa ascoltare"! Come dire: ci vuole sensibilità, va saputo fare, ma lui però sa dire tutto quello di cui non esseri umani abbiamo bisogno per farlo stare bene vicino a noi.

di Aurora Potenti

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