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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

Codice 92169370928

Basta nero, basta operatori sportivi, dunque anche in maneggio, scuderia, circolo ippico, non coperti da adeguato contratto di lavoro, ovvero assistenza sanitaria e trattamento pensionistico.

Dal 12 luglio us, per la prima volta in un Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL), è stata riconosciuta la figura del “Collaboratore sportivo”, prevedendosi un espresso richiamo ai rapporti di collaborazione sportivo-dilettantistici di cui all’art. 67, comma 1, lettera m, del T.U.I.R.

Con ciò, detta figura, potrà fruire delle risorse di welfare, fino ad oggi riservate ai lavoratori dipendenti, come l’assistenza sanitaria integrativa o l’indennità previste dal sistema bilaterale.

Il Contratto collettivo, i cui destinatari sono i lavoratori dipendenti degli impianti e delle attività sportive, e che entrerà in vigore il 1° agosto con validità sino al 31 luglio 2022, è stato sottoscritto, da una parte da ASI (Associazioni Sportive e Sociali Italiane), MSA (Manager Sportivi Associati), CNS LIBERTAS (Centro Nazionale Sportivo Libertas), CONFLAVORO PMI (Confederazione Nazionale delle Piccole e Medie Imprese), FIS (Federazione Italiana dello Sport), e dall’altra parte da FESICA-CONFSAL (Federazione Sindacati Industria, Commercio e Artigianato); da ricordare fra i sottoscrittori l’accordo, in quanto aderente a CONFLAVORO PMI, la presenza della FISE (Federazione Italiana Sport Equestri).

Quest novità, non esclude che possano essere fatti anche altri tipi di contratti secondari. Nell’inserire nella classificazione del Personale la figura del Collaboratore sportivo, nei modi e limiti stabiliti dalla normativa vigente, specifica il testo “che non sussistono impedimenti giuridici alla elaborazione di un contratto di lavoro atipico o sui generis ovvero non espressamente disciplinato dal diritto civile bensì creato nel caso di specie dallo stesso CCNL in base alle esigenze delle parti”, ………così che “non potrà disconoscersi legittimità e tutela ad una ipotesi di contratto di lavoro atipico finalizzata ad allargare ulteriormente la platea delle tutele”.

Una storia di macellai e commercianti di carni equine della Puglia. Il film Gitanistan entra nelle case di un gruppo di famiglie rom cavallare italiane.

Il consumo di carne equina in Puglia (e per esteso in Italia) è il punto di unione tra due culture, quella dei contadini e quella dei rom.

La carne di cavallo, nel Salento, si accompagna a una tradizione popolare di musica e danza, chiamata “pizzica scherma”, una danza salentina che al pari della Notte della taranta attira ogni anno folle di turisti.

È il frutto di una storia secolare: gli antenati di questi rom italiani, che vivono nelle case delle province di Lecce e di Brindisi, arrivarono da Napoli, dove avevano ricevuto da famiglie nobili (De Rinaldis, Bevilacqua) dei lasciapassare per potersi muovere liberamente sul territorio. Una volta fuori dai confini campani, questi fogli divennero i loro documenti d’identità, assumendo così i cognomi dei nobili partenopei.

In Salento individuarono le necessità dei contadini: diventarono prima allevatori di cavalli per lavorare la terra; poi, quando la Rivoluzione industriale cambiò l’agricoltura, macellai e commercianti di carne di cavallo.

Un’attività ancora più florida della precedente, che ha cambiato radicalmente anche le abitudini culinarie pugliesi.

Il film è nato dalla volontà di Claudio Giagnotti, in arte “Cavallo”, di raccontare la storia di queste famiglie salentine. Claudio è un produttore musicale; il suo gruppo musicale Mascarimirì è uno dei più conosciuti nel panorama della musica folkloristica pugliese, ma pochi sanno che Mascarimirì è una parola rom per dire “Oh Madonna mia”.

Claudio è nipote di Oronzo, macellaio e figlio di Giuseppe Rinaldi, a sua volta detto “Seppu lu Zingaru” , che aveva combattuto con l’esercito italiano nella guerra per conquistare l’Eritrea. Negli anni Ottanta Oronzo gestiva attraverso la ditta di famiglia gran parte del commercio di cavalli in Puglia, sdoganando e vendendo - cioè macellando - più di 200 cavalli a settimana.

Oggi sua figlia Luciana, 24 anni, studia Giurisprudenza all’Università di Lecce e dice: «Ognuno vive in modo diverso questa appartenenza. Anche all’interno della stessa famiglia: io parlo la nostra lingua e non ho mai nascosto di essere rom, invece mio fratello preferisce non farlo sapere a scuola e con gli amici per paura di essere considerato diverso».

Insomma, Gitanistan non parla di emarginati, ma di persone oggi integrate nel Salento, spiegano i due registi Pierluigi De Donno e Claudio “Cavallo” Giagnotti: «Quando si parla di rom ci sono principalmente due posizioni. Alcuni consegnerebbero al Popolo Rom il premio Nobel per la pace, altri li cancellerebbero dalla faccia della terra. Non c’è verità in nessuna delle due. Gitanistan mostra come sia possibile trovare il giusto equilibrio con il “teorema del buon senso”: alle comunità contadine salentine serviva qualcuno che sapesse curare e allevare i cavalli, i rom lo sapevano fare».

Guarda il trailer del film

Adriana Salvadorini e Leonardo Ontano si sono sposati il 20 di luglio 2019.

Matrimonio equestre nel maneggio Cavalieri Consapevoli - Il Nuovo Fontanile, di Coltano (PI). Vedi fotoracconto.

La famiglia è così composta: Adriana, Leonardo, il piccolo Francesco, Fiammetta (cavallo), Aki (cane), Teodoro, Penny e Terence (gatti).

Bomboniere solidali Horse Angels ♥ 👍🏻🥕🥕🥕🥕👍🏻🌈

Quella tra la malavita organizzata e i cavalli è una morbosa storia d'amore che rischia di impestare ippica ed equitazione se fuori controllo.

Si aggirerebbe intorno al miliardo di euro l'anno il fatturato da scommesse illegali sulle corse clandestine dei cavalli per le cosche criminali, secondo gli ultimi rapporti sulle eco e zoomafie.

Usati per le corse clandestine, come dono o per il riciclaggio di denaro, i cavalli per i clan sono molto più di un semplice animale domestico, sono il simbolo della loro aspirazione sociale.

I cavalli incarnano per costoro agio e apice socio economico, tanto da farne il proprio animale preferito.

Si tratta di un bene di lusso da sfoggiare, su cui investire soldi da riciclare, e di un investimento su cui lucrare triplamente: prima le corse o gare regolari, poi le clandestine, poi la macellazione abusiva, passando magari per lo spaccio di doping e altre droghe, trasportate in giro per l'Italia sotto il piano di trasporto dei cavalli.

I clan spesso gestiscono tutta la filiera: dalla scuderia, ai trasporti, ai macelli conniventi, non disdegnano di controllare e truccare le corse, piuttosto che un intero impianto.

Il cavallo possiede quelle virtù che il mafioso non ha: dignità, eleganza, candore.

 Circondandosi dei cavalli, i mafiosi da un lato sperano di accedere allo status sociale cui ambiscono; dall'altro, rispettano le tradizioni della loro subcultura.

Purtroppo, dove arrivano ammorbano. L'ippica italiana ne è talmente satura da aver perso parecchio appeal nei confronti del pubblico.

Del resto, chi ha voglia di frequentare certi ippodromi, per girolanzolare tra boss e loro operatori affiliati?

C'è anche un altro aspetto di questa faccenda, non esistono solo gli ippomafiosi, ma anche gli zingari cavallari, che non sempre coincidono con ippo-malavitosi.

Gli zingari in Italia, tra Rom e Sinti cavallari

In Italia vive una vasta comunità di zingari che, se non integrati, costituiscono uno stato nello stato: gitanistan, con le proprie regole.

Parecchi di loro si sono fatti una vita come trasportatori, allevatori e commercianti di equini. Molto diffusi anche come proprietari di macellerie equine, specie nel Salento. Sono abili maniscalchi, portano avanti la professione da secoli del resto. Allevare e mangiare cavalli fa parte della loro tradizione e niente e nessuno farà loro cambiare idea sui gusti alimentari.

Quando vivevano come girovaghi, vivevano di cavalli: li commerciavano, facevano i fabbri e maniscalchi, li mangiavano, chiudevano insomma il cerchio, a loro modo coerentemente. 

Possono essere bravissime persone, scrupolose a seguire le norme. Oppure persone non attente alla burocrazia. Per cui tracciabilità equidi, microchip, codice di stalla, DPA e non DPA, fattura e ricevuta fiscale, potrebbero essere questioni che non li interessano troppo. Infine, quelli marginalizzati, che hanno contratto abitudine a vivere di espedienti, possono essere veri e propri malavitosi, del tutto simili a quelli descritti nel paragrafo precedente sulle ippomafie.

Il problema, quando si vogliono far rispettare delle regole, è quello della corretta integrazione in termini di inserimento - e non di assimilazione - delle sub culture degli zingari cavallari in Italia. E non è di facile risoluzione.

Da qui tutta la difficoltà di imporre regolamenti e "legalità", vuoi alla sub cultura ippica rom e sinti, vuoi alla subcultura equestre rom e sinti in tutto l'arco delle professioni che svolgono: commercianti, trasportatori, proprietari di scuderie, vetturini, maniscalchi, macellai equini, groom, ippici, operatori del cavallo vari, alle volte refrattari a regole non sentite proprie: dall'obbligo di emissione di ricevuta, a tutto il resto di asfittica burocrazia, fin troppa, per un settore che deve fare i conti con la presenza massiccia di sub culture da integrare.

Tutto è possibile, ma solo accettando di fare conoscenza con i presupposti della storia, dei costumi, delle tradizioni, dell'arte e delle origini di queste persone. Senza farsi prendere da manie abolizioniste, dove per l'errore del singolo si condanna l'intera categoria.

All'ippodromo corsa dedicata al rifugio equino 'Nibbio alato' che ospita trottatori a fine carriera.

Montecatini (Pistoia), 27 luglio 2019 -  ll convegno di questo sabato sera all’Ippodromo Snai Sesana prevede nel programma il Premio Nibbio Alato, prova inserita nel circuito ippico-benefico “Corsa delle Stelle che vede protagonisti i personaggi noti al grande pubblico a bordo del sulky. La iZiLove Foundation, la fondazione senza scopo di lucro creata da Snaitech per le good causes, devolverà una parte della raccolta scommesse a questa iniziativa che da qualche anno a questa parte vede l’impianto del trotto di Montecatini Terme come una delle tappe più importanti in vista della successiva finale al termine del mese di agosto.

Samanta Catastini in veste di fondatrice dell’associazione no profit Nibbio Alato si prende cura di soggetti sfortunati che finita la carriera sportiva altrimenti rischierebbero il macello.

Purtroppo ci vogliono in media cinque mesi per trovare una sistemazione sicura, in questo arco di tempo che a seconda dei casi può anche allungarsi notevolmente, i cavalli vivono a spese dell’associazione.

Il regolamento del circuito Corsa delle Stelle vieta l’uso del frustino, con la speranza che la norma possa ufficialmente estendersi a tutte le corse dell’ippica italiana.

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