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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

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Chiunque capiti su blog, social e affini dedicati all'equitazione italiana, non potrà non notare che vi sono atleti che gareggiano con divise militari. Si tratta di una caratteristica dello sport italiano.

Ovvero, questo non contraddistingue solo l'equitazione, bensì alcuni degli sport meno diffusi e che hanno una vetrina nelle olimpiadi. Nei cosiddetti sport olimpici, specie quelli privi di grandi sponsorship, gran parte degli atleti si allena e riceve uno stipendio grazie all’Esercito, alla Polizia, alla Guardia di Finanza, eccetera.

A volte questa tradizione è stata criticata, con l’argomento che lo Stato non dovrebbe fornire uno stipendio unicamente per praticare un’attività sportiva, visto che così non succede negli altri paesi occidentali che partecipano alle olimpiadi con le medesime discipline. 

Chi è a favore, invece, sostiene che senza l'aiuto di stato, negli sport “minori”, quelli cioè non troppo popolari e quindi con meno accesso alla sponsorship privata, non si riuscirebbe a concorrere degnamente a livello internazionale perché pochi atleti, dovendo lavorare per vivere, avrebbero il tempo necessario per passare da amatori a professionisti.

Quanti sono gli atleti militari?

Agli ultimi Giochi estivi di Rio, su 314 atleti italiani partecipanti ben 197 erano militari, vale a dire il 63%. Il gruppo più rappresentato era quello delle Fiamme Gialle con 46 atleti, seguito da Fiamme Oro (38), Esercito (29), Aeronautica (23), Fiamme Azzurre (19), Forestale (18), Carabinieri (15) e Marina (9). Estendendo l’analisi anche agli ultimi Giochi invernali di Sochi 2014, la percentuale sale all’86%: in Russia gareggiarono 97 atleti militari su 113 azzurri complessivi.

Più in generale, secondo i dati forniti dall’Ufficio Sport dello Stato Maggiore della Difesa, gli atleti militari tra Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri, a oggi sono circa 590, quasi il 40 per cento dei quali nell’Esercito. Il CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) ha un’apposita sezione del suo sito per i “Gruppi sportivi militari e Corpi dello stato”, che contiene però solamente qualche recapito degli organismi responsabili delle diverse forze armate.

Come si diventa atleti militari?

Si diventa atleti militari tramite un concorso apposito, che viene bandito periodicamente dalle forze interessate. Si accede attraverso un concorso riservato agli atleti tra i 17 e i 35 anni e che hanno già ottenuto “risultati agonistici almeno di livello nazionale certificati dal CONI”. Il contratto, che è quello iniziale più diffuso per gli atleti militari, è come volontari in ferma prefissata quadriennale.

Anomalia solo italiana

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, quella degli atleti militari è una tradizione solo italiana. Il problema sembra essere che le finanziarie hanno sempre privilegiato la Difesa, costantemente al primo posto per risorse economiche erogate, mentre quello dello Sport è un ministero piccolo accorpato ad altri, ma privo di grande rilevanza e portafoglio. Il Coni non ha i soldi, le società sportive pochi, mentre ai gruppi armati le risorse non mancano. In un quadro così gli atleti miliatari sono forse il male minore. L'alternativa sarebbe non avere atleti competitivi per le Olimpiadi negli sport non popolari.

Qual è lo stipendio di un atleta militare?

Sembrerebbe che percepiscano stipendi di base che vanno dai 1.000 ai 1.400 euro al mese, e che non abbiano possibilità di fare carriera perché, per farla, dovrebbero formarsi anche in attività non sportive, per le quali non hanno tempo, allenandosi tutto il giorno, avendo lo sport come lavoro e non come passatempo. Quello stipendio poi può essere integrato attraverso l'insegnamento e altre attività collaterali.

L'ora del cambiamento

A fronte di critiche per percezione di corruzione e similari, perché lo sport in Italia è riflesso della comunità intera, e non distaccato da essa, e quindi il giudizio sullo sport militare non è diverso dal giudizio sul funzionamento dell'intera società attraverso le sue istituzioni, pare che, rispetto al passato, dove gli atleti militari si contavano in migliaia, il progetto dello sport militare attuale sia basato su meno quantità e più qualità. Ovvero per essere atleta militare oggi occorre rappresentare un reale interesse per lo sport nazionale e internazionale e mantenere la caratteristica nel tempo per non perdere "la priorità acquisita" e non andare a costituire una casta di immeritevoli ma protetti per simpatia, amicizia, clientelismo e nepotismo. Speriamo che sia vero e che il sistema premi veramente i migliori e funga da integrazione sociale per chi è talentuoso ma privo di possibilità, perché solo così è possibile che l'opinione pubblica percepisca lo sport militare non come anomalia, ma come sistema che permette la mobilitazione sociale e dunque la giustizia.

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