Traduci

Italian Afrikaans Albanian Arabic Armenian Azerbaijani Basque Belarusian Bulgarian Catalan Chinese (Simplified) Croatian Czech Danish Dutch English Estonian Filipino Finnish French Galician Georgian German Greek Haitian Creole Hebrew Hindi Hungarian Icelandic Indonesian Irish Japanese Korean Lithuanian Norwegian Persian Polish Portuguese Romanian Russian Serbian Slovak Slovenian Spanish Swahili Swedish Thai Turkish Ukrainian Welsh Yiddish
Una raffigurazione di Rarey a uno show equestre del suo tempo.

John Solomon Rarey (1827-1866) è stato un sussurratore di cavalli ottocentesco, forse il primo al quale è stato attribuito questo titolo.

All'epoca era una figura importante nella riabilitazione dei cavalli problematici. Originariamente da Groveport, Ohio, USA, Rarey ha addestrato il suo primo cavallo all'età di dodici anni. C'è voluto del tempo però perché fosse scoperto dal grande pubblico.

A contribuirvi fu Nicholas Evans, con il suo libro "L'uomo che sussurrava ai cavalli", dedicato a Monty Roberts, dal quale fu poi tratto l'omonimo film. Qualche passaggio dal libro:

"Come si diffuse la fama del suo dono, nel 1858 fu convocato al castello di Windsor in Inghilterra per calmare un cavallo della regina Vittoria. La Regina e il suo accompagnatore osservarono stupiti mentre Rarey mise le mani sull'animale, il quale calmato si posò a terra,  poi Rarey si posò accanto a lui e gli appoggiò la testa sugli zoccoli. La regina rise di gioia e diede a Rarey un centinaio di dollari. Era un uomo modesto e tranquillo, ma ora era famoso e la stampa desiderava di più. Si fece un bando per trovare il cavallo più difficile in tutta l'Inghilterra da sottoporre a Rarey".

Il cavallo che trovarono fu Cruiser, un riproduttore fiero e difficile da avvicinare. Nicholas Evans scrisse a proposito:

"Contro tutti i consigli, Rarey si addentrò nel box dove nessuno si avventurava e chiuse la porta. Uscì tre ore dopo, portando Cruiser a mano, che lo seguiva dolce come un agnello. I proprietari rimasero così impressionati che gli regalarono il cavallo. Rarey se lo riportò a casa propria in Ohio, dove Cruiser morì il 6 luglio 1875, sopravvivendo al nuovo proprietario per 9 anni. Fortunatamente, Rarey fece un testamento affinché ci fosse chi continuasse a prendersi cura di Cruiser. Alla morte di Rarey, il temperamento di Cruiser tornò però ad essere problematico".

Rarey impiegò Cruiser in tre manifestazioni pubbliche di cavalli a New York, inaugurando un tipo di "professione", quella dell'addestratore che ammansisce cavalli in show pubblici, poi seguita da una miriade di "sussurratori".

A seguire, la traduzione del libro di Rarey a cura di Alessandro Brollo e Annalisa Parisi, rilasciata in Creative Commons Attribuzione 3.0, traduzione dall'Edizione Americana pubblicata da LONDON: G. ROUTLEDGE & CO. FARRINGDON STREET - 1858.

"The modern art of taming wild horses", di J. S. Rarey 

tradotto da Alessandro Brollo e Annalisa Parisi

[Si deve comprendere che Rarey viveva della propria arte e che come conseguenza della natura umana solo lo spettacolo di una rapida risoluzione dei problemi di cavalli problematici gli faceva guadagnare denaro, mentre il suo vero genio consiste nella comprensione della natura del cavallo come specie animale.

Nonostante che il suo metodo di desensibilizzazione d'urto (flooding) abbia, da allora, avuto una conferma su solide basi scientifiche dalle ricerche dei comportamentisti sull'iperstimolazione, si tratta di una misura estrema per cavalli realmente problematici.

Questa tecnica di risolvere seri problemi è stata la chiave per la sua fama e testimonia la sua profonda conoscenza del cavallo, ma non deve essere considerata nulla più di questo.

Il vero valore del suo lavoro sono le regole di base solidissime e incredibilmente importanti che ci dà nella prima parte della sua opera. Si tratta di di una comprensione profonda del cavallo che ci aiuta a fare quello che facciamo tagliandolo su misura sull'essenza del cavallo:

- ai cavalli dev'essere richiesto solo quello che capiscono e che sono in grado di fare.

- i cavalli non devono rendersi conto di quanto sono forti.; per rendere il concetto con una terminologia moderna, non devono sperimentare successi indesiderati.

Il secondo principio ha implicazioni notevolissime: esclude la possibilità di "tentare". Tentare implica la possibilità di fallire, ed è esattamente QUESTO che è cruciale evitare.

Entrambi i principi sono importanti edc il primo è facile da capire e da applicare. Il secondo è almeno altrettanto importante del primo e ha profonde conseguenze sul modo in cui ci relazioniamo con il cavallo OGNI GIORNO. Una buona horsemanship non significa risolvere i problemi ma evitarli, prevenendoli.

Questo è il reale valore del lavoro di John Solomon Rarey.

INDICE

  • Introduzione
  • I tre principi fondamentali della mia teoria, fondati sulle caratteristiche salienti del cavallo
  • Come riuscire a prendere il puledro dal pascolo
  • Come stabulare un puledro senza difficoltà 
  • Tempo per pensare
  • Il tipo di capezza
  • Osservazioni sul cavallo         
  • Esperimento con un mantello
  • Suggerimenti riguardanti l'abitudine di annusare
  • Opinioni diffuse degli uomini di cavalli
  • Il Sistema di Powel per avvicinare il puledro   
  • Osservazioni sul Sistema di Powel per governare cavalli di qualsiasi genere
  • Come mettere la capezza e condurre un puledro
  • Come condurre un puledro a fianco di un cavallo domato
  • Come condurre un puledro nella stalla e legarlo senza doverlo tirare sulla capezza
  • Il tipo di imboccatura, e come fare per abituare il cavallo ad ess
  • Come sellare un puledro   
  • Come salire in sella su un puledro
  • Come montare un puledro
  • Il modo giusto di mettere l'imboccatura a un puledro
  • Come condurre un cavallo molto ribelle e con vizi
  • Sull'impuntarsi
  • Come introdurre un cavallo agli attacchi
  • Come legare un cavallo a un carrello
  • Come far distendere un cavallo
  • Come farvi seguire da un cavallo
  • Come far stare piazzato un cavallo senza tenerlo
L'ARTE MODERNA DI DOMARE I CAVALLI SELVAGGI

INTRODUZIONE

La prima domesticazione del cavallo, uno dei maggiori risultati dell'uomo nel regno animale, non fu lavoro di un giorno solo; ma come tutti gli altri grandi risultati fu conquistata attraverso un graduale processo di scoperte ed esperimenti. Prima l'uomo sottomise gli animali più subordinati, grazie al fatto che erano più facili da catturare e domare; e usò per molti anni quelli che erano solo sgobboni, il bue, l'asino, e il cammello, invece dell'agile ed elegante cavallo. Il nobile animale fu l'ultimo ad essere sottomesso, a causa, forse, della limitata e inaccurata conoscenza dell'uomo della sua natura, e dalla sua conseguente incapacità di controllarlo. Questo fatto da solo è un'evidenza sufficiente della sua superiorità su tutti gli altri animali.

L'uomo, in tutte le sue invenzioni e scoperte, ha quasi invariabilmente cominciato con qualche principio semplice, e poi l'ha gradualmente sviluppato da un livello di perfezione a un livello successivo. Il primo accenno disponibile riguardo l'uso dell'elettricità è stato il suo trasporto dalle nubi, compiuto da Franklin con il suo aquilone; ora è il mezzo per convogliare il pensiero da una mente all'altra, con una rapidità che vince il tempo. La grande potenza propulsiva che va muovere i meccanismi dei motori sulla nostra terra, e solca l'oceano con le nostre navi, fu scoperto per la prima volta mentre si sprigionava da una bollitrice per tè. E anche la potenza del cavallo, seconda solo alla potenza del vapore, fu conosciuta dall'uomo solo dopo che esperimenti e ricerche glie la rivelarono.

Il cavallo, in base alle migliori fonti di cui disponiamo, è stato il continuo servitore dell'uomo per circa quattromila anni, sempre ricompensandolo con la sua fatica e donandogli agio, in proporzione alla sua abilità e alla sua maniera di usarlo; ma essendo un servitore bizzoso, segnato da vizi, e spesso pericoloso per quelli che lo conducono con la forza bruta, e senza sapere nulla della bellezza e del piacere che possono essere ottenuti coltivando la sua natura più fine; mentre presso l'Arabo, per il quale il cavallo è il principale motivo di orgoglio nella vita, e che lo governa seguendo le regole della gentilezza, noi lo troviamo un animale diverso. Il modo in cui è trattato da quando è puledro lo rende affezionato ed attaccato al suo padrone in un modo sconosciuto in qualsiasi altro paese. L'Arabo ed i suoi figli, la cavalla e i suoi puledri, abitano insieme la stessa tenda; e nonostante che il collo dei puledri o della cavalla siano spesso i cuscini su cui i bambini si rotolano, non avviene mai alcun incidente, essendo la cavalla altrettanto attenta con i bambini che con il puledro. L'attaccamento fra il cavallo e il suo proprietario è tale, che lascerà i suoi compagni al suo richiamo, sempre lieto di obbedire alla sua voce. E quando l'Arabo cade dal suo cavallo e non riesce a risalire, il cavallo gli starà vicino e nitrirà per chiedere aiuto; e se si corica per dormire, come talora è costretto a fare dalla fatica in mezzo al deserto, il suo destriero veglierà su di lui, e nitrirà per svegliarlo se si avvicina un uomo o un animale. Gli Arabi spesso insegnano ai loro cavalli dei segni o dei comandi segreti,. di cui fanno uso in occasioni di emergenza per ottenere le massime prestazioni. questo metodo è più efficace del barbaro modo di spingerli con lo sperone o con la frusta, e un'efficace illustrazione di questo principio può essere ritrovata all'interno di questo aneddoto.

Un beduino chiamato Jabal possedeva una cavallo di grande fama. Pasha, allora governatore di Damasco, desiderava comprarla, e aveva fatto ripetutamente al proprietario le offerte più generose, che Jabal aveva sempre rifiutato. Il pasha era poi ricorso alle minacce, ma senza maggiore successo. Dopo parecchio tempo, un tale Gafar, beduino di un'altra tribù, si presentò al pasha, e gli chiese cosa avrebbe dato all'uomo che lo avesse reso proprietario della cavalla di Jabal. "Riempirò d'oro la musetta del suo cavallo", rispose Hassan. Essendo circolato il racconto di questo abboccamento, Jabal diventò più guardingo che mai, e assicurava sempre, durante la notte, la cavalla con una catena di ferro, della quale un capo era assicurato al suo nodello posteriore, mentre l'altro, dopo aver attraversato la parete della tenda, era assicurato a un picchetto piantato a terra sotto il tappeto che serviva come letto per lui e per la moglie. Ma nel mezzo di una notte, Gafar entrò silenziosamente nella tenda, e riuscì ad allentare la catena. Appena prima di fuggire con la sua preda, prese la lancia di Jabal, e urtandolo con l'estremità smussa gridò: "Io sono Gafar! Ho rubato la tua nobile cavalla, e ti avviso in tempo". Questo avviso era in accordo con gli usi del deserto, secondo i quali rubare a una tribù ostile è considerata un'impresa onorevole, e l'uomo che la conduce a termine desidera tutta la gloria che può derivarne. Povero Jabal, quando udì le parole, si precipitò fuori della tenda e diede l'allarme; poi montato sulla cavalla di suo fratello, accompagnato da alcuni della sua tribù, insegui il ladro per quattro ore. La cavalla del fratello era dello stesso sangue di quella di Jobal, ma non le equivaleva; tuttavia egli distanziò tutti gli altri inseguitori, ed era sul punto di raggiungere il ladro, quando Jabal gli gridò:"Pizzicale l'orecchio sinistro e toccala coi talloni". Gafar lo fece, e la cavalla scatto avanti come il fulmine, rendendo rapidamente senza speranza un ulteriore inseguimento. Il pizzicale l'orecchio e il toccala con il tallone erano i segnali segreti che Jabal aveva insegnato alla cavalla per spingerla alla massima velocità. I compagni di Jabal erano sorpresi e indignati da questo strano comportamento. "Tu gran pezzo di somaro!", gridarono, "hai messo il ladro in grado di di rubarti il tuo gioiello."Ma lui zittì i loro rimproveri dicendo: "Avrei preferito perdere lei che infangare la sua reputazione. Mi avreste fatto sopportare che fosse detto nelle tribù che un'altra cavalla si è dimostrata più veloce della mia? Mi è rimasto almeno il conforto che lei non ha mai incontrato una sua eguale."

Paesi diversi hanno il loro diverso stile di equitazione e di governo del cavallo, ma ciascuno all'inizio non ha potuto evitare di praticarlo in un modo grossolano e distratto, essendo difficile l'ascesa alla comodità e al piacere conquistato nell'uso del cavallo dei giorni nostri. I raffinati Greci, come le più selvagge nazioni del Nord Africa, cavalcarono a lungo senza sella né redini, guidando i loro cavalli con la voce o con le mani, o con un leggero ramoscello con il quale toccavano l'animale su un lato del muso per farlo girare nella direzione opposta. Lo spingevano avanti con un tocco del tallone, e lo fermavano prendendolo sul muso. Alla lunga furono introdotte le testiere e le imboccature, ma passarono molti secoli prima che fosse usato qualcosa che si potesse chiamare una sella. Al suo posto, sotto il cavaliere erano posti un panno, singolo o imbottito, e le pelli di animali selvatici, spesso riccamente adornate, ma sempre senza staffe; e risulta un fatto straordinario che i Romani, anche nei tempi in cui eccedevano nel lusso, non avessero mai desiderato un espediente così semplice per aiutare il cavaliere a salire, per diminuire la sua fatica, e per aiutarlo a sedere sulla sella con maggior sicurezza. Gli antichi scultori provano che i cavalieri di quasi tutte le nazioni erano abituati a montare i loro cavalli dal lato destro dell'animale, cosa che potrebbero aver fatto per il migliore appiglio sulla criniera, che pende da quel lato, un'abitudine dovunque cambiata nei tempi moderni. Gli antichi in genere saltavano sulle schiene dei loro cavalli, anche se talora portavano una lancia con un anello o una sporgenza a circa due piedi dal fondo, che gli serviva come gradino. Sotto la Grecia e sotto Roma, i governatori locali erano tenuti a controllare che blocchi per montare a cavallo (quelli che gli scozzesi chiamano loupin'on stanes) fossero disposti lungo le strade alla distanza adatta. Le persone importanti, tuttavia, pensavano che fosso più dignitoso montare i loro cavalli usando le schiene piegate dei loro servi o dei loro schiavi, e molti che non potevano disporre di un aiuto così costoso, usavano portare con sé una scala leggera. La prima documentazione certa che abbiamo dell'uso della sella è contenuta nell'editto dell'imperatore Teodosio (385 d.c.), dal quale sappiamo anche che era uso di coloro che affittavano cavalli da posta fornire la loro sella personale, e che la sella non avrebbe dovuto pesare più di sessanta libbre, un affare ingombrante, più simile alle piattaforme messe sulla schiena degli elefanti che alle selle leggere ed eleganti dei tempi moderni. Le sella alla amazzone sono un'invenzione relativamente recente. La prima vista in Inghilterra fu costruita per Anna di Boemia, moglie di Riccardo II, e probabilmente era più simile a un sellino posteriore che alle selle da amazzone dei giorni nostri. Un sellino è una specie di sedia con braccioli molto bassa, che era assicurata alla groppa del cavallo, dietro la sella, sulla quale sedeva un uomo a cui spettava l'intero compito di condurre il cavallo, mentre dove la donna sedeva comodamente, tenendosi salda afferrando una cinghia che l'uomo indossava, o passando un braccio attorno al suo corpo se l'uomo non era troppo delicato. Ma i messicani trattano queste faccende con maggiore galanteria di quello che facevano gli antichi. La paisana, o signora di campagna, ci raccontano, si vedeva spesso montata davanti al suo cavaliere, che prendeva la posizione più naturale di stare seduto dietro la sua bella, sostenendola con un braccio tenuto attorno alla sua vita (un sostegno molto appropriato, se la posizione piegata del braccio non causa un occasionale crampo dei muscoli). Queste due posizioni possono essere giustamente considerate come i primi passi fatti dalle signore verso il loro perfezionato e elegante stile di montare dei nostri giorni. In un primo tempo, quando era comune lo svago della falconeria, indossavano il costume dei cavalieri e cavalcavano a cavalcioni.

I cavalli sono stati diffusamente usati per molti secoli prima che si immaginasse una qualsiasi forma di protezione degli zoccoli, e questa fu introdotta, ovviamente, su scala ridotta. La prima difesa per il piede data al cavallo, si dice, era basata sullo steso principio di quella indossata dagli uomini, ed era una specie di sandalo di cuoio, legato al piede del cavallo con cinghie o corregge. E alla fine furono fissate ai piedi del cavallo con lo stesso semplice sistema delle piastre metalliche.

Ancora una volta, come nel caso della sella senza staffe, quando riflettiamo sul fatto che l'uomo aveva dovuto, per circa mille anni, continuare a fissare piastre metalliche sotto il piede del cavallo col rozzo sistema costituito da cinghie e corregge, senza che gli fosse mai capitato di provare con un miglioramento così semplice come quello costituito dai chiodi, abbiamo un'altra notevole dimostrazione della lentezza dei passi con cui l'equitazione ha raggiunto lo stato attuale.

Nelle note precedenti mi sono preso la libertà di utilizzare parecchie notizie da un valido, piccolo lavoro di Hollo Springfield. Con questo breve commento sull'ascesa e il progresso dell'equitazione, dal suo inizio ai giorni nostri, procederò col darvi i principi di una nuova teoria sulla doma dei cavalli selvaggi, che è il risultato di molti esperimenti, e di una meticolosa ricerca e verifica dei diversi sistemi di trattamento del cavallo oggi in uso.

I TRE PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA MIA TEORIA fondata sulle caratteristiche principali del cavallo

PRIMO. Il cavallo è forgiato dalla natura in modo da non fare resistenza ad alcuna richiesta che gli venga fatta e che abbia completamente capito, purché la richiesta sia fatta in un modo coerente con le regole della sua stessa natura.

SECONDO. Il cavallo non ha la consapevolezza della sua potenza senza averne l'esperienza, e può essere maneggiato secondo la nostra volontà senza l'uso della forza.

TERZO. Noi possiamo, in accordo con le regole della sua natura in base alle quali il cavallo esamina tutte le cose nuove attorno a lui, prendere qualsiasi oggetto, anche spaventevole, che non causi dolore, e portarlo attorno o sopra di lui, o appoggiarlo su di lui, senza causargli paura.

Per discutere queste asserzioni in modo ordinato, per prima cosa esporrò le ragioni per le quali penso che il cavallo sia naturalmente obbediente, e non offrirà alcuna resistenza ad alcuna cosa che capisca completamente. Il cavallo, nonostante possegga alcune facoltà superiori all'uomo, non disponendo del potere del ragionamento, non ha consapevolezza di cosa sia giusto o sbagliato, di libera scelta e di decisioni indipendenti, e non si rende affatto conto di qualsiasi imposizione subisca, per quanto irragionevole questa imposizione possa essere. Di conseguenza, non può pervenire ad alcuna decisione su quello che dovrebbe o non dovrebbe fare, perché non ha le facoltà di ragionamento dell'uomo per decidere la giustezza delle cose che gli vengono richieste. Se le avesse, tenuto conto della sua maggiore forza, sarebbe inutilizzabile come servitore per l'uomo. Dategli intelletto in proporzione alla forza, e pretenderà da noi verdi distese per la sua discendenza, dove vagare a piacere, rifiutando del tutto l'obbligo della servitù. Dio ha saggiamente forgiato la sua natura in modo che vi potesse agire la sapienza dell'uomo per soddisfare la sua volontà; e potrebbe essere ben chiamato un servitore inconsapevole e sottomesso. Possiamo verificare questa verità per gli abusi che vengono praticati ogni giorno sul cavallo. Chiunque scelga di essere così crudele, può montare il nobile destriero e correre finché cade per lo sfinimento, o, come nel caso dei cavalli più focosi, finché muore sotto il suo cavaliere. Se avesse la capacità di ragionare, non si impennerebbe e non getterebbe a terra il suo cavaliere, piuttosto che sopportare di essere spinto a correre fino alla morte? O acconsentirebbe di trasportare affatto il vanesio impostore che, con un intelletto del tutto simile, avesse cercato di sopraffare i suoi eguali diritti e il suo spirito ugualmente indipendente? Ma fortunatamente per noi, il cavallo non è consapevole dell'imposizione, e non concepisce la disobbedienza se non per la reazione causata dalla violazione delle regole della sua natura. Di conseguenza, quando disobbedisce, è colpa dell'uomo.

Di conseguenza, non possiamo far altro che pervenire alla conclusione che, se un cavallo non è affrontato in un modo che contrasti con le regole della sua natura, farà qualsiasi cosa possa comprendere completamente, senza fare alcun tentativo di resistenza.

Secondo - Il fatto che il cavallo sia inconsapevole della sua forza può essere soddisfacentemente provato da chiunque. Per esempio, questi commenti sono comuni, e forse potete ricordare di averli sentiti. Una persona dice a un'altra, "Se quel cavallo selvaggio fosse consapevole della sua forza, il suo padrone non potrebbe affatto utilizzarlo con quel veicolo; quelle redini e quei finimenti così leggeri, se lo sapesse potrebbe strapparli via in un minuto ed essere libero come l'aria"; e "Quel cavallo là, che rampa e si agita per seguire il gruppo che si allontana rapidamente, se conoscesse la sua forza non resterebbe legato a lungo al suo palo, controvoglia, con una cinghia che non potrebbe resistere di più al suo peso e alla sua forza di quanto un filo di cotone potrebbe legare un uomo robusto". Tuttavia questi fatti, resi comuni dal loro verificarsi giornaliero, non sono affatto ritenuti sorprendenti. Come l'uomo ignorante che guarda le diverse fasi della luna, voi guardate a questi fatti come lui guarda il cambiamento delle fasi, senza farvi venire in mente la domanda: "Perchè queste cose sono fatte così?"

Quale sarebbe lo stato del mondo se tutte le nostre menti giacessero addormentate? Se gli uomini non pensassero, ragionassero, e agissero, i nostri intelletti, indisturbati e sonnacchiosi, non supererebbero l'imbecillità di un bruto; vivremmo nel caos, a stento consapevoli della nostra esistenza. E nonostante tutta l'attività della nostra mente, ogni giorno scorrono fatti inosservati che sarebbero magnifici se chi si facesse sopra un po'di filosofia e di ragionamento; e con la stessa incoerenza ci preoccupiamo di cose che un po'di attenzione, di riflessione, e di filosofia renderebbero dei problemi di soluzione molto semplice.

Terzo - Il cavallo permetterà che qualsiasi oggetto, anche se di aspetto spaventevole, si avvicini, passi sopra di lui o si appoggi su di lui, purché non causi dolore.

Sappiamo come effetto del corso naturale del ragionamento, che non c'è mai stato un effetto senza una causa, che non c'è mai una reazione in qualsiasi materia animata o inanimata, senza che ci sia stata prima una qualche causa a produrla. E da questo fatto evidente di per se stesso sappiamo che c'è una causa per ogni impulso e per ogni attività sia della mente che della materia, e che questa legge governa ogni azione e ogni movimento nel regno animale. Quindi, secondo questa teoria, ci dev'essere una qualche causa prima che la paura possa esistere; e, se la paura avviene come effetto dell'immaginazione, e non dal fatto che è stato provocato un vero dolore, può essere rimossa assecondando le leggi di natura secondo le quali il cavallo esamina un oggetto, e stabilisce se si tratta di un oggetto innocuo o pericoloso.

Un ceppo o un tronco su un lato della strada potrebbe essere, nell'immaginazione del cavallo, un grosso animale pronto a balzargli addosso; ma se lo portate vicino all'oggetto e lo lasciate stare fermo un po', e toccarlo con il suo naso, e procedere fino in fondo nel suo procedimento di verifica, non se ne preoccuperà più. E lo stesso principio e processo avrà lo stesso effetto su ogni altro oggetto, quantunque di aspetto spaventevole, che non costituisca un pericolo. Prendete un ragazzo spaventato da una maschera, o da qualsiasi altro oggetto che non capisca subito; ma permettetegli di prendere quella maschera o quell'oggetto fra le mani e di esaminarla, e non se ne preoccuperà più. Questa è una dimostrazione dello stesso principio.

Con questa presentazione dei principi della mia teoria, nel proseguo tenterò di insegnarvi a usarli nella pratica; e di tutte le istruzioni che seguono potrete fidarvi, perché sono state provate dalla mia sperimentazione personale. E sapendo per esperienza proprio quali ostacoli ho trovato nel maneggiare cavalli difficili, tenterò di anticiparveli, e di assistervi nel superarli, cominciando con i primi passi che devono essere fatti con il puledro, e accompagnandovi attraverso l'intero processo della doma.

COME AVERE SUCCESSO NEL PRENDERE IL PULEDRO DAL PASCOLO

Andate nel pascolo e camminate tranquillamente attorno all'intero branco, e a una distanza tale da non spaventarli e farli scappare. Poi avvicinatevi molto lentamente, e se loro sollevano la testa e sembrano spaventarsi, fermatevi finché si tranquillizzano, per non farli correre via prima di essere abbastanza vicino da guidarli nella direzione in cui volete che vadano. E quando cominciate a guidarli, non agitate le braccia né gridate, ma seguiteli da dietro, lasciando libera la direzione che voi volete che prendano. Quindi, sfruttando la loro ignoranza, sarete in grado di condurli nel recinto con la stessa facilità con cui un cacciatore porta le quaglie nella rete. Infatti, se sono sempre rimasti liberi al pascolo allo stato brado (come succede a molti cavalli nei paesi della prateria e nelle grandi proprietà), non c'è ragione per cui non debbano essere altrettanto selvatici degli uccelli del cacciatore, e devono essere trattati nello stesso modo gentile, se volete catturarli senza problemi; perché il cavallo, nel suo stato naturale, è altrettanto selvaggio di qualsiasi altro animale non addomesticato, nonostante che possa essere domato più facilmente della maggior parte di loro.

COME FAR ENTRARE SENZA PROBLEMI UN PULEDRO NELLA SCUDERIA

Il passo successivo sarà quello di far entrare il cavallo in una scuderia o in uno spazio coperto. Questo dovrebbe essere fatto più tranquillamente possibile, in modo di non suscitargli alcun sospetto che vi sia qualsiasi pericolo che lo minacci. Il modo migliore di farlo è di portare un cavallo domato per primo nella scuderia e di legarlo, poi di camminare gentilmente attorno al puledro e di farlo entrare di sua iniziativa. E' quasi impossibile che una persona che non ha messo in pratica questo principio lo faccia con sufficiente lentezza e consapevolezza. Queste persone non sanno che maneggiando un cavallo selvaggio, la regola più importante è quel vecchio buon adagio, "haste makes waste" [la fretta è cattiva consigliera; lett. "la fretta produce sprechi", NdT] , ossia, la fretta causa perdita di tempo provocando problemi e difficoltà.

Una mossa sbagliata può spaventare il vostro cavallo, e indurlo a pensare che deve scappare ad ogni costo per salvarsi la vita, e quindi trasformare in un lavoro di due ore una cosa che poteva richiedere due minuti; e sarà tutta colpa vostra, e del tutto inutlie perchè il cavallo non scapperà se voi non lo rincorrerete, e quenta non è una buona strategia a meno che voi non sapeste che potete correre più di lui, perchè alla fine vi toccherà aspettare che si fermi di sua iniziativa. Ma lui non tenterà di scappare via se voi non tenterete di forzarlo ad accettare il confinamento. Se non trova sulbito la strada, e appare un po' timoroso di entrare, non pensate di condurlo dentro, ma limitate un po' il suo spazio all'esterno, girandogli gentilmente attorno più da vicino. Non alzate le braccia, ma lasciatele rilassate sul vostro fianco, perchè potrebbero essere viste come un bastone: il cavallo non ha studiato anatomia, e sa solo che possono impazzire e saltargli addosso. Se tenta di girarsi indietro, camminategli alle spalle, ma non correte; e se vi supera, girategli di nuovo attorno, nello stesso modo tranquillo, e presto si convincerà che non lo state minacciando; e alla fine gli camminerete così vicino che entrerà nella scuderia per avere più spazio e per allontanarsi da voi. Appena è entrato, fate uscire il cavallo domato e chiudete la porta. Questo sarà la sua prima esperienza di confinamento, e non capirà come si e trovato in questa situazione, nè come uscirne. Per fare in modo che la viva con la maggiore tranquillità possibile, verificate che la scuderia non contenga cani, polli, o qualsiasi altra cosa che possa infastidirlo. Poi dategli qualche spiga di grano, e lasciatelo da solo per quindici o venti minuti, finchè ha finito di eslorare la sua casa, e si è abituato all'idea di essere confinato.

IL TIPO DI CAPEZZA

Usate sempre una capezza di cuoio, e assicuratevi che non stringa il cavallo sul naso se il puledro tirerà si di lei. Dovrebbe essere della misura giusta per calzare sulla sua testa in modo facile e preciso; quindi la nasiera non dovrà essere troppo stretta o troppo larga. Non mettete mai una capezza in corda su un puledro non domato, in nessuna circostanza. Tali capezze hanno causato il ferimento o la morte di tanti cavalli da superare di due volte il costo di tutte le capezze in cuoio che siano mai state usate per incapezzare puledri. È quasi impossibile domare un cavallo molto selvatico con una capezza in cuoio, senza farlo tirare, impennare, o scatenarsi, mettendo quindi a rischio la sua vita; e vi dirò il perché. Per un cavallo è altrettanto naturale cercare di liberare la sua testa da qualcosa che gli fa male, o lo infastidisce, quanto sarebbe per voi cercare di ritirare la vostra mano dal fuoco. Le trecce di una corda sono dure e taglienti; questo lo indurrà a alzare la testa e a tirare, e appena tirerà, il nodo scorsoio (il modo in cui sono sempre fatte le capezze in corda) si stringerà, e pizzicherà il suo naso, e lui lotterà per salvarsi la vita, finché, magari, si scatenerà; e chi vorrebbe che un cavallo si scateni, e corra il rischio di rompersi il collo, piuttosto di pagare il prezzo di una capezza in cuoio? Ma questa non è la cosa peggiore. Un cavallo che ha tirato una volta sola sulla sua capezza non sarà mai domato altrettanto bene di uno che non l'ha mai fatto.

NOTE SUL CAVALLO

Ma prima di tentare di fare qualsiasi cosa con il puledro, voglio darvi qualche elemento sulle caratteristiche della sua natura, in modo che voi capiate meglio le sue mosse. Chiunque abbia prestato un po' di attenzione al cavallo, ha notato la sua tendenza di annusare qualsiasi cosa gli sembri nuova e paurosa. Questo è il loro strano modo di esaminare qualsiasi cosa. E, quando sono spaventati da qualsiasi cosa, nonostante la guardino attentamente, non sembrano fidarsi della sola osservazione visiva, ma devono toccarla con il loro naso per essere completamente soddisfatti; e, appena fatto questo, tutto è a posto.

ESPERIMENTI CON UN MANTELLO

Se volete imparare qualcosa di soddisfacente circa queste caratteristiche del cavallo e qualcosa di importante circa le peculiarità della sua natura, conducetelo in un recinto o in una stalla larga, e poi introducete nel campo qualcosa che sai già che lo innervosirà: una coperta rossa, un mantello di pelle di bufalo o qualcosa di simile. Sollevatelo affinché possa vederlo; il cavallo bloccherà la testa in alto e nitrirà. A questo punto lanciate il panno da qualche parte al centro del recinto o della stalla e allontanatevi dal lato opposto. Guardate i suoi movimenti e studiate la sua natura. Se si è innervosito per l'oggetto, non starà fermo finché non l'avrà toccato con il suo naso. Lo vedrete cominciare a camminare attorno al mantellaccio e a sbuffare, andando sempre un po' più vicino, come se attirato da una parola magica, finché giunge a portata dell'oggetto. Allora allungherà con molta cautela il suo collo più che può, toccandolo appena con il naso, come se pensare che fosse pronto a saltargli addosso. Ma dopo che ha ripetuto per qualche volta questi tocchi, per la prima volta (da quando ha cominciato a guardare l'oggetto), sembra essersi fatto un'idea di cosa sia. a adesso ha scoperto, attraverso il senso del tatto, che non è niente di cui avere paura, ed è veramente pronto a giocare con l'oggetto. E se lo guardate attentamente, vedrete che lo afferra con i denti, e che lo solleva e lo trascina. E in pochi minuti potrete osservare che non ha negli occhi quell'aspetto selvaggio, ma se ne sta come un cavallo che mordicchia un oggetto familiare.

Quindi il cavallo non è mai altrettanto profondamente rassicurato riguardo qualcosa che l'ha spaventato, come quando può stargli fermo vicino toccandolo col naso. E, in nove casi su dieci, vedrete che si spaventerà di nuovo un po', appena si gira e se ne allontana. E lo vedrete, molto probabilmente, guardarsi indietro come se pensasse che l'oggetto potesse seguirlo. E con ogni probabilità dovremo tornare indietro e fare un'altra ispezione prima che sia soddisfatto. Ma si abituerà all'oggetto, e, se dovesse incontrarlo molti giorni dopo, il mantello che tanto l'aveva spaventato non sarà per lui niente di più di un oggetto familiare.

IPOTESI SULL'ABITUDINE DI ANNUSARE

Potremmo supporre naturalmente, per il fatto che il cavallo mette il suo naso su qualunque cosa nuova, che lo faccia sempre allo scopo di annusare questi oggetti. Ma io credo che il cavallo usi il suo naso o il suo muso (come è spesso chiamato), altrettanto o più ancora allo scopo di esplorarli con il tatto, come noi usiamo le nostre mani; questo poiché il naso è l'unico organo che l'equino può usare per toccare o sentire qualcosa con particolare sensibilità.

Credo che il cavallo usi invariabilmente i quattro sensi (vista, udito, olfatto e tatto) in tutte le sue ispezioni, e il senso del tatto è forse il più importante. E penso che nell'esperimento con il mantello, il suo approccio graduale ed il contatto finale con il naso abbia lo scopo di esplorare con il tatto piuttosto che qualsiasi altro, visto che il suo senso olfattivo è così spiccato che non sarebbe necessario toccare qualcosa col naso per sentirne l'odore; si dice infatti che un cavallo può avvertire l'odore di un uomo alla distanza di un miglio. E se l'odore del mantello fosse stato sufficiente avrebbe potuto avvertirlo da una notevole distanza. Ma sappiamo per esperienza che se un cavallo vede o annusa un oggetto a breve distanza da sè si mostra assai nervoso (se non lo conosce per abitudine) finché non lo tocca o lo sente col suo naso, e questa è la prova positiva che il tatto è in questo caso il senso dominante .

UN'OPINIONE DIFFUSA FRA GLI UOMINI DI CAVALLI

è opinione largamente prevalente fra gli uomini di cavalli che il senso dell'olfatto sia quello principale nel cavallo. E Faucher, come altri, a seguito di quella opinione fornisce ricette di oli fortemente aromatici, eccetera, per domare il cavallo, talora usando le castagne delle sue gambe, che vengono seccate, macinate in polvere, e soffiate nelle sue narici, talora usando l'olio di rodio, di origano ecc., noti per il loro forte odore; e talora impregnano la loro mano con il sudore della loro ascella, o soffiano il loro fiato nelle narici del cavallo, ecc. ecc. Tutte queste cose, appena l'odore svanisce, non hanno alcun effetto né nell'ingentilire il cavallo, né nel suggerirgli qualsiasi idea; tuttavia i gesti che accompagnano questi sforzi, il fatto di maneggiarlo, di toccarlo vicino al naso e alla testa, e di dargli delle pacchette amichevoli, come vi istruiscono a fare dopo somministrati i prodotti, possono avere un effetto veramente notevole, che loro attribuiscono falsamente agli ingredienti usati. E Faucher, nel suo lavoro intitolato "The Arabian Art of Taming Horses," pag. 17, ci dice come abituare un cavallo a un mantello, somministrandogli certi prodotti nelle narici; e continua dicendo che questi prodotti devono essere applicati per prima cosa al naso del cavallo, prima che cerchiate di domarlo, per avere successo.

Ora, lettore, puoi tu, o può chiunque altro, darci una singola ragione per cui un profumo dovrebbe trasportare nella mente del cavallo una qualsiasi idea di cosa vogliamo che faccia? Se no, allora, ovviamente, nessun forte aroma di alcun tipo ha il minimo effetto nella doma di un cavallo non domato. Poiché, qualsiasi cosa che otteniamo che lui faccia di buon grado, dev'essere accompagnato da un qualche mezzo che trasporti la nostra idea nella sua mente. Io dico al mio cavallo: "Go; long!"e lui procede; "Ho!" ed egli si ferma perché queste due parole, delle quali ha imparato il significato dal tocco della frusta e dalla trazione delle redini che all'inizio le hanno accompagnate, trasportano nella sua mente le due idee di procedere e di fermarsi.

Né Faucher, né chiunque altro, potrà mai insegnare niente a un cavallo con un solo aroma.

Quanto a lungo pensate che un cavallo debba star fermo ad annusare un flacone di olio prima che impari a piegare il ginocchio e a fare un inchino al vostro comando, o "Va là e prendi il tuo cappello", oppure "Vieni qui e distenditi"? Vedete quindi l'assurdità di domare il cavallo attraverso ricette di prodotti da annusare, o di medicine da somministrargli, di qualunque tipo.

La sola scienza che è mai esistita al mondo, relativa alla doma dei cavalli, e che abbia un qualsiasi valore, è il metodo che li prende nel loro stato naturale e ne aumenta l'intelligenza.

IL SISTEMA DI POWEL PER AVVICINARE IL PULEDRO

Ma, prima che proceda, di illustrerò il sistema per avvicinare i puledri sdomi di Willis J. Powels, come lui lo descrive in un lavoro pubblicato in Europa, nel 1814 circa, su "Art of Taming Wild Horses [L'Arte di domare i cavalli selvatici]". Dice, "Un cavallo è ammansito con la mia tecnica segreta in un tempo che varia dalle due alle sedici ore". Il tempo che io impiego comunemente va dalle quattro alle sei ore. Va avanti dicendo: "Fate entrare il vostro cavallo in un cortile, una scuderia o una stanza. Se all'interno, in una scuderia o un locale, dev'essere grande, per fargli fare un po' di esercizio alla capezza prima di farlo uscire. Se il cavallo fa parte del gruppo di quelli che hanno soltanto paura dell'uomo, dovete presentare voi stessi gentilmente nella scuderia, nel locale, o nel cortile dov'è il cavallo. Per istinto correrà via da voi, e frequentemente girerà la testa lontano da voi; ma voi dovete continuare a spostarvi con estrema lentezza e delicatezza, in modo che possa vedervi non appena gira la testa nella vostra direzione, cosa che non manca mai di fare in un tempo breve, diciamo da un quarto d'ora a mezz'ora. Non ho mai trovato un cavallo che sia stato più lento nel girarsi verso di me.

Nell'attimo stesso in cui gira la testa, tendete la vostra mano sinistra verso di lui, e state perfettamente fermi, tenendo i vostri occhi sul cavallo, guardando i suoi movimenti, se ne fa. Se il cavallo non si agita per dieci o quindici minuti, avanzate più lentamente possibile, e senza fare il minimo rumore, sempre con la mano tesa, senza che la vostra mano non contenga altro che quello che la natura le ha messo dentro." Dice, "Ho fatto uso di certi ingredienti di fronte alla gente, come il sudore delle mie ascelle, eccetera, per mascherare il vero segreto, e molti credevano che la docilità a cui il cavallo è giunto in un tempo così breve era dovuto a tali ingredienti; ma vedete dalla spiegazione che vi ho fornito che non avevano alcuna utilità. La fede implicita messa in questi ingredienti, pur innocui in se stessi, diventa "fede senza le opere" [NdT: citazione dal Vangelo secondo Giovanni sull'inefficacia della fede senza agire coerentemente]. E quindi le persone rimanevano sempre nel dubbio riguardo a questo segreto. Se il cavallo fa il più piccolo movimento mentre avanzate verso di lui, fermatevi, e rimanete perfettamente fermo finché si calma. Rimanete qualche attimo in questa condizione, e poi avanzate ancora nella stessa maniera lenta e quasi impercettibile. Fate caso se il cavallo di agita, e fermatevi, senza cambiare la vostra posizione. È molto raro che il cavallo si allarmi più di una volta dopo che avete cominciato ad avanzare, ma ci sono eccezioni. Il cavallo tiene in genere i suoi occhi fissi su di voi, finché arrivate abbastanza vicino da toccarlo sulla parte anteriore del muso. Quando siete così vicino a lui, sollevate lentamente, e per gradi, la vostra mano, e lasciatela venire a contatto con la parte del muso giusto sopra le narici, più leggermente possibile. Se il cavallo indietreggia - come molti fanno - ripetete con grande rapidità questi piccoli tocchi sulla fronte, andando un po' più in alto verso le sue orecchie per gradi, e discendendo con la stessa rapidità finché vi lascerà maneggiare la parte anteriore del suo muso in tutta la sua estensione. Ora ripetete i tocchi con più forza su tutta la parte anteriore del muso, discendendo con tocchi più leggeri su entrambi i lati della testa, finché potete maneggiare quella parte con eguale facilità. Poi toccatelo leggermente facendo giocare le vostre mani e le vostre dita attorno alla parte inferiore delle sue orecchie, scendendo di quando sulla parte anteriore del suo muso, che può essere visto come il timone che governa tutto il resto.

Essendo riusciti a maneggiare le sue orecchie, avanzate verso il collo, con le stesse precauzioni, e nella stessa maniera; aumentando sempre la forza dei tocchi appena il cavallo lo consente. Fatelo su entrambi i lati del collo, finché vi permette di prenderlo fra le vostre braccia senza indietreggiare.

Procedete nella stessa maniera progressiva sui fianchi del cavallo, e poi sulla sua schiena. Ogni volta che il cavallo mostra qualsiasi segno di innervosirsi, tornate immediatamente alla parte anteriore del muso come vostro punto di riferimento, dandogli dei buffetti con le vostre mani, e poi tornando rapidamente al punto dove eravate arrivati, guadagnando sempre una significativa distanza ogni volta che accade. Avendo ammansito la testa, le orecchie, il collo, ed il corpo, procedete dalla schiena alla radice della coda.

Questo dev'essere fatto con destrezza, perché non ci si può fidare di un cavallo che sia sensibile sulla coda. Lasciate che la vostra mano cada leggermente su quella parte del corpo per un minuto o due, e poi comincerete a tirarlo leggermente in alto in quella parte del corpo ogni quindici secondi. Man mano che continuare in questa manovra, aumentate la forza dei buffetti e il sollevamento della coda, finché potrete sollevarla e maneggiarla con la maggiore facilità, cosa che accade in genere in un quarto d'ora nella maggior parte dei cavalli, in altri quasi immediatamente, in altri ancora in un tempo molto più lungo. Rimangono ora da maneggiare tutte le sue gambe; dallo cosa tornate alla testa, maneggiatela bene, come pure le orecchie, il petto, il collo ecc., parlando di quando in quando al cavallo. Cominciate per gradi a discendere verso le gambe, sempre scendendo e risalendo, guadagnando terreno ogni volta che scendete, finché raggiungete i suoi piedi.

Parlate al cavallo in latino, in greco, in francese, in inglese o in spagnolo, o in qualsiasi altro linguaggio preferiate; fategli comunque sentire il suono della vostra voce, cosa che all'inizio dell'operazione non è così necessario, ma che ho sempre fatto nel momento di fargli sollevare i piedi. "Alza il piede", "Leve le pied", "Alza el pie", "Aron to poda" ecc.; nello stesso tempo sollevate il piede con la vostra mano. Appena diventerà familiare con i suoni, solleverà il piede a vostro comando. Poi procedete con i posteriori, e andate avanti nella stessa maniera; e in breve tempo il cavallo vi permetterà di sollevarli, e perfino di prenderli fra le vostre braccia.

In tutta questa operazione non c'è magnetismo né galvanismo; si tratta solo di far sparire la paura che un cavallo generalmente sente per l'uomo, e di familiarizzare il cavallo con il suo addestratore. Siccome il cavallo prova senza dubbio un certo piacere da questa manipolazione, subendola diventerà presto mansueto, e mostrerà un forte attaccamento verso il suo padrone."

OSSERVAZIONI SUL METODO DI POWEL PER GOVERNARE CAVALLI DI QUALSIASI TIPO

Queste osservazioni sono molto buone, ma non sufficienti per i cavalli di qualsiasi tipo, e per incapezzare e condurre il puledro; ma le ho inserite perché danno qualcosa della vera filosofia dell'avvicinamento al cavallo, e del metodo per stabilire confidenza fra l'uomo e il cavallo. Ma si parla solo del tipo di cavallo che ha paura dell'uomo.

Per coloro che capiscono la filosofia del governo dei cavalli, questi sono i più facili da addestrare; perché quando abbiamo un cavallo selvaggio e vivace, possiamo addestrarlo a seguire il nostro volere in un tempo molto breve perché sono rapidi ad imparare, e sempre pronti a obbedire. Ma ce n'è un altro tipo che è cocciuto o viziato, e generalmente non sono selvaggi, e per quanto non richiedano la doma nel senso che si intende generalmente, sono ignoranti tanto quanto un cavallo selvaggio, se non di più, e hanno altrettanto bisogno di essere istruiti: e per farli obbedire rapidamente, è necessario che siano messi nelle condizioni di temere il loro addestratore; perché, al fine di ottenere una perfetta obbedienza da qualsiasi cavallo, dobbiamo innanzitutto ottenere che ci tema, perché il nostro motto è timore, amore e obbedienza; e dobbiamo ottenere la realizzazione dei primi due prima di poter aspettarci l'ultimo; perché è attraverso la nostra filosofia di suscitare paura, amore e confidenza che comunque sottomettiamo qualsiasi cavallo alla nostra volontà.

Quindi, prendendo in considerazione i cavalli come li troviamo in realtà, di qualsiasi tipo, e per addestrarli a nostro piacimento, dobbiamo sempre portare con noi, quando entriamo in una scuderia per addestrare un puledro, una lunga frusta flessibile (le fruste di osso di balena sono le migliori), con un buon fiocco, capace di fischiare fortemente e di fare un forte schiocco, che, se maneggiata con destrezza e correttamente applicata, sarà sufficiente a spegnere l'animosità di qualsiasi cavallo. Con questa frusta nella mano destra, con l'estremità che punta indietro, entrate nella scuderia da soli. È un grande svantaggio avere qualcuno con voi nella scuderia nel momento di addestrare un cavallo; dovrete essere completamente soli, in modo che non ci sia niente all'infuori di voi che attiri la sua attenzione. Se è selvaggio, lo vedrete presto dal lato opposto della scuderia rispetto a voi; e questo è il momento di usare un po' di giudizio. Per quanto mi riguarda, non voglio metterci più di tre quarti d'ora o un'ora per lavorare con qualsiasi tipo di puledro, e ottenere che mi segua dovunque nella scuderia; tuttavia consiglierei a un principiante di prendersi più tempo, e di non avere troppa fretta. Se non avete che un puledro, e non siete particolarmente preoccupato del tempo che spendete, vi consiglierei di adottare all'inizio il metodo di Powel, finché lo ammansite, cosa che richiede, come lui dice, da due a sei ore. Ma poiché io voglio ottenere la stessa cosa, e ancora di più, insegnare al cavallo ad essere condotto alla longhina, in meno di un'ora, devo insegnarvi un processo molto più veloce per arrivare allo stesso risultato. A tal fine, quando siete entrati nella scuderia, state in piedi fermi, e lasciate che il cavallo vi guardi per un minuto o due, e appena si è fermato in un punto, avvicinatevi lentamente, con entrambe le braccia ferme, la destra pendente al vostro fianco che regge la frusta come vi ho detto, e la sinistra piegata al gomito, con la mano in avanti. Nel momento in cui lo avvicinate, non dirigetevi troppo verso la sua testa o la sua groppa, per non farlo spostare in avanti o indietro, e tenerlo quindi fermo; se si muove un po' avanti o indietro, spostatevi un po' a destra o a sinistra con molta cautela; questo lo terrà fermo sul posto. Appena siete riusciti ad avvicinarlo molto, portate una mano sulla sua spalla, e state fermi qualche secondo. Se siete alla sua portata, lui girerà la testa e vi annuserà la mano, non per il fatto che abbia una qualche preferenza per la vostra mano, ma per il fatto che è sporgente in avanti, ed è la parte più vicina del vostro corpo. Lo faranno tutti i puledri, e annuseranno la vostra mano vuota con la stessa rapidità che lo farebbero qualsiasi cosa vi abbiate messo dentro, e con lo stesso favorevole effetto, anche se un bel po' di esperti hanno predicato la teoria di ammansire i cavalli con l'aroma di qualche preparato applicato sulla mano. Ho già provato che si tratta di un errore. Appena tocca la vostra mano con il naso, accarezzatelo come spiegato sopra, usando sempre una mano leggera e morbida, toccando appena il cavallo e seguendo sempre la direzione del pelo, in modo che la vostra mano scivoli nel modo più delicato possibile. Poiché state al suo fianco, potreste trovare più comodo accarezzargli il collo o il lato della testa, cosa che avrà lo stesso risultato che accarezzargli la parte anteriore del muso. Agevolate ogni tentativo del cavallo di annusarvi o di toccarvi con il naso. Fate seguire a ognuno di questi tocchi o tentativi di comunicazione con le carezze più tenere ed affettuose, con un atteggiamento gentile e con parole piacevoli di qualche genere, come "Oh! Ragazzo mio oh! Bravo il mio ragazzo", "Bravo ragazzo!", "Brava signorina", o qualcosa del genere, ripetendo costantemente le stesse parole, con lo stesso tono di voce costante; poiché il cavallo impara presto a leggere l'espressione del viso e della voce, e saprà bene quando prevalgono la paura, l'amore o la rabbia, come voi conoscete i vostri sentimenti; due dei quali, la paura e la rabbia, non dovrebbero mai essere avvertiti da un buon uomo di cavalli.

COME AGIRE SE IL VOSTRO CAVALLO HA UN CARATTERE TESTARDO

Se il vostro cavallo, piuttosto che selvaggio, sembra vere un atteggiamento testardo come un mulo; se tira indietro le orecchie mentre lo avvicinate, o vi gira contro i posteriori per calciarvi, allora non ha il rispetto o il timore dell'uomo che dovrebbe avere per permettervi di maneggiarlo velocemente e facilmente; e potrebbe essere una buona idea dargli un paio di decisi colpi con la frusta, in prossimità delle gambe, molto vicino al corpo. La frusta schioccherà fortemente nel momento in cui si piega sulle sue gambe, e lo schiocco avrà altrettanto effetto del colpo; fra l'altro, un colpo secco sulle gambe avrà maggiore effetto che due o tre colpi sulla schiena, perché la pelle della parte interna delle sue gambe o dei suoi fianchi è più sottile e più delicata di quella della schiena. Ma non frustatelo più di quello che è sufficiente per spaventarlo; non è per fargli male che lo frustiamo ma solo per scacciare da lui quella cattiva disposizione. Ma se dovete farlo, fatelo rapidamente, seccamente e con un buon livello di energia, ma sempre senza rabbia. Se volete spaventarlo veramente dovete farlo in una volta sola. Non ficcatevi mai in una battaglia campale con il vostro cavallo, frustandolo finché si infuria e vi si rivolta contro; sarebbe stato meglio che non l'aveste toccato affatto, perché generereste, piuttosto che timore e rispetto, risentimento, avversione e malanimo. Non gli farete un piacere, ma un torto, col colpirlo, se non riuscite a spaventarlo; ma se riuscite a spaventarlo, potete colpirlo senza farlo infuriare; perché la paura e la rabbia non possono mai coesistere nel cavallo, e appena una delle due si manifesta, constaterete che la seconda è scomparsa. Appena l'avrete spaventato abbastanza da ottenere che stia fermo piazzato e vi conceda la sua attenzione, avvicinatelo di nuovo, e accarezzatelo parecchio più a lungo di quanto l'avete frustato, e allora susciterete le due passioni della sua natura che permettono di controllarlo, l'amore e il timore, e poi lui vi amerà e vi temerà, e, appena imparerà cosa fare, vi obbedirà prontamente.

COME INCAPEZZARE E CONDURRE UN PULEDRO

Appena avete ammansito un po' il puledro, prendete la capezza nella vostra mano sinistra e avvicinatelo come prima, e dallo stesso lato da cui l'avete ammansito. Se è molto timoroso quando vi avvicinate, potete farlo più rapidamente trasformando la frusta in una parte del vostro braccio, e raggiungendolo molto delicatamente con il suo manico; grattandolo leggermente sul collo, e continuando ad avvicinarvi, accorciando la frusta facendola scorrere nella vostra mano, finché arrivate abbastanza vicino da appoggiare su di lui le vostre mani. Se ha la tendenza ad allontanare la testa da voi, mettetegli attorno al collo la cinghia della capezza, lasciate cadere la frusta, e tiratelo molto delicatamente verso di voi; lui cederà con il collo, e potrete attirare la sua testa verso di voi. Poi afferrate la parte della capezza che comprende la fibbia e tenetela sopra la sua testa, e passate sotto il collo del cavallo l'estremità più lunga, quella che si infila nella fibbia, afferrandola dall'altra parte del cavallo con la vostra destra; lasciando lassa la prima estremità, la seconda sarà sufficiente per attirare la testa del cavallo verso di voi. Abbassate un po' la capezza, quel tanto che basta per far passare il naso del cavallo nella parte della capezza fatta per contenerlo, poi alzatela un po', e stringete la fibbia superiore, e avrete concluso il lavoro per bene. La prima volta che incapezzate un puledro dovrete stare alla sua sinistra, bene indietro all'altezza della sua spalla, afferrando solo la parte della capezza che circonda il suo collo; poi con entrambe le mani attorno al suo collo potrete guidare la sua testa verso di voi, e alzare la capezza sul suo muso che si schivi per la presenza della vostra mano vicino al suo naso. Dovrete avere pronta una lunga corda o una fettuccia, e appena la capezza è applicata dovete attaccarcela, in modo di permettergli di camminare per tutta la lunghezza della scuderia senza arrivare alla fine della corda, e senza farlo tirare sulla capezza, perché se gli fate sentire solo il peso della vostra mano sulla capezza, e gli dare corda quando si allontana da voi, non si impennerà, non tirerà, e non si precipiterà mai, e tuttavia voi lo terrete sempre sotto controllo, e procederete verso il suo ammansimento meglio che se aveste il potere di bloccarlo e di tenerlo fermo in un punto; poiché il cavallo è totalmente inconsapevole della sua forza, e se evitate del tutto che lui tiri, non saprà mai che potrebbe farlo. In pochi minuti potrete cominciare a controllarlo con la capezza, poi diminuite la distanza fra voi e il cavallo raccogliendo la corda nella vostra mano.

Appena vi permetterà di tenerlo con una corda ragionevolmente corta, e di avvicinarvi a lui senza indietreggiare, potete cominciare a dargli qualche prima idea riguardo al fatto di essere condotto. Ma per farlo, non bruciate le tappe tentando di tirarlo dietro a voi, ma cominciate tirandolo molto leggermente da un lato. non ha niente a cui aggrapparsi dall'altro lato del suo collo, e cederà presto a una pressione continua e progressiva della capezza; e appena l'avete spostato di uno o due passi da un lato, andategli vicino e accarezzatelo, poi tiratelo ancora, ripetendo l'operazione finché potrete portarlo in giro in qualunque direzione, e camminare per la scuderia con lui, cosa che potete ottenere in pochi minuti, perché, quando l'avete fatto spostare a destra o a sinistra un paio di volte, avrà pensato che è obbligato a seguire la trazione della capezza, non sapendo che ha la forza per resistere alla vostra trazione; inoltre, l'avete trattato con tale gentilezza che non ha paura di voi, e voi lo accarezzate sempre quando vi segue, e a lui questo piace, ed è altrettanto gradevole seguirvi che non farlo. E dopo che ha seguito alcune lezioni di questo tipo, se lo lasciate libero in un terreno aperto, vi si avvicinerà ad ogni occasione che gli si presenta. Dovete condurlo alla longhina all'interno della scuderia per qualche tempo, prima di portarlo fuori, aprendo la porta, in modo che possa vedere l'esterno, portandolo fino alla porta e poi indietro, e poi superarla. Badate che non ci sia qualcosa che lo faccia spaventare quando lo fate uscire, e quando andate con lui cercate di farlo procedere molto lentamente, afferrando forte la capezza vicino alla mascella con la sinistra, mentre la destra resta sulla parte più alta del collo, e afferra la criniera. Quando sarete rimasti fuori con lui per un certo tempo, potrete portarlo in giro come volete. Non lasciate che nessun altro si avvicini quando lo portate fuori per la prima volta; uno sconosciuto che afferrasse la capezza lo spaventerebbe, e lo metterebbe in fuga. Non ci dovrebbe nemmeno essere nessuno fermo vicino a lui, perché potrebbe attirare la sua attenzione o spaventarlo. Se rimanete soli, e fate le cose in modo corretto, per condurlo o per trattenerlo non ci vorrà affatto più forza di quanta servirebbe per lavorare con un cavallo domato.

COME CONDURRE UN PULEDRO A FIANCO DI UN CAVALLO DOMATO

Se volete condurre il vostro puledro a lato di un altro cavallo, come spesso succede, vi consiglierei di portare il vostro cavallo nella scuderia, di attaccare una seconda corda alla capezza del puledro, e di portare il vostro cavallo al suo fianco. Poi prendete il cavallo domato e passate la corda del puledro sul suo petto, sotto la martingala (se ne indossa una), afferrandola con la vostra mano sinistra. Questo eviterà che il puledro resti troppo indietro; inoltre, avrete più forza nel portarlo con la corda che preme contro il petto del cavallo. tenete l'altra corda nella vostra destra per impedire che scappi in avanti; poi fatelo girare qualche volta nella stalla, e se la porta è abbastanza larga, portatelo fuori mantenendo questa posizione; se non lo è, portate fuori per primo il cavallo domato, e ponetelo con il petto contro la porta, poi conducete il puledro e tenete le corde come abbiamo detto, una su ciascun lato del suo collo poi fate portare fuori il puledro da qualcuno, e appena è uscito fate girare il cavallo domato a sinistra, e li avrete nella posizione giusta. Questo è il modo migliore di condurre un puledro; potete gestire qualsiasi tipo di puledro in questo modo, senza problemi; se cerca di correre in avanti, o tira indietro, le due corde porteranno i cavalli uno di fronte all'altro, per cui potrete seguire facilmente il loro movimento senza sforzarvi troppo, e appena smetterà di indietreggiare sarete nella posizione giusta, e pronto a procedere; e se si impunta e non vuole andare avanti, potete vincere la sua testardaggine guidando il vostro cavallo contro il suo collo, costringendolo a girare a destra; e appena l'avrete fatto girare un po' di volte, sarà disponibile a procedere. Il passo successivo, dopo che avrete curato bene la conduzione del puledro, sarà di portarlo in una scuderia, e di legarlo in modo di non permettergli di tirare sulla capezza, e siccome spesso i puledri fanno difficoltà a entrare nella scuderia le prime volte, vi darò qualche suggerimento su come portarcelo.

COME CONDURRE UN PULEDRO IN UNA SCUDERIA E COME LEGARLO SENZA CHE TIRI SULLA CAPEZZA

Dovreste portare il cavallo nella scuderia per primo, e, se potete, farlo seguire dal puledro. Se si rifiuta, avvicinatevi, portando un bastoncino o un frustino nella mano destra; poi afferrate saldamente la capezza vicino alla sua testa con la sinistra, raggiungendo nello stesso tempo la sua schiena con il braccio destro in modo da poter battere il suo lato opposto con il vostro frustino; portatelo di fronte alla porta, e battete leggermente con il frustino, toccandolo più indietro che potete. Questo tocco, agendo molto indietro, e sul suo lato opposto, lo porterà in avanti, e ve lo terrà vicino; allora, dandogli la direzione giusta con la vostra sinistra, potete camminare dentro la stalla con lui. Ho portato puledri all'interno di una stalla con questo sistema in meno di un minuto, dopo che uomini avevano lavorato con loro per mezz'ora, tentando di tirarlo dentro. Se non riuscite a camminare dentro in una volta sola con questo metodo, giratelo e camminate con lui in ogni direzione, fino a portarlo di fronte alla porta senza tirarlo. Poi lasciatelo stare fermo per alcuni minuti, tenendo la sua testa nella direzione giusta con la capezza, e lui camminerà dentro in meno di dieci minuti. Non tentate mai di tirare il puledro nella scuderia; potrebbe fargli pensare che si tratti di un logo pericoloso fin dalla prima volta, e se non ne era spaventato prima, lo sarà poi. Inoltre, noi non vogliamo che sappia nulla riguardo al tirare sulla capezza. I puledri spesso restano feriti, e talora uccisi, nei tentativi di costringerli a forza a entrare in una scuderia; e quelli che tentano di farlo in questo modo si mettono in un grosso pasticcio, quando c'è di fronte a loro una strada liscia.

Se volete legare il vostro puledro, portatelo in una posta larga quanto basta, che non dovrebbe essere troppo lunga, e dovrebbe disporre di una sbarra o qualcosa di simile posta dietro al puledro; quindi, legandolo al centro della posta, gli sarà impossibile tirare sulla capezza, perché la sbarra dietro di lui gli impedirà di indietreggiare, e la capezza legata al centro lo correggerà ogni volta che si gira a destra o a sinistra. In una posta di questo genere potete insegnare a qualsiasi cavallo a stare legato con una corda leggera, dovunque, senza che abbia mai l'opportunità di provare a tirare. Ma se avete abituato il vostro puledro a essere condotto, e gli avete insegnato l'uso della capezza (cosa che dovreste sempre fare prima di legarlo a qualsiasi cosa), potete legarlo in qualsiasi tipo di posta, e all'inizio dargli qualcosa da mangiare per tenerlo sul posto per qualche minuto, e meno di un puledro su cinquanta tirerà sulla capezza.

IL TIPO DI IMBOCCATURA: COME ABITUARE IL CAVALLO AD ESSA

Dovreste usare un filetto grosso e liscio, per non danneggiare la bocca del cavallo, con un'asta su ogni lato, per impedire all'imboccatura di pressare nell'uno o nell'altro senso. Dovreste montarlo sui montanti della vostra testiera, e metterlo sul vostro puledro senza redini, e lasciarlo libero in una grande scuderia o in un recinto per qualche tempo, finché si abitua un po' all'imboccatura, e la terrà senza tentare di liberarsene. Sarebbe bene, se conveniente, ripetere questo esercizio parecchie volte, prima che facciate qualsiasi cosa con il puledro; non appena sopporterà l'imboccatura, fissate una singola redine ad esso, senza alcuna martingala. Dovreste anche avere messo una capezza al vostro puledro, o una briglia usata tipo una capezza, legata con una cinghia, in modo che possiate tenerle o condurlo senza sollecitare molto l'imboccatura. E ora è pronto per la sella.

COME SELLARE UN PULEDRO

Chiunque capisca questa teoria può mettere una sella sul puledro più selvaggio che sia mai stato visto, senza alcun aiuto, e senza metterlo in panico. La prima cosa da fare sarà legare entrambi gli staffili con un nodo lasso per accorciarli, e per evitare che le staffe vadano di qua e di là e lo colpiscano. Poi ripiegate i riscontri e prendete la sella sotto il vostro braccio destro, per non spaventare il puledro mentre vi avvicinate. Quando lo raggiungete grattatelo gentilmente qualche volta con la vostra mano e po sollevate la sella molto lentamente, finché lui può vederla e può annusarla e toccarla con il suo naso. Poi lasciate pendere i riscontri, e sfregateli molto dolcemente sul suo collo lungo il pelo, facendogli sentire il loro rumore mentre li sente su di sé; ogni volta andando un po' più indietro, e finalmente fatela scivolare sopra le sue spalle sulla sua schiena. Scuotetela un po' con le vostre mani, e in meno di cinque minuti potrete battere sulla sella sulla sua schiena quanto volete, e toglierla e rimetterla ancora, senza che lui ci badi molto.

Appena lo avete abituato alla sella, stringete il sottopancia. Agite con cura, nel farlo. Spesso il puledro si spaventa quando sente che il sottopancia lo cinge e fa aderire fortemente la sella sulla sua schiena. Dovrete portare in alto il sottopancia molto gentilmente, e non stringerlo troppo all'inizio, appena quanto basta a reggere la sella. Fate muovere un po' il puledro, e poi stringete il sottopancia quanto volete, e lui non se ne preoccuperà.

Dovete controllare che il sottosella sia a posto prima di metterglielo, e che non ci sia niente che possa ferirlo o fargli sentire fastidio sulla sua schiena. Non dovreste avere alcuna cinghia che penzola sulla sua parte posteriore, che possa muoversi e spaventarlo. Dopo che l'avete sellato in questo modo, prendete nella destra un frustino e battetecelo sopra, e camminate un po' nella scuderia con il vostro braccio destro sopra la sella, tenendo come la destra e la sinistra le sue redini ai lati del collo, facendolo avanzare nella scuderia finché gli avete insegnato l'uso della testiera, e potrete farlo girare in qualsiasi direzione, e fermarlo con una leggera trazione delle redini. Accarezzatelo sempre, e allentate le redini per un po' ogni volta che lo fate fermare.

La prima volta che lo montate, dovreste essere solo e mettere il puledro in una scuderia luminosa o in un recinto; il soffitto dovrebbe essere alto, per permettervi di montare senza il riscio di battere la testa. Potete insegnargli di più in due ore all'interno di una stalla di questo tipo di quanto fareste in due settimane con il metodo usuale di domare i puledri, all'esterno in uno spazio aperto. Se seguite le mie indicazioni, non correrete alcun rischio, nè avrete alcun problema a montare il peggiore dei cavalli. Procederete un passo alla volta, finché otterrete confidenza e fiducia reciproca fra voi e il cavallo. Per prima cosa insegnategli a essere condotto e a restare legato; poi abituatelo alla sella, e all'uso dell'imboccatura; poi tutto ciò che resta è di montare in sella senza spaventarlo, e potrete cavalcarlo come qualsiasi altro cavallo.

COME MONTARE SUL PULEDRO

Per prima cosa ammansitelo bene da entrambi i lati, attorno alla sella, e sopra di lui, finché starà piazzato senza doverlo trattenere e non sarà spaventato dal vedervi dovunque attorno a lui.

Appena l'avrete ammansito in questo modo, prendete un piccolo blocco, di circa un piede o diciotto pollici di altezza, e posatelo a terra a lato del puledro, circa dove volete stare per montarlo; salite sul blocco, alzandovi molto lentamente: i cavalli notano com molta precisione ogni cambiamento di posizione, e se salirete sul blocco all'improvviso, è molto probabile che il cavallo si spaventi; ma se vi solleverete lentamente, il cavallo vi vedrà, senza esserne spaventato, in una posizione molto simile rispetto a quella che avrete sulla sella.

Appena riesce a sopportarlo senza allarmarsi, slegate lo staffile dal vostro lato, e mettete il piede nella staffa, e state fermi in questa posizione, con il vostro ginocchio contro il cavallo, e con la punta rivolta all'esterno, in modo di toccarlo con la punta della scarpa sotto la sua spalla. Mettete la mano destra sulla parte anteriore della sella, dal lato opposto rispetto a voi, afferrando un ciuffo della sua criniera e le redini, che pendono molli sul suo collo, con la sinistra; poi gradualmente portate il vostro peso sulla staffa e sulla vostra mano destra, finché il cavallo avverte tutto il vostro peso sulla sella; ripetetelo molte volte, ogni volta sollevandovi un po' di più dal blocco, finché vi permetterà di sollevare la vostra gamba sopra la groppa e di sedervi in sella.

Ci sono tre grandi vantaggi nell'uso del blocco per montare. Primo, un improvviso cambiamento di posizione è molto probabile che spaventi un cavallo giovane, mai maneggiato; vi permetterà di avvicinarvi e di stare al suo fianco perché l'avete abituato a questa situazione; ma se vi abbassate carponi e strisciate verso di lui, sarà molto spaventato; e per lo stesso principio, sarebbe spaventato dalla vostra posizione nuova se aveste la possibilità di sollevarvi sopra la sua schiena senza toccarlo. Quindi il primo grande vantaggio del blocco è di abituarlo gradualmente a quella nuova posizione in cui lui vi vedrà quanto lo monterete.

Secondo, attraverso la procedura di caricare il vostro peso sulla staffa e sulla mano, potrete abituarlo gradualmente al vostro peso, in modo che non si spaventi sentendolo tutto in una volta. E, terzo, il blocco vi solleva per cui non dovete fare un balzo per arrivare alla schiena del cavallo, ma potete sollevarvi gradualmente sulla sella da lui. Quando prendete queste precauzioni, non c'è cavallo così selvatico da impedirvi si montare senza farlo balzare. Ho provato il metodo con i cavalli più selvaggi che possiate trovare, e non ha fallito mai in nessun caso. Nel salire, il vostro cavallo dovrà stare fermo senza essere trattenuto. Un cavallo non è mai domato bene quando dev'essere trattenuto con una redine tesa nell'atto di montare; e un puledro non è mai così sicuro da montare, di quando constatate quella certezza di confidenza, e assenza di paura, che lo fa stare fermo senza essere trattenuto.

COME MONTARE IL PULEDRO

Quando volete che parta non toccatelo sul fianco con i vostri talloni e non fate niente per spaventarlo e per farlo balzare in avanti. Piuttosto parlategli gentilmente, e se non parte tiratelo un po' a sinistra finché parte, e lasciatelo camminare lentamente con le redini lasse. Camminate un po' in giro per la scuderia finché si sarà abituato all'imboccatura, e potrete girarlo in ogni direzione e fermarlo a vostro piacimento. Sarà bene salire e scendere parecchie volte finché si sarà abituato perfettamente alla cosa prima di condurlo fuori della scuderia.

Dopo che l'avrete addestrato in questo modo, cosa che non richiederà più di un'ora o due, potrete montarlo dove vorrete senza che balzi o faccia alcun tentativo di disarcionarvi.

Quando lo portate fuori della scuderia per la prima volta siate molto gentili con lui, perché si sentirà un po' più libero di balzare o di correre, e si spaventerà un po' più facilmente di quando era nella scuderia. Ma dopo averlo lavorato come abbiamo suggerito nella scuderia sarà domato veramente bene, e sarete in grado di controllarlo senza problemi né rischi.

Quando lo montate per la prima volta tenete la redine sinistra un po' più corta, in modo che se qualcosa lo spaventa potrete impedirgli di balzare in avanti piegandogli l'incollatura verso di voi. Questa manovra di flettere la testa del cavallo contro il suo fianco impedirà a qualsiasi cavallo si balzare in avanti, di impennarsi, o di scappare in avanti. Se si intestardisce e non vuole procedere, potete farlo partire flettendogli l'incollatura su un lato, mentre frustarlo non avrebbe alcuna efficacia. E facendolo girare su se stesso alcune volte lo confonderete, e poi lasciandogli l'incollatura dritta, e toccandolo leggermente con la frusta, partirà in avanti senza problemi.

Non usate mai martingale su un puledro quando lo montate per la prima volta; ogni movimento della vostra mano deve raggiungere direttamente l'imboccatura nella direzione con cui la applicate alle redini, senza che una martingala cambi la direzione della forza. Potrete guidare il puledro molto meglio senza di essa, e insegnargli l'azione dell'imboccatura in un tempo molto minore. Inoltre, le martingale impediranno di flettergli l'incollatura di lato se tentasse di balzare in avanti.

Dopo che il vostro puledro è stato montato finché è ammansito e ben abituato all'imboccatura, potreste trovare vantaggioso l'uso di una martingala se porta la testa troppo alta, o il naso troppo in avanti.

All'inizio dovrete stare attenti a non montare il puledro al punto di accaldarlo, preoccuparlo o stancarlo. Smettete appena vedete che è un po' affaticato; coccolatelo e lasciatelo riposare; questo lo renderà gentile nei vostri confronti e impedirà che diventi testardo o bizzoso.

IL MODO GIUSTO DI USARE LE REDINI FISSE

I fattori spesso applicano le redini fisse su un puledro come prima cosa che fanno, fissandole più strette che possono, per fargli tenere la testa alta, e poi lo liberano per una mezza giornata in un paddock in una volta sola. Questa è una delle peggiori punizioni che possono infliggere a un puledro, e molto pesante per un cavallo giovane abituato a correre nel paddock con la sua testa abbassata. Ho visto puledri così danneggiati da questa pratica da non riprendersi più.

Un cavallo dovrebbe essere ben abituato all'imboccatura prima di applicare le redini fisse, e quando le applicare per la prima volta dovrebbero solo mantenere la testa nella posizione in cui lui la tiene naturalmente, sia essa alta o bassa; imparerà presto che non può abbassare la testa e che sollevarla un po' diminuisce la pressione dell'imboccatura sulla sua bocca. Questo gli darà l'idea di alzare la testa per alleggerire l'imboccatura, e allora potrete regolare le redini fisse un po' più strette ogni volta che le applicate, e lui alzerà la testa per alleggerire la pressione; in questo modo voi porterete gradualmente la sua testa e la sua incollatura nella posizione che desiderate, e gli darete una postura bella e aggraziata senza fargli del male, senza farlo imbizzarrire, e senza indolenzirgli la bocca.

Se applicate le redini fisse molto strette la prima volta, non sarà in grado di alzare la testa abbastanza da alleggerirle, ma si appoggerà su di loro per tutto il tempo, e rasperà, suderà, e si slancerà in avanti. Molti cavalli sono morti per una caduta all'indietro mentre indossavano le redini fisse, avendo battuto la testa con tutto il peso del corpo. I cavalli che hanno la testa sollevata da redini fisse strette non dovrebbero indossarle per più di quindici o venti minuti.

COME ATTACCARE UN CAVALLO MOLTO SELVAGGIO E CHE PRESENTA VIZI

Sollevate un anteriore e piegate il suo ginocchio finché il suo zoccolo è completamente sollevato, e tocca quasi il suo corpo; poi fate scorrere un laccio sopra il ginocchio fino a superare in alto l'articolazione del pastorale, per tenerla sollevata, facendo attenzione di fissare il laccio fra lo zoccolo e il pastorale con un secondo laccio di qualche tipo per impedire che il laccio scivoli in basso e si sfili. Questo lascerà il cavallo piazzato su tre gambe; a questo punto potrete maneggiarlo a vostro piacimento, perché è assolutamente impossibile, per lui, calciare in questa posizione. In questa manovra di sollevare un piede del cavallo c'è qualcosa che sottomette un cavallo più rapidamente e meglio di qualsiasi altra cosa che possiate fare con lui. Non esiste al mondo una tecnica altrettanto valida per domare un cavallo che calcia, per molte ragioni. La prima è un principio proprio della natura del cavallo: sottomettendo un suo segmento soltanto, voi sottomettete in larga misura l'intero cavallo.

Forse vi è capitato di vedere qualcuno che adotta questo principio, attaccando le orecchie di un cavallo una all'altra per impedirgli di calciare. Una volta ho visto su una rivista la descrizione di un metodo per far restare fermo un cavallo viziato mentre viene ferrato, che consisteva nel fissare in basso una delle sue orecchie. Non veniva data alcuna spiegazione del perché avreste dovuto farlo; ma io l'ho provata molte volte, e nonostante che abbia verificato un buon effetto, tuttavia non ne raccomanderei l'uso, soprattutto quello di legare insieme le orecchie. L'unico beneficio che deriva da questa tecnica è che mettendo in disordine le sue orecchie attiriamo su di loro la sua attenzione, impedendogli di resistere alla ferratura. legare un piede opera in base allo stesso principio ma ha un effetto molto migliore. Quando legate in alto il piede di un cavallo per la prima volta, talora si imbizzarrisce, e agita il ginocchio, e tenta ogni metodo per liberarsi; ma non può farlo, e presto rinuncerà.

Questo lo sottometterà meglio di qualsiasi altra cosa voi possiate fare, e senza possibile pericolo che faccia male a sé stesso o a voi, per cui potete legare i, suo piede e sedervi e stare a guardare finché cede. Quando vedrete che è stato sottomesso, andate da lui, permettetegli di abbassare il piede, massaggiategli la gamba con la mano, accarezzatelo, e lasciatelo riposare un po'; poi riapplicate il legaccio. Ripetete la cosa alcune volte, applicando il laccio sempre allo stesso piede, e presto imparerà a muoversi su tre gambe consentendovi di guidarlo per un certo tratto. Appena si è un po' abituato a questo modo di muoversi, applicate i vostri finimenti, e legatelo a un carretto. Fosse anche il peggior calciatore che mai si sia visto non dovete temere che faccia alcun danno finché ha un piede legato in alto, perché non può calciare, nè può correre abbastanza veloce da farsi male in alcun modo. E se anche fosse il cavallo più indomito che mai abbia indossato i finimenti, e si fosse scatenato ogni volta che è stato attaccato, adesso potrete attaccarlo a un carretto, e guidarlo a vostro piacimento. Se vuole correre, potete lasciargli le redini, e potete usare perfino la frusta, in perfetta sicurezza, perché non può muoversi se non a un'andatura lenta, e presto sarà stanco e disponibile a fermarsi alla voce. Quindi in una volta sola voi lo guarirete effettivamente da ogni tentazione di scatenarsi. I cavalli che calciano sono sempre stati il terrore di tutti; avete sentito continuamente persone dire, quando parlano di un cavallo che calcia: "Non mi preoccupo di cosa fa, così non calcia". Questo nuovo metodo è una cura efficace per questo, il peggiore di tutti i vizi. Ci sono molti modi per attaccare un cavallo che calcia, e costringerlo ad andare, nonostante che lui continui a calciare; ma questo non ha alcun effetto positivo al fine di eliminare il vizio, perché sappiamo che i cavalli calciano perché sono spaventati da quello che li segue, e quando lo colpiscono con un calcio e sentono dolore la loro reazione è quella di calciare più forte ancora; e questo gli farà ancora più male e gli farà ricordare l'incidente molto più a lungo, e renderà più difficile convincerli ad avere fiducia in qualsiasi cosa che viene tirato dietro di loro, per sempre.

Ma con questo nuovo metodo potete attaccarlo a un carretto rumorosissimo, a un aratro, a un carro pesante, o a qualsiasi cosa anche della forma più paurosa. Capiterà che ne siano spaventati, ma non possono calciare né fare niente che gli possa far male, e presto vedranno che non intendete fargli correre alcun rischio, e non se ne preoccuperanno più. Allora potete slegare la loro gamba, e guidarli gentilmente senza alcun ulteriore problema. Con questo nuovo metodo, un pessimo cavallo calciatore può essere addestrato ad essere mansueto da attaccato in poche ore.

SULL'IMPUNTARSI

I cavalli non sanno cosa significa impuntarsi, e vi sono portati solo da un trattamento improprio, e quando un cavallo si impunta mentre è attaccato la cosa dipende da qualche errore di trattamento, da eccitazione, da confusione, o dal fatto di non sapere come tirare, ma raramente dal rifiuto di fare una cosa che ha capito. I cavalli molto focosi, in avanti sono quelli maggiormente soggetti ad impuntarsi, e solo per il fatto che i conducenti non hanno una adeguata comprensione di come gestire questo tipo di cavallo. Un cavallo in avanti in un gruppo può essere tanto ansioso di partire, che quando sente il comando parte con un salto, che non muoverà il carico, ma gli darà un tale strattone sulle spalle che lo farà rimbalzare indietro e fermare l'altro cavallo; il guidatore continuerà a incitare senza cessare, e intanto che ha fatto di nuovo partire il cavallo più lento, si accorgerà che il cavallo focoso ha fatto un altro balzo, e ancora è rimbalzato all'indietro; e adesso si ritrova con entrambi i cavalli malamente impuntati, e così confusi che nessuno dei due capisce cosa sta succedendo, e come far partire il veicolo. Poi e il momento dei colpi e degli schiocchi della frusta, e dell'incitamento del conduttore, finché qualcosa si rompe o ne ha abbastanza della sua tecnica. Ma che errore fa il conduttore frustando il cavallo per questo comportamento! La ragione e il buon senso dovrebbe suggerirgli che il cavallo era volonteroso e ansioso di andare, ma che non sapeva come far partire il carico. E dovrebbe frustarlo per questo? Se fosse così, dovrebbe frustarlo di nuovo perché non sa parlare. Un uomo che vuole agire con un minimo di razionalità o di ragione non dovrebbe essere trasportato dalle emozioni, ma dovrebbe sempre pensare prima di percuotere. Ci vuole una pressione regolare e continua contro il collare per far partire un carico, e non potete aspettarvi che agisca con una azione regolare e determinata mentre lo frustate. C'è si o no un cavallo impuntato su cinquecento che tirerà bene dopo essere stato frustato; è solo aggiungere carburante a un incendio, e lo si renderà più propenso ad impuntarsi la volta successiva. Voi vedete sempre i cavalli, che qualche volta si sono impuntati, girare la testa e guardare indietro, appena sono un po' innervositi. Questo avviene perché sono stati frustati e sono spaventati da quello che sta dietro di loro. Questa è una regola generale con i cavalli impuntati, proprio come lo è, per loro, guardarsi i fianchi quando hanno le larve di mosca; in entrambi i casi meritano la stessa compassione e lo stesso tipo di trattamento gentile e razionale.

Quando il vostro cavallo si impunta o è un po' eccitato, se vuole partire rapidamente, o si guarda attorno e non vuole muoversi, c'è qualcosa che non va, e ha bisogno immediato di un trattamento gentile. Accarezzatelo gentilmente, e anche se non capirà in una volta sola cosa volete da lui, non si ecciterà tanto da scattare e spezzare qualcosa, e di fare ogni tipo di errore a causa della paura. finché voi siete calmo, e tenete basso il grado di eccitazione del cavallo, ci sono dieci possibilità di farvi capire, contro nemmeno una di farlo con un trattamento rude, e allora la leggera fiammata non porterà con sè sfavorevoli ricordi, e il cavallo presto se ne dimenticherà completamente, e imparerà a tirare bene. Quasi ogni sbaglio che il cavallo commette proviene da un trattamento sbagliato, dalla paura, o dall'eccitazione; una parola brusca può eccitare talmente un cavallo da aumentare il suo battito cardiaco di dieci pulsazioni al minuto.

Quando ricordiamo che ci stiamo occupando di animali privi della parola, e riflettiamo su quanto deve essere difficile per oro capire i nostri movimenti, i nostri segni, e il nostro linguaggio, non dovremmo mai perdere la pazienza con loro quando non ci capiscono, o irritarci quando fanno delle cose sbagliate. Con tutta la nostra intelligenza, se fossimo messi nelle condizioni di un cavallo sarebbe difficile per noi capire i comandi di un conduttore straniero, con modi sconosciuti e con un linguaggio incomprensibile. Dobbiamo sempre tenere a mente che i nostri modi e il nostro linguaggio è alieno e sconosciuto per il cavallo proprio come lo è per noi qualsiasi linguaggio straniero nel mondo, e dovremmo sempre cercare di mettere in pratica quello che potremmo capire se noi fossimo il cavallo, sforzandoci di lavorare, con metodi semplici, sulla sua comprensione piuttosto che sulle varie parti del suo corpo. Tutti i cavalli impuntati possono essere fatti partire in modo franco e regolare in pochi minuti; sono disponibili a tirare appena sanno come si fa, e non ho mai trovato un cavallo impuntato a cui io non avessi potuto insegnare a far partire il suo carico in quindici minuti, e spesso in meno di tre.

Quasi tutti i cavalli attaccati in gruppo, che si siano impiantati, partiranno bene se li lasciate stare fermi per cinque o dieci minuti, come se non ci fosse niente di sbagliato, e poi gli parlate con voce ferma, e li fate girare un po' a destra e a sinistra, in modo da farli muovere entrambi prima che sentano la presa del carico. Ma se volete far partire dei cavalli che non state guidando voi stessi e che si siano impiantati, e che siano stati sgridati e frustati per qualche tempo, avvicinatevi e agganciate le redini agli anelli del collare, o legatele al carro, in modo che siano completamente lasche; fate stare il conduttore e gli spettatori (se ce ne sono) a una certa distanza, di lato, in modo da non attirare l'attenzione dei cavalli; sganciate le redini fisse, in modo che possano abbassare la testa se lo desiderano; lasciateli a riposo così per qualche minuto finché vedete che si sono un po' calmati. Intanto che stanno fermi, dovreste essere vicino alle loro teste, coccolandoli; questo li tranquillizzerà un po', e gli spettatori penseranno che state facendo qualcosa di misterioso, e non impareranno il segreto. Quando li sentite pronti per partire, state in piedi di fronte a loro, e siccome raramente avrete più di un cavallo impiantato nel gruppo, avvicinatevi di fronte a lui più che potete, e se è troppo veloce per l'altro cavallo, fate in modo che il suo naso prema sul vostro petto; questo gli farà fare uno sforzo regolare, perché andrà più lentamente per non travolgervi; girateli gentilmente verso destra, senza permettere che tendano i tiranti, quanto l'asta permette loro; fermateli con una parola gentile, accarezzateli un po', e poi riportateli a sinistra, allo stesso modo. A questo punto li avrete sotto controllo, e quando li girate a destra, fateli spingere sul collare, e potrete portarli dove volete.

C'è un metodo più rapido che farà partire un cavallo impuntato, ma non è altrettanto sicuro. Fatelo stare fermo un po' avanti, in modo che le sue spalle appoggino sul collare, e sollevate con le mani uno dei suoi anteriori, e poi chiedete al conduttore che li faccia partire, e quando sulle sue spalle giunge la pressione, tenterà di fare un passo; allora lasciategli il piede, e procederà bene. Se volete recuperare un cavallo che ha da molto tempo il vizio di impuntarsi, dovete dedicare alla cosa una mezza giornata. Mettetelo a fianco di un cavallo affidabile; applicate loro le redini di controllo ; legate tutte le tirelle e cinghie, in modo che non ci sia niente che possa innervosirli; non applicate le redini fisse, ma lasciate loro la testa libera. Fateli camminare insieme per qualche tempo nel modo più lento e pigro possibile; fermatevi spesso, e andate dal cavallo impuntato e coccolateli. Non prendete con voi una frusta, né nient'altro che possa eccitarlo, ma tenetelo più calmo che potete. Imparerà presto a partire alla voce, e a fermarsi appena glielo chiedete.

Appena lo fa bene, attaccatelo a un carro vuoto; fate in modo che stia piazzato in una posizione adatta a partire. Sarebbe bene accorciare il gancio traino dietro al cavallo affidabile, in modo che se è necessario possa accollarsi il peso del carro la prima volta che li fate partire. Non fate più di qualche passo all'inizio; osservate il cavallo che si impunta, e se vedete che si sta innervosendo fermatelo voi prima che lo faccia di sua iniziativa, accarezzatelo un po', e ripartite. Appena vanno bene, conduceteli su una piccola collina alcune volte, e poi su una collina più alta, eventualmente aggiungendo un po' di carico. Questo procedimento renderà qualsiasi cavallo bravo a tirare.

COME INTRODURRE UN CAVALLO AGLI ATTACCHI

Conducetelo in una scuderia luminosa cosi come avete fatto per montarlo; prendete la bardatura e fate abituare il cavallo ad essa con lo stesso processo che avete usato con la sella, fino a quando il cavallo non abbia preso confidenza con lei, in maniera tale da potergliela far indossare e scuoterla senza che il cavallo si preoccupi più della sua presenza. Non appena sopporterà tutto questo, applicate le redini lunghe, accarezzatelo mentre le portate sopra di lui, e conducetelo in giro per la scuderia finché sopporta che gli si appoggino sulle anche. Per alcuni puledri le redini lunghe sono una notevole difficoltà aggiuntiva, e spesso li spaventano tanto quanto se voi steste alzando una frusta sopra di loro. Appena il puledro si è abituato alla bardatura e alle redini, portatelo fuori e mettetelo a fianco di un cavallo tranquillo, e applicate lo stesso processo che avete fatto con i cavalli impuntati. Usate sempre una testiera senza paraocchi quando state abituando un cavallo alla bardatura.

COME ATTACCARE UN CAVALLO A UN CARRETTO

Portatelo vicino e tutt'attorno al carretto; lasciate che lo osservi, e lo tocchi col naso, e gli stia vicino finché non se ne cura più; poi spingete le aste un po' a sinistra, e mettete il cavallo davanti alla sua ruota esterna. Fate stare qualcuno sul lato destro del cavallo, e afferratelo sull'imboccatura, mentre state alla sua sinistra, di fronte al carretto. Questo lo manterrà dritto. Fate scorrere la vostra mano indietro, e appoggiatela sulla sua groppa, poi afferrate le aste del carretto con la vostra destra, portandole molto leggermente fino a passarle alla vostra sinistra, che rimane ancora ferma. Non permettete che nulla tocchi la sua schiena se non il vostro braccio, e appena avete le aste centrate su di lui, fatene prendere una alla persona che sta dal lato opposto del cavallo, e abbassatele molto lentamente fino ai sostegni per le aste. Siate molto lenti e decisi nel legarlo; più tempo state, meglio è, come regola generale. Quando avete fissato le aste, scuotetele leggermente, in modo che il cavallo le senta da entrambi i lati. Appena le sopporta senza spaventarsi, allentate il freno, eccetera, e fatelo partire molto lentamente. Fate condurre a un uomo il cavallo, per mantenerlo calmo, mentre l'altro gradualmente si sposta indietro tenendo le redini finché può stare dietro e guidarlo. Dopo che l'avete guidato in questo modo per un po', potete montare sul carretto, e tutto andrà bene. È molto importante ottenere che il cavallo resti calmo mentre lo attaccate per la prima volta. Dopo che l'avrete fatto camminare un po', non c'è nemmeno la metà del rischio che si spaventi. Le persone fanno un grande errore a saltare sul carretto dietro un cavallo per guidarlo non appena l'hanno attaccato. Ci sono troppe cose da comprendere in una volta sola, per lui. le aste, le redini, i finimenti, e lo sferragliare del carretto, sono tutte cose che tendono a spaventarlo, e devono essergli presentate per gradi. Se il vostro cavallo è molto selvatico, suggerirei di legare in alto uno dei suoi anteriori.

COME FAR SDRAIARE UN CAVALLO

Qualsiasi cosa vogliamo insegnare al cavallo, dev'essere introdotto in qualche modo per dargli un'idea di cosa vogliamo che faccia, e poi ripetuto finché lo impara perfettamente. Per far sdraiare un cavallo, piegate il suo anteriore sinistro e passatevi un cappio, in modo che non possa appoggiarlo. Poi mettetegli un fascione, e assicurate un'estremità di una lunga cinghia all'altro anteriore, giusto sopra lo zoccolo. Passate l'altra estremità sotto il fascione, per tenere la cinghia nella giusta direzione; tenetene un pezzo nella vostra mano destra; state sul lato sinistro del cavallo, afferrate l'imboccatura con la sinistra, tirate regolarmente la cinghia con la vostra destra; spingete sulla sua spalla finché lo farete spostare. Appena sposterà il suo peso, la vostra trazione solleverà l'altro anteriore, e lo avrete sulle ginocchia. Tenete la cinghia tesa, in modo che il cavallo non possa raddrizzare la gamba se tenta di rialzarsi. Tenetelo in questa posizione, e girate verso di voi la sua testa; spingete sul suo lato sinistro con la vostra spalla, non forte, ma con una pressione ferma e costante, e in circa dieci minuti si distenderà. Appena si sarà disteso, sarà completamente sottomesso, e potrete maneggiarlo come volete. Togliete le cinghie, e raddrizzategli le gambe; grattatelo leggermente sul muso e sul collo con la mano nella direzione del pelo; manipolate tutte e quattro le gambe, e dopo che è rimasto disteso dieci o venti minuti, lasciatelo rimettersi in piedi. Ripetete la procedura tre o quattro volte, che saranno sufficienti per una seduta. Fatte due sedute al giorno, e quando gli avrete dato quattro lezioni, si distenderà semplicemente tenendo sollevato un piede. Appena è ben addestrato a distendersi in questo modo, tamburellate la gamba opposta con un bastoncino mentre tenete sollevato il suo piede, e in qualche giorno si distenderà semplicemente in risposta al solo movimento del bastoncino.

COME FARVI SEGUIRE DA UN CAVALLO

Fatelo girare in una grande scuderia o in un recinto coperto, ove non vi sia possibilità di fuga, con addosso una capezza o una testiera. Andate verso il cavallo e carezzatelo dolcemente per un po', tenetelo per la capezza e fatelo girare intorno a voi e allo stesso tempo toccandolo leggermente sulle anche con una frusta lunga. Conducetelo per tutta la lunghezza del recinto, grattandolo sul collo, ripetendo con un tono costante della voce dove lo condurrete, "Vieni avanti, ragazzo!" o usando il suo nome anziché "ragazzo", se preferite. Ogni volta che girate toccatelo leggermente con la frusta, per incitarlo ad avvicinarsi a voi e poi accarezzatelo con la vostra mano.

Presto imparerà ad affrettarsi a fuggire dalla frusta e tornare per essere accarezzato, e potrete farvi seguire senza tenere la capezza. Se dovesse fermarsi e girare via da voi, dategli un paio di secche frustate sui posteriori, e subito lui rigirerà la testa verso di voi, dove voi dovete sempre accarezzarlo.

Alcune lezioni di questo tipo lo faranno correre dietro di voi, dal momento in cui vede il movimento della frusta vi seguirà in giro per la scuderia in venti o trenta minuti. Dopo che gli avrete dato due o tre lezioni nella scuderia, portatelo in un piccolo recinto e ripetete l'addestramento; e da allora voi potrete portarlo sulla strada e farvi seguire dovunque, e farvi raggiungere di corsa.

COME INSEGNARE A UN CAVALLO A RIMANERE FERMO SENZA ESSERE TRATTENUTO

Dopo aver insegnato bene al cavallo a seguirvi, piazzatelo al centro della scuderia ed accarezzatelo a partire dalla testa, muovendovi gradualmente indietro. Se si muove, dategli un colpo secco con la frusta, rimettendo il cavallo esattamente dove lo avevate piazzato all'inizio. Se resta piazzato, accarezzatelo come prima, e continuate a tranquillizzarlo in questo modo fino a che non possiate girargli tutt'attorno senza che lui si muova. Continuate a camminare intorno a lui, aumentando il ritmo del vostro passo, e toccandolo soltanto occasionalmente. Ingrandite il vostro cerchio man mano che camminate intorno al cavallo, e se a questo punto si muove, date un altro colpo con la frusta, e rimettetelo di nuovo nella posizione iniziale. Se resta piazzato, tornate spesso da lui ed accarezzatelo ed continuate a camminare ancora intorno a lui. Non costringetelo nella stessa posizione troppo a lungo, ma chiedetegli di venire occasionalmente verso di voi e fatevi seguire in giro nella scuderia. Poi, mettetelo in un'altra posizione della stalla e ripetete il procedimento. Non dovreste lavorare all'addestramento il vostro cavallo più di mezz'ora per sessione.

Creative Commons License

Traduzione italiana di " The modern art of taming wild horses ", di J. S. Rarey

by Alessandro Brollo e Annalisa Parisi

is licensed under a Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported License.

Link originario

Iscrizione alla newsletter Horse Angels

Grazie per l'adesione|

Dona online

Considera di sostenerci!

Offerta libera:
 EUR

Sei arrivato fino a qui, perché non sostenere il network?

Pubblica il tuo manoscritto con Horse Angels!

Partecipa al concorso letterario annuale