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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

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Per una volta le lady del trotto NON sono le reginette di bellezza di provincia in bikini che sfilano negli ippodromi, ma le protagoniste femminili della disciplina sportiva del trotto italiane.

A narrarne le gesta, Lucio Dalla Costa, grazie anche alla collaborazione del giornalista ippico Mario Alderici, che conosce tutta la storia del trotto dalle sue origini.

Costa ha voluto scrivere della quota rosa ippica, per narrare i retroscena di un mondo femminile sempre più presente nel trotto, sia per quanto riguarda la cura, la gestione e l’allenamento del cavallo, sia per quanto riguarda le gare su pista. Un tempo quello di artiere o driver era un lavoro prettamente maschile e pare che negli anni 70 la prima fantina professionista Tiziana Sozzi fece una protesta eclatante contro la discriminazione verso le donne nel trotto spogliandosi nuda per la rivista Playboy.

Certo, oggi le femministe le tirerebbero i pomodori, perché spogliarsi per la morbosità maschile non aiuta l'emancipazione femminile e non aiuta la parità di diritti sul lavoro, sia per quanto riguarda la possibilità di mobilità sociale, sia per quanto riguarda la parità salariale.

Speriamo che le lady del trotto ora, come le loro "cugine" nel mondo della sella, si impegnino anche per la tutela del cavallo sportivo ippico. E in particolare, Horse Angels chiede loro di farsi portavoce dell'istanza che negli ippodromi non servono i concorsi di bellezza, e le cifre spese annualmente per gli spogliarelli, possono essere convertite in cifre spese per la riabilitazione dei cavalli infortunati o a fine carriera da ricollocare. Sarebbe un ulteriore atto di modernizzazione che forse attrarrebbe più pubblico femminile in ippodromo.

Ecco qui sotto l'elenco delle signore del trotto le cui storie sono rappresentate nel volume con biografie, traguardi, ambizioni, speranze e storia personale.

Per info e prenotazioni del libro Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o 3883587523 sig. Dalla Costa

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Il 29 agosto arriva nei cinema italiani “The rider – Il sogno di un cowboy” di Chloé Zhao, una storia vera interpretata dal protagonista nella vita reale.

Il film ha vinto al festival di Cannes 2017 il premio più importante della sezione Art Cinema Award.

Il lungometraggio è una storia da cow-boy prodotta dalla regista cinese, trapiantata in USA, Chloé Zhao, che ha girato il suo primo film in una riserva indiana, dove nel 2015 ha incontrato un giovane cowboy Lakota di nome Brady Jandreau, cui si è ispirata per il film "The rider".

Brady, fantino e addestratore di cavalli selvaggi, da domare perché possano essere venduti a sella, anziché spediti in Messico o Canada per la macellazione, nel 2016 ad un rodeo di Fargo ha avuto un incidente. Disarcionato, ha come esito un’emorragia cerebrale che lo lascia con una placca di metallo in testa e vari problemi associati alla lesione cerebrale.

Brady Jandreau in “The rider” interpreta se stesso e ci racconta la sua drammatica avventura.

Sublimi paesaggi, con inquadrature girate spesso all'alba o al tramonto, definiscono la vita di un ventenne che ama i cavalli ma deve abbandonarli, per reinventarsi l’esistenza dopo un incidente che ha precluso ciò che gli dava senso.

Ma la sinergia telepatica che lo lega al suo cavallo è irrinunciabile e apre un vuoto difficile da colmare.

La sofferenza del protagonista che deve rinunciare a ciò che ama è la descrizione di un momento universale: quello in cui l’uomo prende coscienza del proprio limite.

Titolo: The Rider, Il Sogno di un Cowboy

  • Anno: 2017
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 105'
  • Regia: Chloé Zhao
  • Cast: Brady Jandreau, Mooney, Tim Jandreau, Lilly Jandreau, Leroy Pourier, Cat Clifford, Tanner Langdeau, James Calhoon, Lane Scott, Cameron Wright
  • Data di uscita nei cinemi italiani: 29 Agosto 2019

Tra autobiografia e fiction, con coraggio e sensibilità, il film The Tale - di Jennifer Fox - ci conduce alla scoperta del suo trauma rimosso e di un'ingiustizia devastante, quella che spesso colpisce i minori vittime di abusi sessuali nello sport.

Ci raccontiamo storie per vivere, per andare avanti, per metabolizzare il trauma e alle volte anche per cancellarlo per non sentirsi in colpa.

E' così che Jenny Fox aveva trasformato il suo dolore in una storia bellissima, in un amore speciale, che l'aveva salvata dalla banalità e dall'invisibilità, e che l'aveva fatta sentire una prescelta. Quando invece era una vittima, troppo piccola per rendersene conto.

E' solo quando sua madre si imbatte nei suoi scritti di adolescente e comincia a fare domande che il subconscio della protagonista viene smosso per un'indagine - interiore e non - che la porterà a rielaborare il passato.

E' una storia vera.

cq5dam.web.1200.675Per decenni, la brava documentarista, candidata a un Emmy Award - Jennifer Fox - ex appassionata di cavalli ed equitazione, guardava al passato, alla sua "prima relazione", con affetto e orgoglio. Poi quel racconto è emerso da un vecchio scatolone, per tormentare la coscienza di un'anziana madre, e cambiare forse il corso della vita di una donna adulta, equilibrata ed efficiente.

The Tale è la rielaborazione, tra fiction e memoriale, di molestie sessuali di cui è vittima una tredicenne appassionata di cavalli che, nella vita adulta, per tentativi, errori, correzioni, confronti e sottrazioni, arriva ad accettare il dolore e a denunciare il torto subito dal maestro di jogging compagno dell'istruttrice di equitazione e da quest'ultima medesima, complice degli abusi del compagno sulle proprie allieve. Procacciatrice di prede, si direbbe, con un passato torbido alle spalle.

Jenny dopo la rielaborazione, finalmente, a distanza di molti anni, denuncia l'uomo, che è poi l'unico modo di prevenire che ci siano altre vittime.

Un'auto-indagine che ha una rilevanza particolare oggi, nell'era del #MeToo, in cui le vittime di abusi sono finalmente sostenute, incoraggiate a superare la vergogna e la paura del giudizio altrui per mettere in piazza la soggettività della propria sofferenza e la realtà della prepotenza, dell'umiliazione e della deumanizzazione che subiscono le vittime dei predatori sessuali, in questo caso nello sport.

Giustamente inclusa tra le candidature agli Emmy 2018 per questo ruolo, Laura Dern è l'interprete di Jenny nel trasmetterci l'innocenza di una bambina che si innamora del proprio istruttore e il fascino contorto e malato di istruttori che abusano sistematicamente degli allievi loro affidati, allontanandoli dalle famiglie per compiere meglio i propri misfatti.

La conversione dell'energia immagazzinata in energia meccanica durante l'esercizio è relativamente inefficiente con circa l'80% dell'energia che viene emessa sotto forma di calore.

Rispetto a molte specie, il cavallo subisce un evidente svantaggio possedendo un'alta capacità metabolica e una piccola superficie per la dissipazione del calore, in particolare perché l'evaporazione del sudore è il principale metodo di dissipazione del calore.

Nella maggior parte delle condizioni di esercizio, almeno due terzi del carico di calore metabolico vengono dissipati attraverso questo mezzo con perdite di sudore elevate.

Il carico di calore indotto dall'esercizio rimanente deve essere immagazzinato (riflesso da un aumento della temperatura interna), dissipato attraverso il tratto respiratorio o perso attraverso altri meccanismi.

La perdita di calore respiratoria può spiegare una dissipazione di oltre il 25% del carico di calore metabolico durante l'esercizio.

In condizioni in cui la temperatura e l'umidità dell'ambiente sono elevate, la perdita di calore per evaporazione sarà limitata, con conseguente aumento del rischio di stress termico se si continua l'esercizio.

3 s2.0 C20090460586 cov200hInoltre, la disidratazione concomitante riduce la conduttanza del calore dal nucleo alla periferia, aumentando ulteriormente il rischio di malattie indotte dal calore. Una comprensione di base delle risposte termoregolatorie nell'esercizio del cavallo è fondamentale se si vuole evitare lo stresso, e le problematiche allegate, indotte dal calore.

Tutto questo e molto altro nel libro, non tradotto in italiano: The Athletic Horse: Principi e pratica della medicina sportiva equina, pubblicato nella seconda edizione nel 2013.

Il manuale descrive i regimi di allenamento sportivo e come ridurre le lesioni muscoloscheletriche. La copertura pratica affronta le basi anatomiche e fisiologiche dell'esercizio e delle prestazioni degli equini, incentrando la valutazione, l'imaging, la farmacologia e le raccomandazioni di allenamento per sport agonistici con i cavalli. Ora a colori, questa edizione include nuove tecniche di riabilitazione, le più recenti tecniche di screening e i migliori metodi per trasportare i cavalli senza stressarli troppo.

Scritto da esperti del settore: Dr. David Hodgson, Dr. Catherine McGowan, Dr. Kenneth McKeever.

Sta per uscire il 19esimo album, Western Stars, del Boss della canzone folk americana, Bruce Springsteen, per la Columbia Records.

Western Stars, l'album della maturità, è ispirato al pop californiano di quanto il Boss era un fanciullo e si configura come un progetto riflessivo - e nostalgico - sulla crisi statunitense attuale.

Parla di personaggi in equilibrio tra disperazione e rassegnazione, ma anche tra isolamento e ricerca di speranza e stabilità.

Già dalla copertina bucolica, si intravede l’intento di Springsteen di immersione in riferimenti tradizionali americani, con il mito dei cavalli selvaggi, spiriti di libertà, che ispirano il brano Chasin’ Wild Horses, catturando cavalli selvaggi, quando viene il momento di fare i conti con i propri errori, e con quelli della comunictà che ci ciboss2rconda.

Western Stars descrive il tramonto di una civiltà, come quella dei cavalli selvaggi, un tempo simbolo dell'espansione americana, oggi catturati e mandati in Messico e Canada al macello, perché è finito l'orizzonte delle risorse infinite, oggi percepite come limitate, quindi sottoposte a severa competizione per accapparrarsele, estraneandole da chi le popola in totale armonia con la natura.

Era già successo ai nativi americani, sottoposti prima a mattanza e poi chiusi in riserve "turistiche", zoo umani, lo stesso accadrà probabimente ai cavalli selvatici, i mustang, che vanno via via riducendosi.

Sappiamo già come andrà a finire, perché lo vediamo succedere per lo più ovunque: i mustang sopravvissuti alla mattanza saranno contenuti in riserve stanziali e diventeranno meta turistica per nostalgici della libertà.

L'inverno è arrivato, anche sulle praterie americane.

Dalla lirica:

Guess it was somethin' I shouldn't have done Guess I regret it now
Ever since I was a kid
Tryin' to keep my temper down is like Chasin' wild horses,
chasin' wild horses Chasin' wild horses

Left my home, left my friends I didn't say goodbye
I contract out to the BLM Up on the Montana line
Chasin' wild horses, chasin' wild horses...

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