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Nelle corse di cavalli su strada gli equini vengono spesso sfruttati, abusati, drogati, costretti a correre ad esaurimento e poi gettati via. Le corse di cavalli illegali, per le strade, si effettuano in numerose regioni italiane: tradizionalmente la Sicilia, la Campania, ma anche la Calabria, la Puglia, l’Abruzzo e le Marche.

Le corse illegali sono assai diffuse, generano propri siti web, con condivisione di foto sui social-network e di video su YouTube, cioè pagine dei sostenitori dedicate a questa disciplina, che è del tutto illegale. Questo aggrava il reato, dal punto di vista strettamente giuridico.

In alcune località le corse su strada sono ancora viste come una normalità perché per troppo tempo le autorità locali ne hanno sottovalutato il reato, non agendo prontamente per la repressione. 

A gestire le corse clandestine di cavalli su strada sono i clan della malavita.

Il valore di una singola scommessa varia da € 100 a € 5.000, con concorsi a premi fino a 25.000 euro. Un pubblico di facilitatori, spesso su scooter, segue i cavalli, li incita al traguardo suonando il clacson e gridando. Le gare si svolgono spesso in salita, per evitare lesioni ai cavalli che hanno già avuto i nervi dei loro arti recisi chirurgicamente, così da non sentire il dolore nella corsa veloce su asfalto; oppure addormentati, tramite un procedimento chiamato "focatura", considerato oggi un illecito per le competizioni sportive equestri internazionali indette dalla FEI.

Le corse non sono solo uno dei racket tradizionali della malavita italiana, rappresentano anche un “culto” per i clan di rom sinti che vi si dedicano. Va sottolineato come, spesso, chi gestisce le corse di cavalli illegali su strada abbia anche una facciata “legale” e possegga cavalli che corrono abitualmente negli ippodromi.

Storicamente, le corse di cavalli in ippodromo sono state in Italia uno dei giochi di scommesse più popolari. Gradualmente, dagli anni 70 in poi, tanto più la malavita si interessava alle corse, quanto più la loro popolarità è venuta a meno. A ciò ha contributo sicuramente un altro concatenarsi di cause, incluso l'avvento di altri giochi sportivi su cui scommettere e di scommesse virtuali non legate ad avvenimenti sportivi.

Va poi preso in considerazione il cambio di mentalità della gente, caratterizzato da una sensibilità sempre maggiore per il benessere degli animali, anche verso i cavalli, visti dalla maggior parte della popolazione italiana, secondo le statistiche più recenti, come animali d’affezione e in quanto tali non macellabili.

Mantenere i cavalli in stalle regolamentari per cavalli da corsa è costoso e la fine della carriera in ippodromo è precoce rispetto alla vita media di un cavallo.

L’abbondanza di cavalli che fuoriescono dalle corse e non riescono a trovare un collocamento in altre attività equestri regolamentari ha sicuramente favorito lo sviluppo delle corse su strada.

Le stalle adibite alle corse abusive non sono quasi mai un buon ambiente di vita per i cavalli.

Per non parlare dei trattamenti farmacologici, dopanti, cui gli animali sono sottoposti perché corrano più veloce e abbiano maggiori chance, così, di vincere. Del resto il profilo socio culturale di chi si dedica alle corse su strada è talmente basso che è impossibile rintracciarvi alcuna scienza e coscienza relativa all'animale cavallo, alle sue esigenze etologiche e alle questioni legate al suo benessere, che importerebbero esclusivamente a chi avesse intenzione di tenersi un cavallo a lungo e in benessere, non a chi lo deve far correre qualche volta per poi portarlo al macello. 

Se la loro vita è terribile, la loro fine è un abominio. Terminate le corse legali, poi quelle illegali, i cavalli non hanno più alcun valore di mercato, né alcuna chance di recupero come cavalli da sella o da compagnia. Finiscono ammazzati, in mattatoi affiliati ai clan, che non danno importanza al passaporto dell'animale o ai farmaci che ha potuto fare in vita e le loro carni vengono immesse nel circuito alimentare umano.

La macellazione abusiva di cavalli che non dovrebbero finire nel circuito alimentare fornisce carne a basso costo.

Il business della macellazione abusiva non riguarda solo i cavalli provenienti dalle corse illegali ma, purtroppo, tutti gli esuberi dagli impieghi dei cavalli, a qualsiasi titolo: equini che i proprietari non vogliono o non possono più mantenere e che non riescono a ricollocare altrimenti. Il racket riesce a fare un "stalla a stalla" in tutta la penisola, per dirigere cavalli altrimenti non macellabili verso i mattatoi affiliati alla rete. 

Le carni di equini di dubbia provenienza vengono elaborate per tante preparazioni, sughi, impasti, ripieni, affettati, polpette, qualsiasi prodotto a carne mista, specialmente a lunga conservazione, per il mercato interno e per l'export. Non esiste, ancora, in Europa, una vera tracciabilità per le carni equine e questo facilita il riciclaggio di cavalli che non avrebbero dovuto finire nel circuito alimentare.

Soluzioni? No. Fino a che ci saranno cavalli in esubero, non allevati appositamente per le carni, che nessuno vuole o può mantenere, ci saranno clan dedicati al loro riciclo per trarne un profitto. Continueranno dunque le corse su strada di cavalli, così come le macellazioni abusive. Certamente si potrebbe fare molto di più per rafforzare l'anagrafe degli equidi e rendere più difficile lo smarrimento di equini in esubero o a fine carriera. Ma andrebbero offerte alternative, un pò come è stato fatto in nord Europa. Attualmente, non sembra che ci sia una forte volontà politica per intraprendere questa direzione in Italia.