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Interrogazione al Ministro della Salute Giulia Grillo 

Premesso che l'anagrafe equina è stata istituita dalla Legge n.200 del 1 agosto 2003 che affida la sua organizzazione e gestione ad A.S.S.I, regolamentata dal D.M. 29 dicembre 2009 emesso dal Ministero delle Politiche Agricole alimentari e forestali di concerto con il Ministero della salute e dal D.M. 29 settembre 2011 che ne definisce le procedure operative;

Riconosciuto che l'approvazione della legge 189 del 2004 per la tutela degli animali ha costituito un punto di partenza importante ma non ancora sufficiente per il recupero di equidi maltrattati in quanto non regolamenta la sostenibilità economica dell’azione di tutela dei privati e delle scuderie disposte a farsi carico degli equini nell’interesse collettivo.

Appreso che è in corso un riordino dell'anagrafe degli equidi, che coinvolge per competenza il Ministero della Salute;

Considerato che non vi è ancora alcun provvedimento per regolamentare con anagrafe gli equidi “già arrivati a confisca definitiva”;

Appurato che da anni le associazioni che si occupano di sequestri di cavalli chiedono una regolamentazione che consenta loro di iscrivere in qualità di adottanti gli equidi solo assegnati e già arrivati a confisca definitiva nell’ anagrafe degli equidi;

Ritenuto che non è più rinviabile l’adozione da parte del Governo di un Piano nazionale di azione che preveda il riconoscimento del ruolo sussidiario dell’accoglienza di privati, selezionati e vigilati dalle associazioni riconosciute tramite decreto per l’affidamento di equini da sequestro e confisca;

Rilevato che un provvedimento come sopra consentirebbe di colmare un grave vuoto normativo e dare un futuro più certo agli animali e alle associazioni adottanti;

Si interroga il Ministro della Salute su quali azioni intenda intraprendere per colmare questo vuoto normativo e nel contempo lo si invita a procedere all’identificazione di strutture operative territoriali riconosciute per l’affido degli equidi da sequestro, con conseguente sostegno economico alle strutture, derivante dalle sanzioni pecuniarie di cui già alla legge 20 luglio 2004, n. 189.

LA SITUAZIONE ESISTENTE e dettaglio normativa:

  • Con l’atto del sequestro e della successiva confisca vi è la materiale acquisizione degli animali vivi da parte dello Stato che ne comporta, innegabilmente, la loro iscrizione, anche nel caso di animali domestici, nel Patrimonio dello Stato, che quindi si trova ad acquisire un “bene” sui generis, in quanto essere vivente senziente, di difficile ed impegnativa gestione ma a cui non può negare un futuro e il benessere, garantendogli pertanto tali diritti. E’ indiscutibile che la complessità della materia e il fatto che vi siano in gioco le vite di tanti cavalli, già barbaramente sottratti ai loro ambienti naturali o detenuti irresponsabilmente e privati dei loro minimi diritti, deve far considerare e reputare improcrastinabile arrivare a disporre di un Piano nazionale di gestione per tutti quegli equini sequestrati e, in particolare, per tutti quelli definitivamente confiscati dall’Autorità Giudiziaria .
  • Ancora oggi accade che gli animali, una volta posti sotto sequestro, per assenza di strutture di accoglienza siano lasciati agli indagati. Mancano inoltre protocolli condivisi tra gli operatori del settore, in particolare Forze di Polizia, Servizi Veterinari pubblici e Magistratura, nella questione inerente il sequestro di equidi, la loro gestione e, tramite le Associazioni che sono spesso individuate quali custodi giudiziari, l’affido in famiglia.
  • L’accoglienza di animali sequestrati e/o confiscati in famiglia è possibile in larga parte grazie alle associazioni di volontariato e ai loro sostenitori.
  • Occorrono strumenti normativi univoci che chiariscano che la destinazione degli equidi oggetto di sequestri e confische che deve essere in linea con le loro esigenze etologiche e non può certamente essere uguale o addirittura peggiorativa delle condizioni illegali alle quali sono stati sottratti. Infine, è necessario che tali provvedimenti (sequestri e/o confische) siano svincolati da processi che possono durare anche dieci e più anni e con esiti imprevedibili (ad esempio, prescrizione) per la sorte degli animali che, in quanto esseri senzienti, costruiscono relazioni affettive con persone e luoghi e dovrebbero pertanto essere rapidamente sottratti da tali incertezze. Non ultimo, tale esigenza va anche incontro alla naturale condizione degli esseri viventi (passibile di malattie, incidenti, morte) che, in quanto tali, sono inevitabilmente riconducibili alla categoria giuridica dei cosiddetti “beni facilmente deperibili”, che andrebbero in ogni caso svincolati dall’iter processuale (tramite deposito cauzionale e cessione definitiva degli animali oggetto di sequestro).
  • il ruolo che Onlus ed Enti morali svolgono avviene in regime di sussidiarietà rispetto alle Amministrazioni pubbliche (Stato, Regioni, Province) che hanno le competenze, l’onere e le responsabilità giuridiche di prestare soccorso e riabilitare gli animali oggetto di sequestro o confisca.

Il provvedimento nel dettaglio dovrebbe:

- Approvare una modifica, il divieto di messa all’asta degli equidi arrivati a confisca e mantenuti in esclusiva da privati per tutto il periodo del sequestro.

- Inserire strumenti normativi univoci che garantiscano, nel caso della necessità di togliere gli animali all’indagato, e di darli a privati che li mantengano, li svincolino dai processi che possono durare anche più di dieci anni (per esempio, deposito cauzionale per cessione definitiva degli animali) e con esiti imprevedibili (ad esempio, prescrizione).

- Dare modo agli equidi sequestrati e affidati a terzi di avere di diritto un libretto identificativo che permetta loro una più corretta tracciabilità sia di movimentazione che di ricettazione farmacologica, perché spesso i libretti originari sono trattenuti dalla autorità che ha fatto il sequestro, di fatto privando l’equide di un documento riconoscitivo che serve all’animale per la registrazione corretta dei farmaci e per avere una vita dignitosa e significativa.

- Se non si è potuto provvedere alla confisca immediata in quanto beni deperibili, permettere almeno l’acquisizione della proprietà dell’equide da parte dei custodi giudiziari a confisca dell’animale, previa sottoscrizione di una dichiarazione di volontà di possesso e ri-verifica, da parte delle associazioni riconosciute, dell’idoneità alla custodia e alla cura a tempo indeterminato dell’equino arrivato a confisca definitiva.

Onorevole Paola Frassinetti, FdI

https://paolafrassinetti.it

Tante le novità previste per il Codice della Strada, Lega e Movimento 5 Stelle propongono due disegni di legge alla Commissione Trasporti.

Per mezzi a trazione animale si intende quelli trainati da uno o più cavalli, in particolare ci sono i veicoli destinati principalmente al trasporto di persone, oppure al quello di cose, o ancora i carri agricoli destinati a trasporti per uso esclusivo delle aziende agricole. I veicoli a trazione animale muniti di pattini sono invece denominati slitte.

Ecco le proposte: nei centri urbani il conducente deve vigilare affinché gli animali in sosta siano sempre perfettamente assicurati grazie all’utilizzo di appositi dispositivi o sostegni fissi e legati in modo tale da non arrecare intralcio o pericolo alla circolazione dei veicoli e dei pedoni. Durante le ore notturne gli animali potranno sostare soltanto in luoghi sufficientemente illuminati. Fuori dei centri abitati è vietata la sosta degli animali sulla carreggiata.

Per quanto riguarda la circolazione dei veicoli trainati da animali, ogni mezzo deve essere guidato da un conducente che non deve mai abbandonare la guida durante la marcia e deve avere il pieno e continuo controllo degli animali. Per il trasporto di persone o di cose non possono essere usati più di due animali se il veicolo ha due ruote, se ne ha quattro invece anche gli animali da traino possono essere quattro. Il numero degli animali può essere superiore rispetto a quanto prescritto solo se il mezzo deve trasportare cose e superare forti pendenze oppure ha altre necessità comprovate;  in questi casi deve comunque essere richiesta un’autorizzazione all’ente proprietario della strada, nei centri urbani la stessa viene rilasciati dal sindaco. Nel caso in cui un veicolo venga trainato da più di tre animali, allora i conducenti devono essere due.

Potrebbe essere buona cosa, per i futuri maniscalchi, creare un ordine professionale specifico tramite provvedimento normativo. 

Il processo di certificazione dei maniscalchi non è ancora obbligatorio in tutti i paesi europei.

Sebbene la certificazione sia volontaria attualmente, in Italia come altrove, a lungo termine è fondamentale renderla obbligatoria, perché è un modo per regolarizzare la professione, toglierla dai "lavori in nero", offrire più garanzie ai clienti, inclusa l'assicurazione obbligatoria per danni contro terzi, come per tutte le professioni a carattere sanitario.

Se ci pensate, quella del maniscalco è una professione sanitaria a tutti gli effetti, quindi è incredibile che ancora si permetta il totale libero arbitrio, il lavoro pressoché sempre in nero, l'autoreferenziabilità, quando, notoriamente, dal piede dipende spesso non solo la salute, ma anche la vita del cavallo.

Sono queste contraddizioni che devono accendere la spia sul perché ancora non si è addivenuti a rendere la professione del maniscalco un mestiere di sanità animale che obbliga i pretendenti a un diploma professionale, all'apprendistato certificato, all'iscrizione a un albo con assicurazione obbligatoria per danni contro terzi.

Certo, non tutti i paesi sono lavativi a questo proposito.

In UK ad esempio, è un'offesa criminale per un maniscalco non certificato mettere mani ai piedi di un cavallo (tranne nelle emergenze che richiedono il primo soccorso). Né un maniscalco non registrato può definirsi un maniscalco e stampare biglietti da visita o promuovere la sua attività come se lo fosse. I trasgressori sono soggetti a multe fino a £ 1000.

In Gran Bretagna, l'Agenzia nazionale di formazione per maniscalchi, un'agenzia creata dal Consiglio per la registrazione dei maniscalchi, sovrintende alla formazione e apprendistato di chi vuole esercitare questa antica professione, finalmente nobilitata dalla creazione di regole, un albo, assicurazioni e garanzie contro l'improvvisazione. 

La situazione in Europa

La Federazione europea delle associazioni per maniscalchi ha lanciato nel 2008 un'iniziativa di qualificazione a livello europeo chiamata Maniscalchi Euroepi Certificati (CE-F). Al momento si tratta di una certificazione volontaria. I seguenti paesi sono registrati nell'ambito del programma: Svizzera, Olanda, Austria, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Danimarca e Finlandia. Le associazioni di categoria di questi singoli paesi si prendono cura del processo di certificazione.

Nei paesi registrati, basta visitare la pagina delle Associazioni per un elenco completo dei maniscalchi autorizzati a esercitare la professione grazie al diploma riconosciuto, all'apprendistato certificato e alle altre garanzie all'uopo.

Speriamo di riuscire entro un anno a regolamentare questa professione anche in Italia, tramite apposito progetto di legge cui stiamo lavorando con professionisti del settore stimati a livello internazionale. Continuate a seguire questo argomento per apprendere nel tempo i progressi eventuali in questo processo per la certificazione dei maniscalchi.

La marchiatura del bestiame è una pratica antichissima, che oggi non ha senso portare avanti, visto che per la maggior parte degli animali è sostituita da altri metodi di identificazione, nei cavalli il microchip.

Eppure non è ancora stata vietata e alcuni allevatori la continuano ad usare per "brandizzare" il proprio allevamento.

Gli animali generalmente vengono marchiati in estate perchè hanno perso tutto il pelo invernale e hanno il pelo corto. Possono essere marchiati in due modi:

  • A caldo: si tiene premuto un ferro incandescente con la forma del marchio desiderato sulla pelle del cavallo fino a bruciarla di modo da creare una cicatrice indelebile.
  • A freddo (o ad azoto liquido): si pressa il ferro congelato sulla pelle dell'animale di modo da "rasarlo". Questo processo altera il pigmento del pelo di modo che quando ricresce diventa bianco e la marchiatura rimane sotto forma di "macchia" di pelo bianca ovviamente della forma del marchio.

Visto che oggi come oggi la marchiatura serve solo a interessi commerciali, dato che per i cavalli nati dopo il 2007 è obbligatoria la chippatura ai fini dell'anagrafe equidi, tale pratica andrebbe formalmente vietata, così da scandire un prima e un poi, con il riconoscimento degli animali come esseri senzienti.

La marchiatura, specialmente quella a caldo, è infatti una pratica schiavista, che non a caso prima dell'abolizione della schiavitù veniva praticata anche sulle persone. E' tempo di abolirla nell'era della relazione con il cavallo che sostituisce la mera padronanza nei termini di ciò che è gradito all'opinione pubblica. 

Il testo di legge che la vieterebbe dovrebbe contenere anche altri dispositivi di messa al bando per pratiche oggi non giustificabili. In particolare, andrebbe vietato:

Mozzare la coda agli equini, tagliare loro i peli tattili del muso e delle palpebre, sottoporli a marchiatura a fuoco, nonché all'intervento di focatura dei tendini e ad ogni altro intervento che rechi comunque menomazioni all'integrità fisica dell'equino.

Siete d'accordo? Rispondete al sondaggio qui sotto.