N. 2531 PROPOSTA DI LEGGE d'iniziativa dei deputati GADDA, CARETTA, DE FILIPPO, MARCO DI MAIO, GIACHETTI,  MORETTO, PAITA, SCOMA

Disciplina dell'ippicoltura e delega al Governo per l'adozione di disposizioni volte allo sviluppo del settore

Date: presentazione: 4 giugno 2020 assegnazione: 25 giugno 2020 Commissione competente : XIII Agricoltura Sede: referente Pareri previsti: I , V, VI , VIII, X, XI (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, relativamente alle disposizioni inmateria previdenziale), XII, XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali

  Onorevoli Colleghi! – L'allevamento degli equidi e, in particolare, dei cavalli, considerate tutte le sue diverse modalità e finalità, è stato caratterizzato, negli ultimi decenni, da una forte contrazione produttiva e di mercato. Ciò nonostante, le imprese del comparto hanno reagito alle diverse crisi che si sono succedute sviluppando attività correlate all'allevamento stesso, e modernizzandosi anche investendo ingenti capitali.
  Dal punto di vista occupazionale, uno studio congiunto della Confagricoltura Veneto e della CGIA di Mestre, presentato nel 2019 e condotto sulla base dei dati rilevati dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) e da INFOCAMERE, ha stimato la presenza nel territorio nazionale di circa 35.000 aziende agricole di allevamento di equidi, di un numero da 8.000 a 10.000 addetti all'allevamento, artieri e stallieri, di quasi 1.200 medici veterinari professionisti che si occupano di zootecnia e di cavalli da equitazione e di 480 tra guidatori di cavalli al trotto, al galoppo e fantini. Occorre, altresì, considerare l'indotto economico diretto e indiretto generato soprattutto dal comparto del cavallo, in termini di abbigliamento, accessori, mezzi di trasporto, professioni artigiane che si occupano dell'arte della ferratura, controllori zootecnici, informatici, amministrativi, genetisti e tecnici di laboratorio, allenatori, istruttori e giudici di gara, nonché personale addetto ad altre attività. È inoltre utile considerare i circa 125.000 proprietari di cavalli, i quasi 100.000 atleti tesserati con la Federazione italiana sport equestri (FISE) e i 28.800 atleti tesserati con la Federazione italiana turismo equestre e trec (FITETREC – ANTE).
  In conclusione, si stima che gli operatori del settore ippico, compreso tutto l'indotto, siano tra 40.000 e 50.000.
  Nel complesso, nonostante la rilevanza economica, occupazionale e sociale del settore, caratterizzato peraltro da una sempre maggiore competizione internazionale, il quadro legislativo nazionale non risulta pienamente coerente e adeguato agli sviluppi normativi registrati anche a livello dell'Unione europea. La presente proposta di legge, pertanto, si prefigge l'obiettivo di consentire, attraverso la definizione di un nuovo e adeguato contesto normativo, lo sviluppo e il rafforzamento della filiera degli equidi, con particolare riferimento all'allevamento dei cavalli.
  La legislazione europea è intervenuta sul settore attraverso norme in materia veterinaria, zootecnica, di controllo e di partecipazione ai concorsi ippici.
  Il legislatore nazionale, dopo il decreto legislativo 30 aprile 1998, n. 173 (articolo 9), che ai fini della qualificazione di imprenditore agricolo richiede, comunque, una connessione con l'azienda agricola, con il decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, ha sostituito l'articolo 2135 del codice civile ampliando il concetto di allevamento di animali, con riferimento al ciclo biologico o ad una sua parte e senza la necessità di utilizzo del fondo agricolo. Nonostante sia intervenuta una definizione più ampia di allevamento, il comparto ippico non ha beneficiato delle ricadute attese e ancora permangono diverse problematiche che non ne consentono il rilancio. Ad esempio, non è garantito l'accesso di tutte le imprese del settore degli equidi ai piani regionali di sviluppo, in quanto si sono privilegiati gli allevamenti da carne, escludendo quelli degli equidi da vita.
  In generale, la legislazione legata al comparto degli equidi è penalizzata da una grande frammentazione e risulta diversificata e disomogenea per quanto concerne gli ambiti fiscale, previdenziale e amministrativo. Nella prassi si riscontrano anche difficoltà di inquadramento, ad esempio per le aziende agrituristiche che ricorrono all'attività del turismo equestre e per le associazioni sportive dilettantistiche, che gestiscono una parte importante della filiera. Anche dal punto di vista della legislazione in materia amministrativa si possono rinvenire disposizioni non coerenti dal punto di vista urbanistico e ambientale, ad esempio nella gestione dei reflui.
  Nel complesso, la filiera dell'allevamento degli equidi si è sviluppata senza un adeguato e complessivo inquadramento nel settore agricolo e mancano, inoltre, efficienti strumenti di promozione per il rilancio dell'allevamento del cavallo allevato in Italia, diversamente da quanto avviene, ad esempio, in altri Stati appartenenti all'Unione europea.
  Tale frammentazione si riflette anche nella definizione di banche dati univoche sulla consistenza e, quindi, sull'importanza economica dell'allevamento degli equidi nel nostro Paese. In particolare, si possono indicare alcuni macro settori: gli allevamenti finalizzati alla produzione di cavalli da vita, gli allevamenti finalizzati alla produzione di carne, l'ippica, l'equitazione e l'hobbysmo a qualsiasi titolo.
  L'anagrafe equina è stata istituita dall'articolo 8 del decreto-legge 24 giugno 2003, n. 147, convertito, con modificazioni, dalla legge 1°; agosto 2003, n. 200, che aveva affidato all'Unione nazionale per l'incremento delle razze equine (UNIRE, poi soppressa e le cui funzioni sono state affidate al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali) la sua organizzazione e gestione; l'anagrafe è regolamentata dal decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali 29 dicembre 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 65 del 19 marzo 2010, e dal decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali 26 settembre 2011, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 272 del 22 novembre 2011, che ne definisce le procedure operative.
  Dal 25 marzo 2015, presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali è stata istituita la Banca dati degli equidi (BDE), nella quale sono censiti tutti i cavalli presenti nel territorio nazionale. La BDE rappresenta, quindi, la banca dati di riferimento per il comparto e la fonte informativa primaria alla quale devono riferirsi tutti i soggetti interessati.
  Successivamente, la legge 20 novembre 2017, n. 167, con l'articolo 13, rubricato «Disposizioni in materia di anagrafe equina per l'adeguamento al regolamento (UE) 2016/429 e al regolamento (UE) 2015/262», ha affidato al Ministero della salute l'organizzazione e la gestione dell'anagrafe degli equidi, abrogando le norme che la ponevano sotto il controllo dell'UNIRE. La nuova normativa ha adeguato l'ordinamento nazionale ai regolamenti europei sull'identificazione degli equidi e ha riunito sotto un'unica regia tutte le anagrafi animali, ai fini della tutela della sanità e del benessere degli animali e dei relativi aspetti di salute pubblica e di sicurezza alimentare.
  La nuova anagrafe degli equidi è attualmente in una fase di importazione e di verifica dei dati in essa contenuti, finalizzata a corrispondere pienamente alle esigenze di tracciabilità e di identificazione degli animali.
  Attualmente, la BDE – gestita dall'Associazione provinciale allevatori, dall'Associazione regionale allevatori e dall'Associazione italiana allevatori – censisce 526.201 capi equidi.
  Alla data del 31 dicembre 2017, secondo i dati dell'ISTAT, vi erano in Italia 440.016 equidi, di cui 367.561 cavalli, 72.455 altri equini (asini, muli, bardotti), ripartiti tra nord (186.617), centro (110.726) e sud (142.673). Le regioni più rappresentate nel settore erano Lombardia (56.934), Lazio (55.257), Sicilia (39.961), Piemonte (37.056), Emilia-Romagna (35.374), Veneto (34.057) e Toscana (27.507).
  Per quanto riguarda il settore del cavallo, si evidenzia come l'allevamento sia indirizzato a diversi scopi, di seguito elencati:

   trotto: il numero di cavalli trottatori in Italia, secondo quanto indicato dall'Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore nel 2019, è stato stimato in 2.004 puledri nati da 178 stalloni e da 2.408 fattrici, in drastica diminuzione rispetto agli anni precedenti;

   galoppo: l'Associazione nazionale allevatori cavalli purosangue, secondo i dati forniti dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, censisce 633 puledri nati nel 2019 da 740 fattrici e da 46 stalloni;

   equitazione FISE: la FISE ha censito, nell'anno 2019, un totale di 32.810 cavalli per 121.529 persone tesserate;

   equitazione FITETREC – ANTE: la FITETREC – ANTE ha censito, nell'anno 2019, 3.200 cavalli destinati ad attività ludico sportive;

   cavallo da carne: dai dati dell'ISTAT risulta, nel 2019, la macellazione di 22.575 equini, di cui 20.606 cavalli. Da questi dati è possibile desumere un parco di fattrici equine e di stalloni di circa 30.000 cavalli, per una consistenza globale di circa 60.000 capi destinati alla produzione di carne.

  La banca dati nazionale, alla data del 31 dicembre 2019, registrava nel suo sito internet istituzionale l'esistenza di 181.827 allevamenti di equidi nel territorio nazionale, suddivisi tra 154.880 allevamenti di cavalli, 25.017 allevamenti di asini, 1.786 allevamenti di muli e 144 allevamenti di bardotti.
  Non è attualmente riportata la consistenza degli animali allevati e deve essere considerato che nell'anagrafe sono indicate come aziende tutte le unità epidemiologiche, indipendentemente dal fine economico-produttivo.
  Sulla base delle considerazioni riportate si è ritenuto opportuno presentare questa proposta di legge, al fine di garantire una più adeguata disciplina del settore dell'ippicoltura, assicurando alla filiera dell'allevamento degli equidi un quadro legislativo coerente e maggiori possibilità di sviluppo.
  In particolare, con l'articolo 1 della presente proposta di legge si è inteso comprendere esplicitamente nell'attività agricola, conformemente al dettato dell'articolo 2135 del codice civile, l'allevamento degli equidi in tutte le sue fasi, nonché le attività che caratterizzano l'intera filiera dell'allevamento. L'ippicoltura, pertanto, deve essere considerata un'attività agricola a tutti gli effetti, con riferimento alle attività elencate all'articolo 1, comma 1: la gestione della riproduzione, l'allevamento con le relative operazioni di stallaggio, la valorizzazione, la gestione e il mantenimento, l'allenamento, le attività correlate come le scuole di equitazione, l'ippoturismo, l'ippoterapia e la relativa assistenza tecnica alle imprese di allevamento. Viene, inoltre, precisato che chi esercita l'attività di ippicoltura deve essere considerato, ai sensi dell'articolo 2135, imprenditore agricolo. Conseguentemente, l'appartenenza del settore all'agricoltura comporta l'applicazione delle disposizioni fiscali e previdenziali del settore agricolo. Il comma 4 precisa che i lavoratori dipendenti delle imprese che svolgono l'attività di ippicoltura devono essere inquadrati, dal punto di vista previdenziale, nel settore agricolo e pertanto essere considerati come lavoratori agricoli. Il comma 5, tenendo conto anche di altre iniziative legislative concernenti il benessere degli animali, vieta l'impiego a scopo alimentare degli equini utilizzati per motivi sociali o per finalità terapeutiche.
  Con l'articolo 2 si intende favorire lo sviluppo della filiera agricola degli equidi conferendo al Governo la delega a intervenire in favore del settore secondo i princìpi e criteri direttivi indicati nello stesso articolo. In particolare, si propone una semplificazione legislativa, volta a favorire la libera concorrenza tra le imprese della filiera, a rendere coerente la disciplina amministrativa, urbanistica e ambientale con il nuovo inquadramento delle attività in ambito agricolo, a promuovere l'allevamento dei cavalli sportivi da parte delle aziende agricole, a garantire l'accesso ai piani di sviluppo rurale e, infine, a rilanciare l'allevamento degli equidi e in particolare del cavallo attraverso un'agenzia per la promozione del cavallo allevato in Italia.

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.
(Disciplina dell'ippicoltura)

  1. La presente legge reca disposizioni per la disciplina dell'ippicoltura, intesa come l'insieme delle seguenti attività che interessano gli equidi:

   a) la gestione della riproduzione, della gestazione, della nascita e dello svezzamento;

   b) l'attività delle stazioni di fecondazione pubbliche o private e l'assistenza e la gestione della produzione del seme;

   c) l'allevamento, la doma, l'addestramento, l'allenamento e le operazioni di stallaggio;

   d) la promozione dell'allevamento e la valorizzazione delle razze, autoctone e non autoctone, anche attraverso competizioni equestri o la partecipazione a fiere e a mostre;

   e) la gestione e il mantenimento degli equidi, anche qualora siano di proprietà di soggetti terzi non allevatori, a prescindere dall'età degli stessi equidi;

   f) l'allenamento finalizzato allo svolgimento di prove di selezione e di competizioni sportive, anche presso ippodromi o strutture correlate;

   g) l'insegnamento della disciplina equestre e la gestione dei cavalli da scuola, compresa l'attività svolta dai centri ippici e dai maneggi;

   h) lo svolgimento di attività di turismo equestre, di ippoterapia e di agriturismo con annesso maneggio;

   i) l'attività di assistenza tecnica a favore delle imprese di allevamento di equidi.

  2. Le attività di ippicoltura, individuate ai sensi del comma 1, sono considerate attività agricole ai sensi dell'articolo 2135 del codice civile.
  3. Alle attività di ippicoltura si applicano le disposizioni fiscali e previdenziali vigenti previste per il settore agricolo.
  4. Agli effetti della normativa in materia di previdenza e assistenza sociale, compresa quella relativa all'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, si considerano lavoratori agricoli dipendenti gli operai assunti a tempo indeterminato o determinato dalle imprese che esercitano una delle attività di cui al comma 1.
  5. È vietato destinare alla filiera alimentare gli equidi impiegati a scopo sociale o terapeutico.

Art. 2.
(Delega al Governo per lo sviluppo dell'ippicoltura)

  1. Ai fini del miglioramento della qualità e dell'efficienza dell'azione amministrativa, della certezza dei rapporti giuridici e della chiarezza del diritto nonché dell'incremento della competitività delle attività di ippicoltura, individuate ai sensi dell'articolo 1, comma 1, il Governo è delegato ad adottare, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni di semplificazione per lo sviluppo dell'ippicoltura, con facoltà di intervenire anche limitatamente a specifiche attività o gruppi di attività intersettoriali.
  2. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi:

   a) assicurare la completezza, la chiarezza e la semplicità della disciplina delle attività di ippicoltura, individuate ai sensi dell'articolo 1, comma 1;

   b) garantire la libera concorrenza tra le imprese del settore ippico e una chiara individuazione delle loro competenze;

   c) assimilare la disciplina amministrativa delle attività di ippicoltura, individuate ai sensi dell'articolo 1, comma 1, a quella relativa all'attività agricola;

   d) rendere omogenea la disciplina urbanistica relativa alle attività di ippicoltura, individuate ai sensi dell'articolo 1, comma 1, con quella relativa all'agricoltura;

   e) valorizzare la tutela dell'ambiente, del paesaggio e del territorio attraverso la gestione dei terreni per la produzione di foraggi per equidi;

   f) applicare alle attività individuate di ippicoltura, individuate ai sensi dell'articolo 1, comma 1, le disposizioni vigenti in materia di gestione dei reflui in ambito agricolo;

   g) promuovere l'allevamento dei cavalli sportivi da parte delle imprese agricole e valorizzare i cavalli allevati, a livello nazionale e internazionale;

   h) garantire l'accesso degli allevatori degli equidi ai Programmi di sviluppo rurale 2014-2020 e alle misure di sostegno previste per il settore agricolo in generale;

   i) prevedere, nei Programmi di sviluppo rurale 2014-2020, misure per la valorizzazione degli equidi da riproduzione, nonché per l'allevamento e per la stabulazione degli equidi;

   l) favorire l'inserimento degli allevatori degli equidi tra i beneficiari delle misure di cooperazione, misura 16, e per il benessere degli animali, misura 14, dei Programmi di sviluppo rurale 2014-2020;

   m) equiparare, ai fini delle misure previste dai Programmi di sviluppo rurale 2014-2020, gli equidi destinati alla produzione alimentare a quelli non destinati a tale produzione;

   n) prevedere l'inserimento nei Programmi di sviluppo rurale 2014-2020 di misure per l'acquisto di attrezzature per l'attività di pensionamento degli equidi, nonché per l'ippoterapia e per l'ippoturismo da parte delle imprese agrituristiche;

   o) promuovere il rilancio dell'allevamento degli equidi attraverso l'istituzione di un'agenzia per la promozione degli equidi allevati in Italia, con particolare riferimento ai cavalli, e per la valorizzazione coordinata dei diversi comparti, anche allo scopo di incentivare l'esportazione delle eccellenze italiane.

  3. I decreti legislativi di cui al comma 1 del presente articolo sono adottati su proposta del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, previa intesa in sede di Conferenza unificata ai sensi dell'articolo 9, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
  4. Entro un anno dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare disposizioni integrative e correttive dei medesimi decreti legislativi, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e con la procedura di cui al presente articolo.

I cavalli a tutt'oggi sono tra gli animali più sfruttati nel globo, senza mai avere diritto a leggi particolari di tutela.

Oltre a tutti gli altri business, più o meno leciti, i cavalli sono utilizzati dalle aziende farmaceutiche che a buon prezzo o gratis riciclano cavalli che nessuno vuole per lucrare sul loro sangue.

I cavalli, che all'umanità hanno fatto solo del bene, anziché avere in cambio delle tutele (principio di reciprocità), sono ancora costretti al business alimentare, spesso abusivo quando vengono macellati cavalli che hanno fatto farmaci vietati per animali destinati al macello.

Ma esiste anche un mercato crudele legato al sangue delle giumente incinte, attaccate a macchine succhiasangue che finiscono per farle collassare e morire.

Le cavalle sono ingravidate continuamente e, se sono troppo deboli per mandare avanti la gravidanza, vengono fatte abortire. Quelle che sopravvivono, diventano a loro produttrici di sangue; i maschi vengono venduti al macello, come le stesse cavalle quando improduttive, malate e impossibilitate a continuare nel sordido business.

Per fermare questo inutile massacro (che alimenta il business delle aziende farmaceutiche) sulla piattaforma Avaaz è stata lanciata una petizione che chiede di mettere al bando l’importazione in Europa di qualsiasi prodotto equino ottenuto con tecniche crudeli o che causino sofferenze sugli animali. La petizione ha già raccolto 1.948.969 Link Nonostante questo, il business è stato tutt'altro che fermato.

E si diffonde voce che, anzi, questo triste business speculativo che non tiene conto della tutela animale, possa essere applicato su vasta scala per curare le persone dal Coronavirus, se il plasma equino dovesse rilevarsi "utile" al fine.

Le fabbriche di sangue di cavalli devono chiudere, non essere allargate per presunte altre cure.

Non solo si usa il sangue di cavalle gravide, ma anche le urine, nelle fabbriche di orrore per estrogeni, anche quelle da abolire:  Leggi qui

I cavalli sono come dei bambini che non cresceranno mai, poiché non avranno mai in mano il proprio destino. Tutelarli dipende da noi.

Con la Legge 8 agosto 2019, n. 86, Riforma dello Sport, è stato previsto, tra le altre cose, un riordino della normativa applicabile alle discipline sportive che prevedono l'impiego di animali, avendo riguardo, in particolare, agli aspetti sanitari, al trasporto, alla tutela e al benessere degli animali impiegati in attività sportive.

Per questo, Horse Angels ha presentato una relazione volontaria (non è stata richiesta da nessuno, ma noi speriamo che prima o poi questo argomento del fine carriera sia attenzionato ai piani alti), sintetizzata qui di seguito, per stimolare maggiormente la tutela degli equini a livello interministeriale, e l'ha inviata a Ministero dello Sport, Mipaaf (che ha protocollato la relazione al numero assegnato: 0000167), Minsal e FISE.

Il benessere di un cavallo atleta non deve finire con il termine della sua carriera agonistica.

Ci sono all'incirca 187.000 equini in Italia (dato 2019 fornito dalla BDN: Banca Dati Nazionale a cura del Ministero della Salute Italiano). Non è dato sapere quanti di questi siano cavalli atleti, e quanti invece equini amatoriali, ricreativi o da carne, non essendo questi dati pubblici.

Il livello previsto di benessere per questi equini è stabilito dal Codice di Gestione e Benessere dell'equide elaborato dal Ministero della Salute. Questo codice di benessere fornisce informazioni sul livello di cura atteso cui dovrebbero conformarsi “volontariamente” i proprietari e detentori degli equini. Non ha valore di legge, né istituisce un fondo pensione o previdenza per i cavalli sportivi al termine del loro rendimento atletico.

La FISE (Federazione Italiana Sport Equestri) e l’ex ASSI/UNIRE (ente di gestione dei cavalli da corsa dell’ippica) gestiscono la tutela dei cavalli agonisti (ad esempio dal doping), fino a che sono in carriera. Solo la FISE ha stabilito che a partire dal 2020 nessun cavallo possa essere iscritto come atleta nel proprio circuito senza essere volturato in anagrafe come NON DPA (non destinato alla macellazione). Nell’ippica, non è obbligatorio che il cavallo sia registrato come non macellabile, benché si tratti a tutti gli effetti di un animale che esercita sport non in modo occasionale, ma professionale.

Oltre a FISE e ex ASSI/UNIRE esistono poi gli EPS (enti di promozione sportiva, tra i riconosciuti dal CONI e i non riconosciuti), che gestiscono circuiti sportivi, amatoriali, ricreativi con i cavalli, formano istruttori e gestiscono attività, ma non hanno in statuto la tutela dei cavalli.

Neppure la FISE, o ASSI/UNIRE, che tutelano i cavalli in carriera (ad esempio hanno una procura sportiva, fanno controlli anti doping, etc ), prevedono contribuiti, fondi, previdenze, per i cavalli atleti una volta usciti dal circuito agonistico.

Ciò è particolarmente critico, a nostro avviso, per la FISE, in quanto obbliga i tesserati a iscrivere i cavalli come non macellabili, senza pensare al dopo. Nell'ippica non c'è alcun obbigo a registrare il cavallo come NON DPA.

La priorità del welfare dovrebbe includere la garanzia di un futuro per i cavalli che terminano il percorso agonistico e che sono iscritti in anagrafe come NON DPA.

Va osservato che i cavalli non destinati alla macellazione, non possono essere volturati in macellabili. La scelta di escluderli dalla macellazione è attualmente irreversibile per l’Europa, che ha approntato la normativa a protezione dei consumatori di carni equine, e conseguentemente per l’Italia che ha recepito tale normativa comunitaria.

Il NON DPA afferisce infatti al regime di cure sanitarie approntabili. I cavalli macellabili non possono fare molti dei farmaci/cure che sono disponibili invece per i cavalli esclusi dal circuito alimentare.

Tuttavia, una volta che lasciano il settore agonistico di provenienza, questi cavalli non sono più tutelati e questo presenta una sfida, giacché i continui scandali di corse clandestine di cavalli su strada, abbandono e maltrattamento di equini, macellazione abusiva, minano il prestigio stesso degli sport fatti con i cavalli e la loro credibilità “etica” nei confronti del pubblico.

I cavalli atleti, NON DPA, che annualmente vanno in esubero, e che spariscono dalla circolazione senza lasciare traccia di sé, stimiamo possano essere 8.000 circa l'anno. Non esistono dati ufficiali, istituzionali, su questo fronte. Se è impossibile salvarli tutti, non fare nulla a livello strutturale per accomodarne in parte è altresì - secondo Horse Angels - un boomerang negativo sull'industria del cavallo.

L'Europa non protegge i cavalli sportivi

Per l'Europa l'equino è un animale da carne. Chi lo vuole come pet, è affare suo gestirlo e mantenerlo come tale. L'Europa elargisce fondi per l'allevamento degli equini "agricoli", ovvero da carne, non per la tutela dalla macellazione dei cavalli a fine carriera. Non vieta tuttavia agli stati membri di pensarla diversamente e provvedere "con le proprie risorse" a una maggiore tutela degli equini non macellabili per il circuito umano.

E stato pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Europea (2018/C 263/06) la “Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2017 sulla responsabilità del proprietario e cure da prestare agli equidi” (procedura: 2016/2078 (INI))

La nuova risoluzione, se applicata dagli stati membri, inciderebbe sulla vita di sette milioni di equini che vivono in UE e che verte anche sulla reversibilità dello status di equino non macellabile per il consumo umano, al fine di "prevenire" esuberi e abbandoni cui gli stati membri evidentemente non sanno far fronte.

Una volta normata la risoluzione in politiche effettive, essa consentirebbe agli equini ora esclusi dalla catena alimentare di essere macellati per il consumo umano. La risoluzione, del 2017, non ha avuto al momento alcun effetto su politiche per stabilire i livelli massimi residuali dei medicinali, nonché i periodi di sospensione, "per garantire la sicurezza della catena alimentare" traducendo i cavalli prima atleti in cavalli da carne.

Sicuramente, l’opinione pubblica nonché animalista, costituisce un freno a tale esito essendo considerato l’equino, da tante persone che costituiscono a loro modo una fetta di elettorato importante, un animale d’affetto, la cui macellazione è percepita come deriva poco etica finalizzata esclusivamente alla sostenibilità dell’industria equestre ma non a massimizzare la tutela dei cavalli atleti, o dei consumatori di carni rosse.

In Italia c'è l'empasse, tante parole e niente fatti

Il nostro paese è farcito da continue proposte di legge, presentate all’insediamento di ogni nuova legislatura italiana, al fine di riconoscere gli equini come animali d'affezione, che puntualmente non vengono calendarizzate nel dibattito parlamentare.

E' come arrendersi al fatto che i numeri dei cavalli atleti coinvolti è troppo elevato per farvi fronte con un trattamento pensionistico. Ma occorre far presente che lo stallo, il non far nulla, finisce per essere un potenziale boomerang negativo sulle attività atletiche e sportive con i cavalli ai fini della percezione dell’opinione pubblica.

Va detto che se a livello statale o europeo non ci sono fondi per salvare cavalli, a livello privato e sportivo, sono molte le realtà estere in cui, ad esempio, l’ippica sovvenziona in parte il ricollocamento dei propri cavalli atleti in modo strutturale, e questo fa parte della comunicazione al fine di tutelare il prestigio dell’ippica.

Non così in Italia, dove l’ippica si dà alla beneficenza con appositi eventi, ma il cui obiettivo dei fondi stanziati non è mai il cavallo, che finisce dimenticato, benché sia il vero protagonista degli sport con i cavalli. Lo stesso dicasi per gli sport equestri. Quando fanno eventi di beneficenza, raccolgono fondi sempre per umani, facendo mancare fondi strutturali importanti per la nascita, diffusione, successo, di programmi strutturali di ricollocamento di cavalli atleti a termine del loro percorso agonistico.

Tutto ciò premesso, la nostra proposta:

Stimolare due direttive:

  • responsabilità individuale degli atleti umani
  • responsabilità collettiva in capo agli enti organizzatori di sport con equini

A ciò dovrebbero aggiungersi delle forme di sgravio e di incentivo per chi fosse disposto a prendersi cura di cavalli atleti in esubero come segue:

Incentivi:

  • Per consentire un risparmio a chi sia disposto a prendersi questi cavalli dopo la carriera agonistica, andrebbe approvata una norma che abbassi i costi di registrazione dei cavalli in anagrafe equina (ad esempio da 70 euro a 28 euro, parificando i cavalli dei registri anagrafici di razza ex UNIRE a quelli AIA).

  • Togliere dal redditometro i cavalli NON DPA adottati a vita in modo tracciabile mediante gli enti del terzo settore dedicati, e locati su codici di stalla privati per cavalli da diporto (equiturismo).

Aggravi:

  • Servono misure di aggravio per la coerenza con il destino ultimo, da dare valenza di significato alla scelta anagrafica NON DPA.

  • Responsabilità individuale: fondo pensione obbligatorio per cavalli NON DPA iscritti a circuiti agonistici (suggeriamo l’accantonamento obbligatorio di 20 euro al mese, da versare in un fondo pensionistico per il cavallo atleta), -Responsabilità collettiva: fondo obbligatorio per UNIRE/FISE di contribuzione al ricollocamento dei cavalli NON DPA a fine carriere agonistica, devolvendo le somme di beneficenza agli enti dedicati e riconosciuti al fine di salvaguardare i cavalli atleti al termine della loro carriera sportiva.

Allocazione del fondo pensionistico

Tramite concorso alle ODV (organizzazioni di volontariato) registrate all’agenzia delle entrate e negli appositi registri del terzo settore per la riabilitazione dei cavalli NON DPA a fine carriera agonistica, che garantiscano un determinato servizio qui di seguito riassunto e che presentino nella richiesta fondi gli elementi sottocitati di potenziamento:

  • ODV che partecipino alla riabilitazione e ricollocamento di 12 o più cavalli agonisti all'anno e offrano rifugio ad almeno 25 cavalli bisognosi di casa ogni anno.

  • ODV che vietano la riproduzione dei cavalli ospitati al rifugio.

  • L'ODV deve essere in grado di gestire i rientri quando le adozioni falliscono per

    qualsiasi motivo.

  • ODV che prendano esplicitamente cavalli atleti in esubero da ippica o sport equestri riconosciuti dal CONI;

  • ODV che offrano programmi di formazione in grado di migliorare i tassi di adozione;

  • ODV che presentino progetti di miglioramento del capitale per espandere la capacità, migliorare l'efficienza del programma di ricollocamento;

  • ODV che presentino piani di costruzione di infermerie per consentire ai cavalli che hanno bisogno di cure di guarire, prima di andare in adozione;

  • ODV che presentino progetti di sostegno per la detenzione di lungo periodo per cavalli infortunati a scarso indice di ricollocamento;

  • A parità di altre considerazioni dare la preferenza alle organizzazioni già accreditate quando tutte le altre considerazioni sono da ritenersi pari merito.

    I fondi allocati dovrebbero essere stanziati su base annuale, per importi da € 5.000 – a € 30.000 a ODV.

    Le richieste di finanziamento non dovrebbero superare il 40 % del bilancio annuale di un'organizzazione.

    Accesso alla candidatura in formato elettronico via PEC al FONDO di accantonamento per il ricollocamento dei cavalli atleti a fine carriera.

    La scelta distributiva deve essere avvallata da un comitato etico di gestione del fondo.

    Può nascere o evolversi un ente del terzo settore il cui unico scopo è redistribuire annualmente alle ODV strutturate come rifugi per equini i fondi percepiti e controllare che l’investimento vada a buon fine.

CONTRIBUZIONE DEGLI ENTI PUBBLICI TERRITORIALI

Trasformare il problema in risorsa

Per far nascere i pensionati a basso costo per cavalli ex atleti, strutturati come ODV, o altri enti del terzo settore, occorrerebbe che le Regioni mettessero a disposizione terreni demaniali in disuso, in località appenniniche, terreni non votati all’agricoltura, alle associazioni che aderiscono ai bandi del predetto fondo. In questo modo, si renderebbe più accessibile a molti cavalli la pensione per cavalli sportivi, ipotizzando di poter gestire gli equini in modalità semi-brada ma custodita, intervenendo solo per le cure mediche necessarie, vaccinazioni, castrazioni per i maschi interi, aggiunta di alimento quando il pascolo non è sufficiente. Abbiamo stimato che, su terreni demaniali, il mantenimento di un cavallo ex atleta potrebbe non costare più di 150 euro mensili, a fronte di costi ben più alti nella gestione tradizionale in stalla, in pianura, di cavalli ex atleti.

Queste oasi o rifugi per cavalli, potrebbero stimolare il turismo in dette zone appenniniche disagiate.

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L’equitazione è uno sport potenzialmente pericoloso. Eppure non gode di una normativa ad hoc a tutela di tutti, cavallo incluso.

Non solo il cavallo pesa diversi quintali e ha una forza tale che può uccidere una persona con un calcio, assestato magari tutt'altro che volontariamente, per sbarazzarsi di un fastidioso parassita come un tafano, ma le cadute da cavallo, frequenti soprattutto tra gli equestri principianti, possono adire a incidenti gravi. Talvolta letali. Se il cavallo fugge in strada, può essere altresì causa di incidenti stradali, con danni a cose e a persone che qualcuno deve pagare.

Il cavallo è, per sua natura, un animale imprevedibile perché si spaventa facilmente dandosi alla fuga. Ci sono cavalli facili da gestire e altri meno facili da governare. Proprio questi ultimi, fatalmente, rientrano nella categoria di quelli ceduti a prezzo inferiore o gratis, e quindi più appetibili proprio per quegli equestri volonterosi, ma poco esperti o con pochi soldi per acquistare un cavallo, che possono fare il passo più lungo della gamba.

Sono diversi i fattori che incidono sul potenziale di difficoltà gestionale dell'equino:

  • Età, dimensioni, temperamento e sesso
  • Maltrattamenti o traumi subiti
  • Alimentazione o gestione scorretti
  • Equipaggiamento inadeguato che infastidisce l'animale
  • Mancata conoscenza del linguaggio equino da parte del proprietario
  • Problemi di salute che incidono sull'irritabilità dell'equino
  • Rumori o cause incidentali che spaventano l'animale portandolo a fuggire da chi lo gestisce o lo cavalca
  • Vizi assunti dal cavallo a causa di una gestione incompetente o negligente

Da una gestione inadeguata possono derivare una molteplicità di problemi che rendono il cavallo meno desiderabile. Questo favorisce la cessione incauta a terzi, perché il proprietario desidera sbarazzarsi del mantenimento dell'equino. Il problema anziché risolversi, rischia di acuirsi e, in assenza di un freno, vengono a mancare tutele collettive: per cavalli e per persone.

Da rilevarsi che, se il cavallo è un soggetto non macellabile, per via dei trattamenti farmacologici affrontati, una volta scartato può finire in mano a persone poco scrupolose che lo destinano alla macellazione abusiva, con conseguente danno alla legalità, all'immagine del mondo del cavallo, e non da ultimo alla salute pubblica.

Serve dunque un patentino obbligatorio per l'acquisizione delle competenze minime, e per ricordare che non ci sono solo diritti, ma anche doveri. Troppo spesso il cavallo è mira di persone irresponsabili, ignoranti o che non se lo possono permettere, da cui tutte le criticità sopra paventate che incidono negativamente sulla tutela di persone e sulla tutela dei cavalli.

Per stabilire una maggiore responsabilità nei confronti del possesso del cavallo, e del suo fine carriera, abbiamo approntato un progetto di riforma, in bozza, che, se divenisse legge, non potrebbe essere retroattivo, e quindi non lederebbe gli interessi di chi è già proprietario, ma inciderebbe solo sulle future acquisizioni di equidi.

La bozza di proposta di legge Horse Angels

  • 1. Patentino obbligatorio. Il potenziale compratore, se non già titolato, prima di acquistare un cavallo dovrà dotarsi del patentino di "conduttore" rilasciato da istruttore qualificato. Al termine del corso, dopo aver superato l'esame di praticantato per la gestione in salute e benessere del cavallo, dovrà sostenere un colloquio privato con l'asl referente di sanità animale territoriale, per la prova teorica sui requisiti burocratici minimi. Dovrà dunque provare di poter detenere il cavallo in una scuderia che ha un regolare codice allevatoriale per equini, e rilasciare un'autocertificazione per l'onere di mantenimento, che per il cavallo non può essere inferiore a 500 euro mensili su base minima, tali da coprire le varie spese che vanno da mantenimento, educazione (che serve sia al proprietario sia al cavallo), mascalcia, veterinaria, emergenze. Terminato con successo questo iter, avremo un potenziale proprietario di cavallo per lo meno consapevole che il cavallo non è per tutti, ma richiede risorse, spazio, tempo e competenze.
  • 2. Assicurazione obbligatoria. Poiché i cavalli possono provocare incidenti, in cui rimane leso il proprietario, ma anche terzi, cose e persone, per poter procedere all'acquisto del cavallo si dovrà registrare, contestualmente al passaggio di proprietà in anagrafe equidi, un'assicurazione per danni contro terzi. Da incoraggiare la casco, che assicuri anche proprietario, familiari e cavallo da malattie e infortuni.
  • 3. Fondo pensionistico. Per i cavalli NON DPA, sarà obbligatorio l'accantonamento per fondo pensione di 50€ al mese. In caso di cessione del cavallo a terzi, il fondo pensione segue nominalmente il cavallo e obbliga il subentrante a continuare a versare l'importo. Il premio potrà essere ritirato solo quando il cavallo avrà bisogno della pensione definitiva per il fine carriera agonistico, di lavoro, sportivo o ippico da persona o ente che accetta di tenere il cavallo fino al destino ultimo con tracciabilità.
  • 4. Sanzioni per gli evasori. Per chi non rispetta le regole, la proposta prevede sanzioni che, per determinate infrazioni, mancanza di patentino di conduttore, mancanza di assicurazione, mancanza di fondo pensionistico per cavallo NON DPA, può andare dai €500 ai €2.000 euro.
  • 5. Fondo di emergenza per cavalli abbandonati o maltrattati. I proventi delle infrazioni saranno collezionati in un fondo emergenziale da suddividere tra quelle associazioni che si prendono carico dei cavalli negletti e abbandonati, per coprire le spese del salvataggio dei cavalli non provvisti di fondo pensionistico.

Questa proposta di legge in bozza è inviata a tutti coloro che, a vario titolo, sono chiamati a normare il mondo del cavallo per favorire un tavolo tecnico dedicato ad audire i portatori di interesse per addivenire ad un processo normativo di successo.

L'unica alternativa alla macellazione irresponsabile è la coerenza rafforzata a speron di legge con il destino ultimo.

Ci sono troppi cavalli la cui gestione è incoerente con il destino ultimo scelto dal proprietario, e quindi:

  • dichiarati per comodo e ignoranza non macellabili e poi fatti finire nel racket della macellazione abusiva perché finita la carriera sportiva nessuno li vuole, e i proprietari non hanno intenzione di sobbarcarsi i costi di mantenimento finita l'utilità sportiva,
  • dichiarati per comodo macellabili, ai quali vengono somministrati prodotti vietati per potenziare la performance sportiva, per poi mandare i cavalli al macello in barba alla sanità pubblica.

In queste condizioni, lo stato italiano dovrebbe forzare tramite leggi e regolamenti la coerenza con il destino ultimo. In due modi:

  • forzando i proprietari di cavalli non macellabili, iscritti a circuiti agonistici che beneficiano di fondi pubblici, al trattamento previdenziale per il cavallo a fine carriera,
  • sottoponendo i proprietari di cavalli macellabili, iscritti a circuiti agonistici che beneficiano di fondi pubblici, a frequenti controlli di sanità animale, inclusivi di prelievi per testare le sostanze non ammesse nel circuito di allevamento zootecnico per la carne.

Le etichette non salvano i cavalli per magia. Nè forzano i proprietari alla coerenza. Solo un sistema di costi per i disonesti e di benefici per gli onesti può dare valore ad etichette altrimenti prive di significato.

Ad esempio, fatto non chiaro specialmente alle giovani leve del mondo del cavallo, indotte appositamente da persone scaltre che guardano unicamente al proprio tornaconto economico alla miopia volontaria, perché facilita l'uso e getta del cavallo, nessuna registrazione NON DPA (non destinato alla macellazione per consumo umano) sul passaporto dell'animale è in grado di salvarlo, se nessuno si assume l'onere di mantenerlo, a partire dal proprietario che quel cavallo l'ha voluto e nessuno lo ha obbligato a comperarselo, quindi non può far ricadere le proprie responsabilità su altri (in mancanza di chi volontariamente si voglia assumere l'onere di subentro nella proprietà), solo perché gli sarebbe opportuno.

Quando un cavallo è oramai anziano, disabile, infortunato, non produttivo, possibilità reali di ricollocamento gratuito presso terzi disposti a mantenerlo sono pressoché nulle. Quel cavallo ha bisogno di essere pensionato se deve essere preservato dalla macellazione, e mantenerlo costa. Senza incentivi economici a chi è disposto a farsi carico di questi equidi, se ne salveranno ben pochi.

In mancanza di obbligazioni alla coerenza con il destino ultimo, si finisce per generare il fenomeno dell'ignoranza volontaria, degli affidi incauti e della macellazione abusiva.

La mancanza di provvedimenti di legge sulla coerenza con il destino ultimo di un cavallo facilita la sottostima dell'impegno necessario per il possesso affettivo dell'animale, deresponsabilizzando persone e filiera.

Lo stato italiano dovrebbe porre rimedio a questa falla attraverso un sistema di premiazione dei virtuosi e di penalizzazione dei disonesti.

In questo modo:

  • a) RESPONSABILITA' COLLETTIVA DI FILIERA: obbligare la filiera dell'agonismo istituzionale a sovvenzionare il ricollocamento dei cavalli del proprio circuito che arrivano a fine carriera, pena la rinuncia a finanziamenti pubblici per le attività di promozione sportiva e ippica.
  • b) RESPONSABILITA' INDIVIDUALE DEL PROPRIETARIO: obbligare in solido i proprietari di cavalli NON DPA, che svolgono agonismo nelle filiere sovvenzionate, a un fondo pensionistico che segua il cavallo nei suoi vari passaggi di mano; con premi e incentivi come la defiscalizzazione per chi adotta cavalli a fine carriera provenienti dai pensionati.

Se siete d'accordo con questi principi, si tratta di proporre un progetto di legge al Parlamento, sperando che abbia a cuore il tema della coerenza, a tutela dei cavalli, a tutela di chi onestamente li ama come animali d'affezione, e dei consumatori di carni rosse che hanno diritto a non trovarsi un cavallo NON DPA, che ha fatto farmaci illegali per la macellazione, nel piatto.

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