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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

Codice 92169370928

Procede in II Commissione Giustizia al Senato il DL Tutela Animali.

La relatrice Alessandra Riccardi (M5s) ha illustrato come: “La violenza può essere intenzionale e di­retta, oppure indiretta e derivante dalle con­dizioni innaturali di vita alle quali è co­stretto l’animale. Ci sono inoltre maltrattamenti che assu­mono profili di maggiore gravità in quanto più strettamente collegati alla malavita orga­nizzata e alla circolazione di denaro per scommesse illegali, come i casi di combatti­menti clandestini, di corse illegali di cavalli, e traffico di animali.

Con il presente disegno di legge si appor­tano modifiche al codice penale, al codice di procedura penale nonché ad alcune leggi speciali in materia di tutela degli animali”. E’ quanto viene sottolineato nel disegno di legge “Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale, nonché ad altre disposizioni in materia di tutela degli animali domestici e di affezione.

Per quanto concerne l’articolo 1 della normativa: “Il comma 4 interviene sul titolo IX-bis del libro secondo del codice penale, dedi­cato ai delitti, che prevede delitti contro il sentimento per gli animali (articoli da 544- bis a 544-sexies).

Rispetto alla normativa vi­gente, il disegno di legge modifica la rubrica del titolo IX-bis, eliminando il riferimento al sentimento per gli animali, in modo da pre­cisare che oggetto della tutela penale sia direttamente l’animale e non più l’uomo, col­pito nei sentimenti che prova per l’animale; inasprisce tutte le pene in maniera significa­tiva; inasprisce le pene per i reati aggravati, generalmente prevedendo l’aumento della metà in luogo dell’attuale aumento da un terzo alla metà. In particolare, si tratta: del­l’ipotesi aggravata di spettacoli o manifesta­zioni vietati (articolo 544-quater, secondo comma, del codice penale), nel caso in cui i fatti siano commessi in relazione all’eserci­zio di scommesse clandestine o al fine di trarne profitto per sé o per altri ovvero se ne deriva la morte dell’animale; delle ipotesi aggravate del divieto di combattimento tra animali (articolo 544-quinquies, secondo comma, del codice penale); della modifica della fattispecie di « maltrattamento di ani­mali », di cui all’articolo 544-ter del codice penale, specificando che le sevizie possono anche avere carattere sessuale; dell’amplia­mento della fattispecie fino a ricomprendervi la condotta – attualmente punita a titolo di contravvenzione, ex articolo 727, secondo comma, del codice penale – di colui che « detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura o produttive di soffe­renze»; della modifica della fattispecie di « spettacoli o manifestazioni vietati » di cui all’articolo 544-quater del codice penale specificando che sono puniti, oltre all’orga­nizzazione e alla promozione degli spettacoli o manifestazioni vietati che comportino se­vizie o strazio, anche la realizzazione, la partecipazione o il finanziamento”, aggiunge il testo.

“L’articolo 4 modifica l’articolo 544-quinquies del codice penale, che prevede il divieto di combattimento di animali. In particolare, le lettere c) e d) intervengono in modifica, rispettivamente, del terzo e del quarto comma dell’articolo 544-quinquies codice penale, per l’ipotesi di allevamento e addestramento di animali finalizzati alla loro partecipazione ai combattimenti e per l’organizzazione o effettuazione di scommesse: in entrambi i casi, la pena detentiva prevista, da tre mesi a due anni, e` aumentata, da uno a cinque anni di reclusione, mentre la pena pecuniaria che, attualmente, va da 5.000 a 30.000 euro, passa ad un minimo di 20.000 e un massimo di 50.000 euro”.

La Commissione Giustizia del Senato ha calendarizzato l’esame congiunto di sette disegni di legge presentati da diverse forze politiche e intesi a rafforzare la tutela animale nell’ordinamento giuridico e penale italiano.

Di questi, i più importanti all’esame sono il ddl Perilli del Movimento Cinque Stelle e la proposta della Lega firmata dalla Senatrice veterinaria Rosellina Sbrana.
Relatrice unica dei provvedimenti sarà la Sen Alessandra Riccardi (M5S).

I 7 disegni di legge sono rielaborati e riassunti in un testo unico organico da sottoporre al parlamento. Si tratta di un vero testo organico - aggiunge la nota- volto al contrasto dei delitti nei confronti degli animali che viaggia su tre direttrici:
-aumento delle pene e delle aggravanti
-ampliamento delle fattispecie penali esistenti
-introduzione di nuovi reati
Tra le modifiche al codice di procedura penale, il testo predisposto evidenzia che "ufficiali e agenti di polizia possono arrestare chiunque sia colto in flagranza di reato per i delitti contro gli animali". Inoltre, l'autorità giudiziaria potrà disporre sequestri e confische degli animali che hanno subito delle violenze ed affidarli alle associazioni o enti specializzati; infine potranno essere disposte le intercettazioni per il delitto di traffico e introduzione illecita di animali da compagnia.

Esame congiunto di 7 ddl- alcuni altri aspetti:
  • nozione giuridica di animale familiare nel codice civile;
  • nuove disposizioni in materia di delitti contro specie protette di fauna e flora;
  • competenza di tutti gli organi di polizia giudiziaria in materia di reati contro gli animali;
  • divieto di consumo alimentare di carne di cane e di gatto.

Per quanto riguarda i cavalli, il testo unico prevede l'inasprimento delle pene e sanzioni per le corse clandestine su strada con scommesse annesse.

Interrogazione al Ministro della Salute Giulia Grillo 

Premesso che l'anagrafe equina è stata istituita dalla Legge n.200 del 1 agosto 2003 che affida la sua organizzazione e gestione ad A.S.S.I, regolamentata dal D.M. 29 dicembre 2009 emesso dal Ministero delle Politiche Agricole alimentari e forestali di concerto con il Ministero della salute e dal D.M. 29 settembre 2011 che ne definisce le procedure operative;

Riconosciuto che l'approvazione della legge 189 del 2004 per la tutela degli animali ha costituito un punto di partenza importante ma non ancora sufficiente per il recupero di equidi maltrattati in quanto non regolamenta la sostenibilità economica dell’azione di tutela dei privati e delle scuderie disposte a farsi carico degli equini nell’interesse collettivo.

Appreso che è in corso un riordino dell'anagrafe degli equidi, che coinvolge per competenza il Ministero della Salute;

Considerato che non vi è ancora alcun provvedimento per regolamentare con anagrafe gli equidi “già arrivati a confisca definitiva”;

Appurato che da anni le associazioni che si occupano di sequestri di cavalli chiedono una regolamentazione che consenta loro di iscrivere in qualità di adottanti gli equidi solo assegnati e già arrivati a confisca definitiva nell’ anagrafe degli equidi;

Ritenuto che non è più rinviabile l’adozione da parte del Governo di un Piano nazionale di azione che preveda il riconoscimento del ruolo sussidiario dell’accoglienza di privati, selezionati e vigilati dalle associazioni riconosciute tramite decreto per l’affidamento di equini da sequestro e confisca;

Rilevato che un provvedimento come sopra consentirebbe di colmare un grave vuoto normativo e dare un futuro più certo agli animali e alle associazioni adottanti;

Si interroga il Ministro della Salute su quali azioni intenda intraprendere per colmare questo vuoto normativo e nel contempo lo si invita a procedere all’identificazione di strutture operative territoriali riconosciute per l’affido degli equidi da sequestro, con conseguente sostegno economico alle strutture, derivante dalle sanzioni pecuniarie di cui già alla legge 20 luglio 2004, n. 189.

LA SITUAZIONE ESISTENTE e dettaglio normativa:

  • Con l’atto del sequestro e della successiva confisca vi è la materiale acquisizione degli animali vivi da parte dello Stato che ne comporta, innegabilmente, la loro iscrizione, anche nel caso di animali domestici, nel Patrimonio dello Stato, che quindi si trova ad acquisire un “bene” sui generis, in quanto essere vivente senziente, di difficile ed impegnativa gestione ma a cui non può negare un futuro e il benessere, garantendogli pertanto tali diritti. E’ indiscutibile che la complessità della materia e il fatto che vi siano in gioco le vite di tanti cavalli, già barbaramente sottratti ai loro ambienti naturali o detenuti irresponsabilmente e privati dei loro minimi diritti, deve far considerare e reputare improcrastinabile arrivare a disporre di un Piano nazionale di gestione per tutti quegli equini sequestrati e, in particolare, per tutti quelli definitivamente confiscati dall’Autorità Giudiziaria .
  • Ancora oggi accade che gli animali, una volta posti sotto sequestro, per assenza di strutture di accoglienza siano lasciati agli indagati. Mancano inoltre protocolli condivisi tra gli operatori del settore, in particolare Forze di Polizia, Servizi Veterinari pubblici e Magistratura, nella questione inerente il sequestro di equidi, la loro gestione e, tramite le Associazioni che sono spesso individuate quali custodi giudiziari, l’affido in famiglia.
  • L’accoglienza di animali sequestrati e/o confiscati in famiglia è possibile in larga parte grazie alle associazioni di volontariato e ai loro sostenitori.
  • Occorrono strumenti normativi univoci che chiariscano che la destinazione degli equidi oggetto di sequestri e confische che deve essere in linea con le loro esigenze etologiche e non può certamente essere uguale o addirittura peggiorativa delle condizioni illegali alle quali sono stati sottratti. Infine, è necessario che tali provvedimenti (sequestri e/o confische) siano svincolati da processi che possono durare anche dieci e più anni e con esiti imprevedibili (ad esempio, prescrizione) per la sorte degli animali che, in quanto esseri senzienti, costruiscono relazioni affettive con persone e luoghi e dovrebbero pertanto essere rapidamente sottratti da tali incertezze. Non ultimo, tale esigenza va anche incontro alla naturale condizione degli esseri viventi (passibile di malattie, incidenti, morte) che, in quanto tali, sono inevitabilmente riconducibili alla categoria giuridica dei cosiddetti “beni facilmente deperibili”, che andrebbero in ogni caso svincolati dall’iter processuale (tramite deposito cauzionale e cessione definitiva degli animali oggetto di sequestro).
  • il ruolo che Onlus ed Enti morali svolgono avviene in regime di sussidiarietà rispetto alle Amministrazioni pubbliche (Stato, Regioni, Province) che hanno le competenze, l’onere e le responsabilità giuridiche di prestare soccorso e riabilitare gli animali oggetto di sequestro o confisca.

Il provvedimento nel dettaglio dovrebbe:

- Approvare una modifica, il divieto di messa all’asta degli equidi arrivati a confisca e mantenuti in esclusiva da privati per tutto il periodo del sequestro.

- Inserire strumenti normativi univoci che garantiscano, nel caso della necessità di togliere gli animali all’indagato, e di darli a privati che li mantengano, li svincolino dai processi che possono durare anche più di dieci anni (per esempio, deposito cauzionale per cessione definitiva degli animali) e con esiti imprevedibili (ad esempio, prescrizione).

- Dare modo agli equidi sequestrati e affidati a terzi di avere di diritto un libretto identificativo che permetta loro una più corretta tracciabilità sia di movimentazione che di ricettazione farmacologica, perché spesso i libretti originari sono trattenuti dalla autorità che ha fatto il sequestro, di fatto privando l’equide di un documento riconoscitivo che serve all’animale per la registrazione corretta dei farmaci e per avere una vita dignitosa e significativa.

- Se non si è potuto provvedere alla confisca immediata in quanto beni deperibili, permettere almeno l’acquisizione della proprietà dell’equide da parte dei custodi giudiziari a confisca dell’animale, previa sottoscrizione di una dichiarazione di volontà di possesso e ri-verifica, da parte delle associazioni riconosciute, dell’idoneità alla custodia e alla cura a tempo indeterminato dell’equino arrivato a confisca definitiva.

Onorevole Paola Frassinetti, FdI

https://paolafrassinetti.it

Potrebbe essere buona cosa, per i futuri maniscalchi, creare un ordine professionale specifico tramite provvedimento normativo. 

Il processo di certificazione dei maniscalchi non è ancora obbligatorio in tutti i paesi europei.

Sebbene la certificazione sia volontaria attualmente, in Italia come altrove, a lungo termine è fondamentale renderla obbligatoria, perché è un modo per regolarizzare la professione, toglierla dai "lavori in nero", offrire più garanzie ai clienti, inclusa l'assicurazione obbligatoria per danni contro terzi, come per tutte le professioni a carattere sanitario.

Se ci pensate, quella del maniscalco è una professione sanitaria a tutti gli effetti, quindi è incredibile che ancora si permetta il totale libero arbitrio, il lavoro pressoché sempre in nero, l'autoreferenziabilità, quando, notoriamente, dal piede dipende spesso non solo la salute, ma anche la vita del cavallo.

Sono queste contraddizioni che devono accendere la spia sul perché ancora non si è addivenuti a rendere la professione del maniscalco un mestiere di sanità animale che obbliga i pretendenti a un diploma professionale, all'apprendistato certificato, all'iscrizione a un albo con assicurazione obbligatoria per danni contro terzi.

Certo, non tutti i paesi sono lavativi a questo proposito.

In UK ad esempio, è un'offesa criminale per un maniscalco non certificato mettere mani ai piedi di un cavallo (tranne nelle emergenze che richiedono il primo soccorso). Né un maniscalco non registrato può definirsi un maniscalco e stampare biglietti da visita o promuovere la sua attività come se lo fosse. I trasgressori sono soggetti a multe fino a £ 1000.

In Gran Bretagna, l'Agenzia nazionale di formazione per maniscalchi, un'agenzia creata dal Consiglio per la registrazione dei maniscalchi, sovrintende alla formazione e apprendistato di chi vuole esercitare questa antica professione, finalmente nobilitata dalla creazione di regole, un albo, assicurazioni e garanzie contro l'improvvisazione. 

La situazione in Europa

La Federazione europea delle associazioni per maniscalchi ha lanciato nel 2008 un'iniziativa di qualificazione a livello europeo chiamata Maniscalchi Euroepi Certificati (CE-F). Al momento si tratta di una certificazione volontaria. I seguenti paesi sono registrati nell'ambito del programma: Svizzera, Olanda, Austria, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Danimarca e Finlandia. Le associazioni di categoria di questi singoli paesi si prendono cura del processo di certificazione.

Nei paesi registrati, basta visitare la pagina delle Associazioni per un elenco completo dei maniscalchi autorizzati a esercitare la professione grazie al diploma riconosciuto, all'apprendistato certificato e alle altre garanzie all'uopo.

Speriamo di riuscire entro un anno a regolamentare questa professione anche in Italia, tramite apposito progetto di legge cui stiamo lavorando con professionisti del settore stimati a livello internazionale. Continuate a seguire questo argomento per apprendere nel tempo i progressi eventuali in questo processo per la certificazione dei maniscalchi.

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