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Nella Germania nazista furono fatti molteplici sforzi per assicurare la tutela dei diritti degli animali. Tali sforzi incontrarono il favore di buona parte della popolazione.

La salvaguardia degli animali era supportata dai maggiori vertici del governo nazista, come Hermann Göring, convinto animalista e sostenitore del conservazionismo, nonostante fosse anche un cacciatore, e Heinrich Himmler, che presentò vari decreti legge al fine di vietare la caccia, e addirittura Adolf Hitler, il quale si circondava di cani perché si immedesimava col lupo.

La legislazione nazista in tema di animali è comunque oggetto di accesa controversia: da una parte è la base per attaccare l'animalismo contemporaneo, tendenzialmente destrista; dall'altra non gioca a favore la negazione della storicità dell'attività nazista in favore degli animali. Tra l'altro, l'attuale sistema di leggi in Germania, concernente i diritti degli animali e la loro tutela, è costituito da modifiche delle leggi vigenti durante il Terzo Reich.

Non che sia mancata, storicamente, una visione a sinistra dell'animalismo, ma la sinistra stessa ha preferito occultarla, lasciando la tutela animale, negli ultimi 20 anni, prevalentemente ai partiti di destra, per concentrarsi - come se fosse un tema in opposizione - sull'ecologia e l'ambientalismo.

Diritti degli animali

Sul finire del diciannovesimo secolo, la macellazione kosher (ebraica) e la vivisezione erano le principali tematiche inerenti alla protezione degli animali in Germania. Presero posizione molti intellettuali importanti, come Arthur Schopenhauer e Richard Wagner. Questo dibattito continuò anche sotto il Nazionalsocialismo.

Secondo lo storiografo Boria Sax, l'opinione del Nazismo sugli animali rifiutava la prospettiva antropocentrica: la tutela degli animali era fine a sé stessa e non agli interessi umani.

Nel 1927, un rappresentante del NSDAP al Reichstag chiese provvedimenti contro la crudeltà degli animali e contro la macellazione kosher. Nel 1932, il NSDAP propose un primo divieto della vivisezione. Nella primavera del 1933, poco dopo l'arrivo al potere dei nazisti, il Parlamento iniziò ad emendare leggi per la regolazione dell'uccisione degli animali.

Lo stesso führer si espresse favorevolmente in un discorso: «Nel nuovo Reich non può esserci più posto per la crudeltà verso gli animali.»
(Adolf Hitler, 1933)

Nel 1934, il Reich ospitò una conferenza internazionale sulla protezione degli animali a Berlino.

Il 18 marzo 1936, fu pubblicato un decreto sul rimboschimento e sulla tutela degli animali selvatici; il 27 marzo venne promulgata una regolamentazione della macellazione dei pesci e degli altri animali a sangue freddo. Il 9 settembre 1937, venne pubblicato un decreto dal Ministro degli Interni Wilhelm Frick nel quale venivano specificate le direttive per il trasporto degli animali. Nel 1938, la tutela degli animali venne accettata come argomento da insegnare nelle scuole pubbliche e nelle università tedesche. La normativa di allora per la tutela degli animali in Germania era la più avanzata in Europa, ma a quale prezzo?

Il nazismo vieta la vivisezione su animali e la legittima su umani

Nonostante l'adozione di diverse leggi volte a salvaguardare gli animali, il regime nazista non riuscì ad attuare in toto l'abolizione della vivisezione, che fu ripristinata integralmente dopo la caduta del regime. Questa pratica veniva infatti considerata necessaria da alcuni esponenti di rilievo al fine della ricerca, anche per scopi militari.

Il principale oppositore alla sperimentazione sugli animali fu il gerarca Hermann Göring, che il 16 agosto 1933 promulgò una legge che abolì a tutti gli effetti la vivisezione, rendendo illegale la sua pratica. Non mancarono tuttavia detrattori di questa politica, infatti il 5 settembre dello stesso anno, dopo appena tre settimane dal promulgamento, la legge fu emendata in modo da permettere al Ministro degli Interni di concedere permessi occasionali ad istituti di ricerca ed università di effettuare la sperimentazione su animali vivi.

Per il nazismo, esperimenti su umani considerati "subumani" erano comunque validi. Non mancarano gli esperimenti "scientifici" usando cavie umane detenute nei campi di concentramento.

Personalità complessa e contraddittoria, Göring dimostrò con le sue azioni una brutale carica di violenza e condivise sostanzialmente, con un ruolo direttivo, tutti i crimini del nazismo. Fu Göring a impartire, per conto di Hitler, l'ordine di preparare una "soluzione finale al problema ebraico".

Ad Auschwitz era possibile eliminare fino a sessantamila ebrei al giorno, attraverso delle speciali camere a gas camuffate da docce o camere di disinfestazione. Inoltre, con la costruzione di appositi forni crematori, si potevano occultare i cadaveri, cremandoli.

Lo sterminio degli ebrei da parte degli "animalisti" del terzo Reich costò la vita a 6 milioni di esseri umani, considerati inferiori agli animali.


Oltre lo specismo oggi, per un animalismo che non dimentica l'umanesimo in Italia

E' accettabile ritenere una cretura vivente superiore ad un'altra? Viviamo in un mondo di discriminazioni, dove non sono riconosciuti gli stessi diritti a tutti gli umani, come non sono riconosciuti eguali diritti a tutti gli animali. Tutto il sistema è costruito per discriminare tra vincitori e vinti, superiori e sottomessi, padroni e schiavi, privilegiati e marginali.

Così diventa accettabile, in taluni casi, favorire "certi" animali a discapito di "certi" umani.

Oggi molte persone si preoccupano più del proprio cane e gatto che del proprio vicino. Si girano dall'altra parte se c'è un naufragio di neri, includendovi donne e bambini, nel mediterraneo. Ma non tollerano che un cavallo possa esibirsi in uno spettacolo sotto un tendone circense. Tra quelle stesse persone ci sono poi elementi che vanno ad applaudire uno show di cavalli in un'arena per bianchi facoltosi appartenenti alla pretesa società dominante.

Per gli islamici i maiali non si macellano. Per gli arabi non si macellano i cavalli. Per gli induisti non si macellano le mucche. Si potrebbe continuare per ore con queste discriminazioni speciste che altro non sono che scelte funzionali al modello culturale, economico, religioso o sociale di una nazione e nulla hanno a che fare con una realtà o giustizia suprema, piuttosto che divina. Da noi, funzionale per la storia, economia, società, religione di maggioranza degli italiani, si macella di tutto tranne il cane e il gatto, animali "superiori" perché amici dell'uomo. Come se il maialino si rifiutasse di essere amico dell'uomo se gliene venisse offerta la possibilità. Ma per carità, la specie umana ha nelle contraddizioni, incoerenze, scelte discriminatorie (io sono, io scelgo) il suo lato forse più caratteristico e inalienabile, occorre però mettere dei paletti quando in nome di un animalismo bieco, si comincia  a discriminare su chi può possedere animali o meno, condurvi una qualche disciplina o meno, sulla base di classe, genere, razza, etnia o religione all'interno della stessa nazione.

Stiamo assistendo a una deriva "destrista" dell'animalismo in Italia, dove si promuovono norme ideologiche per le quali il maltrattamento c'è o non c'è non su base scientifica, ma a seconda di chi gestisce l'animale.

Così ai circensi dovrebbe essere vietato il possesso ed esibizione degli animali tutti, inclusi quelli domestici. Gli stessi animali possono essere esibiti, in spettacoli potenzialmente più cruenti, dai bianchi cattolici della maggioranza. Facciamo un esempio. Nelle esibizioni circensi la mortalità del cavallo è praticamente nulla. Ma l'esibizione circense di cavalli è maltrattamento e va negata per legge secondo gli ultimi governi italiani. I palii sono manifestazioni in cui i cavalli possono morire e statisticamente muoiono. Lo stato italiano destina fondi pubblici per la promozione e rafforzamento dei palii.

Ancora, con un altro argomento che ci tocca da vicino. Si vuole vietare il servizio di posta ippotrainato in Italia, dove i vetturini sono persone comuni con pochi spiccioli in tasca. Il medesimo disegno di legge preserverebbe però gli attacchi dei ricchi per diletto, piacere e sport. Dunque, ideologicamente, se un poveraccio va in giro in carrozza per lavoro è maltrattamento, se lo fa un ricco per vincere gare di attacchi, dunque come sport da "soldi", non è maltrattamento.

Continuando con queste derive, diventerà presto maltrattamento l'equitazione di campagna, perché condotta da "cavallari", gente umile e con non troppi soldi in tasca, magari per finanziare con i soldi prelevati mediante gettito fiscale lo sport equestre solo per ricchi.

Dopotutto, basta avere i soldi per non essere maltrattatori di animali in Italia.

Sempre rimanendo del nostro ambito di tutela animale, dove possiamo portare "casi di studio" di cui abbiamo diretta conoscenza, prova di questo discorso sta nelle ipotesi di negligenza e maltrattamento: si riesce ad arrivare al sequestro solo laddove dall'altra parte ci sono dei poveracci. Se dall'altra parte ci sono rappresentanti del jet set equestre, centri ippici dove circolano molti soldi, ovvero concorsi e gare di equitazione/ippica importanti, il maltrattamento sparisce inevitabilmente dalle ipotesi perseguibili e si risolve il tutto - sempre e solo - con una contravvenzione per un qualche altro reato minore.

Si potrebbe andare avanti all'infinito, se non che questa dissertazione mette in luce i limiti dell'attuale agenda animalista dello stato italiano, dove la legge non è affatto uguale per tutti, con una recrudescenza di nazi-animalismo che vorremmo evitare in questo paese.

Se si vuole fare animalismo, all'insegna della collettività, anziché discriminare su chi può possedere un animale domestico per gli attacchi, o per esibizioni e sport, chi ha diritto a farne un lavoro e chi no, che si metta mano agli allevamenti intensivi di animali, per bandire la sofferenza gratuita degli stessi e per favorire la salute della collettività, e anche ai processi di macellazione, affinché la morte non debba recare - oltre all'interruzione della vita - anche della crudeltà non necessaria. Queste sono le riforme che servono alla collettività di animali e di persone, non provvedimenti sommari, a colpire micro target di umani privandoli di diritti che altri hanno, solo per favorire il business milionario di un certo tipo di animalismo ideologico.

Scrive Ernest Hemingway in “Morte nel pomeriggio”:

“Io sono persuaso, per esperienza e osservazione, che coloro i quali si identificano con gli animali, vale a dire gli innamorati quasi professionisti di cani e altre bestie, sono capaci di una maggiore crudeltà verso gli esseri umani, di coloro che stentano a identificarsi con gli animali”.

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