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Codice 92169370928

Appartiene agli Sport Equestri ed al Salto Ostacoli il primo Oro del Medagliere CONI conquistato alle II Olimpiadi di Parigi del 1900 

La prima “mattonella” sul percorso degli atleti famosi dello sport italiano, inaugurato il 7 maggio 2015, alla presenza del Presidente del CONI, all'interno del Parco Olimpico, lungo il Viale delle Olimpiadi, del Foro Italico a Roma, e costituito da 100 mattonelle che riportano in ordine cronologico i nomi degli atleti più rappresentativi della storia dello sport italiano, è dedicata ad un atleta degli Sport Equestri. La conquista della prima medaglia olimpica italiana alla seconda Olimpiade di Parigi del 1900 la si deve al cavaliere di salto ostacoli Gian Giorgio Trìssino, classe 1877. La Walk of Fame dello sport italiano inizia con l'Equitazione ed un Atleta in sella. La prima medaglia olimpica del nutrito medagliere del CONI arriva dall'Equitazione al momento dei suoi albori grazie al “sistema” di equitazione naturale ideato in quegli anni da Federico Caprilli.

Gian Giorgio Trìssino dal Vello d'Oro è un veneto di nobili origini, nato a Vicenza il 22 luglio 1877 e scomparso a Milano il 22 dicembre 1963; contemporaneo ed allievo, nonché amico, di Federico Caprilli (l'ideatore del sistema di equitazione naturale italiano ed inventore della disciplina del salto ostacoli così come oggi è concepita e praticata in tutto il mondo) ed omonimo e discendente del letterato ed umanista Gian (Giovan) Giorgio Trìssino*(1478-1550), letterato e umanista, personaggio di spicco della prima metà del Cinquecento. 

Di lui, in quanto cavaliere ed atleta in sella, il Generale Mario Badino Rossi, nel suo corposo e approfondito volume di dissertazioni equestri e di “schede” di cavalieri italiani, scrive unicamente e significativamente: 

"Signore, fu cavaliere della vecchia guardia, del tempo di Caprilli, formato prima che il sistema si affermasse; fu brillante ed appassionato, più che cavaliere completo. Vissuto partecipando ai concorsi nel periodo in cui il “sistema” si affermava, ci si adeguò, in certo qual modo, senza uniformarsi ad esso. Ebbe sempre ottimi cavalli e già partecipò al concorso ippico internazionale di Torino del 1902 coi cavalli Captan Boy, Captain Leighton. - Nel 1909 partecipò, in équipe, al concorso ippico di Londra, disputandovi la coppa delle nazioni con Palanca; Bianchetti (Murzzuff); Negroni (Jupiter); Trisssino (Palanca), l'Italia classificandosi seconda. - Furono cavalli dei suoi successi Melopo – il noto cavallo con cui Caprilli superò i metri 2,08 al concorso internazionale di Torino 1902 – Montebello, Lorena, Oreste, Blaguer, Captain Boy, Antonino, Sir Bulle, Azzurro, Vita Allegra, Coccola, Anna Z, Bayador, Vissuto, Palanca, Lorena II, Tatan, Belgrave, Cadenabbia, Lyon Hart, Gilberta, Rouge et Blanc, Cork, Sean. - Vissuto era il noto cavallo con cui Ubertalli superò i m. 2,20, di cui ho fornito notizie in un precedente capo."

nda: del cavallo Vissuto, Badino Rossi annota il record di Ubertalli e di Melopoquello di Caprilli; e a commento di una foto di Trissino posta da lui stesso ad illustrazione di questa sua scheda, e che "...montato in morso.... il cavallo, nevrile e sensibile, si era ridotto a non uscir più di scuderia..." e come appare evidente e forse “eloquente” (...) non fa alcun accenno alla Olimpiade di Parigi col cavallo Oreste; pur citando ogni cavallo montato da Trissino e il risultato ottenuto con Palanca a Londra in équipe. 

Giovanni Giorgio Trìssino dal Vello d'Oro prese parte alla II Olimpiade moderna di Parigidel 1900, quale giovane sottotenente del reggimento "Genova Cavalleria", e fu ufficialmente il primo italiano a vincere una medaglia d'oro olimpica, per gli sport equestri, nella specialità salto ostacoli. Un salto singolo di potenza a m. 1,85, effettuato il 2 giugno 1900in sella ad Oreste; ed a pari merito con il francese Dominique Gardères. - Da notare che il cavallo Oresteera giunto a Parigi assegnato a Caprilli costretto a ritirarsi all'ultimo da un ordine Ministeriale (giunto per via telegragfica), e che nella stessa gara, Trìssino giunse anche quarto (...) montando il proprio cavallo Mélopo, che si fermò all'altezza di metri 1,70. - Nella stessa Olimpiade, due giorni prima, il 31 maggio Trìssino si era ufficialmente aggiudicato anche l'argento nel concorso di salto in lungo coprendo una distanza di m. 5,70. - In entrambe le due prove Olimpiche Trissino vinse ufficialmente le due medaglie in sella a Oreste, cavallo che inizialmente sarebbe dovuto spettare al grande Federico Caprilli, suo maestro, il quale, dopo aver inviato i suoi cavalli in Francia e, pare, già presente in loco con una nutrita schiera di amici ed amiche del bel mondo italiano ed europeo della Belle Epoque, fu richiamato (in modo da molti definito sospetto ed influenzato dalle sue numerose e gelose inimicizie, accumulate nelle alte sfere)e costretto a rientrare da un telegramma del Ministero della Guerra, che vietava l'espatrio ai militari in carriera in seguito allo scioglimento delle Camere. - Una situazione davvero anomala, questa, che evidentemente non fu ben comunicata ai giudici di gara; e ciò ha portato confusione al punto che (...e qui scatta il giallo) in alcuni albi d'oro fu erroneamente indicato Caprilli in luogo di Trìssino. 

Secondo alcune ricostruzioni, Caprilli potrebbe effettivamente aver raggiunto nuovamente Parigi in incognito, (assecondato e favorito da Franca Florio e illustri e potenti amici francesi di colei che era considerata la Regina di Sicilia e del bel mondo) da Torino (in aereo biposto) per ultimare la preparazione dei propri cavalli, dando adito a voci, poi romanzate, relative alla sua partecipazione attiva alle gare stesse. Ma questa è un'altra storia legata a doppio filo ad altri “gialli” e premature morti dell'epoca; alle potenti inimicizie del primo cavaliere d'Italia perennemente avversato in vita e fors'anche non disgiunta dalla sua stessa prematura e misteriosa morte nel 1907. 

  • Qualsiasi cosa sia accaduta a Parigi, nessuno avrebbe potuto rivelarla impunenemente; né contestarne l'esito; ed è comunque legittimo pensare che nessun grande cavaliere avrebbe abbandonato i propri cavalli in campo prova: quantomeno questo ad onor dell'epoca e del vero. I due cavalieri in divisa erano fisicamente simili. Chi ha montato in gara lo ha di certo meritato; cosi come va dato il merito a chi sino all'ultimo ha preparato i cavalli a casa ed in campo prova. Alcuni risultati ufficiali a caldo e taluni Albi d'Oro attribuiscono diversamente le vittorie.
  • Le medaglie di Trìssino rappresentano un vanto italiano ed un primato sportivo inconfutabile ed oggi celebrato.
  • Caprilli, inviso alla famiglia reale ed a potenti esponenti delle gerarchie militari è l'inventore e dell'equitazione sportiva moderna che include il salto ostacoli. “Magister Equitum” universalmente riconosciuto. 
  • La storia, la vita e la tragica fine di Caprilli è nota.

Trìssino, lasciata la Cavalleria col grado di capitano, visse a lungo a Roma e frequentò anche la corte del Re. Negli anni tra il 1915 e il 1917 fu autore e regista di diversi cortometraggi sull'equitazione (che sarebbe interessante ricercare), in molti dei quali fu anche attore insieme a Gemma Albini, la donna che poi sposò. Dopo Roma visse a Milano, per dedicarsi alla composizione musicale, con discreto successo. Diversi sui “pezzi” furono incisi e pubblicati dall'editore G. Ricordie tra questi dei tango – fox/trot – one/step - valse/hèsitation, ritmi di gran moda in tutta Europa all'epoca e nella prima metà del Novecento. Rimase poidefinitivamente a Milano con la moglie e i tre figli, dalla fine dellla guerra alla sua scomparsa avvenuta il 22 dicembre 1963. Gian Giorgi Trìssino, la prima medaglia d'Oro Olimpica del medagliere del Coni, è sepolto nella cappella di famiglia presso il Cimitero Maggiore di Vicenza. 

* Giovan Giorgio Trìssino 1478-1550

L'antenato del detentore della prima medaglia olimpica italiana, tal Gian (Giovan) Giorgio Trìssino (Vicenza 1478 - Roma 1550), è uno dei letterati di maggior rilievo della prima metà del Cinquecento e il più importante esponente, nell’ambito della corrente cosiddettaitalianista, che si ricollegava alla teoria “cortigiana” opposta alla linea “tosco-fiorentina”. Personaggio di spicco della cultura rinascimentale e notissimo al tempo qualeintellettualeuniversaledi tradizione umanistica. Si interessò, infatti, di linguistica e di grammatica, di architettura e di filosofia, di musica e di teatro, di filologia e di traduzioni, di poesia e di metrica, di numismatica di molte altre discipline; e progettò e attuò un' imponente riforma della lingua e della poesia italiane sui modelli classici

Di famiglia nobile, studiò il greco a Milano e sia la sua produzione letteraria, sia la sua riflessione teorica sul volgare, tra loro strettamente connesse e coerenti, rivelano un indirizzo classicistico ellenizzante, teso ad anteporre il modello greco a quello latino.

Al filellenismo letterario corrispose, sul piano politico, la sua posizione favorevole all’Imperopiuttosto che alla Repubblica di Venezia, che lo costrinse per qualche tempo all’esilio dal nord est della Penisola amministrrato dalla Serenissima. Per questo soggiornò a Ferrara, a Firenze e a Roma presso la corte papale, svolgendo anche varie missioni diplomatiche per Leone X, Clemente VII e Paolo III. 

Tra le sue opere poetiche e letterarie vanno ricordate la Sophonisba(scritta nel 1512-1515 e pubblicata nel 1524; la Pωetica pubblicata nel 1529; le Rime(1529); l’Italia liberata da’ Gotthi(1547); I simillimi(1548); ecc.. - Ma le idee linguistiche di Trissino sono espresse soprattutto nel dialogo Il Castellano (1529), ambientato a Roma nel 1521; ed altrettanto importante è la sua traduzione, apparsa nello stesso anno (e senza che egli figurasse come traduttore), del De vulgari eloquentia di Dante, opera che lo stesso Trissino aveva riscoperto (nel codice Trivulziano 1088) e fatto conoscere a Firenze e a Roma. Legate più direttamente al radicale tentativo di riforma ortografica proposto dall’autore e a questioni di carattere grammaticale sono l’Epistola delle lettere nuovamente aggiunte a la lingua italiana, la cui pubblicazione «segna, convenzionalmente, l’inizio della questione della lingua» e i Dubbi grammaticali e la Grammatichetta (entrambi editi nel 1529, dopo la seconda edizione dell’Epistola). 

Trissino propose alcune innovazioni ortografiche significative perché dimostrano una considerazione del volgare come lingua non «del tutto svincolata dal circuito della comunicazione orale» (Pozzi 1989: 157), e consistono anzitutto nell’introduzione delle lettere greche ε e ω per indicare le vocali medie aperte, distinte così dalle chiuse. Un metodo che non ebbe un gran successo anche per la difficile applicabilità e la stampa. Ma non va però dimenticato che Trissino propose anche la distinzione tra z sorda e sonora. 

Oltre alle proposte ortografiche, gli interventi di Trissino nella questione della lingua si legano alla della scelta del glottonimo per indicare il volgare. Trissino parla di lingua italianagià a proposito della Sophonisba, e distingue «la pronuntia toscana, ε la cortigiana, le quali sεnza dubbio sono le più belle d’Italia», e nel Castellano elabora il concetto «di una lingua italiana come codice generale della comunicazione, antica e moderna, scritta e parlata» . Evocando la differenza aristotelica tra genere e specie, propone una classificazione linguistica in sette livelli, alla sommità della quale pone la lingua italiana, che include le lingue regionali (tra cui la toscana), le cittadine (la fiorentina), le circondariali, le rionali, le familiari, fino ai singoli idioletti. La convergenza verso il codice italiano si attua, secondo l’autore, sia «per progressiva rimozione di pronunzie e parole di ciascun livello, che si può applicare grado per grado», sia anche «per progressiva mescidazione delle lingue ad esso sottostanti». Soprattutto quest’ultimo aspetto, rivela la distanza dal principio di selezione dantesco; recuperando tutta la tradizione letteraria antica in quanto tradizione linguisticamente italiana arrivando a delineare «uno spazio linguisticamente non municipale per la poesia italiana», saldando in un sol blocco «i siciliani, la lirica toscana del Duecento, i grandi poeti del Trecento, gli autori moderni non vernacolari». Per Trissino, l’italianità è «un dato immanente, già costituito e operante nella tradizione antica e moderna», mentre la fiorentinità è rifiutata nei suoi aspetti più municipali (esemplificati da voci come testé, costinci, cotesto, allotta, suto). 

La concezione trissiniana comportava un eclettismo nelle scelte linguistiche concrete difficilmente ricevibile in un momento di normazione grammaticale. - Le idee linguistiche e letterarie di Trissino furono fortemente avversate dai suoi contemporanei, ma trovarono anche sostenitori sia al Nord, sia nella stessa Firenze. - La particolare veste ortografica non favorì certamente la diffusione delle opere di Trissino, il cui ambizioso progetto linguistico-letterario risultò senz’altro perdente rispetto alla linea tosco-fiorentina, anche se Il Castellano, ristampato più volte secondo l’ortografia tradizionale, continuò a fornire materia di discussione al dibattito linguistico almeno fino ad Alessandro Manzoni; e che alcune idee antitoscane della linea cortigiana-italianista in cui Trissino si inserisce si ritrovano in Vincenzo Monti e poi ancora in altri e l’Italia liberata da’ Gotthi, fu apprezzata nel Settecento da Gian Vincenzo Gravina ed ebbe varie edizioni nel corso del secolo e poi nell’Ottocento. Se si pensa poi al fatto che la poesia epica adottò – già con la traduzione dell’Eneide di Annibal Caro (1563-1566) e più tardi con Ippolito Pindemonte, Vincenzo Monti e Ugo Foscolo – l’endecasillabo sciolto, che il glottonimo italiano ebbe alla fine la meglio su fiorentino e toscano e che l’ortografia, nel corso del XVII secolo, accolse la distinzione tra ‹i› e ‹j› e soprattutto (e stabilmente) quella tra ‹u› e ‹v›, bisogna convenire che l’ambizione di Trissino di «essere il legislatore della lingua e della letteratura italiane» non andò, nel tempo, del tutto disattesa.

Fonti:

  • Enciclopedia Treccani
  • Trissino, Giovan Giorgio (1986), Scritti linguistici, a cura di A. Castelvecchi, Roma, Salerno Editrice
  • Gen. Mario Badino Rossi - Pinerolo – l'arte equestre iltaliana – la sua fucina, i suoi artefici - Ed. TipoLito Giuseppini - Pinerolo

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