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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

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.. nella realtà quotidiana e nelle scuole di equitazione del terzo millennio

Parlare di ferratura, di gestione del piede naturale, di imboccature e aiuti sussidiari, oggi, nell'ambito dell'attuale sistema equestre globale ed in particolare italiano, equivale ad entrare senza strumenti di rilevamento in un campo minato da deflagranti cariche esplosive sparse ad arte sul percorso. Un tracciato tutt'altro che sportivo ed in gran parte obbligato, costituito da molteplici assenze istituzionali, cecità intellettuale, comportamenti palesemente antisportivi dettati da interessi economici; da mancanza di cultura tecnico-scientifica e di settore (definibile tale); da un'economia di comparto e filiera concatenata con settori professionali non sempre legittimi né opportuni, ma tuttavia legittimati nella pratica dal costume vigente. Entrare nel merito di cosa è legittimo oggi, in ambito sportivo ed in campo ludico formativo, richiederebbe quel minimo di coerenza e lucidità intellettuale che la semplice analisi del problema e della questione (fatta alla luce di tutte le dichiarazioni di principio elencate ovunque ed in ogni carta dei diritti e doveri dello sport e dell'etica sportiva) enuncia ed auspica universalmente ed anche applicati al “binomio” sportivo equestre. La dove gli atleti sono due: sopra e sotto la sella, doppia diviene anche, pertanto, l'applicabilità e l'applicazione di valori ed etica sportiva nel rispetto totale di entrambi. 

Della “ferratura” si è sempre detto: “un male necessario”

Ed un motivo, a fonte di un tale ed inequivocabile “adagio” (non di certo enunciato oggi da contemporanei detrattori di tale pratica) , dovrà pur esserci stato. Ma, quantunque un “male necessario” in passato, in epoche storiche dove l'utilizzo del cavallo poteva determinare la sopravvivenza personale, non è detto debba sussistere ancor oggi, in questa nostra epoca nella quale il cavallo non ha più una simile valenza. E lo stesso dicasi per speroni, frustini, chiudiboccae imboccature, nel merito delle quali (queste ultime) già Caprilli (1868-1907) si era espresso tecnicamente e concettualmente in senso culturale filosofico, in modo ben chiaro ed a favore della gamma dei “filetti” quali scelte ideali e confacenti al Suo “sistema naturale” di equitazione ragionata e rispettosa di ogni equilibrio psico fisico del cavallo partner ed atleta. Non più, dunque, una questione di vita o di morte, ma tuttalpiù una necessità di sussistenza e di pratica ludica e/o sportiva; concepibile ed attuabile rispettosamente, in un sistema etico sostenibile. Un tunnel di valico, questo, aperto da Caprilli, nei fatti ignorato non appena imboccato e pertanto ed ancora da percorrere per intero, osservando la luce-guida visibile in lontananza sul fondo. Una luce, quella indicata da Caprilli, non monocromatica, ma ricca di colori e sfumature e di tutte le tonalità elencabili dal nero al bianco.

Se sulle “imboccature”ed i“mezzi coercitivi”la scelta caprilliana è netta, quella attuale da effettuare nell'ambito della “ferratura” non è, parimenti, tra bianco e nero, ma tra colori, sfumature e tonalità differenti della stessa figura speculare. Anche in questo caso, non servono pertanto giudizi né sentenze; e potrebbe persino apparire pleonastico asserire che le sentenze ed i giudizi non possono essere emessi dall'una o dall'altra delle parti in causa (ferratori e barefooters) o da giudici di parte; ma per quanto possibile da organismi qualificati, terzi. 

In tal senso è (sarà) l'ambito formativo tecnico-culturale e della ricerca scientifica equestre che deve (dovrà) pronunciarsi: l'istituzione universitaria e sportiva, che congiuntamente deve (dovrà) divulgare cultura, scienza e tecnica, rilasciando titoli, diplomi, attestati di laurea idonei a debellare ignoranza ed illuminare, tracciandolo, il futuro del settore.

Il cavaliere in sella ha da tempo dismesso l'armatura non più necessaria; e forse sono ora maturi anche i tempi per dismettere, diminuire, modificare, aggiornare, la ferraglia tradizionalmente applicata ai piedi ed in bocca al cavallo, abbandonando taluni metodi e sistemi di sopravvivenza, non più attuali o giustificabili oggi. Di certo c'è da chiederselo, se è questo ciò che potrà accadere, valutando onestamente e accortamente il tutto non solo su base filosofica-culturale, ma anche etico-scientifica.

Ciò che non serve è il far finta di nulla, l'avanzare bendati a “compartimenti stagni”, ben sapendo che non vincerà l'uno o l'altro metodo ma unicamente la ragione. Alla lunga è questo ciò che, prima o poi, accadrà. Ed a ragione e per questa ragione, anche nell'immediato, sarebbe oltremodo funzionale prospettare un ampio spettro di proposte differenziate e logiche. Iniziando semmai a porci delle precise domande e col decidere ciò che converrebbe prospettare da subito ai giovanissimi neo-atleti in sella e che iniziano la loro attività sui pony. Semmai presentando loro un decalogo “infrangibile” per le scuole di equitazione; proponendo loro pony, ragionevolmente, a piede naturale e sferrati; offrendo loro pony privi di strumenti coercitivi e ferramenta in bocca o addosso. In definitiva prespettando loro pony ed equini in generale bene addestrati e rispettati per “alterità”, per benessere ed utilizzo etico.
Oppure no? Quale delle due? Che fare?
Lo spiegare qui, il perchè non è opportuno né tantomeno educativo e formativo, mettere nelle mani di bambini e ragazzi inesperti ed ancora non del tutto in possesso di capacità motorie e coordinative adeguate, imboccature e finimenti complessi o speroni e frustini coercitivi potrebbe
apparire offensivo all'intelligenza di chi ci legge. Così come potrebbe apparire degno della stessa e rappresentare un buon inizio il mettere a decalogo il rispetto del benessere dei pony e della sicurezza degli allievi, l'obbligo per le scuole di equitazione e per le ASD che propongono ludica e pre-agonistica di:
• addestrare opportunamente i pony da scuola; utilizzando pony pre-addestrati al rispetto del semplice filetto applicato su testiera di identica tipologia, priva di cinturini e "chiudibocca" (espressamente vietati in ogni ambito e situazione);

• istruire e sensibilizzare opportunamente gli allievi alla leggerezza e al rispetto del proprio partner;

• non permettere l'utilizzo di pony ferrati al di sotto di 1 m. al garrese ma unicamente a gestione naturale del piede; e quelli di altezza compresa tra 1,00m e 1,15 m. ferrati unicamente agli anteriori;
• prediligere, per la sicurezza degli allievi inesperti ed il benessere dei quadrupedi, la ferratura parziale agli arti anteriori, per tutti gli equidi da scuola;
• consentire quale unica tipologia di imboccature (e relativa testiera) da scuola la sola gamma dei “filetti” ed il “Pelham” con ciappe;
• vietare l'uso di qualsiasi tipo di sperone e frustino in ambito ludico e pre-agonistico (vedi esempi di altri Continenti e Nazioni) ;
• consentire la partecipazione delle Pat. A e dei Brevetti (questi ultimi nel primo semestre) a prove di salto unicamente a “giudizio”
(prove giudicate per stile e tecnica);
• valutare la “ferratura” parziale o completa dei cavalli in base al reale utilizzo ed alla conseguente tipologia di utilizzo;
• avviare programmi progressivi di educazione equestre (educazione e sensibilizzazione equestre) a vasto spettro ed ampio raggio;
• avviare programmi per l'insegnamento ragionato del “sistema di equitazione naturale italiano” ideato da Caprilli.
Cosi come potrebbe rappresentare un buon inizio, dopo il recente avvio di master e percorsi universitari di laurea per Istruttori di Equitazione e Dirigenti Sportivi del comparto equestre; avviare nel medesimo ambito e contesto anche il Corso di Laurea Sperimentale triennale in “Podologia, gestione naturale e ferratura degli equini” , per la qualifica professionale accademica, riconosciuta, della figura di Esperto podologo, in pareggio naturale e ferratura strumentale degli equini applicata in ambito sportivo e agonistico.
 Non si tratta pertanto di certificare la professione del maniscalco-ferratore o delpareggiatoredel piede-scalzo
(senza ferratura) ma la “professione univoca del podologo dei cavalli”, e non tanto e/o non solo tramite uno specifico progetto di legge, ma per mezzo di un Corso di Laurea triennale specialistico di entrambe le specializzazioni (eventualmente estensibile al quinquennio e alla Laurea Magistrale).
Stabilito l'iter di istruzione “Statale”, come per tutte le professioni acquisibili tramite “laurea”, diviene perfettamente lecito e naturale conseguenza l'Albo Professionale; con tutto ciò che significa e rappresenta.
- In definitiva, si tratta di un invito alla riflessione, iniziando da pochi inalienabili e precisi punti di partenza; e rivolto a tutte le componenti in causa e necessariamente coinvolgibili a far capo 
  • dalle esperienze ed il patrimonio culturale e pratico (anche in ambito Veterinario e della Podo-mascalcia)della Scuola di Cavalleria di Pinerolo e Tor di Quinto; 
  • dall'esperienza della Fise  per ogni suo aspetto sportivo nazionale e territoriale; e del Coni e della sua Scuola dello Sport;
  • dall'esperienza e organizzazione sul campo della Accademia Nazionale Caprilli;
  • dalle sedi Universitarie con valenti facoltà di Veterinaria specializzate anche in ambito equino quali, non uniche Bologna, Perugia, Viterbo;
  • dalle Fondazioni coinvolgibili;
  • dalle Associazioni rappresentanti la  categoria ed il settore professionale attuale..  
Questo, probabilmente, è l'ambito in cui iniziare a muoversi per compiere i primi passi.
 
In Italia esistono diverse associazioni di maniscalchi e tra queste:
SIM Società Italiana di Mascalcia
AIMP Associazione Italiana di Mascalcia e Podologia.
Piede scalzo:
 
Link libri sul tema:
 

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