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Il filosofo Gurdjeff paragona l’essere umano a un veicolo destinato al trasporto di un passeggero in cui la carrozza è il corpo, il cavallo le  emozioni, il passeggero la coscienza e il guidatore la mente.

Che cosa succede quando il passeggero dorme e quindi il guidatore decide da solo la strada, la direzione? Che cosa succede quando il guidatore è confuso e non sapendo dove andare, si lascia trasportare dai cavalli che corrono senza una meta?

Durante la giornata base il passeggero è quasi sempre dormiente, lasciando spazio al guidatore che segue sempre la solita strada abituale con un certo automatismo e all’andatura dei cavalli secondo i programmi abituali, sui quali non si sta a riflettere più di tanto. La guida  “automatica” semplifica molto la realtà, ma a lungo andare, potrebbe rivelarsi disfunzionale.

Alle volte serve che la coscienza si risvegli e prenda le redini della situazione, se si vuole cambiare qualcosa nella propria vita diventata opaca.

Esempio, il guidatore ha preso la cattiva abitudine di passare il tempo a ubriacarsi in taverna. Il primo passo è dunque farlo tornare alla carrozza, affinché dia da mangiare bene al cavallo, controlli che l'abitacolo sia in buono stato e risalga a cassetta. A questo punto, e solo a questo punto, dentro la carrozza può apparire il passeggero, il quale comincerà a dare indicazioni al cocchiere su dove andare.

Il passeggero è la nostra parte saggia, la famosa vocina interiore che possiamo chiamare coscienza o anima.

Uno degli aspetti più interessanti di questa metafora è il fatto che i cavalli, le emozioni, portino avanti tutto. Ovvero, le emozioni sono la forza trainante dell'essere umano. Le emozioni in sostanza, sono ciò che determinano cosa faremo della nostra vita.

Sappiamo, dalle testimonianze, che il filosofo parlava spesso dell'importanza dei collegamenti tra una parte e l'altra della carrozza. I cavalli sono collegati alla carrozza dalle stanghe, il guidatore ai cavalli tramite le redini, l'eventuale poprietario del servizio dà ordini alla vettura tramite voce. In particolare, insisteva sull'importanza delle redini. Cavallo e guidatore non parlano la stessa lingua: il secondo non può rivolgersi al cavallo in italiano, deve usare un linguaggio comprensibile all'animale.

Esiste un linguaggio capace di venire compreso dal centro emozionale, una lingua che non ha bisogno di parole: quella della consapevolezza. 

Un percorso consapevole consente di riappropriarsi della propria direzione, del proprio cammino, della propria assertività vivendo in armonia con le emozioni, i sentimenti, le sensazioni ed i pensieri che ne scaturiscono.

Una strada, a tratti sconnessa, con qualche curva pericolosa e senza protezione sul burrone, che si apre al suo lato. A tratti è riscaldata dal sole, a tratti immersa nella nebbia più fitta. Ogni tanto un bivio, un incrocio... qualche volta segnalati ma altre volte appaiono all'improvviso, quasi a sorprendere il viaggiatore.

Viviamo la nostra vita immersi in un sonno profondo, credendo erroneamente di essere svegli. E’ questo il grande inganno, che nasce dall’educazione ricevuta fin da piccoli, e che trova conferma tutte le volte che ci accade qualcosa di spiacevole che ci fa cadere sempre di più nell’illusione che il mondo là fuori sia un mostro terribile che può determinare il nostro destino e fare di noi quello che vuole.

Dobbiamo prendere il controllo della carrozza, e l’unica maniera possibile è quella di eliminare tutto il rumore di fondo che affolla la nostra mente. Dobbiamo cercare di capire chi siamo veramente, se eravamo nati per una missione precisa, con una vocazione vera.  Per fare ciò, occorre distaccarsi dagli automatismi, dai format preimpostati, dalle emozioni disfuzionali.

Georges I. Gurdjieff è stato un filosofo, scrittore, mistico e "maestro di danze" armeno. Il suo insegnamento combina sufismo, scuola mistica dell'Islam, e altre tradizioni religiose ed esoteriche, in un sistema sincretico di tecniche psicofisiche e meditative che cerca di favorire il superamento degli automatismi psicologici ed esistenziali. Fondò una scuola per lo sviluppo spirituale chiamata ISTITUTO PER LO SVILUPPO ARMONICO DELL'UOMO Che, una volta a Parigi, prese il nome di INSTITUT GURDJIEFF.

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