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L'anemia infettiva è una malattia virale degli equini a bassa contagiosità e a bassa mortalità caratterizzata da febbre ricorrente e debilitazione progressiva.

Sintomi:

  • febbre
  • anemia
  • dimagrimento
  • spossatezza e calo del rendimento
  • raramente l'esito è la morte improvvisa

In teoria potrebbe riguardare tutti gli equidi, ma non sono riportati casi di contagio con asini, muli e bardotti.

Dopo la penetrazione del virus, il periodo di incubazione fino all'eventuale comparsa della malattia è variabile dai 10 ai 90 giorni, ma il contagio potrebbe essere asintomatico per mesi o anni.

Se c'è malattia è perché il sistema immunitario del cavallo non riesce a difendersi.

Il decorso della malattia può essere:

  • Acuto -I decessi sono frequenti nel caso di varianti del virus particolarmente aggressive. Esiste anche una forma sub-acuta che presenta gli stessi sintomi della forma acuta, ma più attenuati.
  • Cronico - l'equide mostra spossatezza e una riduzione del peso, apatia e intontimento, magari correlate alla febbre. L'esito della malattia è molto vario, il cavallo può guarire.
  • Asintomatico - spesso chiamata anche latente non è in realtà una forma della malattia bensì la semplice presenza di anticorpi nel sangue.

Diagnosi:

Test di Coggins (un test del sangue che deve fare il veterinario di sanità pubblica - ULSS)

Trasmissione:

Tramite insetti ematofagi (succhia sangue), tipo: zanzare, mosche cavalline, tafani, zecche, pidocchi...

Possibilità di contagio:

  • Solo da cavallo a cavallo
  • Non da cavallo a uomo
  • Rara, l'insetto succhia sangue dovrebbe trasferirsi da animale malato ad animale sano in poco tempo, fino a che il sangue infetto è ancora nel suo apparato buccale

In particolare, l'anemia equina è una malattia poco contagiosa. Solo gli individui malati (non quelli positivi al test) trasmettono la malattia; la stragrande maggioranza degli equidi trovati positivi al test di Coggins sono sani e non svilupperanno mai la malattia.

Tanto è che è stato provato che i puledri allattati da mamme infette attraverso il colostro, si negativizzano intorno al sesto mese di vita, risultando non infetti. Lo stretto contatto di questi con le madri (senza infettarsi) per tutto il periodo dell'allattamento è una prova della difficoltà della trasmissione della malattia.

Prevenzione del contagio:

  • tenere lontani gli insetti ematofagi tramite l'igiene delle stalle, dei fondi di stabulazione e dei mantelli dei cavalli, introducendo anche barriere meccaniche (zanzariere) e trappole per insetti, nonché sistemi globali di lotta integrata e biologica
  • isolamento dei soggetti effettivamente malati, che possono trasmettere l'infezione, fino a loro eventuale guarigione
  • abbattimento del soggetto malato (provvedimento estremo e non obbligatorio)

Normativa in Italia:

La normativa attuale, decreto 2 febbraio 2016, non prevede il controllo dei cavalli allevati esclusivamente per la produzione di carne e neppure di quelli importati per la macellazione.

Quindi:

  • Controlli sierologici su tutti gli equidi presenti sul territorio nazionale eccetto quelli destinati alla macellazione
  • Ogni equide per essere movimentato deve aver fatto il test di Coggins e risultare negativo
  • Gli Istituti Zooprofilattici sperimentali competenti per territorio sono gli unici competenti per le analisi
  • In caso di positività il campione di siero viene inviato al Centro di Referenza Nazionale per conferma della diagnosi (Istituto Zooprofilattico del Lazio e Toscana)
  • Non sono ammesse prove di laboratori indipendenti
  • In caso di positività viene posto sotto sequestro sia l'animale positivo che gli altri equidi presenti nello stesso centro. Il sequestro viene revocato solo dopo l'allontanamento o l'abbattimento del soggetto positivo e la conseguente ripetizione del test sierologico a tutti gli equini del centro.