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Cavalli in cattiva condizione fisica, non alimentati correttamente e sotto tono muscolare

L’azoturia è una patologia del cavallo che lo condiziona fortemente, procurandogli una potenziale forte debilitazione.

Il nome volgare – ‘malattia del lunedì’ – deriva dal fatto che essa può presentarsi in cavalli che vengono da un periodo di stacco dall'attività fisica e sportiva, alla quale non sono più abituati, e si presenta quando improvvisamente, senza adeguata preparazione atletica, è richiesto loro un grosso sforzo. Ad esempio alla domenica, dopo una settimana magari passata chiusi in box a non far niente, particolarmente grave per cavalli che non sono in forma fisica e che quindi risentono di più del passaggio estremo dal niente al troppo, il disagio si vede il giorno dopo, il lunedì, con il cavallo al collasso.

Un altro termine per indicare la malattia è ‘rabdomiolisi equina da sforzo’, poiché la patologia si manifesta attraverso problemi muscolari che si evidenziano nel tentativo di movimento, a causa dell'eccessiva produzione di acido lattico, che può dare infiammazione e spasmi muscolari.

Le cause della malattia non sono solo da ricercare nelle condizioni organiche e fisiche dell’animale, ma anche in una dieta scorretta, eventualmente caratterizzata da un contenuto eccessivo di carboidrati. Il disturbo, che rientra nel gruppo delle miopatie da sforzo, può anche essere causato da una inattività prolungata o da una preparazione muscolare non appropriata.

Classico esempio, cavallo che non fa niente tutta la settimana, non muscolato correttamente e che il proprietario pretende di portare in un trekkking impegnativo alla domenica, magari con partenza a mezzogiorno in una giornata di caldo terrificante di agosto.

All’origine dell’azoturia vi possono essere delle problematiche fisiche o dei traumi specifici, come anche un allenamento inappropriato per la richiesta di sforzo a cui è costretto ad adeguarsi il cavallo.

Anche particolari condizioni climatiche – eccessive per caldo o freddo, con cavallo non temprato per sforzi a quelle temperature – possono determinare questo genere di problemi fisici, danneggiando la muscolatura dell’animale. Un’altra causa è da ricercarsi nel tipo di alimentazione sovrabbondante in cereali, pane secco, carboidrati, non associata ad un movimento adeguato necessario a smaltirli.

I sintomi tipici di questa malattia comportano infiammazioni muscolari e conseguente dolore, presenza di acido lattico e zoppia. Gli arti inferiori tendono a soffrire di crampi e di spasmi perché irrigiditi e a questi si associano un'intensa sudorazione e accelerazione del battito cardiaco.

Il cavallo in sofferenza compirà dei movimenti mirati a distribuire il dolore spostando il peso da una zampa all’altra e incurvando la schiena.

In casi più seri della malattia può verificarsi una necrosi muscolare con la perdita di controllo dell’articolazione posteriore. La malattia deve essere trattata adeguatamente per scongiurare la comparsa di piaghe da decubito e il rischio di setticemia.

Il veterinario va chiamato immediatamente senza procastinare nei casi di sintomatologia grave. La terapia per la cura dell’azoturia si basa sulla somministrazione di farmaci che aiutano ad eliminare le scorie, a togliere il dolore e a tornare alla normalità.

PREVENZIONE

  • Non chiedere mai ad un cavallo uno sforzo superiore a ciò che è pronto a fare data la sua condizione fisica e preparazione atletica. Se si intende chiedere ad un cavallo uno sforzo importante, che sia di tipo agonistico, un trekking, il tiro di una carrozza, qualsiasi impiego, il cavallo deve essere preparato con gradualità, muscolato, portato nella forma fisica per poter compiere quello sforzo, altrimenti si tratta in tutto e per tutto di un maltrattamento, magari involontario, magari causato da ignoranza, ma sempre una negligenza che ha un responsabile.
  • Non somministrare mai ad un cavallo un'alimentazione inappropriata per le sue caratteristiche (età, condizioni di salute, stile di vita). L'ignoranza non è una scusa e chi ha un cavallo ha il dovere di informarsi correttamente sulla buona gestione dello stesso, alla fine di prevenire disagi all'animale causati dalla negligenza di chi se ne prende cura.