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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

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I cavalli hanno un naso enorme rispetto ad altri animali, ciò dovrebbe indurre il proprietario a qualche pensamento.

Indubbiamente, sono una tipologia di mammiferi ad alto assorbimento di ossigeno, che serve loro per galoppare ad elevata velocità via dai predatori. In pratica la velocità di fuga è la loro unica arma, ed è una tattica di difesa, essendo i cavalli delle prede.

Un cavallo di media stazza a riposo può assorbire fino a 6/7 l di ossigeno al minuto, che raddoppiano a 12/15 l al minuto al galoppo.

Quando un cavallo gareggia, specie competizioni in velocità, va in iperventilazione.

Con questa enorme quantità di aria che entra ed esce dai polmoni dei cavalli, non deve sorprendere il fatto che il cavallo sia un animale incline alle affezioni respiratorie.

Grandi quantità di particelle di polvere vengono inalate e possono sedimentarsi nelle vie aeree, causando quelle spiacevoli afflizioni che possono portare il cavallo a essere scartato, in quanto non più competitivo, che può rappresentare per il cavallo il rischio di perdere la vita perché allontanato (eutanasia, macellazione, abbandono).

Qualsiasi diminuzione della funzione polmonare incide negativamente sulle prestazioni.

Come per tutte le patologie equine, prevenire è l'azione migliore.

Partendo dalla stalla, che non sempre è un ambiente salubre. Nei paesi in cui i cavalli sono gestiti in regime di scuderizzazione, le malattie respiratorie subacute e croniche sono problemi gravi e comuni. Nei cavalli allevati all'aperto, in ambienti di campagna, sono pressoché sconosciute. Laddove il cavallo vive in città, risente dell'inquinamento atmosferico urbano.

Per migliorare le stalle, occorre che queste siano il più possibile aperte sull'esterno e ventilate. Altrimenti il tasso di ricambio d'aria è scarso, che se si aggiunge alle ammoniache esalate da lettiere poco ricambiate, e alla polvere accumulata nel fieno, contribuisce a creare microclimi assai dannosi per il cavallo.

Principalmente, quasi tutti i cavalli saranno esposti durante un periodo variabile della loro vita ad aria di scarsa qualità.

I cavalli sportivi e da lavoro stipati in scuderie tradizionali, in zone ad alto inquinamento atmosferico, sono quelli più a rischio. L'inquinamento dell'aria interna ed esterna ha un impatto nocivo sulla salute dei polmoni dei cavalli.

La scuderizzazione tradizionale per cavalli si basa su raccomandazioni non empiriche estrapolate sulla massimizzazione dei profitti delle specie agricole destinate al macello. Ignorando, che la maggior parte degli equini non sono allevati per il macello, ma per attività sportive. Ancora oggi, benché siano disponibili tutte le informazioni per una migliore gestione del cavallo atleta e da lavoro, solo una piccola parte dei cavalli usufruisce della stabulazione in stalle attive, stalle annesse a recinti di sgambamento, stalle aperte sull'esterno, per minimizzare il rischio di affezioni respiratorie, e massimizzare il benessere del cavallo anche dal punto di vista psicologico oltre che fisico.

La polvere organica nello spazio aereo comune o individuale, liberata dallo spostamento della lettiera e del fieno, è il principale inquinante nelle stalle per cavalli.

Misurati a livello della zona di respirazione, durante il consumo di fieno, i livelli di polvere possono essere 20 volte più alti di quelli misurati nel corridoio della scuderia, dove passano le persone. Oltre al fieno e alla lettiera, i cibi a base di cereali possono contenere notevoli quantità di polvere. E peggio ancora, nei concentrati alle volte si trovano funghi patogeni e micotossine. Laddove poi persiste una scarsa igiene stabile, l'ammoniaca rilasciata dall'urina che produce batteri fecali può contribuire alla malattia delle vie aeree.

Quello che succede quando un cavallo è particolarmente esposto, sensibile, ha un deficit immunitario, è che parte l'infiammazione.

A quel punto, specie se non è possibile cambiare immediatamente il tipo di gestione, per rimuovere la causa ambientale, anche se si fa una terapia sintomatica, la patologia può cronicizzarsi e il danno diventare permanente. La terapia convenzionale, farmacologica, non può nulla contro la causa originale: il microclima inadeguato al benessere del cavallo. Cura i sintomi, non la malattia.

Va fatta attenzione però anche alla gestione esterna. Recinti, piste, rettangoli sabbiosi, aridi, quando il cavallo lavora, e quindi ha il suo sistema cardiocircolatorio che pompa al massimo, possono veicolare polveri sottili contaminate da elementi patogeni, che ammalano il cavallo, specialmente quello giovane o l'immunodepresso.

Recinti, piste, rettangoli da lavoro sabbiosi e a rischio, andrebbero sempre bagnati prima della sessione di allenamento o di gara.

Ma sono le componenti non vitali della polvere che sembrano giocare un ruolo particolarmente importante nelle malattie delle vie aeree dei cavalli adulti depositandosi.

Alcuni studi scientifici si sono concentrati sui valori limite di soglia di esposizione per le affezioni respiratorie. Il risultato è stato comprovato: lunghi periodi di stabulazione che causano un effetto cumulativo dell'esposizione a polveri ed endotossine sono ciò che provoca lo sviluppo di malattie polmonari nei cavalli.

L'infiammazione che ne deriva potrebbe essere lieve, fino ad acuta. Il punto è che senza cambiamenti ambientali, la continua ripetizione dell'esposizione al rischio, porta inevitabilmente ad affezioni polmonari, che corrispondono a prestazioni sportive scadenti.

L'effetto dell'inquinamento atmosferico sui cavalli che lavorano all'aperto, ad esempio quelli che tirano le carrozzelle turistiche nelle città, non è stato studiato approfonditamente, ma i pochi studi effettuati sull'ozono hanno dimostrato che i cavalli sembrano meno sensibili agli effetti acuti dell'ozono rispetto agli umani o agli animali da laboratorio. Le malattie associate a cattiva qualità dell'aria sono la faringite follicolare, la malattia infiammatoria delle vie aeree equine e l'ostruzione ricorrente delle vie aeree.

Nell'uomo esposto all'inquinamento atmosferico nelle grandi città, le particelle respirabili e i livelli di gas tossici sembrano essere associati a mortalità cardiopolmonare acuta e subacuta. Tali effetti non sono stati notati nel cavallo esposto all'inquinamento atmosferico urbano.

Malattie conseguenti all'inquinamento ambientale e atmosferico che colpiscono le vie aeree nei cavalli sono la faringite follicolare, la bronchite cronica, la malattia infiammatoria delle vie aeree, l' ostruzione delle vie aeree ricorrenti, la silicosi. Tutte mettono a rischio l'efficienza di prestazione del cavallo, e nei soggetti che lavorano, conseguentemente, la vita.

Conclusione
I cavalli, non diversamente dall'essere umano, sono affetti da scelte sbagliate indirizzate esclusivamente a massimizzare i profitti, che non tengono conto dell'etica. I cavalli oggi esistono perché l'essere umano li alleva. Cavalli selvatici sono in forte diminuzione - in molte nazioni pressoché estinti - e laddove ci sono branchi presenti, essi sono braccati costantemente dall'uomo, per contenerne il numero, perché non invadano i campi coltivati o che fungono da pascolo per animali macellabili. Poiché non ci sono spazi oggi di libertà per i cavalli, essi sono costretti ad adattarsi a ciò che l'essere umano offre loro. Come contropartita l'essere umano, se è veramente interessato a salute e benessere del cavallo, deve fare di tutto per migliorare l'habitat che offre all'animale, tenendo in maggior cura l'igiene degli spazi di allevamento, adattando questi ultimi alla maggior circolazione di aria pulita possibile, aprendo le stalle, fornendo fieno depolverizzato, studiando sistemi di ventilazione nelle stalle, filtrando l'aria nelle stesse, fornendo concentrati privi di tossine in modo certificato, curando le superfici di fondo dove i cavalli si allenano o gareggiano per limitare l'inalazione di polveri sottili.

Referenze per approfondire:

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  • Clarke, A.F., et al. (1987) The relationship of air hygiene in stables to lower airway disease and pharyngeal lymphoid hyperplasia in two groups of thoroughbred horses. Equine Vet. J. 19
  • Derksen, F.J. and Woods, P.S.A. (1994) Chronic lung disease in the horse: role of aeroallergens and irritants and methods of evaluation. Equine Pract. 16
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  • Woods, P.S.A., et al. (1993) Airborne dust and aeroallergen concentration in a horse stable under two different management systems. Equine Vet. J. 25

Quando fa troppo caldo per i cavalli per lavorare? Quesito particolarmente importante per quelli che si trovano ad affrontare le strade, le gare, le corse.

Il caldo estivo e l'umidità - in eccesso- sommati a un duro lavoro, possono mettere in pericolo la salute dei cavalli. Particolari precauzioni vanno adottate per i cavalli impiegati nell'ippica o nel traino delle carrozzelle turistiche ad esempio. Per questo le gare di corsa di cavalli, in estate, si fanno per lo più in notturna nei paesi soggetti a caldi infernali, e per questo i vetturini sensibili alla tutela animale, d'estate, nelle zone a rischio, circolano solo la sera. Alle volte ciò è stabilito da specifiche ordinanze sindacali che limitano la circolazione dei cavalli che svolgono il servizio turistico ippotrainato a determinati orari della giornata nelle stagioni e nelle località soggetti a particolare rischio ambientale di eccesso di calore ed afa associate.

Ma attenzione, i cavalli da sella, sportivi o sedentari, non sono esenti da questo discorso. Anzi, quanto meno un cavallo è tonico e lavorato, abituato a confrontarsi con lo stress dell’esercizio imposto, tanto più soffrirà lo sforzo intenso in condizioni climatiche ed ambientali avverse.

Quando lavorare o quando non farlo con il cavallo?

La temperatura da sola non è il criterio giusto di valutazione, essa va combinata con il tasso di umidità come linea guida per i cavalli da lavoro.

In linea generale: il cavallo si raffredda sudando. Il calore si disperde e il corpo si raffredda tramite evaporazione del sudore dalla superficie della pelle. Maggiore l’umidità esterna, minore l’evaporazione interna. Il meccanismo di raffreddamento del cavallo è più efficace quando si calcola la temperatura esterna in relazione all'umidità relativa, per ottenere il cosiddetto indice di calore. L'efficienza del raffreddamento si va a ridurre man mano che questo rapporto aumenta. Al punto che quando entrambi i parametri (calura ed umidità) sono estremi, ci sono seri pericoli per i cavalli costretti ad eseguire sforzi intensi.

Inoltre:

  • alcuni cavalli sono anidrotici, nel senso che hanno poca o nessuna capacità di produrre sudore e quindi soffrono maggiormente di altri lo stress da calore,
  • i cavalli obesi hanno più problemi di quelli normopeso a espellere il calore,
  • se l'umidità è superiore al 75%, tutti i cavalli tenderanno a soffrire di stress da calore, indipendentemente dalla temperatura ambientale.

Di seguito è riportata una tabella che può aiutare i proprietari di cavalli a decifrare l “INDICE DI CALORE” che indica la “TEMPERATURA APPARENTE” in base all’umidita’ presente nell’aria. Sulla barra verticale è rappresentata la temperatura in Celsius, su quella orizzontale la percentuale di umidità relativa.

indicecalore

Capacità dei cavalli di termoregolazione:

  • Fino a 54 efficace
  • Tra i 54-65 cominciano le difficoltà
  • Sopra i 65 efficacia di termoregolazione ridotta
  • Più di 82 le condizioni potrebbero essere fatali se il cavallo è stressato

Termini comuni per il surriscaldamento del cavallo sono: l'ipertermia, l'esaurimento da calore, i crampi da calore, il colpo di calore o il colpo di sole.

Le spiegazioni dei segni associati a ciascuna patologia elencata sono:

  • L'ipertermia o il surriscaldamento del cavallo sono dovuti a un disturbo nel meccanismo di regolazione del calore del corpo del cavallo che può derivare da clima caldo, umidità elevata, scarsa ventilazione stabile, esposizione prolungata alla luce solare diretta, lavoro eccessivo, stress da trasporto o obesità. Alcuni segni di surriscaldamento includono tremori muscolari, sudorazione profusa, collasso, urina scura, espressione opaca degli occhi, comportamento afflitto, membrane e mucose scure e lenta ricarica capillare.
  • L'esaurimento del calore farà salire la temperatura del cavallo a 40 ° od oltre, la frequenza del battito salirà da 50 a 100 battiti al minuto e la frequenza respiratoria salirà a più di 30 respiri al minuto. I normali segni vitali del cavallo includono una temperatura di 37 - 38 °, una frequenza cardiaca di 28-44 battiti al minuto e una frequenza respiratoria di 8-20 respiri al minuto.
  • I crampi di calore si trovano più comunemente nei cavalli che sudano abbondantemente mentre fanno un duro lavoro a caldo intenso. Segni di crampi da calore includono spasmi dell'addome e / o delle gambe, contrazioni muscolari e crampi muscolari. Questi si verificano a causa di una perdita di elettroliti (cioè grave perdita di sale).
  • Il colpo di calore o il colpo di sole è più serio. I cavalli sottoposti a un lavoro prolungato, duro o veloce durante la stagione calda, i cavalli esposti alla luce diretta del sole senza possibilità di mettersi all'ombra o ripararsi sotto a una tettoia, i cavalli giovani e scarsamente condizionati, i cavalli con mantelli lunghi, sono soggetti al colpo di calore o al colpo di sole più degli altri. Segni di colpo di calore o colpo di sole sono respirazione rapida, debolezza, mancanza di coordinazione e rifiuto di lavorare. La temperatura corporea può aumentare fino a 41 °, la sudorazione si arresta e la pelle si asciuga. L'esposizione prolungata ad alte temperature provoca anche una dilatazione dei vasi sanguigni superficiali. Quando si verifica la dilatazione senza un aumento del volume del sangue, possono anche verificarsi collasso circolatorio, delirio e convulsioni. La morte può verificarsi in poche ore se il cavallo non si raffredda e non riceve cure veterinarie di emergenza.

dd34e32172fe0202ef287e574244e1d2I trattamenti per queste condizioni includono:

  • Per l'esaurimento da calore e il colpo di calore, il cavallo dovrebbe essere spruzzato o spugnato con acqua fredda e spostato in un'area ombreggiata o in un box o stalla fresco e ben ventilato.
  • Per il colpo di calore, possono essere utili impacchi di ghiaccio sulla testa e sui grossi vasi all'interno delle gambe.
  • Per i crampi da calore, il cavallo deve essere raffreddato, massaggiato per la ripresa circolatoria e gli vanno somministrati degli elettroliti.
  • Per il surriscaldamento, mettere il cavallo in area ventilata, somministrargli acqua fresca e pulita; nel mentre chiamare un veterinario per la somministrazione endovenosa di liquidi.

Idealmente, prevenire è meglio che curare. Ecco cosa fare per la prevenzione:

  • Tenere in scuderia un termostato e un idrometro per leggere temperatura e umidità, non sottoporre il cavallo a sforzi intensi quando le lettura sconsiglia di far lavorare il cavallo (in alternativa basta stare informati con i bollettini meteo, che diffondono oltre alla temperatura reale anche quella percepita per via dell'umidità presente)
  • Non mettere protezioni ai cavalli d'estate (copertine, impermeabili, etc.)
  • Tosare il cavallo perché disperda prima il calore nella stagione a rischio
  • Fornire un'adeguata ventilazione alle stalle e box dei cavalli
  • Cospargere con acqua il corridoio della scuderia per favorire il raffreddamento in aree a bassa umidità
  • Fornire ombra a tutti i cavalli esterni, tramite ombreggianti o tettoie
  • Aggiustare l'alimentazione, più fresco e meno carboidrati complessi; ovvero più fieno di alta qualità e meno alimenti riscaldanti
  • Sostituzione degli elettroliti dopo lo sforzo fisico, poiché sodio, potassio, calcio e cloro si perdono nelle urine e nel sudore. La perdita di elettroliti può portare a problemi metabolici, una diminuzione della risposta alla sete e perdita di interesse nel mangiare e bere. Una semplice fonte di questi elettroliti consiste nel mettere a disposizione quotidiana del cavallo che deve lavorare una fonte di sodio (come il rullo di sale per cavalli)
  • Fornire molta acqua pulita e fresca. Più aumenta la temperatura esterna, maggiore la quantità di liquidi di cui il cavallo abbisogna
  • Se un cavallo deve lavorare, tenerlo allenato correttamente, anziché chiedergli un improvviso sforzo eccessivo a temperatura ed umidità elevate
  • Limitare i lavori pesanti alla sera o al mattino presto, quando il sole è meno intenso
  • Esercitare i cavalli solo in aree ben ventilate
  • Trasportare i cavalli nei momenti freschi della giornata e fornire un'adeguata ventilazione al trailer o van per cavalli
  • Controllare l'idratazione del cavallo con il test del pizzicotto sul collo o sulla spalla. La pelle dovrebbe indietreggiare in 1-2 secondi in un cavallo normalmente idratato. Un ritardo indica una certa disidratazione

FONTI:

  • Termoregolazione nel cavallo in risposta all'esercizio, in The Athletic Horse: Principles and Practice of Equine Sports Medicine, David R. Hodgson, Kenneth McKeever, Catherine McGowan, 2013.
  • Nadeau, J. (2019). Horse Owner's Corner: Timely Tips - Vital signs: What they mean and how to take them in your horse. CT Horse Council.
  • Crespo J., Hoagland, T., and Nadeau J.A. Relationship between bodyweight, body condition score, seasonality and purpose in equines. Journal of Equine Veterinary Science 35: 434. (2015).
  • Cirelli, Albert A. 1993. Evitare l'ipertermia nel cavallo. Manuale dell'industria del cavallo.
  • Gallagher, Juliana M. 2001. Sviluppi nella riduzione dello stress da calore nel cavallo endurance. Istruzione veterinaria e rete di informazione.
  • Kline, Kevin H. 2002. Gestione dello stress da calore nei cavalli.
  • Stotts, Donald. 2002. I sintomi danno avvertimento di stress da calore nei cavalli.

Leggi anche: Cavalli, troppo caldo per gareggiare

Aspetti filosofici

La Dentosofia prende il suo nome dal latino dens, il dente e dal greco sophia, la saggezza, è una terapia che nella definizione del suo ideatore Michel Montand è “caratterizzata da un approccio umanistico all’arte dentistica, basata su tecniche funzionali conosciute, che pone in evidenza il legame tra l’equilibrio della bocca, l’equilibrio dell’essere vivente e, più estesamente, quello del mondo intero.

La bocca riveste un ruolo centrale per l’equilibrio e la salute dell’intero organismo e quindi può richiedere un approccio non convenzionale quando da sistemare non è solo la bocca del cavallo, ma anche la sua postura.

Nell'ambito delle discipline olistiche applicate al cavallo, gni atto terapeutico viene eseguito nel riconoscimento dei legami che intercorrono tra la singola parte del paziente e la sua integralità di corpo e  mente. Quindi in queste correlazioni non si esclude l'equilibrio psicoaffettivo, che in qualche modo può evidenziarsi nel cavo orale con la posizione, le malattie o i traumi che i denti subiscono.

La Dentosofia divide la bocca in una metà destra, che corrisponde al maschile, alla materialità, e in una sinistra, che corrisponde al femminile, alla spiritualità. A ogni dente viene dato un contenuto archetipico. L’incisivo superiore di destra è l’archetipo maschile, quello di sinistra il femminile, il laterale destro è l’archetipo padre, il sinistro la madre. Il canino superiore destro esprime la forza, il coraggio, quello di sinistra l’amore e l’attaccamento per la propria gente… e così via per tutti i denti.

La saggezza dei denti, nel gioco degli specchi, può essere considerata il riflesso del vissuto del cavallo.

Intervenire sui denti può influire sull'aspetto fisico, funzionale, psichico, affettivo, emozionale. Questo approccio globale permette di usare la bocca e le sue problematiche come porta d’ingresso nell’organismo. Il miglioramento di queste funzioni: deglutizione, respirazione e masticazione che innesca il cambiamento della bocca e la livellatura dei denti è fondamentale, non solo per l'assimilazione di fieno e granaglie, ma anche per la postura del cavallo nella disciplina equestre, nel modo in cui l'imboccatura agisce come leva, nel dolore che può causare e dunque nelle resistenze del cavallo a muovere determinati passi.

Questo processo di cambiamento, di riabilitazione delle funzioni, assume un’importanza fondamentale nel cavallo e mai cavallo dovrebbe essere messo al lavoro prima di un controllo accurato della sua bocca e la risoluzione di eventuali problematiche lì rilevate.

Ricolgendosi a un bravo dentista per equini si possono ottenere buoni risultati riportando equilibrio anche nelle bocche più disarmoniche.

La pratica di livellatura dei denti deve essere considerata una parte fondamentale della routine di cure veterinarie per tutti i cavalli.

Aspetti tecnici

I denti si livellano limando le punte taglienti che si sono sviluppate nel tempo.

Ci sono diversi motivi per cui i cavalli sviluppano queste punte taglienti che necessitano di intervento di odontoiatria equina. I denti dei cavalli continuano a crescere per tutta la vita e si usurano tramite triturazione degli alimenti e mediante contatto tra denti opposti. Poiché la mascella superiore dei cavalli è più ampia rispetto a quella inferiore, gli appoggi delle due arcate potrebbero non combaciare in modo adeguato, con conseguente sviluppo di punte acuminate.

Queste ultime possono causare ulcerazioni della mucosa, della lingua e della guancia. Le piaghe recano dolore durante la masticazione o nel portare l'imboccatura quando l'equino è utilizzato per gli sport equestri. Spesso i cavalli con disagio dentale scuotono la testa e fanno cadere una quantità eccessiva di alimento dalla bocca durante la masticazione.

Alcuni cavalli possono avere difficoltà a mantenere la condizione corporea, con conseguente perdita di peso, a causa del mal assorbimento. Anche se la quantità di alimenti somministrata è medesima, l'importo nutrizionale che l'equino riesce a digerire risulta inferiore. Inoltre, l'alimento mal digerito può portare a occlusioni intestinali, a coliche e a diarrea. 

Per prevenire questi danni, i denti di cavallo dovrebbero essere controllati almeno una volta all'anno, anche se non si nota alcun problema.

Alcuni cavalli possono richiedere un intervento annuo da parte del dentista specializzato in equini. Questi è un veterinario ippiatra che ha pratica anche di odontoiatria equina. Chiamate lo specialista soprattutto se si notano anomalie del morso. I cavalli in età geriatrica dovrebbero essere valutati per perdita dei denti, che è un effetto naturale del progredire dell'età. I puledri dovrebbero essere valutati per i denti pre-maturità allentati, che possono essere rimossi, se fastidiosi, per evitare interferenze con l'imboccatura.

Oggi, con l'invenzione degli apparecchi per l'odontoiatria più avanzati, la cura dei denti è diventata parte integrante delle buone pratiche di gestione degli equini.

Quando fa troppo caldo per andare a cavallo?

Questa è una domanda senza una risposta facile ed univoca.
 
Come regola generale, è possibile valutare se è troppo caldo per allenare, gareggiare, uscire con i cavalli, aggiungendo alla temperatura effettiva la percentuale di umidità. Per una giornata con 30° o oltre, e un'umidità dell'75%, è troppo caldo per cavalcare e ancora peggio per competere con cavalli non abituati a reggere lo stress.

Del resto, 30 ° è anche l'oggetto di numerose ordinanze per lo stop alla movimentazione animale in Europa, perché anche gli animali soffrono il caldo, specialmente quando associato a umidità relativa elevata. 

Ci sono però altri parametri da tenere in considerazione:

  • Il livello di forma fisica del cavallo. Il cavallo sportivo ad alte prestazioni, che viene cavalcato sei giorni alla settimana ai massimi livelli, di solito riesce a sopportare il calore molto più facilmente rispetto al cavallo che è montato solo il fine settimana e che è sedentario nei giorni ordinari.
  • I problemi di salute del tuo cavallo. Il tuo cavallo soffre di allergie, anidrosi, ha altri problemi di salute che colpiscono il suo sistema respiratorio, d'estate tende a dimagrire perché non sopporta il caldo? Meglio movimentarlo solo alle prime ore del mattino e alla sera.
  • Il cavallo è sovrappeso. Se il cavallo è florido, quando non cicciottello, o addirittura grasso, avrà più difficoltà a performare a temperature elevate. Suderà parecchio, rischiando la disidratazione, se gli viene chiesto uno sforzo intenso sotto il sole cocente di giornate estive a temperature record.
  • I servizi offerti dall'infrastruttura. Un conto è l'arena direttamente esposta al sole ardente, altro è l'arena coperta e ventilata. Inoltre, l'infrastruttura offre uno spazio per docciare i cavalli che sia ombreggiato? C'è accesso a un'area ventilata con ombra per il ristoro dei cavalli? I box sono ventilati?
  • L'intensità del lavoro. Nelle giornate roventi e umide, meglio un leggero lavoro in piano che galoppate sfrenate sotto il sole.
  • L'ora del giorno. D'estate, prima delle 8 di mattina e dopo le 6 di pomeriggio sono gli orari ideali per movimentare i cavalli.
  • Dove vivi. Un conto è se ti trovi in Trentino Alto Adige, altro se sei in Sicilia. D'estate sono da evitare gli spostamenti lunghi con mezzi non ventilati, in orari di massima insolazione. Inoltre, un cavallo abituato a vivere al fresco soffrirà di più una trasferta "tropicale" per una gara o concorso.
  • Disidratazione. Il cavallo tende a disidratarsi facilmente? Beve poco? Controlla i suoi segni vitali e il livello di idratazione prima di metterlo sotto sforzo. 


    In caso di dubbio, vai sul sicuro e parla con il tuo veterinario su ciò che è meglio per il tuo cavallo in particolare.

E ai comitati organizzatori di corse, gare e concorsi: è proprio il caso di settare una gara alle 14 o 15 del pomeriggio con le temperature tropicali che abbiamo in questi giorni? Sono numerose le segnalazioni pervenute alla segreteria Horse Angels con reclami degli atleti stessi, di quelli che hanno a cuore il proprio cavallo almeno, relativamente a gare, corse e concorsi in orari in cui la calura è ancora tormentosa.

Leggi anche: Cavalli, troppo caldo per lavorare, la parola agli esperti

Un cavallo che sta bene si vede.

Solitamente ha:

  • il mantello lucido,
  • la criniera e la coda folte e morbide,
  • una groppa arrotondata,
  • le costole non sono a vista,
  • il collo è pieno,
  •        l'occhio è vispo.

Inoltre, trasmette l'idea di un animale sereno, mangia volentieri, finisce sempre la sua razione, tende ad essere giocoso, estroverso, curioso di qualsiasi cosa e volenteroso a fare: anche questi sono segnali che sta bene. Infine, le unghie dei piedi sono forti, meno suscettibili a rompersi o a scheggiarsi rispetto a quelle di un cavallo meno in salute.

Se e quando il cavallo non si presenta così, il proprietario può chiamare il veterinario per una verifica sulla salute mancante, per capire se c'è una patologia di fondo, insufficiente apporto di cibo, alimenti non abbastanza qualitativi, necessità di cambio di gestione. Se il proprietario non si attiva, potrebbero farlo altri, e sarebbe più imbarazzante essere il bersaglio di segnalazioni di negligenza o ipotetico maltrattamento.

Va da sé che c'è chi ha il cavallo e non può permettersi di servigli pasti di qualità e in abbondanza, cure veterinarie e di mascalcia assidue, movimentazione e svago quotidiani e che nondimeno ciò non è sufficiente a una certificazione di maltrattamento. 

Come tra gli esseri umani, c'è chi vive in maggior benessere e chi fatica a campare. Come non tolgono i figli a chi fatica ad arrivare a fine mese, non sempre tolgono i cavalli solo perché c'è una situazione di difficoltà e negligenza. Perché ci sia un sequestro degli animali, l'incuria, negligenza, maltrattamento, occorre provare che si perpetuano da tempo e che hanno come effetto diretto la morte di uno o più esemplari.

Quindi, molto nella gestione in benessere al top del cavallo dipende esclusivamente dalle scelte dei proprietari, non vincolate da alcuna legge o regolamento: si tratta di scelte di razionalità, buon senso, capacità di tasca, istruzione, sensibilità.

Sarebbe lecito interrogarsi, se non si arriva a fine mese, che senso ha volere il cavallo, tenendo conto che la gestione in benessere dello stesso costa tempo, fatica e non poche risorse economiche, quando non si possiede sufficiente pascolo da poter sfamare tutto l'anno il cavallo/i con erba in quantità e qualità sufficienti per garantire una buona forma fisica.

Le risorse economiche non sono tutto, ovviamente, ma sono un criterio di auto selezione/esclusione che può evitare i casi di cattiva gestione/maltrattamento per insufficienza di risorse disponibili. Le altre scelte di benessere non dipendono invece dai soldi, ma dalla sensibilità personale, dagli studi, dagli obiettivi che ci si pone.

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