Traduci

Italian English French Spanish

Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

Codice 92169370928

La laminite è l'infiammazione delle lamine del piede - le strutture dei tessuti molli che fissano la falange terminale del piede del cavallo allo zoccolo. Questa infiammazione, se non fermata per tempo, nei casi più gravi può portare alla torsione completa della falange, allo sfondamento della suola e a una disabilità permanente. Nei cavalli, quando c'è lo sfondamento della suola, spesso corrisponde all'abbattimento dell'animale. Ne discende che la prevenzione è importante. 

Sintomi iniziali (acuti)
    Sebbene tutti e quattro i piedi possano essere colpiti, gli arti anteriori sono più frequentemente e gravemente colpiti rispetto agli arti posteriori,
    I cavalli affetti sono riluttanti a muoversi e assumono posizioni instabili in cui spostano il peso sugli arti non colpiti per non sentire dolore,
    I cavalli laminitici spesso si sdraiano,
    Possono essere riluttanti a dare i piedi per la pulizia, perché sentono dolore a doversi appoggiare sugli arti colpiti,
    La parete dello zoccolo e la fascia coronale (il tessuto molle attorno alla parte superiore dello zoccolo) possono essere caldi al tatto,
    Vi è dolore nell'applicazione di quegli strumenti che veterinario e maniscalco utilizzano per testare lo zoccolo.

Sintomi cronici (si manifestano in infiammazioni persistenti nel tempo)
    Ci sono "anelli" laminitici sulla superficie degli zoccoli colpiti che corrispondono a precedenti episodi di laminite,
    La parete dello zoccolo assume una forma differente dallo zoccolo in salute, ad esempio a pantofola con lo zoccolo allungato e deformato,
    Se c'è torsione della falange, c'è un rigonfiamento nella suola corrispondente all'osso ruotato,
    Il cavallo ha un movimento limitato sugli anteriori e tenderà a posizionare più peso sulle zampe posteriori.

Le cause
Nei pony, che sono animali a rischio, la causa è quasi sempre l'eccessiva alimentazione, magari al pascolo, in particolare durante i mesi primaverili dopo la pioggia recente, quando il pascolo è più ricco di zuccheri. Il contenuto di carboidrati solubile aumenta nelle erbe e nei trifogli dopo la poggia. Quando ingerito, questo provoca cambiamenti metabolici che determinano un alterato flusso sanguigno alle lamine del piede. In questo caso si chiama laminite metabolica, che si differenzia da altre condizioni di laminite.

Nei cavalli, la causa può essere l'eccesso di granaglie, carboidrati e zuccheri, dunque sempre l'obesità o un'alimentazione non corretta. La patologia però può derivare anche da cause differenti, come esplicato sotto.
Altre cause includono:
    Eccessivo utilizzo di granaglie,
    Placenta non espulsa nelle cavalle post-parto,
    Condizioni di setticemia che avvelenano il sangue,
    Obesità (un fattore predisponente),
    Zoppia che impedisce il carico in una gamba e porta alla laminite in un altro arto di supporto,
    Traumi derivanti da lavori eccessivi su cavalli non adatti alla tipologia di impiego, trauma da impatto per allenamento continuo su terreni troppo duri, cattiva cura dello zoccolo.

Gruppo di rischio
I pony obesi sono più predisposti alla laminite. Tuttavia, qualsiasi cavallo che soffre di una condizione sopra menzionata può essere colpito da laminite. I cavalli che mostrano segni di precedenti episodi di laminite (ad esempio anelli a zoccolo o piedi a forma di pantofola) sono predisposti a episodi futuri perché hanno meno lamine sane che rimangono per sostenere la falange. La primavera è quando si verificano la maggior parte degli episodi di laminite negli equini al pascolo.

Diagnosi
Se sospetti che il tuo cavallo abbia laminite, cerca immediatamente l'attenzione del veterinario. A seconda della gravità dei segni clinici, il veterinario farà le radiografie (raggi X) dei piedi del cavallo per determinare il grado di rotazione della falange all'interno dello zoccolo. Ciò fornirà al vostro veterinario un punto di riferimento rispetto al quale valutare la risposta al trattamento e le informazioni per il maniscalco per la cura e trattamento dello zoccolo.

Gestione
La chiave per un esito positivo è la diagnosi precoce e l'approccio adeguato, vuoi di alimentazione, vuoi di gestione o di cura del piede. Comprendere e lavorare sulla causa è sempre l'approccio più valido.

I cavalli che hanno sviluppato la laminite a seguito di un eccesso di alimentazione devono essere immediatamente rimossi dalla fonte di cibo che li avvelena. Le fattrici con placenta trattenuta costituiscono un'emergenza medica - il veterinario dovrà rimuovere la placenta rimanente, sciacquare l'utero con soluzione salina e iniziare un trattamento medico appropriato. Allo stesso modo i cavalli con una condizione setticemica hanno bisogno di cure mediche da parte del veterinario per bandire l'infezione.
    Gli antinfiammatori, nelle fasi acute, rispondono a una terapia sistemica. Nella cronicizzazione, in alcuni casi viene predisposto il controllo del dolore per migliorare la qualità di vita dell'equino colpito.

Consultare il proprio veterinario per quanto riguarda il farmaco e la dose raccomandati in base alla causa / gravità / stadio della laminite.
    I cavalli affetti scuderizzati hanno bisogno di una comoda lettiera e soffrono a stare su terreni duri e pietrosi. Nelle prime fasi dovrebbe essere evitato l'esercizio, o lavoro, in quanto potrebbe causare un'ulteriore rotazione dell'osso della falange. 
    La cura degli zoccoli è vitale. Il maniscalco dovrebbe consultare il veterinario su come prendersi cura dello zoccolo e sul taglio più appropriato dell'unghia.
    La gestione alimentare, nelle laminiti metaboliche, è fondamentale. Consultare il veterinario sul regime di alimentazione più appropriato. Molti alimenti promossi come sicuri per i cavalli laminitici non sono appropriati se il cavallo riceve anche altre fonti di mangime ad alto contenuto di carboidrati solubili. Fino a quando non si sarà in grado di consultare un veterinario sull'alimentazione più appropriata, nutrire l'equino solo con fieno non particolarmente ricco (non di leguminose).
    I cavalli hanno bisogno di compagnia. È necessario assicurarsi che i cavalli colpiti dalla patologia, durante il trattamento, siano in grado di interagire con altri cavalli, almeno visivamente.

Prevenzione
    Assicurarsi che l'animale sia alimentato con una razione bilanciata appropriata per tipologia di equino, età e livello di attività. Limitare l'assunzione di zuccheri e carboidrati complessi.
    Limitare l'accesso a pascoli rigogliosi in particolare durante i mesi di primavera dopo le piogge, ancora di più nel caso di cavalli non abituati al pascolo o di pony che sono soggetti predisposti alla laminite metabolica e dovrebbero fare sempre un'alimentazione povera di fruttani (carboidrati solubili).
    Rivolgersi immediatamente al veterinario se si sospetta che la cavalla abbia trattenuto la placenta dopo il parto (12 ore dopo potrebbe essere troppo tardi) o se il cavallo non sta bene e ha i piedi caldi.
    Assicurarsi che l'equino riceva cure regolari per gli zoccoli da un maniscalco professionale, competente, aggiornato sulle patologie del piede.

L'esame delle feci nel cavallo serve non solo a riscontrare parassitosi, ma anche per la diagnostica delle più comuni patologie enteriche infiammatorie ed infettive.

Negli ultimi anni, similmente a quanto succede sia in umana, sia in zootecnia, per l'uso eccessivo di antibiotici, si sta riscontrando anche per la lotta ai vermi intestinali dei cavalli l'insorgenza di fenomeni di resistenza per assuefazione.
Le molecole disponibili per la lotta parassitaria intestinale dei cavalli sono poche,  (Pyrantel – Praziquantel – Febantel – Ivermectina - Moxidectina). Una volta che se ne è abusato, e i parassiti hanno sviluppato resistenza, tendono a permanere per molto tempo e non vi sono al momento nuove molecole in procinto di essere messe in commercio.

Oltre alla normali strategie di controllo ambientale e del corretto utilizzo dei farmaci disponibili (evitando trattamenti preventivi, non necessari, trattamenti a dosaggi sbagliati, autoprescrizioni senza alcuna indicazione medica che sia presente una parassitosi), promuovendo la rotazione dei pascoli, l’eliminazione delle feci e l’utilizzo di tutte le strategie che sempre devono accompagnare un efficace controllo parassitario, negli ultimi anni è stato sviluppato un protocollo di somministrazione farmacologica ragionata, attuabile con l’ausilio dell’esame parassitologico.

Ovvero, un semplice esame delle feci, a basso costo, permette di decidere quale principio utilizzare, solo se ce ne è effettivo bisogno, e mirato alla tipologia di vermi presenti.

Solitamente il trattamento antiparassitario si fa nelle mezze stagioni, perché le temperature estreme fanno diminuire la conta delle uova. Nelle mezze stagioni dunque, l'esame dei parassiti con la metodica messa a punto dagli Istituti Zooprofilattici permette di valutare quali e quante uova sono nelle feci, dando una misura attendibile del grado di infestazione parassitaria eventualmente presente nell'equino.

Esiste addirittura una "soglia di tolleranza" (200 uova per gr di feci) per decidere se trattare o meno con il farmaco un adulto sano che non presenta effetti collaterali. Particolari condizioni, come il puledro, la fattrice prossima alla gravidanza, l'anziano debilitato, presentano una variazione di quella soglia base per decidere se, come, quando e con cosa trattare.

Questo permette di selezionare i soggetti che sono diffusori ambientali – quindi con scarso controllo dell’infestazione, dimostrato da una conta parassitologica nelle feci elevata e di trattarli con maggior frequenza, controllando nel contempo l’effettiva efficacia del principio attivo utilizzato, decidendo di cambiarlo ogni qualvolta è necessario.

Risultato: ridurre la rotazione dei differenti principi, cambiandoli solo nel momento di vera necessità per non avere la loro efficacia compromessa da un uso/abuso, e non trattare inutilmente quei soggetti che presentano una scarsa infestazione o un ottimo controllo parassitario (entrambe le condizioni sono espresse da una limitata escrezione di uova nelle feci).

Parassiti e condizioni particolari

  • Nematodi e fattrice gravida: si consiglia un controllo in prossimità del parto – circa un mese prima - in quanto una carica parassitaria anche medio-bassa, in condizioni di stress da parto o puerperio, con fattrice e puledro insieme in spazi limitati, potrebbero favorire l'infestazione precoce per il piccolo, che è pericolosa perché ancora il puledrino non ha sviluppato i suoi equilibri.
  • Puledro: i soggetti di meno di un anno di età sono suscettibili agli ascaridi che possono provocare ostruzioni fatali anche nelle forme giovanili. La quantità di uova nelle feci quindi non costituisce parametro attendibile, per questo motivo si consiglia un primo  trattamento intorno ai 2-3 mesi di vita, poi ogni 2-3 mesi fino all’anno di età. Allo svezzamento è utile un controllo delle feci e poi occorre fare attenzione all'infestazione da cestodi.
  • Yearlings: Vanno tenuti sotto controllo e trattati al bisogno.
  • Adulti (dai 2 anni in poi): controllo feci in primavera. Adulti sani (che non manifestano problemi) non è necessario siano trattati se non superano la soglia di tolleranza. Se la superano, e possono diventare fonte di contaminazione anche per altri cavalli, vanno trattati.
  • Strategie di controllo per i trematodi (tenie e similari): l'esame delle feci potrebbe non essere risolutivo, perché l'espulsione di uova e vermi piatti è intermittente, quindi un singolo esame, fatto il giorno sbagliato, potrebbe dare un risultato falsato. Se c'è il sospetto di questo tipo di parassitosi esistono esami appositi sierologici. Questo tipo di vermi può dare dimagramento, anemia, coliche ricorrenti, quindi va trattato con il farmaco adatto che normalmente colpisce solo i vermi adulti e non le forme larvali.

    Altri motivi per esaminare le feci alla ricerca di patologie: il malassorbimento
  • Nell'intestino può accumularsi sabbia che dà coliche ricorrenti per via della costipazione associata.
  • Problemi dentali che non danno corretta masticazione lasciando indigesto nelle feci.
  • Diarrea da lieviti, miceti, batteri come la salmonella, i clostridi, la giardia, il rodococco, il rotavirus, altri.

Tutte queste problematiche sono rilevabili con appositi test fecali. Anche il proprietario dell'animale può raccogliere le feci in un contenitore sterile e portarlo all'Istituto Zooprofilattico della provincia, per chiedere i vari test, i cui risultati poi discutere con il veterinario di fiducia per l'eventuale trattamento. Gli esiti sono disponibili solitamente in pochi giorni, il che permette di trattare prontamente gli animali in difficoltà.

Il movimento del cavallo scalzo indica una scuola di pensiero, relativamente recente, nata negli Stati Uniti e poi diffusa nel mondo occidentale, basata su un nuovo (o "molto vecchio") punto di vista sulla cura e sulla gestione del cavallo domestico.

Origini del movimento

Nasce a seguito della diffusione delle idee di Jaime Jackson, maniscalco statunitense, elaborate dopo alcuni anni di osservazione della vita del cavallo selvatico (chiamato mustang) delle praterie americane in libertà, nel suo ambiente naturale, e della conformazione degli zoccoli degli esemplari catturati nel corso del programma per il contenimento della loro popolazione, a cura del BLM, durante gli anni ottanta.

Sulla base di quelle osservazioni, Jackson cominciò a sperimentare un nuovo stile di gestione del cavallo domestico, basato sulla naturalizzazione delle condizioni di vita e della dieta e su un pareggio dello zoccolo a sostituzione della ferratura, che prendeva a modello la conformazione dello zoccolo del cavallo selvatico.

I ferri di cavallo, infatti, sono stati inventati durante il Medio Evo in Europa per proteggere e rendere utilizzabili dei cavalli i cui zoccoli si erano indeboliti dall'impossibilità di muoversi liberamente a causa della stabulazione forzosa.

Prima di allora, non sembra che i cavalli domestici, compresi quelli usati dalle cavallerie greche, babilonesi, egiziane ecc., fossero ferrati.

A riprova che il cavallo scalzo, ma domato, non è una nuova scoperta, ma semmai una rivalorizzazione, occorre pensare che i cavalli attualmente utilizzati dai popoli di cavalli, si pensi ai cavalieri Mongoli o ai gauchos Argentini, vivono liberi, sono addomesticati, impiegati per lavoro, e tuttora sferrati in base alla tradizione che tali persone di cavalli perseguono.

Dopo alcuni anni di esperimenti Jackson, incoraggiato dai risultati ottenuti, abbandonò definitivamente la pratica della ferratura e quindi la propria qualifica professionale di maniscalco.

Convertito alla tutela del cavallo, per la nuova attività professionale che praticava creò il termine di "Natural hoof care practitioner", praticante della cura naturale dello zoccolo.

Il movimento del cavallo scalzo da allora (fine anni '90) si è diffuso mediante la comunicazione web e il passaparola fra proprietari di cavalli, trovando seguito in Europa, Australia e Sudafrica.

Diffusione in Italia

A causa della natura informale del movimento, non vi sono dati esatti sulla sua diffusione nelle comunità equestri dei vari paesi.

In Italia i l'associazione di riferimento è la BHI (Barefoot Horse Italia) che fa riferimento alle linee guida di Pete Ramey e della sua AHA - American Hoof Association.

L'uso del cavallo scalzo si è diffuso inizialmente nell'equitazione escursionistica di campagna, e molti proprietari hanno imparato a pareggiare da soli i loro cavalli, poiché il pareggio dev'essere rinnovato anche ogni due - tre settimane in alcuni contesti. Man mano che i vantaggi sulla salute e sulla deambulazione sono diventati evidenti nei cavalli che avevano completato il periodo di transizione, i cavalli sferrati hanno cominciato ad essere utilizzati in campo agonistico da alcuni attivisti del movimento, anche con ottimi piazzamenti attribuibili al miglioramento della resistenza di cui gode il cavallo scalzo.

Alcuni maneggi/proprietari sono passati al cavallo sferrato sia per risparmio, sia per convinzione che fosse la cosa giusta anche per i cavalli.

Nel corso degli anni il movimento è cambiato e si è diffusa sempre più la percezione che quella del cavallo scalzo fosse una filosofia di vita, visto che non basta sferrare il cavallo per ottenere i risultati desiderati, occorre tutto un contorno di gestione naturale, alimentazione naturale e via dicendo.

Gli obiettivi

  • un miglioramento della salute generale, della vigoria e della longevità del cavallo
  • un miglioramento dello stato di salute degli zoccoli e delle strutture interne del piede, tale da consentire al cavallo di muoversi senza disagio, a qualsiasi andatura, su ogni tipo di terreno
  • una riattivazione dei meccanismi naturali di guarigione delle malattie e dei traumi ai piedi

Punti a sostegno

  • i cavalli selvatici se la cavano benissimo senza scarpe e i loro piedi sono per lo più esenti dalle patologie che affliggono i cavalli scuderizzati
  • le patologie che affliggono molti cavalli domestici, con particolare riferimento a laminite, navicolite, tarlo, sono più facilmente superate dai cavalli selvatici che hanno il piede libero
  • l'artificializzazione della gestione del cavallo (stabulazione) e la pratica della ferratura sono relativamente recenti (Medioevo). Prima di allora, il cavallo era stato allevato all'aperto e utilizzato scalzo con ottimi risultati (dimostrati, ad esempio, dalle imprese delle antiche cavallerie macedoni, greche, romane ecc)
  • alcune popolazioni, note per la loro altissima "cultura del cavallo" , come i Mongoli, tuttora non applicano la ferratura, né la stabulazione

Il metodo da applicare per aderire alla scuola di pensiero

  • la naturalizzazione delle condizioni di vita del cavallo
  • l'eliminazione della stabulazione fin dal momento della nascita
  • il mantenimento dei cavalli all'aperto, in ampi spazi con terreno variato, comprendente zone dure e punti di abbeverata naturali o simili ai naturali
  • l'eliminazione completa o quasi completa dell'alimentazione con cereali, e l'adozione di una dieta basata su fieno secco a volontà, e sul pascolo in aree naturalizzate
  • la revisione delle pratiche di grooming (ad esempio non tosare i cavalli e non utilizzare coperte artificiali al posto del mantello naturale)
  • l'eliminazione della pratica della ferratura
  • l'esecuzione di un pareggio naturale a intervalli regolari
  • l'adozione di un programma di lavoro che assicuri al cavallo un adeguato movimento quotidiano, anche con libero sgambamento

Punti deboli alla diffusione ulteriore

  • la mancanza di dati scientifici pubblicati e verificabili sulle patologie equine guarite
  • la difficoltà di verificare la preparazione professionale di chi si propone come "pareggiatore naturale" (ma questo è identico per i maniscalchi che ferrano, non esistendo la figura del maniscalco professionale con obbligatorietà di diploma riconosciuto da un ordine, almeno in Italia)
  • l'impossibilità di reperire maneggi con ampi spazi per la gestione naturale, almeno nelle città
  • la limitatezza quantitativa delle persone che mettono il benessere del cavallo al di sopra della disciplina sportiva che praticano
  • l'opposizione ideologica di chi sente il movimento come minaccia economica al proprio modo di vedere il cavallo

Legami con altri movimenti e teorie

L'affermazione dell'ecologia e dell'etologia come scienze autonome, l'aumento della sensibilità alla tutela animale e ambientale, la percezione che gli animali sono "depositari di diritti" in proprio, in particolare il riconoscimento che le 5 libertà (tra cui la libertà di movimento) sono diritti imprescendibili di ogni creatura senziente accumunano i seguaci del cavallo sferrato al mondo animalista preso nel suo insieme.

Il movimento del cavallo scalzo origina da questo contesto animalista e ha relazioni con i Movimenti per i diritti animali, con la doma gentile (coloro che promuovono l'educazione positiva contro l'addestramento coercitivo), con il movimento Bitless (quelli che promuovono la monta senza ferri in bocca), con il Clicker training, con il Balanced riding e l'uso delle selle Treeless (selle senza arcione, per il benefit maggiore del cavallo e non del cavaliere), con l'applicazione di principi di Medicina alternativa e olistica per il cavallo e via dicendo. Ovvero con tutto ciò che è nato e che si diffonde con lo scopo di maggiorare la tutela e prolungare la vita al cavallo.

Conclusioni

Non è detto che ogni cavallo possa vivere meglio sferrato, dipende dal cavallo, da come è gestito, da cosa gli si chiede di fare, dal contesto in cui vive e dalle patologie di cui soffre. Ma sicuramente si può riconoscere al movimento del cavallo scalzo di diffondere una filosofia in cui è necessario mettere il benessere e la vita del cavallo sopra la disciplina perché ciò che il movimento predica non è la massimizzazione dei profitti intorno al cavallo, ma del rispetto di come madre natura ha fatto l'animale come fonte ed esempio di come il cavallo debba vivere ed essere trattato.

Bibliografia sul cavallo scalzo

The Natural Horse, J. Jackson, Star Ridge Company
Horse Owners Guide to Natural Hoof Care, J. Jackson, Star Ridge Company
Founder: Prevention & Cure the Natural Way, J.Jackson, Star Ridge Company
Guide to Booting Horses for Hoof Care Professionals, J. Jackson, Star Ridge Company
Care and rehabilitation of the Equine Foot, P.Ramey, Hoofrehab

La somministrazione di fenilbutazone contribuisce alla permeabilità gastrica e ulcerazione nei cavalli? Sì, quindi attenzione a non abusarne.

Un team di ricercatori composto da:  Kenny J,  Nielsen B, Robison C, Larson C, Schott II H, dell'Università statale del Michigan, USA, ha presentato uno studio su questo tema nel 2014.

Le ulcere gastriche si trovano comunemente negli atleti equini e ci sono prove che suggeriscono che il fenilbutazone possa aumentarne l'incidenza. Negli atleti umani, è stato dimostrato che la permeabilità gastrica aumenta con l'uso di anti-infiammatori non steroidei con potenziali effetti tonegativi sul recupero e sul recupero. Lo scopo di questo studio era di esaminare gli effetti del fenilbutazone sulla mucosa gastrica e sull'efficienza.

Metodo di lavoro: 18 cavalli arabi sono stati esaminati tramite gastroscopia durante un periodo a intermittenza. Tutti questi soggetti presentavano ulcerazione sia nelle regioni squamose che ghiandolari segnate con un punteggio da 0 a 4. Per sette giorni a partire dal giorno 42°  della valutazione, i cavalli hanno ricevuto una dose di bute pari a 4,4 mg / kg di peso corporeo due volte al giorno. Al giorno 49°, il saccarosio (1 g / kg di peso corporeo) è stato somministrato tramite provetta nasogastrica, per poi testare con campioni di sangue e urine raccolti la permeabilità gastrica. I dati sono stati analizzati utilizzando metodologie scientifiche certificate.

Risultato:  I punteggi delle ulcere sono aumentati dal giorno 42 al giorno 49 con prevalenza dell'ulcerazione di grado 2 o maggiore pari al 33% nel giorno 42°,  rispetto al 94% nel giorno 49°. I punteggi sono diminuiti dal giorno 49 al 56 e, sebbene continuando a diminuire, non sono tornati ai risultati baselinici dal giorno 63°. I punteggi squamosi sono aumentati dal giorno 0 fino al 49 ° giorno e rimanevano pertinenti fino al 63 ° giorno, mentre le ghiandole hanno superato il 49 ° giorno, ma erano diminuite a partire dal 56 ° giorno. L'aumento della concentrazione di saccarosio sia nel plasma che nelle urine dopo somministrazione di fenilbutazone è stata rilevata.

Conclusioni: Oltre ad esacerbare le ulcere gastriche, il fenilbutazone contribuisce alla permeabilità gastrica e, in particolare se combinato con un intenso esercizio fisico, può compromettere il recupero e aumentare la suscettibilità alla malattia.

  • Ricerca etica sugli animali: Tutti i metodi sono stati approvati dal comitato istituzionale per la cura e l'uso degli animali della Michigan State State (numero di approvazione 10 / 11-216-00).
  • Fonti di finanziamento: Zinpro Corporation.
  • Interessi conflittuali: nessuno

Ogni stagione porta con sé le sue peculiarità anche nel trattamento dei cavalli.

A seguire, una serie di consigli appropriati stagionali:

  • Fate gli esami fecali ai primi freddi. In questo modo, è possibile garantire che il vostro cavallo sia libero dai vermi. I trattamenti vermifughi preventivi sarebbero da evitare per via della comprovata resistenza chimica dei vermi ai più comuni trattamenti parassitari in quei soggetti che sono posti a trattamento antiparassitario frequente. Ma se fate gli esami, allora sarà possibile intervenire se la presenza dei vermi è effettiva e con un rimedio ad hoc.

  • Fate un check-up generale alla prima occasione, includendovi un esame del sangue se ci sono sospetti di calo ponderale del peso o malattie. Gli esiti degli esami daranno modo di capire se è necessario intervenire sull'alimentazione. Introdurre integratori di cui non c'è bisogno, e nella misura sbagliata, può causare acidità di stomaco; quindi non utilizzate integratori a meno che non ce ne sia il bisogno medico.

  • Esaminate attentamente i vostri cavalli per assicurarvi che siano del peso giusto. Meglio arrivare al grande freddo con il margine dell'abbondanza piuttosto che del difetto, perché il cavallo consuma di più quando si deve riscaldare per mantenere la temperatura corporea. Nel caso il cavallo debba recuperare del peso perso, meglio abbondare con il fieno che con le granaglie, le quali possono presentare problemi collaterali se somministrate in modo incoerente con i fabbisogni del cavallo misurati in base all'attività sportiva o lavorativa.

  • Lasciate che il cavallo si copra con la sua coperta invernale naturale, il mantello lungo e folto costituito dal suo pelo, specialmente se deve vivere fuori o non è un cavallo agonista. Conservate le coperte artificiali per quei soggetti che fanno agonismo e vivono all'interno di strutture di stabulazione come i box; piuttosto che per i soggetti anziani, fragili o malati.

  • Assicuratevi che tutti i cavalli abbiano un riparo dal vento e dalle piogge fredde. I cavalli sani sanno gestire meglio i cambi e le avversità climatiche. Se il cavallo non sta bene, considerate di tenerlo in scuderia, anziché completamente all'aperto libero, fino a che non sia completamente ristabilito.

  • Trovate un fornitore di fieno di fiducia dal quale comperare fieno sufficente per passare l'intero inverno. Comperare fieno in pieno inverno è assai più costoso. Primavera e autunno sono le stagioni ideali per fare incetta di fieno di buona qualità- e in grandi quantità -  da stoccare in un magazzino o fienile.

  • Progettate sistemi di erogazione d'acqua funzionali, a prova di congelamento di tubi. L'acqua fresca e pulita deve essere sempre a disposizione del cavallo e certi lavori è impossibile farli quando sono già presenti le gelate.

  • Risolvete ora i problemi di drenaggio del terreno, non aspettate che il terreno si ghiacci per pensare al drenaggio.

  • Riparate tutte le falle delle recinzioni prima che venga l'inverno, quando la loro tenuta sarebbe a più a rischio: ne va della sicurezza dei cavalli.

  • Godetevi le passeggiate a cavallo in natura e passate l'autunno a rafforzare il vostro legame con l'animale. Poi ci saranno mesi invernali di ferma in cui potrete dedicarvi ad altri hobby, ma ora è il momento di fare esercizio moderato ma frequente con il cavallo, se avete la fortuna di averne uno o le competenze per poter andare in giro con i cavalli affittati dai maneggi attivi in equiturismo.

Considera un sostegno alla nostra missione