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L'industria dell'ippica è crudele, sfruttatrice, non offre sicurezza né sanità animale, ed è in parte legata al crimine organizzato.

E' per questo motivo, vedendo per anni il fallimento di qualsiasi tentativo di riforma etica, che ci piacerebbe vedere la fine delle corse dei cavalli. Non siamo interessati alla riforma. Riteniamo che sia giunto il momento in cui approffittare del fatto che questo non sia l'unico modo per giocare d'azzardo (altra realtà da limitare fortemente, per il bene degli italiani).

Oggi non esistono scuse per scommettere sulle vite di esseri senzienti.

Siamo qui per dire alla gente che, se vuole scommettere, di non farlo sulla vita o morte dei cavalli.

L'ippica uccide i cavalli e quindi non è una tradizione da conservare.

Qualsiasi tentativo da noi fatto per sollevare il tema del destino dei cavalli a fine carriera è stato rispedito al mittente. Nessuna riforma paventata si occupa di questo tema. 

E non è solo il fine carriera, per giunta precoce dei cavalli da corsa, a provocare indignazione.

A ciò va aggiunto:

Il maltrattamento provocato dall'accanimento agonistico su corpi non formati: il cavallo tipico non raggiunge la piena maturità muscolo-scheletrica fino a circa sei anni; il tipico cavallo da corsa inizia ad "allenarsi" a 18 mesi e viene messo a fare agonismo a 2 anni. I più sono già finiti a 3 anni.

L'eccesso di contenimento contro ogni etologia animale: i cavalli da corsa più attivi vengono tenuti isolati in piccole stalle 23 ore al giorno, con persone ignoranti di ogni etologia animale che sostengono che quei cavalli sono nati per correre e adorano farlo. Nessun affetto, nessuna vita sociale - solo un'esistenza stimolata farmacologicamente per far correre più veloci degli oggetti poi sacrificati, in barba alla sanità animale, per il macello.

La mercificazione di esseri senzienti: la maggior parte dei cavalli da corsa vengono acquistati e venduti più volte durante il corso delle loro "carriere" - scambiati e trattati come prodotti inanimati, esistono persino le corse a vendere, al ribasso.

Droghe e doping: ai cavalli da corsa vengono somministrati vari farmaci, alcuni legali, altri no, con un obiettivo singolare: spingere la prestazione, anche attraverso il dolore e l'infortunio che significa morte.

Corse clandestine: un epifenomeno dettato dai legami dell'ippica con il racket organizzato delle zoomafie.

I maltrattamenti: ciò che accade apertamente in pista, ad esempio l'uso ripetuto della frusta, si qualifica come crudeltà sugli animali se fatta ai nostri animali domestici. Ciò che accade dietro le quinte è abominevole, con animali  costretti a essere le cavie di "chimici improvvisati" motivati dall'avidità, dall'ignoranza, dalla certezza dell'impenitenza. Qualsiasi trattamento farmacologico su animali non necessario, dettato solo al fine del potenziamento sportivo è maltrattamento (l.189/2004). Ebbene, è ciò che avviene su base fissa nell'ippica.

L'equinocidio: oltre il 70% dei cavalli da corsa muoiono precocemente (al termine della loro redditività per l'industria ippica) per questa mercificazione chiamata erroneamente sport.

La macellazione abusiva: non esiste la "pensione" per i cavalli da corsa, ne’ programmi incentivati e finanziati per il ricollocamento. Al termine dell’impiego coatto nelle corse, i cavalli vengono dissanguati e macellati senza pietà, nonostante il grosso di essi faccia farmaci che ne dovrebbe escludere l'impiego come alimenti.

Occorre aggiungere altro?

Ed è per questo, avendo letto recenti interviste a esponenti del nuovo governo, in cui si parla di enorme valore sociale e necessità di rilancio di ippodromi come poli di intrattenimento di famiglie e bambini (quali luoghi di azzardo e morte possono diventare centro nevralgico di intrattenimento di famiglie per bene?), che invitiamo i referenti di tali interviste a considerare che, secondo gli ultimi studi statistici effettuati da Eurispes su questo specifico tema, la maggioranza degli italiani è favorevole al riconoscimento del cavallo come animale d'affezione, e quindi di base contraria a ogni sfruttamento e mercificazione del cavallo a soli fini di gioco d'azzardo.

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