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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

Codice 92169370928

I vetturini, nel corso dell’udienza al Tar del primo agosto, non hanno manifestato interesse riguardo alla prima ordinanza anti caldo emanata dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi, perché sostituita e annullata da una seconda ordinanza, i cui contenuti sono del tutto simili a quelli di anni precedenti e meno vincolante rispetto alla prima.

Per quanto riguarda la seconda ordinanza emanata dalla Raggi, sostitutiva della prima, accettata dai vetturini, che ricalca le ordinanze estive degli scorsi anni, con stop nelle ore diurne solo con allerta meteo, ed "happy hour" dopo le ore 18, Horse Angels vi sta facendo ricorso, contestando il merito (ricorso già notificato, che verrà depositato passato il week-end).

L'obiettivo è una nuova regolamentazione.

L'ultima concertazione c'è stata sotto Alemanno. Ne è passato di tempo.

Quello che Horse Angels e i vetturini chiedono è un tavolo equidi tecnico che escluda gli estremisti e che abbozzi già in locale quella che potrebbe essere una regolamentazione nazionale.

Sul tavolo tecnico di concertazione, non risulta ancora che ci sia una risposta ufficiale dalla giunta Raggi. 

La nuova ordinanza impugnata

Sono le continue ingiustizie, cui contribuiscono istituzioni letargiche, che provocano la radicalizzazione.

Prova ne è:

  • il ritardo a regolamentare l'impiego di carrozzelle a livello nazionale attraverso linee guida su valori condivisi in concertazione
  • l'impossibilità d'ottenere il rispetto dei regolamenti in essere in qualche comune (visto che le autorità preposte non controllano che ci sia effettivo rispetto del regolamento comunale e non sanzionano come dovrebbero per le violazioni allo stesso),
  • il mancato riconoscimento che vi sono aree (ad esempio ad intenso traffico cittadino di veicoli) dove le carrozze non possono stare per la sicurezza di tutti e per rispetto del benessere dei cavalli,
  • il mancato riconoscimento che esisterebbero aree ad elevato interesse storico, culturale, turistico, ove se esistesse una ferma limitazione al traffico di veicoli, un benefit anche contro l'inquinamento per tutti (turisti, edifici storici, persone e animali), le carrozzelle - se regolamentate - potrebbero essere un valore aggiunto al turismo, alla conoscenza dei cavalli da parte di un pubblico non avvezzo e alla valorizzazione di alcuni cavalli in particolare, altrimenti penalizzati e destinati all'estinzione, piuttosto che alla macellazione.

La base di ogni concetto di educazione alla responsabilità è che chi sbaglia paga. Non che pagano tutti per qualcuno che sbaglia.

Perciò Horse Angels e i vetturini italiani hanno avviato trattativa sulla revisione del testo unico sulla riforma del codice della strada da presentare in Parlamento perché divenga legge.

Il testo la cui discussione parlamentare, grazie al nostro coordinamento, è slittata a settembre, e che noi vogliamo modificare é:

Emendamento art. 70 del testo unico 11 luglio u.s., uscito da Commissione Trasporto.

«Art. 70 – (Servizio di piazza con slitte e trasporto a trazione animale nei parchi, nelle riserve naturali e manifestazioni pubbliche). – 1. Esclusivamente nelle località e nei periodi di tempo in cui è consentito l'uso delle slitte possono essere destinate slitte al servizio di piazza. A tal fine i comuni sono autorizzati a rilasciare licenze per il servizio di piazza con slitte. Tale servizio si svolge nell'area comunale, ed i comuni possono determinare i tratti e le zone in cui tali servizi sono consentiti per interessi turistici e culturali. Le slitte destinate a servizi di piazza, oltre alla targa indicata nell'articolo 67, devono essere munite di altra targa con l'indicazione «servizio di piazza». I comuni possono destinare speciali aree, delimitate e segnalate, per lo stazionamento delle slitte per i servizi di piazza.

2. Il regolamento di esecuzione determina:
a) i tipi di slitta con le quali può essere esercitato il servizio di piazza;
b) le condizioni ed i requisiti per ottenere la licenza per i servizi di piazza con slitta; c) le modalità per la revisione, che deve essere eseguita di regola ogni cinque anni; d) le modalità per il rilascio delle licenze di cui al comma 1.

3. Con le medesime modalità di cui al comma 1, i comuni possono rilasciare licenze per il servizio di trasporto a trazione animale con conducente svolto esclusivamente all'interno di parchi urbani e riserve naturali a fini ludici, culturali e turistici, nonché in occasione e limitatamente alla durata di manifestazioni pubbliche a carattere religioso, culturale, rievocativo storico e della tradizione popolare).

4. Chiunque destina slitte a servizio pubblico o di piazza senza avere ottenuto la relativa licenza è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 87 ad euro 345. Se la licenza è stata ottenuta, ma non ne sono osservate le condizioni, la sanzione è del pagamento di una somma da euro 42 ad euro 173. In tal caso consegue la sanzione amministrativa accessoria del ritiro della licenza.

5. Dalla violazione prevista dal primo periodo del comma 4 consegue la sanzione accessoria della confisca del veicolo, secondo le norme di cui al capo I, sezione II, del titolo VI.

Quello che Horse Angels e la delegazione di vetturini chiedono è invece:

Localismo, ogni sindaco è libero di dirimere, in base alle specificità del suo territorio, la materia del rilascio delle licenze per il servizio di trasporto a trazione animale. A patto, se autorizza tale servizio in città, che applichi le linee guida nazionali, da essere predisposte entro 6 mesi dall'emanazione della riforma del codice della strada, tramite concertazione con le parti interessate loro rappresentanze.

Coordinamento Difendi le Botticelle e la sua tradizione

#ildirittodidifendereinostrianimali

Gli Agenti della Squadra Turistica hanno effettuato controlli finalizzati alla tutela degli animali utilizzati per la trazione di carrozzelle noleggiate per i giri turistici.

In particolare, con le temperature elevate estive la norma prevede che gli animali non debbano essere esposti al sole quando le temperature superano i 35 gradi con riferimento alla fascia oraria più calda.

In data 22 luglio un vetturino è stato fermato in via Partenope nel pomeriggio perché circolava con una temperatura di 37 gradi.

Il soggetto è stato sanzionato con una multa di 50 euro e diffidato a reiterare tale comportamento.

Comunicato stampa municipale di Napoli.

Attivisti radicali anti-carrozza si stanno agitando contro i cavalli da lavoro urbani, cercando di privarli delle loro case e dei loro posti di lavoro attraverso richieste abolizioniste.

Nei loro tentativi di ottenere simpatia pubblica per la loro posizione estrema, hanno perpetuato una serie di miti, idee sbagliate e vere e proprie bugie sui cavalli da carrozza.

Escluso il fronte animalista, che è una nicchia abolizionista ideologica innocua, il cui scopo è rimandare, giustamente, le persone alle remore di sfruttamento su ogni creatura vivente, non sono loro a dover destare preoccupazione. Perché ancora più che schierarsi per l'abolizione delle carrozze, si schierano contro l'allevamento intensivo.

Sono le maggioritarie, oggi, le associazioni animaliste nemiche dei cavalli. Esse monopolizzano le risorse economiche per la tutela animale, potendo spendere, legalmente, fino al 40% del proprio budget in pubblicità e promozione, e fino il 70% in gestione amministrativa, hanno come target principale di abolizione manifestazioni storiche con i cavalli, carrozze trainate da cavalli e circhi con animali (udite bene, vogliono abolire gli animali nei circhi tutti, non solo gli esotici, scordandosi che il 60% degli animali dei circhi sono proprio i cavalli, la cui gestione nel circo non è peggiore rispetto alla gestione in un qualsiasi maneggio per una declinazione sportiva), e determinando un "abuso di posizione dominante" sulle piccole associazioni, che stentano a campare.

josh stewart qbyJB4 nF k unsplashLa loro politica abolizionista su target piccoli, come sparare sulla crocerossa (perché non attaccano i grandi business sugli animali, o lo fanno molto raramente, come l'industria zootecnica e alimentare; anzi, perché il soldo non fa mai schifo, accettano finanziamenti anche dai supermercati alimentari) genera un business milionario ai danni principalmente dei cavalli.

Mediamente, gli enti beneficiari maggioritari, salvo sparuti virtuosi, spartiscono circa l’80% tra stipendi e compensi d'oro, investimenti immobiliari e finanziari, depositi bancari e postali ed immobilizzazioni materiali (terreni e fabbricati, prestigiosi appartamenti in località offshore, spettacoli musicali con artisti, ma anche soggiorni in lussuosi alberghi all'estero e bonus personali di ogni tipo) e riescono ad arrivare a tali fondi milionari con costose campagne di propaganda e raccolta fondi, spese di supporto generale e quanto altro. Di contro, spendono solo il 10% per le cure veterinarie e per gli alimenti di animali bisognosi di aiuto (Fonte: Partito Animalista Europeo).

Capite dunque che, quando la predica animalista salva cavalli abolendone il lavoro arriva da determinate fonti, porsi qualche dubbio sulla veridicità delle assunzioni su cui si basarebbe l'abolizione è questione di salvare la vita a tanti quadrupedi innocenti a rischio di abolizione sommaria.

Per molte persone, specie quelle ridotte in povertà dalla globalizzazione e sostituzione di macchine al lavoro umano, l'unico cavallo che è possibile vedere, toccare, affezionarcisi, è il cavallo di città, anche lui un umile lavoratore onesto.

Dobbiamo a questi umili lavoratori estrema riconoscenza e rispetto, e non otteniamo la lora tutela bandendoli dalle città, senza un fondo pensionistico, con la promessa politica che saranno le povere associazioni prive di risorse a ricollocarli. Chi vuole abolire, infatti, non ha alcuna intenzione di farsi poi carico degli animali.

Tocca quindi ribaltare la propria visione, e per non condannare quei cavalli al macello, valorizzarli anziché abolirli. Abolirli porta lucro solo ai monopoli animalisti che non salvano realmente cavalli, non li ricollocano, non li nutrono, non fanno le denunce e le segnalazioni dove c'è il maltrattamento vero dei cavalli. La loro è una lotta puramente ideologica, del tutto priva di fondamento scientifico o supporto tecnico motivante, per quanto riguarda i tre target abolizionisti sui cavalli che hanno in agenda.

Per 6.000 anni, cavalli e umani si sono divertiti, ma hanno anche lavorato, uno accanto all'altro, in un rapporto di reciprocità e interdipendenza che ha creato un affiatamento insostituibile persona/animale.

Lavorare attaccati non è crudele o offensivo di per sé. L'imbracatura è uno strumento che aiuta il cavallo a fare il suo lavoro, facilmente e comodamente. Esattamente come i cani con i loro specifici paramenti trainano le slitte.

I cavalli domestici attuali sono nati per vivere con le persone, non per correre nelle praterie. Pensare che possano essere dismessi in massa per reinselvatichirsi, è un eufemismo per abbandonarli alla trascuratezza dei non amati, perché di fatto non esistono spazi di libertà in cui abbandonare cavalli con il pieno di risorse utili perché possano rifarsi una vita.

Se vuoi aiutare i cavalli, anziché togliere loro il lavoro, cioè la biada, sostieni le associazioni che si occupano di tutela equina.

E ora veniamo ai miti da sfatare:

MITO: Le carrozze sono pericolose e l'incidente è inevitabile.
FATTO: Mentre è vero che qualsiasi cavallo si può spaventare in modo imprevedibile, i singoli cavalli sono prevedibili nella loro imprevedibilità. I cavalli da trasporto sono cavalli estremamente ben addestrati e adeguati al loro ambiente urbano. Il rumore e il trambusto del traffico, i veicoli di emergenza, i lavori di costruzione e altri strani luoghi e suoni non sono affatto strani per il cavallo abituato a stare in città.

MITO: i paraocchi sono indossati dai cavalli da carrozza per "accecarli" o per impedire loro di andare nel panico a causa delle attrazioni che li circondano in una città frenetica.
FATTO: i paraocchi fanno vedere un cavallo più come noi. Gli occhi dei cavalli sono ai lati delle loro teste, il che offre loro un campo visivo di 340 gradi, inclusa un'area davanti a loro dove vedono binoculare, con la percezione della clark young DZqtE4IrBg0 unsplash1profondità di campo. Con tutte le distrazioni visive della città, ridurre la visione serve a permettere al cavallo di rimanere concentrato. Il cavallo vede abbastanza bene, mentre indossa i paraocchi, e il suo udito non è affatto limitato. Se vuole vedere qualcosa, deve semplicemente girare la testa per guardare.

MITO: città "progressiste" come Londra, Parigi, Pechino e Toronto hanno vietato le carrozze, quindi anche noi dovremmo.
FATTO: Nessuna di queste città ha vietato i cavalli o le carrozze. Parigi, ad esempio, ha diverse compagnie di trasporto che effettuano tour guidati della città. In effetti, gli ultimi progressi in Europa, in particolare in Francia, per il rilancio del verde in città, incorporano i cavalli nei servizi municipali come la raccolta del differenziato porta a porta. Il cavallo urbano sta tornando nelle società che vogliono investire in ecologia profonda e stanno facendo sforzi per riconnettersi con la terra e vivere in modo consapevole dal punto di vista ambientale.

MITO: la vita lavorativa media di un cavallo da trasporto è di quattro anni, dopodiché vengono tutti inviati ai macelli.
FATTO: non ci sono prove a sostegno di queste affermazioni. La stragrande maggioranza dei cavalli da trasporto lavora a lungo, felice e in buona salute fino almeno ai 15 anni o anche di più. I vetturini che amano i propri cavalli poi non li mandano al macello, ma piuttosto vengono ritirati, nella proprietà personale del proprietario della carrozza, in case private trovate attraverso la rete, o dati in adozione attraverso associazioni animaliste. Horse Angels ha ricollocato negli anni diversi cavalli dei vetturini.

MITO: i cavalli da trasporto sono costretti a sopportare condizioni meteorologiche estreme dannose.
FATTO: I cavalli sono animali che all'aperto sono dotati di un'incredibile capacità di adattarsi a qualsiasi condizione meteorologica, coltivando spessi mantelli invernali fitti e lunghi e diradando e accorciando naturalmente la propria "pelliccia" in estate.  Le città in cui lavorano i cavalli da trasporto hanno norme sulle condizioni meteorologiche in cui possono circolare le carrozze.

MITO: i cavalli da trasporto non ricevono cibo o acqua adeguati.
FATTO: I cavalli da trasporto, se ben tenuti, sono floridi. Se mal tenuti, vanno denunciati i vetturini e ritirate le licenze, come per qualsiasi altro impiego dei cavalli, né più né meno. L'acqua è fornita al lavoro da secchi riutilizzabili trasportati sotto il carrello o da abbeveratoi. Nessun vetturino degno di questo nome fa mancare l'acqua al proprio cavallo, dal cui lavoro dipende per mangiare anche il vetturino.

MITO: i cavalli da trasporto sono costretti a trasportare
carichi pesanti per lunghe ore, sovraccarichi fino al punto di esaurimento.
FATTO: Come regola generale, i cavalli sono in grado di tirare 2-3 volte il proprio peso corporeo su strada pavimentata per diverse ore al giorno. Ci sono studi specifici sulla capacità di carico dei cavalli per evitare i rischi di sovvraccarico. Basta applicare questi studi alle regolamentazioni comunali per tutelare il cavallo. Il turno tipico per un cavallo da carrozza generalmente non supera le 8 ore (di solito molto meno) ed è spesso regolato nella città in cui lavorano i cavalli. La maggior parte dei vetturini ha inoltre due cavalli, quindi i cavalli lavorano a giorni alterni.

josh hild TnIVS ybrKU unsplashMITO: lavorare sul marciapiede è dannoso per gli zoccoli e le gambe dei cavalli da trasporto, causando zoppia e danni articolari.
FATTO: I cavalli non sono nati per camminare su asfalto, ma hanno scarpe protettive apposta. Di fatto fanno meno fatica a trascinare su strada asfaltata, che su strada bianca. Le superfici dure e uniformi sono più facili da camminare per i cavalli rispetto al terreno morbido e irregolare. I cavalli da trasporto generalmente hanno meno problemi alle gambe e alle articolazioni rispetto ai cavalli da sella o a quelli ippici impegnati in agonismo.

MITO: I cavalli da trasporto sono tenuti in condizioni anguste e non igieniche quando non sono al lavoro.
FATTO: Sebbene i cavalli possano dormire in piedi, devono sdraiarsi per un paio d'ore al giorno per il sonno REM riparativo. Per mantenere i loro cavalli in perfetta forma per il lavoro, i proprietari delle carrozze forniscono ai loro quadrupedi abbastanza spazio per consentire ai cavalli di sdraiarsi e distendersi. Le stalle dei cavalli dei vetturini non sono peggio di quelle dei maneggi generalmente parlando. E se si vogliono proteggere di più i cavalli dei vetturini, rispetto ai cavalli dei privati, li si valorizza con risorse pubbliche per riqualificare i loro spazi abititativi e di sosta, non li si abolisce.

MITO: I cavalli da trasporto conducono un'esistenza da "naso a tubo di scappamento", respirando fumi nocivi dal traffico.
FATTO: L'aria che respirano i cavalli da trasporto non è migliore o peggiore dell'aria respirata dal pedone medio sul marciapiede, a causa dell'effetto di quelli che sono noti come "canyon di strada". Se l'inquinamento atmosferico è un problema in una determinata città, allora è un problema per tutti gli esseri viventi che vi abitano - cavalli, umani, animali domestici e animali selvatici. La soluzione ai problemi di qualità dell'aria non è vietare i cavalli, ma ridurre l'uso dei combustibili fossili nell'ambiente urbano (forse attraverso l'uso di più cavalli!). Per ridurre l'inquinamento in città oggi occorre fare le ciclabili e ippovie, non abolire i cavalli urbani.

MITO: I cavalli da trasporto non possono mai vivere una vita normale con interazioni con altri cavalli in spazi liberi.
FATTO: i cavalli da trasporto hanno relazioni estremamente complesse con i loro conducenti e i loro compagni cavalli di lavoro. Socializzano con i loro amici mentre lavorano attraverso la postura e la vocalizzazione del corpo. A casa, nella stalla, i cavalli da trasporto vivono generalmente in box a stretto contatto gli uni con gli altri, come l'80% dei cavalli scuderizzati nei maneggi. Nulla vieta di regalare ai cavalli delle carrozzelle abitazioni pubbliche dotate di cortile interno per il libero sgambamento. Non che i cavalli delle carrozzelle, a differenza dei cugini scuderizzati, non sgambino già come lavoro, da preoccuparsi che non si muovano abbastanza. Quindi, per il loro beneficio, si possono studiare stalle con aperture sui compagni di lavoro, per amplificare la socializzazione primaria nelle ore di riposo.

MITO: la posizione della testa abbassata e il linguaggio del corpo di un cavallo da carrozza indicano che sono stanchi, tristi e depressi.
FATTO: il cavallo da carrozza, in piedi con la testa a livello del garrese, e una zampa posteriore inclinata è un cavallo rilassato e ben regolato. I cavalli che sono spaventati, stressati o eccitati tengono la testa alta con le orecchie dritte e gli occhi sporgenti, al fine di raccogliere quante più informazioni possibili. Al contrario, un cavallo che è rilassato e a proprio agio con ciò che lo circonda "si sintonizzerà" e farà un pisolino, con la postura conseguente.


Se vuoi tutelare i cavalli da carrozza, dona per il loro fondo pensionistico, che Horse Angels può predisporre tramite convenzioni con i vetturini interessati. Se vuoi tutelare i cavalli da carrozza, chiedi al tuo sindaco di costruire ippovie cittadine affiancate da ciclabili. Riduci il traffico veicolare in città, fatti una patente di attacchi, e rinuncia anche tu alla macchina a motore per tornare alla natura, cioè al cavallo. Non come si faceva una volta, ma con la consapevolezza del poi, che significa il massimo delle tutele per i cavalli e per le persone di cavalli.

Ma soprattutto, se vuoi tutelare i cavalli delle carrozzelle, non fare come gli psicologi di Bibbiano, non privarli delle loro famiglie, per una tua idea che siano cattive, per destinarli al peggio, all'abuso, all'abbandono e al macello.

Grazie a nome dei cavalli.

Con carrozza si intende genericamente quel mezzo di trasporto a trazione equina, destinato esclusivamente al trasporto di persone, più diffuso fino alla fine del XIX secolo, ovvero fino all'avvento delle automobili. La sua controparte destinata al trasporto di merci era il carro.

Le carrozze erano di tipologia diversa a seconda dell'impiego a cui erano adibite. Tra le varie denominazioni specifiche esisteva ad esempio la berlina chiusa con funzione di rappresentanza, il coupé anch'esso chiuso ma a soli due posti, il calesse aperto per la bella stagione, il landau, dotato di capote o il più lussuoso phaeton, paragonabili alle odierne vetture cabriolet e varie altre versioni.

Esse venivano trainate da solitamente da uno o più cavalli, a seconda della tipologia del mezzo e del suo impiego. Il conducente, detto cocchiere, era sistemato in posizione avanzata o sul retro della carrozza su un alloggiamento rialzato al di fuori dell'abitacolo destinato ad ospitare i passeggeri, solitamente in configurazione vis-à-vis.

Sulle carrozze vennero per prime sperimentate e utilizzate le tecnologie che ritroviamo sulle moderne auto, quali le sospensioni a balestra per migliorare il comfort di marcia dei passeggeri.

Cenni storici

La storia della carrozza si perde nei secoli, già le popolazioni preistoriche e in seguito la civiltà romana utilizzavano carri a trazione animale. L'utilizzo si protrasse anche nel medioevo, seppur in minor misura. Un primo esemplare di carrozza chiusa venne progettato e realizzato nel XII secolo per le nozze di Galeazzo Visconti e di Beatrice d'Este. Da quel momento l'utilizzo della carrozza si diffuse ma restò appannaggio delle sole famiglie nobili; a tal proposito documenti dell'epoca sembrerebbero testimoniare che Galeazzo Maria Sforza ne possedesse addirittura una dozzina.
Fino alla metà del XV secolo andò di moda la veronese, ossia una carretta chiusa con un'unica cassa appoggiata sull'asse. Proprio nel Quattrocento dall'Ungheria si diffuse un modello innovativo che prevedeva la sacca sospesa all'asse tramite cinghie e catene; questo modello prese la denominazione di cocchio proprio dal nome della località ungherese di Kocs in cui nacque.
Nel Cinquecento si sperimentarono i primi sistemi di sospensioni a molle, che però per una svariata serie di motivi, tra i quali le strade sconnesse, crearono allora molti inconvenienti. Se in Francia la carrozza si diffuse lentamente e nel 1500 a Parigi se ne contavano soltanto tre esemplari, alla fine del secolo in Inghilterra questo veicolo risultava ancora sconosciuto.
In Italia possedere una mezzo simile divenne una vera moda e, dalla metà del XVI secolo, le industrie ferraresi divennero le più rinomate produttrici internazionali. A Milano, tuttavia, una legge discriminatoria negava la concessione e l'uso della carrozza ai borghesi, mentre a Roma Sisto V limitò l'uso del mezzo per l'eccessivo rumore che frastornava i cittadini. Malgrado queste imposizioni l'impiego della carrozza divenne sempre più ricercato e, talvolta, un vero motivo di ostentazione come la carrozza di gala realizzata per le nozze di Odoardo Farnese, che pesava ben sette quintali ed era capace di ospitare a bordo otto passeggeri. Nel 1556 la mania di ostentare carrozze sempre più ricche e impreziosite da bellezze artistiche costrinse le amministrazioni di alcune città come Bologna e Mantova venticinque anni dopo, a introdurre un'ordinanza che limitasse l'impiego di ornamenti.
In Francia la carrozza si affermò più lentamente ma divenne un mezzo indispensabile ai tempi di Luigi XV e di Luigi XVI, quando dilagò la moda del coupé, una vera e propria evoluzione della vecchia lettiga.
Nel Seicento, risentendo dell'influenza barocca, non mancarono ricchissimi esemplari adornati di sculture e questo sfarzo proseguì almeno fino alla fine del secolo, quando il miglioramento delle strade favorì lo sviluppo della carrozza da viaggio, sia pubblico che privato, aumentando quindi la semplicità decorativa del mezzo.
Secondo attendibili testimonianze storiche la prima carrozza dell'epoca moderna con abitacolo chiuso da sportelli dotati di vetri nacque a Berlino nel 1670, su invenzione dell'architetto piemontese Filippo Di Chiese. Egli, abile progettista che si occupò principalmente di realizzazioni architettoniche tra cui il castello di Klein-Glienicke, fu architetto di corte presso Potsdam, vicino Berlino, al servizio del principe elettore Federigo Guglielmo di Brandeburgo. Per suo volere Filippo Di Chiese realizzò questo primo modello di carrozza che, forse per la vicinanza alla capitale tedesca, venne chiamata "berlina".
Da allora, l'utilizzo della carrozza vide il suo apice divenendo il nuovo simbolo borghese con una diffusione capillare in tutta Europa e nel nuovo mondo in svariate versioni. Sempre alla fine del Seicento, in Italia, Milano conquistò il primato della sua diffusione con oltre 1.600 berline circolanti, costringendo le autorità a formulare i primi regolamenti stradali.

Gli attacchi oggi
Oggi le carrozze trainate da equini sono poco diffuse. Le città non sono più a misura di cavallo, né ci sono tante persone capaci, o interessate, a imparare a guidare in sicurezza tali mezzi. Rimangano gli attacchi come disciplina sportiva e l'uso di carrozze per eventi speciali (come i matrimoni o in funerali), se non come trasporto di turisti in alcune città turistiche.
Per le discipline sportive degli attacchi possono essere impiegati vari tipi di equini, a seconda del tipo di sport e quindi della pesantezza del mezzo da traino.
Lo sport più diffuso di attacchi è sicuramente l'ippica, che vede attaccati i cavalli indigeni al sulky su piste costruite ad hoc.
Fuori dal discorso dell'ippica, per gli appassionati di tradizioni, esistono vari tipi di concorsi, che possono svolgersi con un massimo di tre prove: le tre classiche prove degli attacchi agonistici: maratona, dressage e ostacoli mobili. Queste tre discipline valgono sia per gli attacchi sportivi che per il tiro pesante. Per il tiro pesante sono anche previste: la prova di tiro che avviene con una grossa slitta caricata con pesi adeguati alla stazza del cavallo, l’addestramento alla voce, che consiste nell’esecuzione dei comandi vocali impartiti dal conduttore, che in questo caso non utilizza le redini e il traino del tronco.
Esistono inoltre gare di attacchi storici. Queste si possono dividere in due categorie: la tradizione e l’eleganza.
I concorsi di eleganza si svolgono unicamente con carrozze d’epoca ed originali. La presentazione deve avvenire con cavalli, finimenti guidatori, groom passeggeri (dove consentito) rigorosamente in tenuta adeguata all’attacco, così come devono essere coerenti tutto gli altri accessori. La valutazione avviene ad attacco fermo, dove le prove sopra citate vengono giudicate dapprima singolarmente, poi nel loro insieme per il voto finale, che comprende anche la pulizia dell’attacco intero. Alla presentazione può seguire una prova pratica di movimento ed una prova di figure atte a valutare l’utilizzo dell’attacco.
I concorsi di tradizione sono caratterizzati dall'impiego di repliche moderne degli antichi mezzi, purché esse siano fedeli in ogni loro parte. La tradizione comprende tre prove: la presentazione avviene con le stesse modalità del concorso di eleganza e richiede la stessa accuratezza. La seconda è una prova di regolarità adeguata alle esigenze dei mezzi utilizzati e si svolge su una lunghezza (massimo 15 km) e ad un’andatura stabilite, generalmente su strade sterrate. La prova comprende un massimo di 5 ostacoli, che possono consistere nell’esecuzione di manovre (quali la retromarcia ad esempio) oppure in passaggi disagevoli, come potrebbe essere l’attraversamento di un ponte rumoroso. Il mancato superamento degli ostacoli comporta penalità. La terza prova è il percorso ad ostacoli mobili, simile a quello degli attacchi sportivi ma un po’ più agevole e con le porte più larghe.
Ogni tipo di competizione è normata dai regolamenti dell'ente di promozione sportiva cui fa riferimento.

La necessità di regolamentare ed entrare nel merito per la tutela degli equini impiegati negli attacchi
Di per sè l'attacco non è un maltrattamento dell'equino. Per capire questo concetto si può fare un esempio. Una mamma fatica di più a portare un bambino in braccio o con la carrozzina? Se la carrozza è adeguata al tipo di equino e il rapporto dei pesi è bilanciato, purché il percorso sia fatto in sicurezza, su un terreno adeguato e non vi sia uno sfruttamento intensivo, l'impiego di per sé di attacchi non può essere definito un maltrattamento. Ci sono razze di equini che sono state allevate dall'uomo appositamente per gli attacchi e non si tratta dunque di equini selvatici, naturali, impiegati in un'attività incompatibile con la loro natura. Al contrario, ci sono tipologie di cavalli che sono state selezionate appositamente per questa mansione e se il cavallo esce per periodi limitati di tempo, in contesti adeguati per la sicurezza, viene allevato in benessere e trattato con i guanti, l'attacco di per sé diventa una delle tante discipline sportive di impiego per equini.

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