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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

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E' tempo di cavalli magri, anche ai concorsi.

In primo luogo, è stato il mercato economico in generale a schiantarsi al suolo.

Poi, sono stati i giovani, che hanno dovuto affrontare una disoccupazione apparentemente onnipresente. Poi, tra gli altri, i cavalli italiani, che sono andati in massa al macello, legale o meno, a seconda di come erano registrati nel passaporto.

Con un tasso di disoccupazione mostruoso tra chi ha titoli per una professione nel mondo del cavallo, e maneggi che arrancano ad arrivare a fine mese, la situazione non è incoraggiante.

La "crisi dei cavalli" in Italia è un fatto che va avanti ininterrotto oramai da anni e interessa ippica, cavalli da diporto e ricreativi tenuti in stalle private e circoli ippici, sia sul versante amatoriale sia su quello agonistico.

L'incerto mercato economico ha significato che meno persone possono permettersi di prendersi cura di un cavallo, quindi anche la richiesta di cavalli, come di lezioni di equitazione, piuttosto che di agonismo con i cavalli, è diminuita, particolarmente nelle fasce economiche basse e medie.

In questa situazione, calare l'allevamento di cavalli senza un mercato, sarebbe la cosa più responsabile da fare. La gente dovrebbe pensare attentamente prima di decidere di far riprodurre i propri animali, e anche prima di aprire nuove attività con i cavalli, visto che ce ne sono tante in circolazione che faticano ad arrivare a fine mese e altrettante che hanno già dovuto chiudere i battenti.

A risentirne è anche tutto l'indotto, qualsiasi azienda o attività di prodotti o servizi intorno al cavallo.

Dal 2008 ad oggi, sono morti oltre il 35% dei cavalli italiani, finiti precocemente al macello, perché non c'era più chi potesse mantenerli.

Ciò significa che ha chiuso una quota similare di allevamenti e aziende, e che una percentuale elevata di persone che prima aveva una qualche occupazione nel mondo dei cavalli oggi non ce l'ha più.

Sicuramente il settore è troppo burocratizzato, che non aiuta. Purtroppo la burocrazia è una forma di risposta all'illecito in un settore che, oltre alla crisi economica, deve sempre affrontare quella morale.

Non si riescono a fare quelle riforme strutturali necessarie per declinare ippica ed equitazione a misura dei tempi attuali, e senza innovazione la tradizione muore.

Per quanto riguarda le vittime animali della crisi perdurante, il pubblico è necessario che sappia che: i cavalli che non rischiano di morire nell'immediato, ma soffrono di incuria in generale, ovvero negligenza, non sono generalmente sottoposti a sequestro, perché non c’è maltrattamento nel senso stretto del termine. Il reato penale che eventualmente si configura è quello previsto dall'art. 727 del cp, punibile con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Non è previsto, almeno in prima battuta, il sequestro dei cavalli, viene anzi favorito che il proprietario/detentore provveda responsabilmente a riparare alla situazione, ricollocando autonomamente gli animali che non riesce a mantenere dignitosamente.

Certo, tra scandali e vergogne, esposizione sui social, in mancanza di riforme strutturali, anziché migliorare la situazione, implode ulteriormente per via della sfiducia che si genera.

Cosa stanno facendo le istituzioni del caso per riformare ippica ed equitazione in risposta alla crisi strutturale? Poco. In alcuni casi nulla tranne aspettare che la crisi passi da sola, sperando che i casi di negligenza o maltrattamento non abbiano visibilità, per non ledere ancora di più alla reputazione del settore.

Scordandosi anche i preliminari della risoluzione di un problema. Innanzitutto riconoscerlo, in secondo luogo parlarne apertamente con tutti i portatori di interesse, in terzo luogo favorire una soluzione di gruppo, in cui ciascuno si assume la sua parte di responsabilità per migliorare lo stato delle cose.

Niente di tutto ciò sta accadendo nel settore sella. Solo nell'ippica, i cui ricavi sono diminuiti del 50% in un decennio di crisi, con chiusura di molti impianti, cosiddetti defunti, è cominciato il dibattito, la presa di coscienza allargata del problema, pur senza soluzioni strutturali ancora in vista perché la perdita di appeal, una volta che c'è stata, è difficile riguadagnarla. La "cura" è già in ritardo e il paziente rischia la cancrena.

Nel settore sella, a parte gli scandali su eventuali centri ippici con cavalli magri, specialmente i cavalli scuola; al momento c'è da segnalare solo la guerra per affiliare i circoli, i pochi rimasti verrebbe da dire, che ha portato a un procedimento giudiziario tra Federazione Italiana Sport Equestri e EPS (enti di promozione sportiva) per abuso di posizione dominante della prima. Si attende nel giro di qualche settimana la sentenza dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che ha già accertato il reato, deve solo decidere la sanzione. 

Una querelle di questo tipo può originarsi solo in un regime di scarsità, dove tutti concorrono per le stesse poche risorse e il settore amatoriale diviene vitale anche per chi normalmente gestisce il settore agonistico legato a sport olimpici.

Anche nell'ippica c'è stata la guerra tra poveri che ha portato a ritardi mostruosi nella paventata privatizzazione. Diversi si sono candidati per la governance della riforma ippica e la conflittualità tra gruppi faziosi che mangiano nello stesso paniere ha reso possibile solo lo stallo totale.

E' la sindrome del Palio di Siena, per cui ciò che conta è ostacolare l'avversario, a tutti i costi, non vincere in modo trasparente solo per i propri meriti. Così perdono circa tutti, e vincono solo i faccendieri in grado di cablare la rabbia popolare, di nutrire il dissenso - di costruirsi intorno un coro di "haters" - facendosi latori di emozioni malsane, come la rabbia, la gelosia, l'invidia, il senso di ingiustizia che prende di mira i più deboli e poi non risolve le situazioni. 

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