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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

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Sono troppe le morti bianche di cavalli - sempre dichiarate come fatalità - connesse all'impiego agonistico dei cavalli atleti, senza mai arrivare a chiarire le cause profonde dei decessi o se siano stati fatti accertamenti super partes di idoneità a concorrere prima dell'infortunio "sul luogo di lavoro".

Gli episodi sono purtroppo numerosi ed è legittimo dunque il dubbio che possa esserci un collegamento tra accanimento agonistico e morte prematura del cavallo, quando non sua disabilità permanente come "danno collaterale" del mancato rispetto delle condizioni di idoneità dei cavalli a perseguire una carriera agonistica, nel breve, medio o lungo periodo.

Come Horse Angels, anche per par condicio, visto che anni e anni di sensibilizzazione sui palii hanno prodotto maggiore sicurezza e un numero di decessi inferiore, grazie anche ad apposite ordinanze, abbiamo deciso di estendere la nostra tutela legale e sensibilizzazione mediatica a tutte le morti bianche di cavalli

Lo sport infatti non dovrebbe mettere a rischio la vita dei cavalli con questa frequenza, anche in virtù del forte sentimento di rispetto degli animali che molti cittadini italiani hanno sviluppato spontaneamente nell'ultimo decennio.

Ne consegue, specie nelle attività che assorbono denaro pubblico, che si debba avere un impegno della società civile, delle istituzioni, degli enti organizzatori, degli organi di polizia giudiziaria o di giustizia sportiva (a seconda del caso), per mettere al bando ogni possibile negligenza che porta alle morti bianche.

Tra gli impieghi dei cavalli che attraggono risorse pubbliche possiamo annoverare qualsiasi evento, fiera, gara, concorso, giostra, organizzata da un ente pubblico (manifestazione popolare con equidi organizzata da Comune e/o Provincia, Regione), dall'ippica (gli ippodromi e gli allevamenti ricevono finanziamenti pubblici) e dalla Federazione Italiana di Sport Equestri.

A tali privilegi (l'utilizzo di denaro pubblico per impiego sportivo) devono conseguire precisi doveri di tutela anche dell'atleta principale di tali eventi che è il cavallo.

La fatalità esiste, ma anni di impegno legale di Horse Angels ci hanno insegnato che, 8 volte su 10, in una morte bianca, c'è dietro un fattore di negligenza umana sul quale non solo si può, ma si deve infierire con le opportune sanzioni disciplinari, per scoraggiare questo triste fenomeno di cavalli che muoiono in pubblico per lo sport e il divertimento degli appassionati del settore. 

E' doverosa la nostra campagna stampa contro l'accanimento agonistico, che porta a disabilità permanenti e/o a morti premature un numero ragguardevole di cavalli, considerate tutte le discipline di impiego dei cavalli nel loro complesso, soprattutto se si vuole il riconoscimento del cavallo come animale d'affezione, e dunque non macellabile, neppure quando l'umano suo proprietario l'ha reso un disabile e se ne vuole sbarazzare perché quell'equide non è in più in grado di concorrere.

Inutile che la società permetta di registrare i cavalli come non macellabili, se poi non li tutela nella loro integrità, fisica e morale, perché possano avere una qualche utilità sociale, e una maggiore facilità di ricollocamento, fino a morte naturale. 

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