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Posto che si pensi che la macellazione del cavallo allevato per scopi ludico, ricreativi, sportivi sia immorale, e che si tratti di un modo inaccettabile di porre fine alla vita di un cavallo amato, occorre questionarsi su quali siano le alternative. 

Un cavallo può ammalarsi, infortunarsi, contrarre disabilità permanenti che rendono la sua vita più difficile e il richiedere di cure complesse e costose che il proprietario non è in grado di sortire. Non provvedere, generando abbandono, è una forma riconosciuta di maltrattamento. Dare ad altri il proprio cavallo disabile perché provvedano, è una strada che raramente funziona, semplicemente perché difficilmente si trovano candidati che volontariamente vogliono sostituire il proprietario del cavallo nel momento di maggiore fragilità e bisogno. Non esiste la mutua pubblica per il cavallo. Abbatterlo può essere la soluzione empaticamente più umana per evitare il peggio.

La macellazione opportunistica significa porre arbitrariamente fine alla vita del cavallo. Ci sono altri modi per farlo? Sicuramente c'è l'eutanasia, che rispetto alla macellazione è un costo, non un guadagno, ma è il metodo più utilizzato nei paesi nord europei per dire addio ad un cavallo amato, quando il proprietario non ha modo di portare avanti il mantenimento, né di ricollocare dignitosamente l'animale.

Fino a poco tempo fa, in Italia, parlare di eutanasia del cavallo era circa taboo, e probabilmente lo è ancora in certe zone d'Italia o in certi ambienti.

Ma è finito il tempo, per fortuna, dell'obbligo di guardare al cavallo come se fosse un "cristiano" e quindi di vedere l'eutanasia del cavallo come se si trattasse di eutanasia su un umano.

Il veterinario, se deve impedire maggiori sofferenze a un cavallo altrimenti destinato a non avere dignità di vita, può praticare l'eutanasia con sedazione preliminare, che rende l'abbattimento legale e indolore.

Non vi è dubbio che, dal punto di vista del cavallo, sia preferibile essere addormentato che essere spedito al macello, scontando una separazione dal proprio ambiente, un viaggio non proprio confortevole e un ingresso nello stabilimento degli orrori.

La macellazione non è un atto moralmente superiore per porre fine alla vita di un cavallo, è solo un modo più risparmioso, quando non direttamente un guadagno, fruibile a coloro che non pensano che il cavallo abbia un'anima o che non lo vedono parificato per diritti a un pet.

Da troppo tempo il valore di un cavallo è legato a quanto può produrre e far guadagnare, consumare e spendere. E a null'altro. Questo modello capitalistico applicato al cavallo si è dimostrato nel tempo inconsistente e dannoso, producendo degenerazioni e disaffezioni, scarso interesse da parte delle nuove generazioni nei confronti del mondo del cavallo. Da più pulpiti oramai si raccomanda che il mondo del cavallo ritrovi una sua etica, per maggiorarne l'appeal verso il pubblico e soprattutto verso le nuove generazioni, senza l'apporto delle quali il futuro del comparto è di tramonto di molti posti di lavoro e indotto.

Non esiste una sola etica è chiaro. L'etica è anzi qualcosa di soggetto a trasformazione sociale. Ciò che un tempo era accettabile, nel tempo può finire di esserlo. L'etica è solo l'insieme di valori di un dato popolo, o frammento dello stesso, in un dato periodo storico.

Oggi molte persone in Italia ritengono ci sia una sacralità nel rapporto affettivo tra una persona e un animale preso per trascorrervi il tempo libero. E queste persone rivendicano per il cavallo il diritto alla vita o, nell'impossibilità di una vita dignitosa, a una buona morte. 

Queste persone rivendicano il diritto di vivere il cavallo nell'ambito dei propri valori, riconoscendo il cavallo come animale cui evitare il macello, come è già nell'accezione comune di molti europei.

Va combattuta la pratica dell'escamotage dell'affido incauto (a chiunque sia disposto a portare via l'animale, spesso null'altro che il commerciante per il macello sotto false vesti), piuttosto che quella del furto/smarrimento finto (con la consegna del cavallo nominalmente non macellabile per la scelta anagrafica contratta a un commerciante per il macello), come metodo seriale di delinquere per sbarazzarsi di cavalli indesiderati.

Non lo comanda il dottore di registrare il cavallo come non macellabile. Se si è operata quella scelta, o si è accettato di comperare un cavallo non macellabile, occorre prendere atto che le opzioni di fine vita sono ridotte:

  • mantenere il cavallo fino a morte naturale anche se diventa disabile, facendo tutti i sacrifici necessari per preservarne il benessere e la salute in condizioni accettabili
  • prendere atto che non si è in grado, e valutato che nessun altro vuole subentrare lealmente, legalmente, nel possesso e gestione del cavallo, valutare con il veterinario se la dolce morte non sia la cosa migliore da fare visto che non si è in grado di garantire dignità di vita all'animale

Dal punto di vista normativo, che sia permesso a quel proprietario di avviare alla macellazione un cavallo non allevato per la macellazione, solo perché a quel punto liberarsene fa comodo, è più immorale (oltre che una frode alimentare) del permettere a quel proprietario di addormentare il cavallo in modo indolore.

L'eutanasia è un termine greco che significa buona morte. Nel senso oggettivo che c'è di molto peggio come opzione di fine vita.

In questo contesto, i suoi obiettivi sono soddisfatti quando la morte che viene indotta non provoca alcun dolore o disagio all'animale. Per evitare il dolore e l'angoscia richiede che le tecniche utilizzate provochino l' immediata perdita di conoscenza prima che alla vita del cavallo sia posta fine.

Un cavallo non allevato per la macellazione merita un trattamento umanitario dall'inizio alla fine.

La macellazione non è un trattamento umanitario. E' un trattamento economico socialmente accettato in una comunità umana dove gli equini fanno parte della catena alimentare. 

Posto che l'eutanasia non sia di certo la soluzione globale, né una decisione da prendere alla leggera, ma solo escludendo qualsiasi altra opzione, essa va promossa perché il cavallo che ha servito una vita l'essere umano ha diritto a una buona morte e la macellazione non lo è per animali allevati con baci e carezze, che servono l'uomo generosamente fidandosi di lui, per sport, terapie, tempo libero, compagnia e affetto.

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