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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

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In Francia  è uscito recentemente uno studio sul futuro del cavallo, in cui la questione è analizzata con scopi più seri di riforma strutturale di quanto mediamente si faccia in Italia, dove basta la norma pagliacciata che salvi le apparenze senza mettere il dito nella piaga.

Secondo questo studio, il crollo di consumo e di consenso sulla carne equina è un fatto che le istituzioni non possono ignorare e dunque l'equitazione è chiamata a rispondere, non a insabbiare il problema.

Alcune visioni del cavallo risultano obsolete alla luce della sensibilità contemporanea e rimarrebbero in piedi solo 4 paradigmi:

  • il cavallo per i ricchi (che a ben pensarci possono mantenerselo fino all'ultimo respiro e non hanno necessità né di macellare il cavallo a fine carriera, né di pesare sul pubblico per alimentare la passione equestre),
  • il cavallo per tutti (in Italia il cane è forse per tutti - ma non tutti meriterebbero di averne uno, se poi l'esito è l'abbandono), mentre il cavallo per tutti, alla luce della crisi economica attuale, appare un'utopia anni 80... ma forse in Francia, paese a forte valenza agricola, un cavallo in ogni fattoria è ancora un modello di riferimento per il ricollocamento di quei cavalli che prima hanno avuto impieghi che hanno comportato l'utilizzo di farmaci che portano all'esclusione legale dalla macellazione (a tutela dei consumatori di carni rosse),
  • il cavallo cittadino, o socialmente utile, che presuppone una legislazione ad hoc che alzi molto il profilo giuridico e morale per quei cavalli, almeno, che appaiono al pubblico, o lavorano in pubblico o per il pubblico, o pesano sul pubblico,
  • il cavallo amico, che pone in risalto il benessere e la tutela con esclusione dal campo alimentare.

Non ci sono altre visioni del cavallo per il futuro... almeno in Francia.

Link allo studio originario in pdf a fondo pagina.


Solo in Italia, tra i paesi dell'Europa occidentale, si può conservare pubblicamente, implicitamente "tutelare", la visione del cavallo prima ippico o equestre o paliesco, poi corsista clandestinaro su strada, o vetturino botticellaro "stile romanesco", o abbandonato al primo che capita per non farvi fronte, poi macellato: paradigma del cavallo come maiale di cui non si butta niente.

Il problema, ovviamente, diventa "pubblico" solo per quei cavalli prima impiegati in lavori o sport dove vengono somministrati abitualmente farmaci che rendono gli animali incompatibili con l'uso alimentare in tutta Europa, Italia inclusa. Problema che in Italia le istituzioni faticano ad affrontare, visto che dovrebbero richiamare i proprietari di codesti cavalli a una responsabilità che questi vogliono rifuggire.