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Prologo

Come è possibile investire ancora sui cavalli, quando la vita attuale li esclude da tante mansioni per le quali in passato erano un’esigenza? Questo articolo introduce il lettore in una visione - secondo noi - moderna sul cavallo, al passo con la sensibilità dell’opinione pubblica e voltata a garantire a questi animali sempre maggiori tutele e benessere per tutto l’arco delle loro vite. Parte dell'articolo prende spunto da un sondaggio con varie domande a tema che abbiamo tenuto online per molti mesi e che ha visto migliaia di risposte a fare da inferenze statistiche. Il sondaggio è ancora disponibile e vi si può accedere tramite il link a fondo pagina di questo articolo.

ll ruolo del cavallo oggi

Il rapporto tra cavallo e persona ha attraversato millenni con alti e bassi. Il cavallo è stato impiegato per supplire alle debolezze umane in termini di capacità di spostamenti veloci, di traino persone e merci, di lavori nei campi e persino di operazioni di guerra e conquista. Il rapporto è cambiato con il tempo e, da esigenza, oggi il cavallo è puramente un’opzione per il tempo libero, lo sport, la salute, quando non un animale da macello.

Il settore equino comprende una serie di attività assai differenti e di realtà che le rappresentano, dividendosi principalmente in attività primarie (l’allevamento), secondarie (la fornitura di beni e servizi correlati all’allevamento e all’impiego di cavalli in varie attività) e terziarie (i servizi integrativi sulla comunicazione, l’intrattenimento, la tutela, le assicurazioni).

Le recenti tendenze del settore equino mostrano la transizione dall'uso tradizionale dei cavalli in agricoltura, allevamento e sport, all'ampliamento della gamma dei servizi a utenti più occasionali che professionali e/o amatoriali, utenti che valorizzano gli aspetti ludici e che preferiscono la compagnia dei cavalli a tutto il resto.

Questo ha creato una bella sfida sul concetto di benessere del cavallo, intendendo questo come l’insieme delle esigenze dell’animale oltre i bisogni primari di cibo e ricovero e salute e dunque includendo anche i concetti di socializzazione, qualità della vita e perché no, contentezza di vivere, tutti aspetti che per una fascia di utenza sono oggi importanti.  

Per soddisfare questi bisogni, occorre in primo luogo conoscere a fondo i cavalli, distaccando le esigenze dei proprietari dalle esigenze degli animali, perché le due realtà potrebbero non coincidere. In primo luogo, i cavalli sono animali che vivono naturalmente in pianura e sono quasi costantemente in movimento, quindi il miglior ambiente per i cavalli assicura loro uno stile di vita il più possibile “naturale”, compatibilmente con l’ambiente antropico in cui il cavallo oggi vive.

In natura i cavalli utilizzano quasi la metà del loro tempo alimentandosi di essenze erbose, il pascolo, assumendo cibo in piccole porzioni ma frequenti. Questo tipo di alimentazione, lenta e costante, è suggerita oggi anche per gli equini stabulati, in modo che non si stressino troppo, seppure contenuti in ambienti ristretti.

La seconda più grande differenza tra i cavalli stabulati è quelli liberi riguarda il tempo trascorso in movimento. I cavalli sono nati per muoversi, quindi se li si vuole rendere felici, si crea per loro un ambiente che consenta un’adeguata movimentazione.

Ancora oggi, quando si prendono in considerazione i maneggi nelle aree urbane, risulta difficile che siano forniti ai cavalli non solo l'esercizio quotidiano, ma anche il tempo libero per la socializzazione ravvicinata con i simili.

Oggi la comunità internazionale è d’accordo che il benessere del cavallo possa essere semplificato, come concetto, partendo dalle cosiddette 5 libertà:

  • Libertà da Fame e Sete: tramite il libero accesso ad acqua fresca e ad una dieta che mantenga in piena salute e pieno vigore.
  • Libertà da Disagio: fornendo un ambiente adeguato con aree confortevoli in cui rifugiarsi e riposare. 
  • Libertà da Dolore, Ferite e Malattie: tramite profilassi, rapida diagnosi e trattamento. 
  • Libertà di Esprimere Comportamenti Normali: fornendo spazi sufficienti, strutture adeguate e la compagnia di conspecifici. 
  • Libertà da Paura e Sofferenza: assicurando condizioni e trattamenti che evitino sofferenza mentale.

La volontarietà del fare bene 

La considerazione volontaria di questi principi (che purtroppo non sono tradotti in codici a valore prescrittivo) assicura che i cavalli vivano in una buona condizione fisica e mentale e quindi anche che il loro impiego per lavoro o sport possa essere più proficuo e gratificante.

A lavorare con un cavallo totalmente sano e mentalmente equilibrato è un guadagno, non una perdita, per quanto questo concetto ancora non riesca a penetrare in certi ambienti arcaici dove il cavallo è visto come un oggetto di servizio.

Quando i cavalli vivono stabulati in delle scuderie interne e non possono essere alimentati con quantità libera di fieno, ci sono modalità innovative studiate appositamente per prolungare il tempo di dedicato all’alimentazione, per aumentare il tempo che i cavalli spendono a mangiare. La soluzione più adatta può variare da scuderia a scuderia e può essere studiata con speciali figure di assistenza professionale e veterinaria, nutrizionisti, etologi, comportamentalisti.

Come si è detto in precedenza, i cavalli sono animali sociali e la necessità di stare a contatto con altri cavalli può essere rispettata solo con le stalle/scuderie attive. Per aumentare l'interazione sociale tra i cavalli è importante consentire loro di vedersi e toccarsi l'un l'altro. Spesso i cavalli che si abituano a vicenda si trovano bene. Di box con pareti alte ne bastano pochi, da adibire a casi particolari che non consentono una gestione etologica, altrimenti meglio optare per soluzioni più sociali, al passo con i tempi e con la fruizione ludica del cavallo, che sostituisce sempre di più, per il pubblico generico, quella sportiva e da lavoro.

Nella scuderia ideale, l’artiere inizierebbe di primo mattino ad alimentare i cavalli, controllarne lo stato di salute, per poi metterli fuori nei paddocks, nel caso i cavalli non vi abbiano libero accesso.

Ne consegue che occorre un design innovativo per le scuderie e in nord Europa sempre più spesso, quando le scuderie si rinnovano, si dotano di sistemi automatici di alimentazione che integrino il lavoro che deve fare la persona di scuderia e di spazi esterni adeguati per la libera movimentazione dei cavalli.

Un nostro sondaggio 2017, rimasto online per molti mesi, ha mostrato una chiara preferenza del pubblico (se non generico almeno del nostro) verso "la naturalezza", sia nella gestione, sia nella conduzione, sia nell'educazione, con picchi elevati di desiderio per una maggiore tutela del benessere del cavallo.

Le criticità in Italia

Una delle principali considerazioni da farsi, oltre a quella del benessere in senso ampio sopra esposta, è la sicurezza di cavalli e cavalieri.

Gli incidenti con i cavalli sono frequenti, alle volte mortali, sia per gli animali che per i conduttori. Incidenti mortali per cavalli, in manifestazioni pubbliche, tolgono dignità e consenso agli impieghi agonistici dei cavalli. Per quanto un incidente sia sempre possibile, se c'è una stretta correlazione tra un evento equestre e ingiuria/morte del cavallo, la manifestazione tende ad essere nell'occhio del mirino delle associazioni animaliste e a non piacere ad un pubblico vasto e sensibile a certi temi.

Allo stesso modo, la pericolosità dell'impiego dei cavalli per le persone ne scoraggia la diffusione. Un conto era un tempo, quando il cavallo era necessario e quindi vi erano più persone disposte a correre dei rischi. Oggi il cavallo è un surplus e i giovani, piuttosto che i loro genitori, difficilmente cercano sport con elevata incidenza di ingiurie. 

Se, da una parte, l'unico modo per diminuire gli incidenti dei cavalli alle manifestazioni è investire su tracciati più adeguati, fondi più adeguati, sostituire velocità con sicurezza, etc... per quanto riguarda gli incidenti alle persone, si può solo investire su una migliore formazione dei destrieri e loro cavalieri. 

In Italia le strutture dove poter fare equitazione sono troppe per la domanda attuale di servizi di questo tipo. Certo, la domanda si è contratta notevolmente anche per la crisi economica, non solo per il cambio di costumi e sensibilità. Oltrettutto, le strutture esistenti possono non avere i requisiti. Gli istruttori possono essere poco qualificati e praticare il commercio dei cavalli, anche in modo disonesto, per tirare a campare o incrementare le possibilità di entrate. Il cavallo viene spesso visto come un oggetto, usa e getta, e questo allontana molte persone dal mondo del cavallo.  

Occorrerebbe qualche forma di vincolo che vieti il commercio spudorato da parte degli istruttori, pena la sospensione della qualifica. Problema è che gli enti che rilasciano brevetti per istruttori sono tanti e pensano principalmente a tesserare. Ignorano o sminuiscono, spesso, ogni segnalazione o denuncia, sia che riguardi il benessere del cavallo o la deontologia professionale nei confronti delle persone coinvolte. I soldi facili, che di questi tempi sono risorsa scarsa, sono l'obiettivo primario a breve termine, etica e legalità rimangono in secondo piano. Anche quando la crisi economica non c'era, però, l'andazzo era per lo più medesimo, denotando scarsa capacità di programmazione a medio e lungo termine per il bene globale del settore.

Il problema dei commercianti in nero di cavalli potrebbe essere risolto costituendo un albo professionale obbligatorio. Come si sono arginati i trasportatori illegali di cavalli, molto potrebbe essere fatto anche per arginare i commercianti in nero. Certo, il lavoro di istruttore di questi tempi rende poco e andrebbe maggiormente qualificato per rendere la professione appettibile. Per quale ragione, infatti, un istruttore dovrebbe investire tanto nella propria formazione per poi dover vivere di ristrettezze?!?

Senza rinnovamento, specialmente di questi tempi, è difficile attirare nuove persone al mondo del cavallo. Il che significa, secondo molti studi internazionali, ben più autorevoli del sondaggio condotto sul web da Horse Angels, scegliere un approccio il più possibile meno invasivo, che tenga conto dei progressi avvenuti nel mondo del cavallo e del mutamento culturale in essere. In particolare, il pubblico generico che ama gli animali e che potrebbe costituire il vivaio delle nuove reclute al cavallo, tende a vedere di cattivo occhio qualsiasi imposizione al cavallo che comporti l’applicazione della forza fisica o morale. Inoltre, la coercizione può causare danni insanabili, fisici e mentali, all'animale stesso. Sarebbe venuto il momento di archiviare la brutalità nella doma e addestramento, ma non è quanto si vede in Italia dove i casi di maltrattamento, piuttosto, vengono insabbiati per il quieto vivere.  

Non esiste alcuna "etichetta" in Italia che garantisca che il centro sia corretto nella formazione che offre e veramente educativo per i giovani, garantendo equità, inclusione, attenzione al benessere del cavallo, deontologia professionale nei confronti degli allievi/utenti e una attenzione alla legalità a tutto tondo. Non esiste alcun albo professionale degli istruttori che possa agevolare una crescita della qualità. Negli ultimi tempi la ricerca di quantità è stato l'unico criterio di programmazione dell'industria equestre italiana. 

Chi dovrebbe controllare, ufficiali di gara e similari, che sia perseguita la legalità e non vi siano maltrattamenti è generalmente poco professionale e demotivato. Non c'è contropartita per fare il giusto, quindi la negligenza e l'omertà (se non altro perché non richiedono l'assumersi delle responsabilità, che sono anche dei rischi valutati eccessivi a fronte di una contropartita prossima allo zero) imperano. Certo, è un pò lo specchio dell'Italia.

Cosa d'altro ci si potrebbe aspettare da un paese che non riesce a uscire dagli ultimi posti della classifica europea in ranking di corruzione e collusione?

Difficile però coinvolgere i giovani di oggi in un mondo del cavallo siffatto. Per conquistare nuovi appassionati, occorrerebbe offrire un percorso educativo alla vita vero, e cosa c'è di educativo in percorsi poco qualificati, in ingiustizie palesi e non sanate, nello spingere allievi non pronti e non dotati a comperarsi i cavalli (solo perché l'istruttore deve aumentare le sue entrate), nello spingere le persone a liberarsi del cavallo (magari in modo incauto o avviandolo al macello) solo perché l'istruttore deve commerciare un nuovo cavallo, e via dicendo?

Oltretutto, con troppe attività, anche oltre al commercio dei cavalli, che lavorano ancora in nero e poi ai convegni dedicati chiedono al fisco trattamenti agevolati. 

Si continua a insistere, senza però la necessaria riforma strutturale perché i contenuti siano all'altezza dell'immagine che si vuole vendere, per il riconoscimento dell'equitazione come mezzo privilegiato per l’educazione dei giovani e il recupero della persona a tutta una serie di valori, piuttosto che alla salute fisica o mentale. Non tenendo conto che mancano spesso gli ambienti adatti, anche come risorse umane eticamente e praticamente all'altezza delle aspettative.

Conclusioni

Mancano disciplina, competenza e etica. Mancano risorse. Manca l'innovazione, la riforma vera, quella guidata, programmata, dolce, con traghettatori istituzionali adatti al ruolo, capaci di fare i cambiamenti consensuali che servono tenendo conto di tutti gli interessi in gioco. Sembra allora che il destino sia il cambiamento dal basso. Le persone/strutture di buona volontà che, non potendo cambiare il sistema, si emancipano da esso e cambiano in proprio, assumendosi le responsabilità in prima persona per ciò che considerano desiderabile ottenere. Speriamo dunque che, dal vivaio dei riformatori in proprio, che sono tutto sommato diffusi, si amplino i buoni esempi o i servizi adatti anche alle fascie attuali e futuribili di utenza interessate alla "contentezza", compagnia e affetto del cavallo, più che/oltre che, al suo impiego "produttivo". Ergo, maneggi, strutture e servizi per cavalli principalmente d'affezione. 

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