Una classifica sullo stato della meritocrazia nei paesi avanzati, mostra infatti che il nostro Paese su questo fronte non brilla proprio.

Nell'agonismo con i cavalli, dove i soldi sono la panacea universale per avanzare, ancora meno. Gli onori dispensati sono parecchi, a fronte di pochi oneri di restituzione e di pochi meccanismi sociali compensativi per l'equità sociale e il recupero, riabilitazione di ciò che è stato scartato.

Il continuo accento sulla riabilitazione equestre per disabili, lodevole, non appare una misura sufficiente per l'equità e la pace sociale. Non basta.

Rinunciare a mirare ad un sistema nel quale oneri e onori – tra cui le posizioni di responsabilità e di potere – sono assegnati sulla base di criteri di merito solo perché il merito è complesso da misurare sarebbe assolutamente perdente.

Visto che, nel mondo del cavallo italiano, la percezione di corruzione e di ingiustizia è assai elevata (riflettendo in parte il giudizio sulla società italiana in generale), per riequilibrare la visione occorre recuperare e diffondere nella nostra società lo spirito della restituzione.

Ci dovrebbero essere meccanismi compensativi contro la cultura dello scarto che ha preso sopravvento danneggiando alcuni e minacciando l'esistenza di altri.

In particolare, un programma di equità e pace sociale dovrebbe includere:

  • programmi strutturali di riabilitazione e di ricollocamento di cavalli infortunati o a fine carriera sportiva per recuperare gli "scarti",
  • sistemi di sostegno alla meritocrazia che premino atleti umani qualitativi ma privi delle risorse economiche necessarie per avanzare,
  • una giustizia più indipendente e più efficace a sanare l'illecito sportivo e l'abuso di persone e di cavalli,
  • sistemi di premiazione per i comportamenti corretti ed etici, al di là del risultato contabilizzato in modo esclusivamente materiale.