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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

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La popolazione mondiale di equini è in costante calo. I cavalli selvatici vengono abbattuti od eradicati, quelli domestici perdono d'interesse nella popolazione. 

In Europa, il numero di cavalli è sceso da 6,3 milioni nel 2009 a 5,8 milioni nel 2011, a 5 milioni nel 2015. Possiamo presumere che continueranno a calare in presenza di stagnazione o recessione economica, con l'aggravante della scomparsa dei lavori tradizionali effettuati dai cavalli e dal marcato disinteresse delle nuove generazioni nei confronti di cavalli ed equitazione.

I motivi del declino

In Italia al momento ci sono meno di 190.000 equini registrati in BDN.

Questa esiguità nella consistenza degli equini ha creato sfide per l'industria equina in generale, con molte persone che hanno perso la possibilità di lavorare all'interno del mondo del cavallo dal 2009 ad oggi.

Molti allevatori sono scomparsi perché non riescono a campare dignitosamente vendendo equini, visto che oggi molti cavalli valgono solo il prezzo di mercato per la carne, un tanto al kg. Si spende di più ad allevare in salute e benessere un cavallo e ad educarlo per l'impiego sportivo per poterlo vendere, di quanto si prenda con la vendita, quando si tratta di cavalli non qualitativi per l'agonismo e le competizioni. Molti maneggi, scuderie, ippodromi, hanno chiuso i battenti per mancanza di sostenibilità. Veterinari ippiatri si sono dovuti riconvertire ad altro, e via via la crisi si è abbattuta su tutta la filiera, impattando operatori e aziende. Fortunato chi è andato semplicemente in pensione, un pò meno chi si è trovato senza lavoro, e senza competenze o interesse per riconvertirsi con successo ad altro.

Alla base di tutto c'è il declino della proprietà del cavallo. E non si tratta di un dato solo italiano.

Dal punto di vista della nuova società globale che si va configurando, occorre pensare a quanto segue:

  • La vita urbana sostituisce sempre di più la vita rurale.
  • L'impegno per qualsiasi cosa, tranne i social media, sta evaporando.
  • Non ci sono eroi popolari tra ippici o equestri che possano ispirare la generazione di giovani attuali.
  • La gratificazione istantanea è quanto la gente cerca, ed è incompatibile con ippica ed equitazione.
  • Ippica ed equitazione sono sport costosi e pericolosi, non per tutti.
  • I giovani d'oggi spendono il poco denaro che hanno per l'elettronica e la tecnologia, non per lo sport.

Risultato: la torta dell'industria equina si sta riducendo. Ed è difficile che si espanda di nuovo.

Donne e cavalli - dal boom all'abbandono

A partire dal secondo dopoguerra, le donne sono diventate il segmento in più rapida crescita nella comunità dei proprietari di cavalli. Siamo stati invasi da libri su donne e cavalli, da proclami sugli sport equestri come unico sport che offrisse la parità tra i sessi, da narrativa su donne pettinatrici di cavalli, salvatrici di cavalli e via dicendo. Poi il nulla.

Non esiste il ricambio generazionale nella stessa misura delle donne che via via abbandonano. Il cavallo ha funto da bastone pastorale per femmine in età puberale, almeno fino a che è andato di moda così, l'economia e la comunità rurale attraente e vivace lo permettevano. Terminato il bisogno, il tempo ha provato che subentrano altre priorità, come fidanzato, marito, università, figli, famiglia e lavoro, dove la maggior parte delle donne rinuncia all'hobby adolescienziale del cavallo e dell' equitazione; resistendo solo quel target di donne economicamente privilegiate che non ha bisogno di fare rinunce e sacrifici per la famiglia o il lavoro.

A ciò si è aggiunto il cambiamento dei tempi, per cui il cavallo attrae molto di meno ed è meno alla portata delle adolescenti attuali, facendo mancare il ricambio generazionale.

Poche riforme e novità per adattarsi ai tempi che corrono, ai proprietari che invecchiano

Non solo il cavallo da una certa età in poi ha bisogno di fare la vita da pensionato, e se non è macellabile occorre che la comunità equestre offra strutture e servizi apposta che mancano del tutto (principalmente perché non si tratta di attività percepite come economicamente redditizie). Persone anziane che vanno a cavallo ce ne sono ben poche. E mantenere un cavallo in un maneggio, chiuso in un box, senza possibilità ricreative, non è un piacere per i proprietari dei cavalli. Il cavallo godibile e fruibile anche da un pubblico attempato, che non possiede una tenuta agricola, e può essere ancora interessato a mantenere il cavallo che ha preso in gioventù, richiede un approccio completamente diverso, a partire dalle strutture e dai servizi offerti per la custodia e l'intrattenimento dei cavalli di proprietà di terzi. Non si potrà chiedere a una donna di 60 anni di andare ogni fine settimana al concorso perché sia motivata a continuare a spendere per il proprio cavallo. Quando cambia l'età, cambiano anche gli interessi e le prospettive.

Senza che i giovani, o le giovani, sostituiscano gli attempati, la proprietà del cavallo può solo diminuire nel tempo, perché interessa meno le nuove generazioni, di quanto non abbia interessato quelle precedenti. Del resto il cavallo, e poverino non per colpa sua, ha tradito molte aspettative irrealistiche con le quali si è tentata negli ultimi decenni la vendita del "prodotto" per pompare "il consumo".

I costi eccessivi e la mancanza di popolarità

Per contrastare la stagnazione l'industria equina deve offrire alle persone modi migliori, più vicini, più facili ed economici per ottenere di più dal tempo e dall'impegno finanziario che deriva dalla condivisione della vita con i cavalli. La possibilità di permettersi le spese di trasporto, le tasse di iscrizione esorbitanti per i vari circuiti e tornei, i numerosi fardelli normativi per il possesso in regola del cavallo, l'impossibilità di dare all'animale una vita dignitosa al termine dell'impegno sportivo, tutto questo pesa come un macigno sull'appeal per i cavalli tra i ceti medio e bassi di potenziali interessati. In poche parole, il cavallo sta tornando a essere un appannaggio solo delle persone più ricche.

La politica ha dato forfait sul mondo del cavallo

La politica italiana non sembra intenzionata a cambiare lo stato delle cose, principalmente, perché manca la fiducia sulla capacità del mondo del cavallo, dati certi imput, di rigenerarsi anche dall'interno autonomamente.

Se si fa eccezione per le manifestazioni popolari con equidi, palii e simili, che soffrono dell’astio da parte del mondo animalista maggioritario, ma godono del consenso popolare, strettamente a base locale e territoriale, tutto il resto non gode di popolarità anzi, essendo espressione di una "riccanza" percepita come parassitaria sul resto della popolazione che va impoverendo, che gode di privilegi immeritati e simili, suscita dall'invidia all'odio; mentre chi fa agonismo con i cavalli, non assumendosi neppure la responsabilità sul destino ultimo del "povero animale" che empaticamente è percepito come la "vittima", può essere additato come maltrattatore, dopatore, macellatore abusivo di cavalli. Del resto, il ricco fa sport con il cavallo, e quando non gli serve più, pretende che a mangiarselo, addizionato con BUTE e ogni altro farmaco che rende tossica quella carne, sia il povero. Pretendere anche la popolarità sarebbe eccessivo.

I cavalli indesiderati

Sempre loro. Qualsiasi discorso sul declino nel numero di proprietari di cavalli ha una tappa obbligatoria nei cavalli in esubero che non costituiscono un valore trasformabile in carne, che conclude il ciclo vitale del cavallo, come nel passato, quando il cavallo era bestiame e non esisteva la differenza tra macellabili e non macellabili, trattati con farmaci vietati o “salubri per il consumo”. Oggi i cavalli in esubero provenienti da ippica ed equitazione, che finiscono la loro vita al macello, sono l’onta, la vergogna e il dito nella piaga.

I cavalli indesiderati possono essere un prodotto dell'allevamento eccessivo, di quando l'offerta supera la domanda. E, nel caso, finiscono al macello per lo più cavalli giovani, non addestrati, che non fanno morfologia, cui si attribuiscono difetti fisici o di temperamento, che non provengono da allevamenti di qualità, genealogia e simili. E lo "scarto" purtroppo fa parte del sistema allevatoriale. Questi cavalli non conoscono però l'impiego per l'umano, vanno dall'allevamento al macello direttamente.

O possono essere il prodotto della mancanza di coerenza con il destino ultimo, dove in molti vogliono pensare al proprio cavallo come un animale d'affezione, ma non a proprie spese. E quindi quando non ne hanno più un'utilità nel possesso (cavalli anziani, infortunati e simili), li rimettono in circolo, anche se non c'è alcuna domanda, in Italia almeno, di cavalli solo da compagnia, anziani, malati, non sufficientemente addestrati e via dicendo. Né esistono incentivi pubblici, o messi a disposizione da parte dell'industria equestre, per dare una seconda vita a questi animali.

Pro e contro al possesso del cavallo

Alla fine, quando si deve mettere sul piatto della bilancia fare uno sport che quando ti stanchi è finita, senza rimorsi e senza problemi, e l'equitazione, che se ti stanchi diventi un delinquente morale (abbandoni un animale innocente ad un destino truce) e materiale (se lo hai trattato farmacologicamente come un animale d'affezione violi le leggi avviandolo alla macellazione abusiva), chiaro che sempre più persone, a meno che non abbiano l'equitazione come tradizione familiare, siano convinti sostenitori della macellazione del cavallo purchessia, rinuncino dapprincipio a uno sport con troppi aspetti complessi da considerare: dal pericolo, ai costi, al numero elevato di anni che ci vogliono per diventare bravi e dunque per aumentare la percezione di sicurezza, all'impossibilità di smettere quando vuoi a cuor leggero perché il cavallo non si sa dove metterlo, etc...

Non bisogna dare per scontato che i cavalli affascinino a tal punto tutti quanti che bastino le fantasie sul cavallo "che aiuta a volare" e banalità varie con cui si tenta di ampliare la base perché i giovani di oggi, per lo più squattrinati, e le famiglie che hanno dietro, mentalmente tarate sul precariato, possano scegliere l'equitazione come sport, che presume solidità e stabilità, economiche, geografiche ed affettive. Quali le reali possibilità di mobilità sociale? Di trasformare la vita in meglio? Di trovare lavoro, amore, amicizia, gratificazione morale, salute, sicurezza, attraverso il mondo del cavallo?

Ogni scelta, quando non si è nelle condizioni di poter avere tutto ciò che si desidera, è esclusiva. Fare sì che tante persone siano disposte ad andare incontro a non poche complessità e rinunce pur di avere un cavallo, richiede che ne valga veramente la pena. Al contrario, occorre aspettarsi che in assenza di una semplificazione della normativa, di un'offerta di discipline equestri facili e alla portata di molti, di scelte allevatoriali precise per cavalli dalla gestione semplificata, di soluzioni sostenibili per il fine carriera sportivo dei cavalli, di miglioramento dell'etica relazionale nel mondo del cavallo, di misure a favore della mobilità sociale, il settore non possa andare incontro ad espansione, perché cavallo ed equitazione non sono per tutti, ma sempre più per pochi nella configurazione attuale.

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